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Intervento della Sen. Manuela Palermi nel corso della discussione generale sulle mozioni relative alle vicende connesse al discorso tenuto da Papa Benedetto XVI a Ratisbona

Signor Presidente, onorevoli senatori, permettetemi di dire che trovo un po' curioso questo dibattito al Senato; mi capita - pur non essendo credente - di avvertirlo per qualche verso anche irrispettoso. Capisco poi che c'è una strumentalità, alcune ragioni della politica che, fra l'altro, non fanno giustizia né alla storia, né alla singola vicenda di Ratisbona. Ad iniziare, credo, dalle preoccupazioni che lo stesso Papa ha espresso, dalle tantissime iniziative che ha messo in campo per superare la frattura che si stava determinando - spero sia totalmente superata - con il mondo islamico.
Ho letto attentamente il discorso di Ratisbona; è, a mio avviso, il discorso di un accademico, ha il limite di essere il discorso di un accademico. Esso è quindi rischioso perché pronunciato dal capo della Chiesa Cattolica e dello Stato Vaticano. Nel suo discorso il Papa invia un messaggio al mondo moderno; dice che il mondo moderno definisce la ragione in ciò che è sperimentalmente verificabile, che è totalmente ancorato ad essa ed esclude la fede dall'ambito scientifico. Avverte una visione positivista che può creare un problema serio, tra l'altro, tra le culture, perché l'approccio razionalistico al mondo con alcune religioni crea dei problemi; essi pensano che non lasci spazio alle loro libertà religiose. Questo è già un tema serio che riguarda noi, prima ancora che altri.
Ciò che ha scatenato la polemica però è l'inizio del discorso, lo citava prima il senatore Polledri. La citazione del dialogo tra l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un colto persiano. Voglio citare anch'io quelle parole dell'imperatore bizantino che parla della guerra santa, la jihad, e dice: «mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava». Mi sono stupita, onorevoli senatori, che una persona colta come Benedetto XVI incorresse in questo errore rispetto al termine jihad; uno dei più abusati e contemporaneamente meno conosciuti, usato solitamente per obiettivi politici e per screditare l'Islam e i musulmani.
La parola jihad - sono convinta che voi lo sappiate, onorevoli senatori - non significa guerra santa, è un termine assai complesso che riguarda lo sforzo interiore, la lotta per raggiungere un obiettivo, per farsi migliori, per bandire dalla società l'ingiustizia e l'oppressione. Quel termine viene accomunato - guardate che ciò è micidiale per un dialogo pacifico nel mondo - ai fenomeni crescenti in molte zone di guerra, alcuni terroristici, altri di legittima resistenza alle invasioni e alle occupazioni che non hanno nulla a che vedere con la guerra santa, proclamata nel 1330 da Maometto. (Commenti del senatore Polledri). Vorrei proseguire, posso?
Implicitamente il Papa ha affermato che la jihad è contro Dio, ha citato il giudizio durissimo e offensivo di un cristiano su Maometto, ma non ha citato la risposta dell'interlocutore, né ha fatto riferimento alla violenza delle crociate cristiane.
Senatore Polledri, sono esistite!
Leggendo quel discorso, ho avvertito un sottile senso di superiorità della civiltà occidentale cristiana rispetto alle altre: la prima come l'unica fondata sulla ragione e alla ricerca della verità e quella musulmana in adorazione di un Dio che non ha categorie, fosse anche - cito parole del Papa - quelle della ragionevolezza.
Vi sono state reazioni durissime nel mondo musulmano, dal Marocco alla Turchia, al Pakistan. Alcune sono state terribilmente offensive: caricature del Papa bruciate nelle piazze, due chiese attaccate in Cisgiordania e molte altre reazioni che non elenco perché ci vorrebbe troppo tempo.
Ebbene, una come me, che pure ha una seria distanza dalle religioni e dalle posizioni di Benedetto XVI sulle donne, sulla libertà di ricerca, sulla teologia della liberazione, sull'omosessualità, ha molto apprezzato il Papa: si è mosso con generosità, senza orgogli fittizi, e si è detto rammaricato; ha attivato la diplomazia vaticana; ha divulgato una nota in cui veniva spiegato il pensiero richiamando, non a caso, la dichiarazione conciliare «Nostra Aetate» in cui Chiesa e musulmani vengono accomunati; ha affermato che bisogna vivere rispettando ciascuno l'identità dell'altro; ha ripetuto che la violenza religiosa va condannata da qualunque parte essa provenga o sia provenuta.
C'è un dibattito in corso, sono state avviate iniziative, vi è stato l'allarme del Vaticano e la diplomazia si è mossa e continua a muoversi. Mi chiedo, però, cosa a che vedere quanto avvenuto - e che forse non è del tutto finito - con queste mozioni. Io ho letto solo quella presentata dal senatore Castelli qui al Senato. Non sono credente, ma rispetto tutte le persone. Pertanto, l'utilizzo di un episodio così serio per gli stessi equilibri del mondo a fini di propaganda politica sfugge francamente alla mia comprensione.
L'Unione ha presentato una mozione rigorosa e rispettosa dei tanti punti di vista e dei diversi sentimenti che animano i suoi componenti. Apprezzo, in particolare, l'attenzione alle ragioni dei popoli, all'identità, al rispetto delle persone, sia per quanto riguarda le religioni che i diritti civili. Si tratta di una mozione che non è mia, ma che io riconosco: riconosco che sa parlare alle diverse sensibilità presenti.
Comunque, signor presidente Marini, mi permetta di ribadire la convinzione che sarebbe stato preferibile che l'Assemblea affrontasse diversamente un dibattito così serio e delicato. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Aut).



 


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