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Dichiarazione di voto della senatrice De Petris sul (Doc. LVII, n. 1) Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2007-2011 (DPEF)

DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo Insieme con l'Unione al DPEF, ci preme innanzitutto sottolineare la forte diversità di questo Documento di programmazione economico-finanziaria rispetto a quello presentato nel 2001 e rispetto a tutte le manovre precedenti, per analisi, scenari e obiettivi.

Nel corso del dibattito odierno - credo - si è rafforzata ancor più in noi la coscienza di questa diversità, che deve, però, essere alimentata e che trova, nella sintesi della risoluzione che accompagnerà il DPEF, il punto di arrivo e un passo in avanti.

Il DPEF è caratterizzato, innanzitutto, da una grande sfida: quella di poter coniugare rilancio economico, risanamento, equità, redistribuzione del reddito e politiche sociali. Nessuna politica dei due tempi: è stato detto chiaramente nel DPEF e ancora più chiaramente nella risoluzione che stiamo per votare. Il risanamento, lo sviluppo sostenibile e l'equità, infatti, devono procedere di pari passo, perché non vi potrà essere risanamento se non sarà supportato da forti politiche di sostenibilità sociale e ambientale.

Per quanto riguarda il piano di rientro nei parametri previsti dall'Europa per il deficit, avremmo preferito - lo diciamo con franchezza - disporre di un anno in più, cioè di un biennio per la manovra di rientro, per realizzare un approccio più morbido e diluito sul fronte della riduzione della spesa pubblica, avendo, quindi, più risorse per le politiche sociali, territoriali e di rilancio dell'economia. Tale riserva, tuttavia, è stata accolta e si è concretizzata nella risoluzione, con l'impegno del Governo a valutare con più precisione il percorso di rientro, in relazione al profilo temporale degli effetti strutturali delle misure.

Voglio ora citare le novità che danno la misura della diversità di questo Documento, innanzitutto sul piano delle analisi e quindi sul piano degli scenari e degli obiettivi proposti. Per la prima volta si evidenzia la necessità dell'uso di indicatori ambientali e sociali da affiancare ai tradizionali indicatori macroeconomici. Nella risoluzione tale indicazione si rafforza ed è più chiara.

Un'analisi di questo tipo è già presente nel DPEF, sul fronte degli indicatori della povertà e dell'istruzione. Proprio dall'analisi degli indicatori della povertà emergono molti elementi: essi influenzano anche le scelte, le prospettive sul terreno delle politiche sociali e credo anche del risanamento. Ma dobbiamo avere più coraggio: lo dico ai membri del Governo e anche a molti dei nostri compagni di viaggio dell'Unione.

Occorre più coraggio nell'innovare la stessa concezione di crescita, attraverso l'introduzione dei parametri della qualità sociale e ambientale, per cominciare concretamente a scommettere su una politica economica e finanziaria nuova, che non abbia più solo il mercato come sovrano unico dello sviluppo. Tale politica deve puntare, invece, sulla qualità di un'economia basata sulla tutela del nostro territorio e del patrimonio ambientale, sulle risorse umane locali e sul welfare, che va considerato non solo come spesa, ma anche come grande risorsa. Occorre puntare al fatto che questa idea di crescita possa evolvere sempre più verso uno sviluppo sostenibile ed equo.

In questo DPEF e nella risoluzione si cominciano a delineare questi obiettivi importanti e innovativi; si inizia a indicare una strada in questa direzione, anche se - è inutile nascondercelo - rimangono delle ambiguità che penso potremo superare in un secondo momento. Bisogna raccogliere la sfida dell'innovazione, accettando di investire fortemente su un'idea di sviluppo completamente diversa.

Certamente ci sono grandi novità in materia di ambiente. Per la prima volta il DPEF qualifica la tutela ambientale come componente essenziale per la competitività del Paese, e finalmente integra l'ambiente nell'economia, in tutti i suoi settori. Non solo si fa riferimento all'applicazione del Protocollo di Kyoto ma, proprio nella risoluzione, si indica la strada delle forti iniziative di carattere strutturale per raggiungere gli obiettivi di Kyoto, inserendo tra queste diverse politiche pubbliche e puntando decisamente sulle fonti rinnovabili, con incentivi e senza tetti di produzione.

Il Protocollo di Kyoto è visto finalmente - spero che tutti nel Governo e nella maggioranza ne siano coscienti - non come un costo, ma come un investimento nell'innovazione e nella competitività dei sistemi energetici.

E, ancora, nel declinare la qualità, a cui dobbiamo mirare, del nostro sistema produttivo e della nostra economia, a cui faceva riferimento anche il vice ministro Visco nella sua replica, si annette sul fronte del sistema agricolo e del sistema agroalimentare più in generale, un grande valore strategico proprio per la competitività e per uno sviluppo basato sulla qualità, sulla distintività e quindi sulle risorse, ai valori e alle eccellenze dei nostri territori. Turismo e cultura come volano, finalmente insieme, per una nuova economia che coniughi salvaguardia e valorizzazione dell'enorme patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.

Qualcuno ha cominciato a parlare della carta delle qualità. Credo che questa sia una strada interessante su cui dobbiamo puntare sempre di più. Un Paese come il nostro o punta sulla qualità del sistema, sulla qualità e l'innovazione della produzione, oppure ha difficoltà a riprendere un percorso forte di rilancio.

È importante ciò che è scritto nella risoluzione per quanto riguarda il superamento della legge obiettivo e della sua logica, tanto ridondante e faraonica, quanto inconcludente, per arrivare a un piano di opere pubbliche che sia imperniato sulla programmazione integrata del Piano generale dei trasporti e della logistica, e tesa a privilegiare la mobilità sostenibile e le opere utili, progettate con i territori e con la popolazione, e finalmente sottoposte a valutazioni di impatto ambientale.

Si indica nella risoluzione la sospensione dell'iter di realizzazione del Ponte sullo Stretto per drenare risorse sulla rete ferroviaria, stradale e portuale del Mezzogiorno.

Vorrei anche esplicitare le mie preoccupazioni in riferimento alla manovra, per quanto riguarda il lato della spesa sui quattro grandi comparti: il pubblico impiego, la previdenza, la sanità e la finanza territoriale. La risoluzione ci incoraggia a comprendere e a sottolineare che non è possibile intraprendere la vecchia strada dei tagli, ma che dobbiamo intraprendere la strada delle riforme.

Vi sono molti settori nei quali realizzare dei risparmi. Quindi, non tagli, ma riforme. Come, ad esempio, nel settore sanitario. Le nostre preoccupazioni, ovviamente, non sono tutte sedate, ma ad esempio, sul tema delle pensioni, noi siamo favorevoli a considerare con attenzione l'ipotesi di un prolungamento volontario dell'età lavorativa, ma non andiamo oltre.

Riforme, quindi, e non tagli perché vogliamo insistere ancor più sulle politiche di equità sociale, sul reddito minimo di inserimento, sulla lotta al precariato, sulla riqualificazione del pubblico impiego, sul rilancio della politica abitativa.

È una sfida che abbiamo davanti a noi, una sfida grande. È possibile conciliare quindi risanamento, politiche sociali, di equità e nuova qualità sociale e ambientale per lo sviluppo? Noi pensiamo di sì. Crediamo che su questo fronte, e pensiamo anche alla lotta all'evasione e ad una nuova politica fiscale equa, stiamo andando nella giusta direzione. Ce lo chiedono i cittadini; questo si aspettano i cittadini da noi per ritornare ad avere una speranza nel proprio futuro e in quello del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo. Congratulazioni)



 


Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani
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