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Dichiarazione di voto della senatrice Manuela Palermi sul disegno di legge: (845) - Proroga missioni internazionali - e sulla questione di fiducia

PALERMI (IU-Verdi-Com). Signor Ministro, onorevoli senatori, la fiducia al Governo Prodi, da parte nostra mai in discussione, accompagna però una vicenda molto difficile, quella delle missioni italiane all'estero, della nostra partecipazione in alcuni casi a vere e proprie guerre. Il nostro Gruppo che vede assieme Verdi e Comunisti Italiani ha manifestato con nettezza il proprio dissenso.
Nel suo discorso d'insediamento, il presidente Prodi ha affermato senza tentennamenti che la guerra è sbagliata, che il terrorismo se ne alimenta e che le truppe dall'Iraq andavano ritirate. Un discorso che ha suscitato - mi creda, signor Ministro - molte speranze e molte aspettative, non solo in quest'Aula, ma soprattutto nel Paese, in quello straordinario movimento per la pace che è schierato con il nostro Governo. Allo stato attuale, però, parte di quelle speranze e di quelle aspettative sono deluse: voglio dirlo con chiarezza. Mi permetta di dire, per esempio, che il ritiro dall'Iraq sta avvenendo tardivamente e, soprattutto, quasi in sordina, cosa incomprensibile.
Come se, in qualche modo, dovessimo attenuare quella scelta giusta e coraggiosa, sicuramente il più dirompente atto di rottura rispetto a cinque anni di Governo delle destre. Il giorno dell'insediamento, il presidente Prodi ha detto una verità che tutti, tutto il mondo - anche quest'Aula - sa ma non dice: le guerre, appunto, alimentano il terrorismo.
Infatti, dopo l'invasione dell'Iraq, il terrorismo si è allargato a dismisura, ha contagiato aree enormi del Medio Oriente, dove prima il terrorismo non c'era, fino a diventare, nella coscienza di tante donne e tanti uomini di quei Paesi, uno strumento disperante e terribile, non so come definirlo, ma comunque uno strumento di identità. Quindi, una cosa spaventosa, più spaventosa dell'atto stesso, per alcuni versi.
Lamissione in Afghanistan è l'emblema del ricorso alla guerra per combattere il terrorismo: una follia. Poco meno di un mese dopo l'attacco alle Torri Gemelle, il 7 ottobre 2001, gli USA hanno attaccato l'Afghanistan con la missione Enduring Freedom, una missione, checché se ne dica, feroce e illegittima, senza copertura ONU, che ha ucciso e uccide migliaia e migliaia di uomini, donne, bambini e anziani: civili ed incolpevoli.
Signor Ministro, onorevoli senatori, se ne fossi capace vorrei veramente parlare non soltanto alla testa, ma al cuore di tutti noi. Fino a quando si continuerà a dare legittimità politica alla menzogna dell'aggressore aggredito, che pratica il terrorismo perché ha il diritto di difendersi dal terrorismo?
Fino a quando si continuerà ad accettare l'esistenza di carceri, molte segrete, proprio sul territorio afgano - e non solo su quel territorio - in cui si pratica la tortura?
Per quanto ancora non si dirà che il problema vero in Afghanistan è la povertà estrema, inenarrabile, indicibile, che il problema vero è un Governo fantoccio e corrotto, composto da personaggi che depredano il Paese, legato ai talibani, ai signori della guerra, ai trafficanti di oppio?
Fino a quando si assisterà impassibili alla mattanza di afgani, di iracheni, di libanesi, usando la forza per imporre ciò che il diritto vieta?
Si è incendiato tutto il Medio Oriente, si è messa in atto una guerra di religione e di civiltà, e l'Occidente ha rivendicato il ruolo di unica forza di diritto e di democrazia. Ma l'Occidente ha usato menzogne: ha detto che l'Iraq possedeva armi di distruzione di massa, ha detto che l'Afghanistan andava liberato dai talibani e alle donne andava restituita dignità, mentre nel frattempo apre un altro pericolosissimo fronte con l'Iran, ma nulla dice, ad esempio, è un esempio emblematico di quel che succede in Pakistan con il dittatore Musharraf.
In nome di cosa, l'Occidente si arroga il diritto di stabilire chi siano i buoni e chi i cattivi, quali dittatori fanno comodo e quali vanno eliminati?
L'Occidente non ha diritti per stabilire la verità del mondo: della sua storia fa parte la spaventosa vicenda dell'Olocausto, nella sua storia c'è la bomba sganciata su Hiroshima, vicende che sono avvenute ad opera nostra, nella culla della civiltà e della democrazia, non in Oriente.
L'Iraq non possedeva armi di distruzione di massa, il terrorismo non c'era, oggi c'è. In Afghanistan italibani sono più forti che mai, Al Qaeda non è stata sconfitta e il destino delle donne - e non solo delle donne, ovviamente - è stato rimesso nelle mani degli Ulema, la polizia religiosa.
La guerra in Afghanistan, signor Ministro, onorevoli senatori, è sbagliata. La nostra presenza lì non ha ragione di essere. Da qui il nostro dissenso, un dissenso politico, non di coscienza, non da anime belle! Un dissenso politico irriducibile.
Eppure, nel frattempo, in politica estera - voglio dirlo, perché altrimenti sarebbe la mia sarebbe solo una protesta inutile, sterile, arida - sono avvenuti fatti significativi di cui do atto al Governo e di cui sono contenta e orgogliosa, e assieme a me lo sono i compagni del mio Gruppo. Mi riferisco, ad esempio, alle prese di posizione del ministro D'Alema su Guantanamo e sul caso Calipari. A proposito, il senatore Castelli non dovrebbe strumentalizzare vicende tanto dolorose e l'Assemblea, tutta l'Assemblea, onorevoli senatori, dovrebbe impedirglielo.
Quelle prese di posizione sono state il primo segnale di un recupero di autonomia nei confronti degli Stati Uniti. I primi commenti del presidente Prodi sulla questione israelo-libanese e il summit tenuto a Roma hanno rimesso in luce la vocazione dell'Italia a svolgere un ruolo attivo e prestigioso rispetto alla politica mediorientale, che cinque anni di Governo Berlusconi avevano cancellato.
Sono queste le ragioni che ci hanno portato a chiedere esplicitamente al Governo di porre la fiducia. Nessun atto di prepotenza da parte del presidente Prodi, onorevoli senatori dell'opposizione: qui non c'era il rischio di non avere la maggioranza dei voti, ma che di voti ce ne fossero anche troppi, e che si utilizzasse il dissenso sulla guerra per inquinare la maggioranza che gli elettori hanno scelto e votato. Il sostegno delle destre non sarebbe avvenuto gratis, ci avrebbe diviso su una questione dirimente che è nel DNA, ne sono sicura, di tutto il centro-sinistra.
Per questo, abbiamo esplicitamente avanzato al Governo la richiesta di porre la fiducia. Il Governo ce l'ha concessa e per questo lo ringraziamo: è il riconoscimento della legittimità delle diverse posizioni; è il sintomo della forza, non della debolezza dell'Unione. Sono, infatti, i deboli che prendono posizioni chiuse ed intransigenti; i forti sanno capire, ascoltare e accogliere le diversità.
Il nostro voto di fiducia convinto è il segno della nostra piena appartenenza all'Unione. Ma, come il Governo sa, noi siamo gente testarda, continueremo a batterci per le nostre idee, vogliamo vedere i nostri tornare dall'Afghanistan. Non faremo sconti, ma saremo alleati leali su cui il Governo potrà contare.
Insomma, per finire, dobbiamo operare per arrivare al tempo della pace, perché questo è il tempo della costruzione, della fine delle esclusioni, dei pregiudizi e delle divisioni; è il tempo della vita che è cosa troppo preziosa per essere lasciata alle armi.
Auguro, dunque, buon lavoro al Governo Prodi. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Aut).



 


Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani
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