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PALERMI (IU-Verdi-Com).
Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli senatori,
nel febbraio del 1998 un aereo dei marines, di base ad
Aviano, tranciò di netto uno dei cavi della funivia del
Cermis. La cabina, con 20 persone, precipitò nel vuoto:
nessun superstite. La Corte marziale americana assolse il
marine dall'accusa di omicidio e fu condannato a sei mesi di
carcere.
L'ho ricordato perché, durante quel volo, fu violata ogni
regola sulla rotta, sulla velocità e sulla quota da tenersi.
Non era il primo volo di quel tipo, badate bene, ma una
prassi, una bravata che si faceva sempre e si ripeteva in
occasione del trasferimento dei militari: una sorta di
allegra onnipotenza per cui i marines si comportavano come
se il nostro territorio fosse loro, considerandosi sopra le
regole, onorevoli colleghi, veri e propri occupanti, tanto
che i lavoratori italiani delle basi devono sottostare alle
leggi americane. Una per tutte: vige ancora a Vicenza il più
fiero maccartismo, tanto che i lavoratori non possono
iscriversi alla CGIL, perché sono in odore di comunismo e,
come voi sapete, il maccartismo non si è mai appannato nelle
loro coscienze.
La vicenda del Cermis, ma non dimentico l'uccisione di
Nicola Calipari per mano americana, mai seriamente indagata,
mai chiarita, è una delle ragioni per cui siamo nettamente
contrari al raddoppio della base Usa e voterò, con tutto il
Gruppo, contro ogni mozione che ne prefiguri il raddoppio.
L'Italia è diventata una portaerei statunitense: ci sono
basi a Napoli, Sigonella, Gaeta, Maddalena, Aviano, Camp
Darby e, appunto, a Vicenza. Sono già state ingrandite le
basi di Aviano e Napoli-Capodichino ed è stata realizzata
un'importante struttura per l'alloggio dei militari e dei
familiari a Gricignano D'Aversa, così come sta avvenendo a
Sigonella.
Il Governo, il nostro Governo, farebbe bene a rivedere tutta
la politica delle servitù militari, perché esse sono davvero
un attentato alla sovranità del nostro Paese.
E poi, che senso ha, dopo la fine della guerra fredda?
L'Italia non è più quel Paese di frontiera di grande
importanza geopolitica. Perché permettiamo ad un Paese
straniero di utilizzare quegli stessi spazi - ampliati,
ristrutturati, ammodernati - in nome della cosiddetta guerra
umanitaria? Una guerra che ha incattivito il mondo, signori
del Governo, voi lo sapete, l'ha insanguinato, che ha reso
il terrorismo più forte, che ha provocato, soprattutto, una
pericolosa inimicizia dei popoli del Medio Oriente nei
confronti di noi occidentali.
Qui sta lo stretto legame tra l'ampliamento di Vicenza una
guerra sbagliata, fallimentare, come quelle in Afghanistan.
A Vicenza verrà trasferita - lo diceva il senatore Peterlini
ed ha ragione - la stessa brigata che si è resa colpevole
del fosforo bianco su Falluja. Un orrore indegno. Entro il
2010 l'aumento sarà di circa 1.800 militari statunitensi.
Dai 2.750 attuali, Vicenza ne ospiterà 4.500, un vero
esercito, tutti super addestrati e super armati. E da lì
quegli uomini statunitensi partiranno per bombardare l'Iraq
e l'Afghanistan e si parla del loro utilizzo nel caso di un
attacco all'Iran. Tutte ovvietà, sto dicendo.
Questo, signori del Governo, fa di Vicenza una città
preziosa e un luogo di cultura eccellente, e fa dell'Italia
obiettivi sensibili. Cresceranno i rischi perché gli
italiani verranno considerati, a tutti gli effetti,
sostenitori della politica di guerra di Bush e ci sarà un
aggravamento della sicurezza nazionale.
Ma questo non pretende una riflessione più attenta, una
cautela più rigorosa? Non pretende, soprattutto, un
coinvolgimento pieno, finora assolutamente disatteso, del
Parlamento italiano?
Negli Stati Uniti c'è una contestazione aperta alle guerre
di Bush e al raddoppio delle basi, lo diceva il senatore
Salvi ed ha ragione. E noi, che ce ne siamo andati via
giustamente dall'Iraq, che ci siamo impegnati positivamente
in Libano, raddoppiamo Vicenza, la militarizziamo, ne
facciamo un'enorme portaerei statunitense militare.
Vorrei una risposta, signori del Governo, che non ripetesse
il rosario degli impegni internazionali che vanno
rispettati, che non dicesse - come è stato detto - "nessuno
se ne va, non possiamo andarcene noi" perché non significa
nulla.
E perché mai un Paese libero, autonomo, responsabile, non
dovrebbe rifiutarsi di offrire agli USA l'appoggio logistico
a guerre sbagliate e nei fatti perse?
L'Iraq è un mattatoio. In Afghanistan i talibani e i signori
della guerra sono più forti di prima, coinvolti nel Governo
fantoccio di Garzai in prima persona, e padroni dell'oppio.
Guerre perse.
Si può continuare a stare lì solo a patto che si continui ad
uccidere e a bombardare.
Ho apprezzato alcune decisioni di politica estera e lo dico
con grande lealtà. Ho avvertito un segno di cambiamento
importante. Sulla questione israelo-palestinese, ad esempio,
sul Libano, sulle critiche al carcere di Guantanamo. Non
erano scontate, erano importanti. La scelta di Vicenza,
però, rischia di rendere tutto questo vano.
Chiedo al Governo di tener conto dell'ostilità dei
vicentini, delle grandi preoccupazioni - per usare un
termine non adeguato della sua maggioranza - di rivedere la
sua decisione per la sicurezza dei cittadini italiani, per
il mandato di pace ricevuto dagli elettori. Sarebbe un atto
di autonomia dalla politica dagli USA contro l'appiattimento
ad essa che ha caratterizzato il precedente Governo.
E considero non accettabile il raddoppio della base USA di
Vicenza senza che i problemi connessi - dalla sicurezza dei
vicentini e degli italiani alla ricaduta sul territorio,
alla memoria della tragedia del Cermis e del perché è
accaduto - siano esaminati nelle Aule parlamentari. Perché
la nostra, signor Presidente, signori del Governo, è una
democrazia parlamentare. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com,
Aut e RC-SE). |