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PECORARO
SCANIO (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, signori
rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il
provvedimento che oggi siamo chiamati a votare può essere
l'occasione di voltare pagina rispetto ad uno stato del
nostro calcio molto grave. Può essere l'occasione per
iniziare un cambiamento profondo e speriamo che questo
percorso sia compiuto con senso di responsabilità e di
coesione da tutte le forze politiche, con un'unità d'intenti
che oggi registriamo con soddisfazione e che speriamo possa
proseguire nel tempo su questo terreno. Sarà chiaro a tutti,
infatti, che quello di oggi è un importante passo ma che la
repressione della violenza non si può fermare a questo primo
intervento emergenziale.
Dobbiamo ammettere che desta stupore come, mentre le Aule
parlamentari sono impegnate in una riflessione seria sul
futuro del calcio e sulle strategie per fermare la violenza,
fuori di qui sembra che non sia avvenuto nulla quel 2
febbraio scorso di fronte allo stadio di Catania. Non
vogliamo criminalizzare nessuno, ma quando vediamo certe
scritte sui muri contro le forze dell'ordine o quando
sentiamo dire che lo spettacolo deve continuare, pare
evidente che una parte del mondo che gravita intorno allo
sport e al calcio non ha colto la serietà del momento.
Noi daremo un deciso sostegno a questo provvedimento non
solo per il merito, che ci convince, ma anche per il metodo.
Il lavoro di tutto l'arco costituzionale e del Governo ha
consentito di apportare miglioramenti profondi a quello che
era già un buon testo di partenza; penso, oltre al tema
della responsabilità degli organi di comunicazione, alle
norme più solide in materia di nominatività dei biglietti,
all'avvio della discussione sul ruolo della scuola nella
costruzione di una sana cultura sportiva. Ci sembra giusto
restituire alle diverse istituzioni il ruolo che a ciascuna
compete.
Noi siamo e saremo rigorosi nel rispetto dell'autonomia
dello sport. Riterremo qualunque commistione un errore
grave, ma questo non ci solleva dalla responsabilità di
definire come legislatori il confine delle regole della
convivenza ed il confine dell'etica dei comportamenti
socialmente accettabili. Con il provvedimento oggi al nostro
esame, che spero godrà di un consenso vasto, cominciamo ad
affermare che i comportamenti violenti non fanno parte della
cultura dello sport e non hanno nulla a che vedere con i
valori che allo sport sono legati.
Ora il Governo, il potere esecutivo e tutte le istituzioni,
compresa la magistratura, hanno il dovere di garantire
un'applicazione rigorosa di queste norme. Quello che non
potremmo accettare sarebbe assistere, magari tra qualche
anno, ad altri eventi drammatici come quelli che hanno
scosso il Paese in queste settimane.
Il Parlamento ha fatto la propria parte, quella di definire
le norme. Ora non ci sono più alibi ad una repressione forte
della violenza. Ma spero che sia nella consapevolezza di
tutti che quello di oggi è il primo passo anche per noi.
È necessario completare questo disegno complessivo: diversi
interventi, di maggioranza e opposizione, hanno richiamato
il tema importante della proprietà degli stadi e il ruolo
che possono svolgere i professionisti della sicurezza negli
impianti durante lo svolgimento degli eventi sportivi.
Resta però aperto il tema degli investimenti
sull'impiantistica per portare tutte le strutture ad un
livello adeguato. Nessuno di noi dimentica che il calcio non
è fatto solo dalla serie A e dalla serie B, e nessuno di
noi, mentre ricordiamo commossi l'ispettore Raciti, può e
deve dimenticare la storia di Ermanno Licursi, il dirigente
morto a Luzzi, in provincia di Cosenza, durante lo
svolgimento di una partita delle serie minori. E' una
riflessione che avremo modo di affrontare presto, spero fin
dalla discussione sul provvedimento sui diritti TV degli
eventi sportivi. Se il principio della mutualità è quello
che deve definire la distribuzione delle risorse tra i vari
soggetti aventi titolo, il tema della sicurezza non può
essere dimenticato.
Oggi ci troviamo quindi ad affrontare, con spirito
responsabile, un tema che non possiamo eludere e che ha
attraversato il nostro dibattito come una sorta di fiume
carsico; mi riferisco alla riflessione che intende lo sport
solo come un pezzo dell'economia reale o anche o soprattutto
come prioritario tratto sociale e identitario della Nazione.
Siamo convinti che per raggiungere l'obiettivo di battere la
violenza siano necessari interventi complessi; non vorremmo
che passata l'emergenza i legittimi interessi e le culture
che ciascuno di noi rappresenta divengano un limite al
linguaggio comune che oggi parliamo. Penso alla mutualità
nella redistribuzione delle risorse legate ai diritti TV, o
alla già citata proprietà degli stadi in capo alle società
sportive.
Ci auguriamo che questi temi verranno affrontati
condividendo, come esito, la promozione della cultura
sportiva e dei suoi valori, non la promozione solo della
ricchezza delle società sportive. Un atteggiamento fondato
sulla centralità del mercato non ha funzionato, e ha
mostrato le conseguenze più nefaste proprio quella sera
nello stadio di Catania.
Uno sport televisivo, fondato sulla competizione fuori dalle
regole, in cui sia accettata una impunità di fatto sarebbe
un danno per il Paese, non una risorsa. Noi invece abbiamo
l'obbligo di riaffermare i valori dello sport. Non solo per
un indistinto principio etico, ma per la consapevolezza
delle conseguenze delle nostre scelte: uno sport malato
produce e rafforza gli elementi di disgregazione sociale e
funge da catalizzatore di forme di devianza sempre più
aggressive.
Sta alla nostra responsabilità definire regole che non si
limitino a reprimere la violenza, ma che siano in grado di
restituire allo sport quella funzione di promozione sociale
e di educazione collettiva che ci ha tanto appassionato e
che riscopriamo nei momenti felici della vita sportiva,
dalle piazze piene per festeggiare la nazionale in Germania
al tifo composto e appassionato per la prima sudatissima
vittoria dei nostri rugbiysti contro la Scozia.
Per questo continuiamo a richiamare la necessità di un
intervento di vasta portata, che coniughi repressione e
promozione della cultura sportiva. Solo così onoreremo la
memoria di chi ha dato la vita solo poche settimane fa.
Ed è con la speranza che questo percorso sia largamente
condiviso che oggi il Gruppo Insieme con l'Unione voterà a
favore di questo primo, importante provvedimento,
comprendendo ed essendo anche convinti che il tutto deve
essere costruito su due grandi pilastri: da una parte, la
regola, rispetto alla quale abbiamo dato una grande
dimostrazione di serietà e di capacità, ricostituendone i
confini; dall'altra, però, l'emozione sulla quale dobbiamo
riuscire a lavorare con la stessa abnegazione, con lo stesso
spirito di sacrificio che abbiamo dimostrato. Solo tenendo
insieme sia la regola che l'emozione possiamo riappropriarci
anche di un'autenticità del valore e trasmettere tutto ciò
ai giovani. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo). |