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DE PETRIS (IU-Verdi-Com).
Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del
Governo, nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo
Insieme con l'Unione al DPEF, ci preme innanzitutto
sottolineare la forte diversità di questo Documento di
programmazione economico-finanziaria rispetto a quello
presentato nel 2001 e rispetto a tutte le manovre
precedenti, per analisi, scenari e obiettivi.
Nel corso del dibattito odierno - credo - si è rafforzata
ancor più in noi la coscienza di questa diversità, che deve,
però, essere alimentata e che trova, nella sintesi della
risoluzione che accompagnerà il DPEF, il punto di arrivo e
un passo in avanti.
Il DPEF è caratterizzato, innanzitutto, da una grande sfida:
quella di poter coniugare rilancio economico, risanamento,
equità, redistribuzione del reddito e politiche sociali.
Nessuna politica dei due tempi: è stato detto chiaramente
nel DPEF e ancora più chiaramente nella risoluzione che
stiamo per votare. Il risanamento, lo sviluppo sostenibile e
l'equità, infatti, devono procedere di pari passo, perché
non vi potrà essere risanamento se non sarà supportato da
forti politiche di sostenibilità sociale e ambientale.
Per quanto riguarda il piano di rientro nei parametri
previsti dall'Europa per il deficit, avremmo preferito - lo
diciamo con franchezza - disporre di un anno in più, cioè di
un biennio per la manovra di rientro, per realizzare un
approccio più morbido e diluito sul fronte della riduzione
della spesa pubblica, avendo, quindi, più risorse per le
politiche sociali, territoriali e di rilancio dell'economia.
Tale riserva, tuttavia, è stata accolta e si è concretizzata
nella risoluzione, con l'impegno del Governo a valutare con
più precisione il percorso di rientro, in relazione al
profilo temporale degli effetti strutturali delle misure.
Voglio ora citare le novità che danno la misura della
diversità di questo Documento, innanzitutto sul piano delle
analisi e quindi sul piano degli scenari e degli obiettivi
proposti. Per la prima volta si evidenzia la necessità
dell'uso di indicatori ambientali e sociali da affiancare ai
tradizionali indicatori macroeconomici. Nella risoluzione
tale indicazione si rafforza ed è più chiara.
Un'analisi di questo tipo è già presente nel DPEF, sul
fronte degli indicatori della povertà e dell'istruzione.
Proprio dall'analisi degli indicatori della povertà emergono
molti elementi: essi influenzano anche le scelte, le
prospettive sul terreno delle politiche sociali e credo
anche del risanamento. Ma dobbiamo avere più coraggio: lo
dico ai membri del Governo e anche a molti dei nostri
compagni di viaggio dell'Unione.
Occorre più coraggio nell'innovare la stessa concezione di
crescita, attraverso l'introduzione dei parametri della
qualità sociale e ambientale, per cominciare concretamente a
scommettere su una politica economica e finanziaria nuova,
che non abbia più solo il mercato come sovrano unico dello
sviluppo. Tale politica deve puntare, invece, sulla qualità
di un'economia basata sulla tutela del nostro territorio e
del patrimonio ambientale, sulle risorse umane locali e sul
welfare, che va considerato non solo come spesa, ma anche
come grande risorsa. Occorre puntare al fatto che questa
idea di crescita possa evolvere sempre più verso uno
sviluppo sostenibile ed equo.
In questo DPEF e nella risoluzione si cominciano a delineare
questi obiettivi importanti e innovativi; si inizia a
indicare una strada in questa direzione, anche se - è
inutile nascondercelo - rimangono delle ambiguità che penso
potremo superare in un secondo momento. Bisogna raccogliere
la sfida dell'innovazione, accettando di investire
fortemente su un'idea di sviluppo completamente diversa.
Certamente ci sono grandi novità in materia di ambiente. Per
la prima volta il DPEF qualifica la tutela ambientale come
componente essenziale per la competitività del Paese, e
finalmente integra l'ambiente nell'economia, in tutti i suoi
settori. Non solo si fa riferimento all'applicazione del
Protocollo di Kyoto ma, proprio nella risoluzione, si indica
la strada delle forti iniziative di carattere strutturale
per raggiungere gli obiettivi di Kyoto, inserendo tra queste
diverse politiche pubbliche e puntando decisamente sulle
fonti rinnovabili, con incentivi e senza tetti di
produzione.
Il Protocollo di Kyoto è visto finalmente - spero che tutti
nel Governo e nella maggioranza ne siano coscienti - non
come un costo, ma come un investimento nell'innovazione e
nella competitività dei sistemi energetici.
E, ancora, nel declinare la qualità, a cui dobbiamo mirare,
del nostro sistema produttivo e della nostra economia, a cui
faceva riferimento anche il vice ministro Visco nella sua
replica, si annette sul fronte del sistema agricolo e del
sistema agroalimentare più in generale, un grande valore
strategico proprio per la competitività e per uno sviluppo
basato sulla qualità, sulla distintività e quindi sulle
risorse, ai valori e alle eccellenze dei nostri territori.
Turismo e cultura come volano, finalmente insieme, per una
nuova economia che coniughi salvaguardia e valorizzazione
dell'enorme patrimonio culturale e paesaggistico del nostro
Paese.
Qualcuno ha cominciato a parlare della carta delle qualità.
Credo che questa sia una strada interessante su cui dobbiamo
puntare sempre di più. Un Paese come il nostro o punta sulla
qualità del sistema, sulla qualità e l'innovazione della
produzione, oppure ha difficoltà a riprendere un percorso
forte di rilancio.
È importante ciò che è scritto nella risoluzione per quanto
riguarda il superamento della legge obiettivo e della sua
logica, tanto ridondante e faraonica, quanto inconcludente,
per arrivare a un piano di opere pubbliche che sia
imperniato sulla programmazione integrata del Piano generale
dei trasporti e della logistica, e tesa a privilegiare la
mobilità sostenibile e le opere utili, progettate con i
territori e con la popolazione, e finalmente sottoposte a
valutazioni di impatto ambientale.
Si indica nella risoluzione la sospensione dell'iter di
realizzazione del Ponte sullo Stretto per drenare risorse
sulla rete ferroviaria, stradale e portuale del Mezzogiorno.
Vorrei anche esplicitare le mie preoccupazioni in
riferimento alla manovra, per quanto riguarda il lato della
spesa sui quattro grandi comparti: il pubblico impiego, la
previdenza, la sanità e la finanza territoriale. La
risoluzione ci incoraggia a comprendere e a sottolineare che
non è possibile intraprendere la vecchia strada dei tagli,
ma che dobbiamo intraprendere la strada delle riforme.
Vi sono molti settori nei quali realizzare dei risparmi.
Quindi, non tagli, ma riforme. Come, ad esempio, nel settore
sanitario. Le nostre preoccupazioni, ovviamente, non sono
tutte sedate, ma ad esempio, sul tema delle pensioni, noi
siamo favorevoli a considerare con attenzione l'ipotesi di
un prolungamento volontario dell'età lavorativa, ma non
andiamo oltre.
Riforme, quindi, e non tagli perché vogliamo insistere ancor
più sulle politiche di equità sociale, sul reddito minimo di
inserimento, sulla lotta al precariato, sulla
riqualificazione del pubblico impiego, sul rilancio della
politica abitativa.
È una sfida che abbiamo davanti a noi, una sfida grande. È
possibile conciliare quindi risanamento, politiche sociali,
di equità e nuova qualità sociale e ambientale per lo
sviluppo? Noi pensiamo di sì. Crediamo che su questo fronte,
e pensiamo anche alla lotta all'evasione e ad una nuova
politica fiscale equa, stiamo andando nella giusta
direzione. Ce lo chiedono i cittadini; questo si aspettano i
cittadini da noi per ritornare ad avere una speranza nel
proprio futuro e in quello del nostro Paese. (Applausi dai
Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo. Congratulazioni) |