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Dichiarazione di voto della senatrice Loredana De Petris sul ddl n.1231 Interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie sociali.

DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, nell'annunciare il voto favorevole del Gruppo Verdi‑Comunisti italiani e Consumatori uniti al disegno di legge, vorrei svolgere alcune brevi considerazioni.
Innanzitutto, vorrei esprimere un apprezzamento, perché oggi, con l'arrivo in Aula e l'approvazione a breve del provvedimento, il Governo e la maggioranza assolvono a un impegno che si erano assunti, proprio in quest'Aula, dopo il venir meno del decreto-legge in materia.
Si torna oggi nella questione con un disegno di legge in tempi abbastanza rapidi, che, ovviamente, è diverso dal precedente decreto‑legge, ma contiene alcune misure interessanti che hanno visto, tra l'altro, il contributo anche di una parte della maggioranza nella discussione in Commissione e con le quali, per la prima volta (lo dico in risposta ad alcuni accenti posti oggi durante l'esame degli emendamenti), si assolve a due questioni fondamentali, presentando anche alcuni elementi di novità.
Innanzitutto, vorrei ricordare che il provvedimento, al contrario di quelli che lo hanno preceduto nella scorsa legislatura, non affronta solo e unicamente l'emergenza; proprio in ottemperanza alla sentenza della Corte costituzionale n. 155 del 2004, si va oltre e si cominciano a gettare le basi e a delineare gli elementi di una nuova politica abitativa per il nostro Paese. Quindi, ci sono alcuni degli elementi strutturali che credo meritino la nostra attenzione e il nostro apprezzamento.
Sono stati emanati decreti che non facevano altro che prorogare il termine di esecuzione degli sfratti: punto e basta. Questa era la realtà che abbiamo trovato. Ciò accadeva senza capire - e concordo sul fatto che non si può continuare a procedere di proroga in proroga - che è assolutamente necessario immettere elementi che portino a superare il problema del disagio abitativo nel nostro Paese. Quali sono tali elementi? Al riguardo, sostengo che il disegno di legge ottempera quanto disposto dalla sentenza della Corte costituzionale n. 155 del 2004.
Il primo elemento sostanziale è che l'intervento viene finalmente legato anche alla capacità di programmazione che è in capo alle Regioni, che devono, anche con auto l'ausilio fondamentale degli enti locali, varare entro tre mesi un programma triennale da inviare ai Ministri competenti. Nel piano avremo finalmente i dati del fabbisogno degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e soprattutto una ricognizione della situazione nel nostro Paese. Vorrei ricordare che questo elemento è fondamentale anche per la gestione della contingenza degli sfratti. Si torna finalmente, con elementi di novità apprezzabili, al concetto di passaggio da casa a casa, attraverso la restituzione facoltativa - credo però che, soprattutto nelle grande aree metropolitane a forte disagio abitativo, si verificherà - delle commissioni in capo ai Comuni, ma ovviamente coordinate dai Prefetti.
Altro elemento fondamentale è l'istituzione del tavolo di concertazione finalizzato a definire un programma nazionale di edilizia residenziale pubblica. Credo che esso sarà l'occasione non solo di contemperare gli interessi, ma di cominciare a comprendere come si è evoluto il fabbisogno abitativo nel nostro Paese, quali sono gli elementi di crisi e anche come deve evolversi un piano serio di edilizia residenziale pubblica, che può essere declinato in vari modi. Abbiamo visto in questi anni esperienze diverse e multiformi: non ci sono soltanto i classici piani di edilizia residenziale pubblica, c'è la possibilità di incrementare - e il nostro Gruppo è estremamente favorevole - anche le politiche di recupero. Abbiamo la possibilità di cominciare a ridisegnare un'idea di politica abitativa.
Altra questione importante, come dicevo, è quella relativa al tavolo di concertazione. Il piano dà in mano ai Comuni, ai Ministeri e alle Regioni la possibilità concreta di comprendere come contrastare il fenomeno, che in questi anni è stato impressionante, del boom immobiliare, che ha fatto lievitare i prezzi degli affitti. Dovrebbe essere nella sensibilità di quest'Aula comprendere che è arrivato anche il momento di cominciare a rimetter mano alla legge n. 431 del 1998, perché essa non è più rispondente agli elementi di novità subentrati in questi anni nel mercato immobiliare.
Contemporaneamente, lo sottolineava giustamente il Ministro, abbiamo avuto una drastica riduzione della proprietà pubblica nel campo degli alloggi, anche a causa del fenomeno della cartolarizzazione. Le cartolarizzazioni e le dismissioni degli alloggi degli enti previdenziali pubblici, della proprietà pubblica, non hanno prodotto una calmierazione dei prezzi del mercato. Al contrario, hanno tolto la possibilità alla mano pubblica di intervenire per venire incontro alle famiglie più bisognose e non hanno avuto, lo ripeto, alcun effetto nel calmierare i prezzi. Il boom dei prezzi e la bolla immobiliare, erano dovuti infatti a ragioni ben più ampie e forse sarebbe il caso di avviare una riflessione a questo riguardo.
Il secondo elemento sostanziale consiste nel contemperare due valori costituzionali, ossia il diritto all'alloggio e la salvaguardia della proprietà privata. Credo che nel provvedimento ciò avvenga e che quindi siano entrambi tutelati. Infatti, la proroga viene data solo a categorie che si trovino in determinate condizioni, tra l'altro tutte vincolate al non raggiungimento del tetto di 27.000 euro come reddito annuo lordo complessivo familiare. Contemporaneamente, queste stesse norme e condizioni si applicano anche al conduttore, qualora dovesse venire a trovarsi in queste condizioni.
Ciò che alcuni ritengono negativo, ma che noi, invece, salutiamo molto positivamente, è la differenziazione, in merito alla sospensione delle procedure esecutive di rilascio, tra gli otto e i sedici mesi, a seconda del locatore. Faccio riferimento al comma 3 dell'articolo 1, dove si parla di sospensione degli sfratti fino a diciotto mesi per i locatari che, in un precedente provvedimento, venivano definiti come grandi proprietà immobiliari, e che, oggi, vengono individuati in enti previdenziali, casse professionali e società assicurative, che rappresentano nei Comuni a grande disagio abitativo il nocciolo duro delle difficoltà, anche nei confronti degli inquilini. Si tratta di un elemento importante, perché chi ha grandi proprietà non ha la condizione soggettiva del piccolo locatore che magari può avere la necessità di riavere la casa. Il provvedimento permette insomma di fare un'operazione di equità.
Sappiamo benissimo che tutto questo non basta. È il primo provvedimento per ricominciare a costruire in modo serio, dopo anni di nulla, una politica di Governo per l'abitazione.
Ho apprezzato le dichiarazioni del Ministro, perché quando si discute di welfare molto spesso non si affronta il problema della casa, che è uno dei più sentiti dai nostri cittadini.
Per questi motivi, il nostro Gruppo darà un voto a favore di questo disegno di legge. (Applausi dal Gruppo IU-Verdi-Com).



 


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