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DE PETRIS (IU-Verdi-Com).
Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli membri del
Governo, è un passaggio arduo e complesso quello che abbiamo
davanti e lei - mi rivolgo all'onorevole Prodi - bene ha
fatto a non tacerlo o a minimizzarlo. Da esso si può uscire
in vari modi, ma l'unico che a noi Verdi interessa, e che
anche lei ha dimostrato di voler perseguire, è quello di
rinsaldare la maggioranza e la coalizione sull'unico asse su
cui secondo noi è possibile farlo: su un nuovo slancio
dell'azione di Governo, ancorata al programma con cui ci
siamo presentati agli elettori e rivolta innanzi tutto - non
lo dimentichiamo mai - a rispondere ai veri bisogni del
Paese. È un fatto di onestà e di responsabilità politica.
Sappiamo bene che programma e azione di Governo, a seconda
delle necessità e delle fasi che si presentano davanti a
noi, possono e debbono essere in un rapporto dialettico e
articolato tra di loro, e qui sta contemporaneamente la
complessità e la capacità del governare; ma l'ispirazione, i
valori di fondo che ci devono guidare debbono essere gli
stessi, e soprattutto - lo dico con forza - è il rapporto
con il Paese, il rapporto con tantissima gente che in questi
giorni, e anche prima, non ha forse individuato in noi il
vero punto di riferimento.
Cambiare l'Italia, ridarle un futuro, abbiamo detto ai
cittadini, suscitando varie speranze ed aspettative. A
quelle speranze dobbiamo rispondere con un'azione di Governo
che sappia affrontare e risolvere i veri problemi del Paese:
questo per noi è il vero punto. Ed è all'interno di questo
quadro di riferimento che, a nostro avviso, giustamente si
pongono, e lei, presidente Prodi, ha posto, i dodici punti
programmatici e ancora di più e meglio si pone la sua
relazione programmatica e politica di ieri. Qualcuno ha
voluto interpretarla come il tentativo di trovare i voti, di
rimettere insieme la maggioranza; noi la vogliamo invece
interpretare per quello che veramente è: rilanciare l'azione
di Governo, rientrare in sintonia con il Paese.
Lei, presidente Prodi, ha giustamente sottolineato che le
forze che sostengono il Governo hanno ispirazioni culturali
e politiche diverse (questa era la nostra scommessa, però),
ma tutte hanno l'obiettivo di un profondo rinnovamento del
Paese. Per noi il programma - ma neanche per lei, Presidente
- non è stato un esercizio, come spesso si fa in antiche
pratiche politiche di riuscire a trovare mediazioni. No, è
stato uno sforzo davvero alto. E dobbiamo, dico io, tornare
davvero ad ascoltare il Paese.
Tali differenze non debbono essere sottaciute, ma neanche
amplificate. Faremmo un torto a noi stessi e all'azione di
Governo di questi nove mesi se non valorizzassimo,
Presidente, quanto di buono e importante l'incontro di
queste differenze, di queste diversità ha prodotto fino ad
oggi. E lei ha fatto bene, nella sua relazione, a richiamare
i risultati importanti che anche tra mille difficoltà
abbiamo raggiunto. Lei ha giustamente posto una questione di
metodo: collegialità nella discussione e sintesi che deve
essere da tutti rispettata.
Noi Verdi siamo assolutamente d'accordo, anzi, presidente
Prodi, la dove questo metodo è stato seguito, non sempre
purtroppo - e un esempio significativo è stato proprio il
lavoro fatto qui al Senato, non da ultimo sulla finanziaria,
e ancora prima con il collegato fiscale - si sono raggiunti
importanti risultati che hanno permesso, per esempio alla
finanziaria, di meglio rispondere ai bisogni del Paese e dei
cittadini.
La discussione su questioni rilevanti, pur partendo da
posizioni diversificate ha prodotto sintesi efficaci e
provvedimenti rilevanti e allora dobbiamo perseguire
caparbiamente questo metodo, uscendo anche dal circo
mediatico fatto di dichiarazioni e contro dichiarazioni,
spesso non disinteressatamente guidate e alimentate da
alcuni gruppi, anche editoriali, che perseguono precisi
disegni politici.
Veniamo ancora più nel merito della sua comunicazione: noi
abbiamo apprezzato la centralità che ha voluto ribadire ed
evidenziare della questione ambientale nell'azione di
Governo. Sappiamo che non è una semplice captatio
benevolentiae nei nostri confronti: l'incalzare
dell'emergenza clima ci impone l'assunzione di impegni
precisi e sostanziali in campo economico e sul piano delle
scelte energetiche.
Si sono indubbiamente fatti già dei passi in avanti: penso
al rinnovato impegno, dopo anni di abbandono, sulle energie
rinnovabili; penso ai primi e significativi provvedimenti,
contenuti in finanziaria, sull'efficienza energetica, sulle
agroenergie, sul Fondo di rotazione per Kyoto. Ma sappiamo
bene, e lei ieri lo ha voluto ribadire, che ancora l'impegno
non è sufficiente per fronteggiare la grande crisi
ambientale e determinare un vero e proprio cambio di rotta.
Perché una cosa è certa, come ormai tutta la comunità
scientifica internazionale ci dice: una svolta a 360 gradi è
necessaria e non più rinviabile se vogliamo fermare i
cambiamenti climatici e gli scenari disastrosi dal punto di
vista ambientale e sociale che questi rischiano di produrre,
e qui c'entra molto la politica internazionale e la politica
di pace.
La questione ambientale non è solo necessitata
dall'emergenza clima, è anche una grande opportunità, un
grande fattore di innovazione per il sistema Paese. Il
nostro Paese, le nostre imprese sono indietro proprio sul
terreno dell'innovazione ecologica; si tratta di un fattore
che limita fortemente la nostra competitività.
Pensiamo alla questione energetica che è strategica per
l'Italia e per la nostra economia. Bisogna produrre senza
indugio, e senza farsi tirare indietro da forze economiche
miopi e conservatrici, un grande sforzo nelle energie
rinnovabili, nelle nuove tecnologie ad essa applicate, nella
ricerca, nell'applicazione rigorosa del Protocollo di Kyoto,
nella lotta all'inquinamento.
Tutto ciò rimanda ad un nuovo paradigma di sviluppo, ad uno
sviluppo sostenibile che punti tutto sulla qualità e che
consideri, per esempio, beni culturali, ambientali e
paesaggistici, città e ambiente, eccellenze territoriali,
patrimonio agroalimentare di qualità, come le vere risorse
per l'innovazione.
Passando alla questione delle opere infrastrutturali, noi,
presidente Prodi, vogliamo le opere che servono e politiche
coerenti per la mobilità sostenibile. Sulla questione dei
Corridoi europei e della Torino-Lione, non ci sfugge e non
sfugge a nessuno il suo riferimento al metodo concertativo e
al coinvolgimento delle comunità locali. Per questo siamo
convinti che continueremo sull'asse già deciso nel DPEF
(che, tra l'altro, ha tolto l'opera dalla legge obiettivo) e
con gli strumenti che il Governo si è dato, come
l'Osservatorio tecnico che sta lavorando sui progetti e
sulle valutazioni, sulla nuova VIA e sulla Conferenza dei
servizi.
Siamo altrettanto confortati e incoraggiati dai suoi forti
richiami agli obiettivi di equità sociale, di lotta alla
precarietà, perché lei sa benissimo, Presidente, che questa
è una vera emergenza per il Paese, il terreno su cui si
misura la nostra capacità di disegnare un futuro ai nostri
giovani, non è solo un fatto di ammortizzatori sociali, non
è solo un fatto che riguarda il sistema delle pensioni. È un
fatto strutturale e fondamentale per il nostro Paese.
Non mi sottraggo sulla questione
delle politiche della famiglia, ma voglio anche dire con
forza che queste sue proposte, oggi importanti, implementano
ciò che abbiamo già fatto in finanziaria concretamente, dopo
anni di parole al vento che evocavano la famiglia solo per
motivi ideologici senza risultati concreti.
Sulla politica estera, anzi, più precisamente sulla politica
della difesa, si è determinato un punto di crisi e si sono
misurate le criticità della nostra maggioranza. Non voglio
qui sottacere il nostro punto di vista, ma neanche le tante
cose che condividiamo e apprezziamo dell'impegno
internazionale del Governo. Noi Verdi ci siamo impegnati a
ridurre le spese militari. Questo obiettivo, come è noto,
non si è prodotto, ma è ancorato ai valori a cui lei,
presidente Prodi - e tutta la coalizione, ne siamo certi, ne
vogliamo essere certi - fa riferimento, ed è anche
necessario per produrre concretamente politiche sociali e di
pace, dando quindi un nuovo ruolo e protagonismo all'Italia,
per proseguire efficacemente su quelle politiche di
solidarietà, cooperazione internazionale, aiuto allo
sviluppo, che lei ha giustamente richiamato, nonché
sull'Africa, sul fondo globale per la lotta all'AIDS, alla
tubercolosi, alla malaria.
Con pazienza e comprensione reciproca dobbiamo confrontarci.
Questo è il metodo, perché sappiamo che per tutti noi questo
è un obiettivo imprescindibile se davvero si vuole ridare
una grande credibilità al nostro Paese, se vogliamo
costruire giorno per giorno la via della pace che lei,
signor Presidente, ha seriamente
indicato come punto cardine della nostra politica estera.
Politica estera che ha segnato indubbie discontinuità nel
ritorno concreto al multilateralismo e che sappiamo bene
incontra difficoltà serie a causa dei disastri prodotti nel
mondo, negli ultimi anni, dalla teoria e dalla pratica della
guerra preventiva degli Stati Uniti.
Ma è anche la fatica della pace - lei
ha detto, signor Presidente - e lei non sa quanto siamo
consci di tutto ciò, quanto noi, che ci chiamiamo appunto
Verdi per la pace, siamo d'accordo su questo. E' anche la
fatica del perseguire la ripresa di un negoziato di pace in
Medio Oriente; è la fatica di impedire che la questione del
nucleare dell'Iran precipiti ancora una volta in
un'iniziativa militare degli Stati Uniti; è anche la fatica
di perseguire una svolta per l'Afghanistan, prima che la
situazione precipiti. L'attentato di ieri ci richiama tutti
a questa responsabilità.
Lei ha indicato la via della conferenza di pace allargata ai
Paesi confinanti. Lo riteniamo un fatto positivo, ma diciamo
anche che è necessario coinvolgere quella società civile e
democratica che timidamente e in modo fragile si sta
organizzando in Afghanistan, e che è l'unica, se rafforzata
e sostenuta, che può rappresentare una speranza per quel
Paese. Penso alle tante esperienze di donne che anche
recentemente, sabato scorso per l'esattezza, sono arrivate
qui in rappresentanza di quell'associazionismo femminile.
Non ci è sfuggito - e lo apprezziamo - il suo richiamo
all'azione politica come unica possibilità di
stabilizzazione dell'area ed è su questa strada che dobbiamo
confrontarci e possiamo fare molte cose. È su questo che
verte il dibattito tra di noi: sul rifinanziamento della
missione, non su come rimediare qualche voto ma su come
immettere elementi importanti per proseguire quell'azione
politica.
Per concludere, presidente Prodi, noi Verdi siamo sempre
stati leali con lei e con la coalizione, confrontandoci
sempre con franchezza e spirito costruttivo sui contenuti e
non sulle alchimie politiche. Non le faremo, ancora una
volta, mancare il nostro appoggio convinto, ma non per
tirare a campare bensì per ritrovare insieme la forza e lo
slancio necessari per rispettare il patto con i nostri
elettori, per dare risposta alle emergenze sociali e
ambientali del Paese, per ricostruire questo filo, per
rialimentare e dare risposta alle speranze dei cittadini. I
cittadini, soprattutto i più deboli, ci chiedono risposte
precise ai loro bisogni, ci chiedono di poter guardare con
serenità al proprio futuro.
Per questo dobbiamo andare avanti, attenti alle vere
priorità del Paese, ma attenti soprattutto, signor
Presidente, a fare in modo che si rinsaldi il rapporto con
il Paese, il rapporto non solo con i cittadini che ci hanno
votato ma con larga parte della popolazione.
Questo deve essere il nostro obiettivo. A questo tutti i
nostri sforzi devono mirare. E allora vedrà che davvero le
nostre diversità saranno una grande risorsa per il nostro
Paese. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, Ulivo, RC-SE e del
senatore Cusumano). |