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PALERMI (IU-Verdi-Com).
Signor Ministro, onorevoli senatori, la fiducia al Governo
Prodi, da parte nostra mai in discussione, accompagna però
una vicenda molto difficile, quella delle missioni italiane
all'estero, della nostra partecipazione in alcuni casi a
vere e proprie guerre. Il nostro Gruppo che vede assieme
Verdi e Comunisti Italiani ha manifestato con nettezza il
proprio dissenso.
Nel suo discorso d'insediamento, il presidente Prodi ha
affermato senza tentennamenti che la guerra è sbagliata, che
il terrorismo se ne alimenta e che le truppe dall'Iraq
andavano ritirate. Un discorso che ha suscitato - mi creda,
signor Ministro - molte speranze e molte aspettative, non
solo in quest'Aula, ma soprattutto nel Paese, in quello
straordinario movimento per la pace che è schierato con il
nostro Governo. Allo stato attuale, però, parte di quelle
speranze e di quelle aspettative sono deluse: voglio dirlo
con chiarezza. Mi permetta di dire, per esempio, che il
ritiro dall'Iraq sta avvenendo tardivamente e, soprattutto,
quasi in sordina, cosa incomprensibile.
Come se, in qualche modo, dovessimo attenuare quella scelta
giusta e coraggiosa, sicuramente il più dirompente atto di
rottura rispetto a cinque anni di Governo delle destre. Il
giorno dell'insediamento, il presidente Prodi ha detto una
verità che tutti, tutto il mondo - anche quest'Aula - sa ma
non dice: le guerre, appunto, alimentano il terrorismo.
Infatti, dopo l'invasione dell'Iraq, il terrorismo si è
allargato a dismisura, ha contagiato aree enormi del Medio
Oriente, dove prima il terrorismo non c'era, fino a
diventare, nella coscienza di tante donne e tanti uomini di
quei Paesi, uno strumento disperante e terribile, non so
come definirlo, ma comunque uno strumento di identità.
Quindi, una cosa spaventosa, più spaventosa dell'atto
stesso, per alcuni versi.
Lamissione in Afghanistan è l'emblema del ricorso alla
guerra per combattere il terrorismo: una follia. Poco meno
di un mese dopo l'attacco alle Torri Gemelle, il 7 ottobre
2001, gli USA hanno attaccato l'Afghanistan con la missione
Enduring Freedom, una missione, checché se ne dica, feroce e
illegittima, senza copertura ONU, che ha ucciso e uccide
migliaia e migliaia di uomini, donne, bambini e anziani:
civili ed incolpevoli.
Signor Ministro, onorevoli senatori, se ne fossi capace
vorrei veramente parlare non soltanto alla testa, ma al
cuore di tutti noi. Fino a quando si continuerà a dare
legittimità politica alla menzogna dell'aggressore
aggredito, che pratica il terrorismo perché ha il diritto di
difendersi dal terrorismo?
Fino a quando si continuerà ad accettare l'esistenza di
carceri, molte segrete, proprio sul territorio afgano - e
non solo su quel territorio - in cui si pratica la tortura?
Per quanto ancora non si dirà che il problema vero in
Afghanistan è la povertà estrema, inenarrabile, indicibile,
che il problema vero è un Governo fantoccio e corrotto,
composto da personaggi che depredano il Paese, legato ai
talibani, ai signori della guerra, ai trafficanti di oppio?
Fino a quando si assisterà impassibili alla mattanza di
afgani, di iracheni, di libanesi, usando la forza per
imporre ciò che il diritto vieta?
Si è incendiato tutto il Medio Oriente, si è messa in atto
una guerra di religione e di civiltà, e l'Occidente ha
rivendicato il ruolo di unica forza di diritto e di
democrazia. Ma l'Occidente ha usato menzogne: ha detto che
l'Iraq possedeva armi di distruzione di massa, ha detto che
l'Afghanistan andava liberato dai talibani e alle donne
andava restituita dignità, mentre nel frattempo apre un
altro pericolosissimo fronte con l'Iran, ma nulla dice, ad
esempio, è un esempio emblematico di quel che succede in
Pakistan con il dittatore Musharraf.
In nome di cosa, l'Occidente si arroga il diritto di
stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi, quali dittatori
fanno comodo e quali vanno eliminati?
L'Occidente non ha diritti per stabilire la verità del
mondo: della sua storia fa parte la spaventosa vicenda
dell'Olocausto, nella sua storia c'è la bomba sganciata su
Hiroshima, vicende che sono avvenute ad opera nostra, nella
culla della civiltà e della democrazia, non in Oriente.
L'Iraq non possedeva armi di distruzione di massa, il
terrorismo non c'era, oggi c'è. In Afghanistan italibani
sono più forti che mai, Al Qaeda non è stata sconfitta e il
destino delle donne - e non solo delle donne, ovviamente - è
stato rimesso nelle mani degli Ulema, la polizia religiosa.
La guerra in Afghanistan, signor Ministro, onorevoli
senatori, è sbagliata. La nostra presenza lì non ha ragione
di essere. Da qui il nostro dissenso, un dissenso politico,
non di coscienza, non da anime belle! Un dissenso politico
irriducibile.
Eppure, nel frattempo, in politica estera - voglio dirlo,
perché altrimenti sarebbe la mia sarebbe solo una protesta
inutile, sterile, arida - sono avvenuti fatti significativi
di cui do atto al Governo e di cui sono contenta e
orgogliosa, e assieme a me lo sono i compagni del mio
Gruppo. Mi riferisco, ad esempio, alle prese di posizione
del ministro D'Alema su Guantanamo e sul caso Calipari. A
proposito, il senatore Castelli non dovrebbe
strumentalizzare vicende tanto dolorose e l'Assemblea, tutta
l'Assemblea, onorevoli senatori, dovrebbe impedirglielo.
Quelle prese di posizione sono state il primo segnale di un
recupero di autonomia nei confronti degli Stati Uniti. I
primi commenti del presidente Prodi sulla questione
israelo-libanese e il summit tenuto a Roma hanno rimesso in
luce la vocazione dell'Italia a svolgere un ruolo attivo e
prestigioso rispetto alla politica mediorientale, che cinque
anni di Governo Berlusconi avevano cancellato.
Sono queste le ragioni che ci hanno portato a chiedere
esplicitamente al Governo di porre la fiducia. Nessun atto
di prepotenza da parte del presidente Prodi, onorevoli
senatori dell'opposizione: qui non c'era il rischio di non
avere la maggioranza dei voti, ma che di voti ce ne fossero
anche troppi, e che si utilizzasse il dissenso sulla guerra
per inquinare la maggioranza che gli elettori hanno scelto e
votato. Il sostegno delle destre non sarebbe avvenuto
gratis, ci avrebbe diviso su una questione dirimente che è
nel DNA, ne sono sicura, di tutto il centro-sinistra.
Per questo, abbiamo esplicitamente avanzato al Governo la
richiesta di porre la fiducia. Il Governo ce l'ha concessa e
per questo lo ringraziamo: è il riconoscimento della
legittimità delle diverse posizioni; è il sintomo della
forza, non della debolezza dell'Unione. Sono, infatti, i
deboli che prendono posizioni chiuse ed intransigenti; i
forti sanno capire, ascoltare e accogliere le diversità.
Il nostro voto di fiducia convinto è il segno della nostra
piena appartenenza all'Unione. Ma, come il Governo sa, noi
siamo gente testarda, continueremo a batterci per le nostre
idee, vogliamo vedere i nostri tornare dall'Afghanistan. Non
faremo sconti, ma saremo alleati leali su cui il Governo
potrà contare.
Insomma, per finire, dobbiamo operare per arrivare al tempo
della pace, perché questo è il tempo della costruzione,
della fine delle esclusioni, dei pregiudizi e delle
divisioni; è il tempo della vita che è cosa troppo preziosa
per essere lasciata alle armi.
Auguro, dunque, buon lavoro al Governo Prodi. (Applausi dai
Gruppi IU-Verdi-Com e Aut). |