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Signor Presidente, onorevoli senatori, permettetemi di dire
che trovo un po' curioso questo dibattito al Senato; mi
capita - pur non essendo credente - di avvertirlo per
qualche verso anche irrispettoso. Capisco poi che c'è una strumentalità, alcune ragioni della politica che, fra
l'altro, non fanno giustizia né alla storia, né alla singola
vicenda di Ratisbona. Ad iniziare, credo, dalle
preoccupazioni che lo stesso Papa ha espresso, dalle
tantissime iniziative che ha messo in campo per superare la
frattura che si stava determinando - spero sia totalmente
superata - con il mondo islamico.
Ho letto attentamente il discorso di Ratisbona; è, a mio
avviso, il discorso di un accademico, ha il limite di essere
il discorso di un accademico. Esso è quindi rischioso perché
pronunciato dal capo della Chiesa Cattolica e dello Stato
Vaticano. Nel suo discorso il Papa invia un messaggio al
mondo moderno; dice che il mondo moderno definisce la
ragione in ciò che è sperimentalmente verificabile, che è
totalmente ancorato ad essa ed esclude la fede dall'ambito
scientifico. Avverte una visione positivista che può creare
un problema serio, tra l'altro, tra le culture, perché
l'approccio razionalistico al mondo con alcune religioni
crea dei problemi; essi pensano che non lasci spazio alle
loro libertà religiose. Questo è già un tema serio che
riguarda noi, prima ancora che altri.
Ciò che ha scatenato la polemica però è l'inizio del
discorso, lo citava prima il senatore Polledri. La citazione
del dialogo tra l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo
e un colto persiano. Voglio citare anch'io quelle parole
dell'imperatore bizantino che parla della guerra santa, la
jihad, e dice: «mostrami ciò che Maometto ha portato di
nuovo e vi troverai solo cose cattive e disumane, come la
sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede
che egli predicava». Mi sono stupita, onorevoli senatori,
che una persona colta come Benedetto XVI incorresse in
questo errore rispetto al termine jihad; uno dei più abusati
e contemporaneamente meno conosciuti, usato solitamente per
obiettivi politici e per screditare l'Islam e i musulmani.
La parola jihad - sono convinta che voi lo sappiate,
onorevoli senatori - non significa guerra santa, è un
termine assai complesso che riguarda lo sforzo interiore, la
lotta per raggiungere un obiettivo, per farsi migliori, per
bandire dalla società l'ingiustizia e l'oppressione. Quel
termine viene accomunato - guardate che ciò è micidiale per
un dialogo pacifico nel mondo - ai fenomeni crescenti in
molte zone di guerra, alcuni terroristici, altri di
legittima resistenza alle invasioni e alle occupazioni che
non hanno nulla a che vedere con la guerra santa, proclamata
nel 1330 da Maometto. (Commenti del senatore Polledri).
Vorrei proseguire, posso?
Implicitamente il Papa ha affermato che la jihad è contro
Dio, ha citato il giudizio durissimo e offensivo di un
cristiano su Maometto, ma non ha citato la risposta
dell'interlocutore, né ha fatto riferimento alla violenza
delle crociate cristiane.
Senatore Polledri, sono esistite!
Leggendo quel discorso, ho avvertito un sottile senso di
superiorità della civiltà occidentale cristiana rispetto
alle altre: la prima come l'unica fondata sulla ragione e
alla ricerca della verità e quella musulmana in adorazione
di un Dio che non ha categorie, fosse anche - cito parole
del Papa - quelle della ragionevolezza.
Vi sono state reazioni durissime nel mondo musulmano, dal
Marocco alla Turchia, al Pakistan. Alcune sono state
terribilmente offensive: caricature del Papa bruciate nelle
piazze, due chiese attaccate in Cisgiordania e molte altre
reazioni che non elenco perché ci vorrebbe troppo tempo.
Ebbene, una come me, che pure ha una seria distanza dalle
religioni e dalle posizioni di Benedetto XVI sulle donne,
sulla libertà di ricerca, sulla teologia della liberazione,
sull'omosessualità, ha molto apprezzato il Papa: si è mosso
con generosità, senza orgogli fittizi, e si è detto
rammaricato; ha attivato la diplomazia vaticana; ha
divulgato una nota in cui veniva spiegato il pensiero
richiamando, non a caso, la dichiarazione conciliare «Nostra
Aetate» in cui Chiesa e musulmani vengono accomunati; ha
affermato che bisogna vivere rispettando ciascuno l'identità
dell'altro; ha ripetuto che la violenza religiosa va
condannata da qualunque parte essa provenga o sia provenuta.
C'è un dibattito in corso, sono state avviate iniziative, vi
è stato l'allarme del Vaticano e la diplomazia si è mossa e
continua a muoversi. Mi chiedo, però, cosa a che vedere
quanto avvenuto - e che forse non è del tutto finito - con
queste mozioni. Io ho letto solo quella presentata dal
senatore Castelli qui al Senato. Non sono credente, ma
rispetto tutte le persone. Pertanto, l'utilizzo di un
episodio così serio per gli stessi equilibri del mondo a
fini di propaganda politica sfugge francamente alla mia
comprensione.
L'Unione ha presentato una mozione rigorosa e rispettosa dei
tanti punti di vista e dei diversi sentimenti che animano i
suoi componenti. Apprezzo, in particolare, l'attenzione alle
ragioni dei popoli, all'identità, al rispetto delle persone,
sia per quanto riguarda le religioni che i diritti civili.
Si tratta di una mozione che non è mia, ma che io riconosco:
riconosco che sa parlare alle diverse sensibilità presenti.
Comunque, signor presidente Marini, mi permetta di ribadire
la convinzione che sarebbe stato preferibile che l'Assemblea
affrontasse diversamente un dibattito così serio e delicato.
(Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Aut). |