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Intervento in Aula della senatrice Loredana De Petris nel corso del dibattito sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla fiducia al Governo

DE PETRIS (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli membri del Governo, è un passaggio arduo e complesso quello che abbiamo davanti e lei - mi rivolgo all'onorevole Prodi - bene ha fatto a non tacerlo o a minimizzarlo. Da esso si può uscire in vari modi, ma l'unico che a noi Verdi interessa, e che anche lei ha dimostrato di voler perseguire, è quello di rinsaldare la maggioranza e la coalizione sull'unico asse su cui secondo noi è possibile farlo: su un nuovo slancio dell'azione di Governo, ancorata al programma con cui ci siamo presentati agli elettori e rivolta innanzi tutto - non lo dimentichiamo mai - a rispondere ai veri bisogni del Paese. È un fatto di onestà e di responsabilità politica.
Sappiamo bene che programma e azione di Governo, a seconda delle necessità e delle fasi che si presentano davanti a noi, possono e debbono essere in un rapporto dialettico e articolato tra di loro, e qui sta contemporaneamente la complessità e la capacità del governare; ma l'ispirazione, i valori di fondo che ci devono guidare debbono essere gli stessi, e soprattutto - lo dico con forza - è il rapporto con il Paese, il rapporto con tantissima gente che in questi giorni, e anche prima, non ha forse individuato in noi il vero punto di riferimento.
Cambiare l'Italia, ridarle un futuro, abbiamo detto ai cittadini, suscitando varie speranze ed aspettative. A quelle speranze dobbiamo rispondere con un'azione di Governo che sappia affrontare e risolvere i veri problemi del Paese: questo per noi è il vero punto. Ed è all'interno di questo quadro di riferimento che, a nostro avviso, giustamente si pongono, e lei, presidente Prodi, ha posto, i dodici punti programmatici e ancora di più e meglio si pone la sua relazione programmatica e politica di ieri. Qualcuno ha voluto interpretarla come il tentativo di trovare i voti, di rimettere insieme la maggioranza; noi la vogliamo invece interpretare per quello che veramente è: rilanciare l'azione di Governo, rientrare in sintonia con il Paese.
Lei, presidente Prodi, ha giustamente sottolineato che le forze che sostengono il Governo hanno ispirazioni culturali e politiche diverse (questa era la nostra scommessa, però), ma tutte hanno l'obiettivo di un profondo rinnovamento del Paese. Per noi il programma - ma neanche per lei, Presidente - non è stato un esercizio, come spesso si fa in antiche pratiche politiche di riuscire a trovare mediazioni. No, è stato uno sforzo davvero alto. E dobbiamo, dico io, tornare davvero ad ascoltare il Paese.
Tali differenze non debbono essere sottaciute, ma neanche amplificate. Faremmo un torto a noi stessi e all'azione di Governo di questi nove mesi se non valorizzassimo, Presidente, quanto di buono e importante l'incontro di queste differenze, di queste diversità ha prodotto fino ad oggi. E lei ha fatto bene, nella sua relazione, a richiamare i risultati importanti che anche tra mille difficoltà abbiamo raggiunto. Lei ha giustamente posto una questione di metodo: collegialità nella discussione e sintesi che deve essere da tutti rispettata.
Noi Verdi siamo assolutamente d'accordo, anzi, presidente Prodi, la dove questo metodo è stato seguito, non sempre purtroppo - e un esempio significativo è stato proprio il lavoro fatto qui al Senato, non da ultimo sulla finanziaria, e ancora prima con il collegato fiscale - si sono raggiunti importanti risultati che hanno permesso, per esempio alla finanziaria, di meglio rispondere ai bisogni del Paese e dei cittadini.
La discussione su questioni rilevanti, pur partendo da posizioni diversificate ha prodotto sintesi efficaci e provvedimenti rilevanti e allora dobbiamo perseguire caparbiamente questo metodo, uscendo anche dal circo mediatico fatto di dichiarazioni e contro dichiarazioni, spesso non disinteressatamente guidate e alimentate da alcuni gruppi, anche editoriali, che perseguono precisi disegni politici.
Veniamo ancora più nel merito della sua comunicazione: noi abbiamo apprezzato la centralità che ha voluto ribadire ed evidenziare della questione ambientale nell'azione di Governo. Sappiamo che non è una semplice captatio benevolentiae nei nostri confronti: l'incalzare dell'emergenza clima ci impone l'assunzione di impegni precisi e sostanziali in campo economico e sul piano delle scelte energetiche.
Si sono indubbiamente fatti già dei passi in avanti: penso al rinnovato impegno, dopo anni di abbandono, sulle energie rinnovabili; penso ai primi e significativi provvedimenti, contenuti in finanziaria, sull'efficienza energetica, sulle agroenergie, sul Fondo di rotazione per Kyoto. Ma sappiamo bene, e lei ieri lo ha voluto ribadire, che ancora l'impegno non è sufficiente per fronteggiare la grande crisi ambientale e determinare un vero e proprio cambio di rotta. Perché una cosa è certa, come ormai tutta la comunità scientifica internazionale ci dice: una svolta a 360 gradi è necessaria e non più rinviabile se vogliamo fermare i cambiamenti climatici e gli scenari disastrosi dal punto di vista ambientale e sociale che questi rischiano di produrre, e qui c'entra molto la politica internazionale e la politica di pace.
La questione ambientale non è solo necessitata dall'emergenza clima, è anche una grande opportunità, un grande fattore di innovazione per il sistema Paese. Il nostro Paese, le nostre imprese sono indietro proprio sul terreno dell'innovazione ecologica; si tratta di un fattore che limita fortemente la nostra competitività.
Pensiamo alla questione energetica che è strategica per l'Italia e per la nostra economia. Bisogna produrre senza indugio, e senza farsi tirare indietro da forze economiche miopi e conservatrici, un grande sforzo nelle energie rinnovabili, nelle nuove tecnologie ad essa applicate, nella ricerca, nell'applicazione rigorosa del Protocollo di Kyoto, nella lotta all'inquinamento.
Tutto ciò rimanda ad un nuovo paradigma di sviluppo, ad uno sviluppo sostenibile che punti tutto sulla qualità e che consideri, per esempio, beni culturali, ambientali e paesaggistici, città e ambiente, eccellenze territoriali, patrimonio agroalimentare di qualità, come le vere risorse per l'innovazione.
Passando alla questione delle opere infrastrutturali, noi, presidente Prodi, vogliamo le opere che servono e politiche coerenti per la mobilità sostenibile. Sulla questione dei Corridoi europei e della Torino-Lione, non ci sfugge e non sfugge a nessuno il suo riferimento al metodo concertativo e al coinvolgimento delle comunità locali. Per questo siamo convinti che continueremo sull'asse già deciso nel DPEF (che, tra l'altro, ha tolto l'opera dalla legge obiettivo) e con gli strumenti che il Governo si è dato, come l'Osservatorio tecnico che sta lavorando sui progetti e sulle valutazioni, sulla nuova VIA e sulla Conferenza dei servizi.
Siamo altrettanto confortati e incoraggiati dai suoi forti richiami agli obiettivi di equità sociale, di lotta alla precarietà, perché lei sa benissimo, Presidente, che questa è una vera emergenza per il Paese, il terreno su cui si misura la nostra capacità di disegnare un futuro ai nostri giovani, non è solo un fatto di ammortizzatori sociali, non è solo un fatto che riguarda il sistema delle pensioni. È un fatto strutturale e fondamentale per il nostro Paese.
Non mi sottraggo sulla questione delle politiche della famiglia, ma voglio anche dire con forza che queste sue proposte, oggi importanti, implementano ciò che abbiamo già fatto in finanziaria concretamente, dopo anni di parole al vento che evocavano la famiglia solo per motivi ideologici senza risultati concreti.
Sulla politica estera, anzi, più precisamente sulla politica della difesa, si è determinato un punto di crisi e si sono misurate le criticità della nostra maggioranza. Non voglio qui sottacere il nostro punto di vista, ma neanche le tante cose che condividiamo e apprezziamo dell'impegno internazionale del Governo. Noi Verdi ci siamo impegnati a ridurre le spese militari. Questo obiettivo, come è noto, non si è prodotto, ma è ancorato ai valori a cui lei, presidente Prodi - e tutta la coalizione, ne siamo certi, ne vogliamo essere certi - fa riferimento, ed è anche necessario per produrre concretamente politiche sociali e di pace, dando quindi un nuovo ruolo e protagonismo all'Italia, per proseguire efficacemente su quelle politiche di solidarietà, cooperazione internazionale, aiuto allo sviluppo, che lei ha giustamente richiamato, nonché sull'Africa, sul fondo globale per la lotta all'AIDS, alla tubercolosi, alla malaria.
Con pazienza e comprensione reciproca dobbiamo confrontarci. Questo è il metodo, perché sappiamo che per tutti noi questo è un obiettivo imprescindibile se davvero si vuole ridare una grande credibilità al nostro Paese, se vogliamo costruire giorno per giorno la via della pace che lei, signor Presidente, ha seriamente indicato come punto cardine della nostra politica estera. Politica estera che ha segnato indubbie discontinuità nel ritorno concreto al multilateralismo e che sappiamo bene incontra difficoltà serie a causa dei disastri prodotti nel mondo, negli ultimi anni, dalla teoria e dalla pratica della guerra preventiva degli Stati Uniti.
Ma è anche la fatica della pace - lei ha detto, signor Presidente - e lei non sa quanto siamo consci di tutto ciò, quanto noi, che ci chiamiamo appunto Verdi per la pace, siamo d'accordo su questo. E' anche la fatica del perseguire la ripresa di un negoziato di pace in Medio Oriente; è la fatica di impedire che la questione del nucleare dell'Iran precipiti ancora una volta in un'iniziativa militare degli Stati Uniti; è anche la fatica di perseguire una svolta per l'Afghanistan, prima che la situazione precipiti. L'attentato di ieri ci richiama tutti a questa responsabilità.
Lei ha indicato la via della conferenza di pace allargata ai Paesi confinanti. Lo riteniamo un fatto positivo, ma diciamo anche che è necessario coinvolgere quella società civile e democratica che timidamente e in modo fragile si sta organizzando in Afghanistan, e che è l'unica, se rafforzata e sostenuta, che può rappresentare una speranza per quel Paese. Penso alle tante esperienze di donne che anche recentemente, sabato scorso per l'esattezza, sono arrivate qui in rappresentanza di quell'associazionismo femminile.
Non ci è sfuggito - e lo apprezziamo - il suo richiamo all'azione politica come unica possibilità di stabilizzazione dell'area ed è su questa strada che dobbiamo confrontarci e possiamo fare molte cose. È su questo che verte il dibattito tra di noi: sul rifinanziamento della missione, non su come rimediare qualche voto ma su come immettere elementi importanti per proseguire quell'azione politica.
Per concludere, presidente Prodi, noi Verdi siamo sempre stati leali con lei e con la coalizione, confrontandoci sempre con franchezza e spirito costruttivo sui contenuti e non sulle alchimie politiche. Non le faremo, ancora una volta, mancare il nostro appoggio convinto, ma non per tirare a campare bensì per ritrovare insieme la forza e lo slancio necessari per rispettare il patto con i nostri elettori, per dare risposta alle emergenze sociali e ambientali del Paese, per ricostruire questo filo, per rialimentare e dare risposta alle speranze dei cittadini. I cittadini, soprattutto i più deboli, ci chiedono risposte precise ai loro bisogni, ci chiedono di poter guardare con serenità al proprio futuro.
Per questo dobbiamo andare avanti, attenti alle vere priorità del Paese, ma attenti soprattutto, signor Presidente, a fare in modo che si rinsaldi il rapporto con il Paese, il rapporto non solo con i cittadini che ci hanno votato ma con larga parte della popolazione.
Questo deve essere il nostro obiettivo. A questo tutti i nostri sforzi devono mirare. E allora vedrà che davvero le nostre diversità saranno una grande risorsa per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo, RC-SE e del senatore Cusumano).



 


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