Torna alla Home page I Senatori Verdi Tutti i disegni di Legge Incontri Documenti Contattaci Link utili


Intervento in Aula della senatrice Loredana De Petris nel corso della discussione generale sulle Comunicazioni del Governo sulla revoca e sostituzione di un componente del Consiglio di amministrazione della RAI

Signor Presidente, la discussione in atto sarebbe stato bene farla anche precedentemente. Abbiamo discusso molto - ahimè - nella scorsa legislatura, durante l'iter della legge Gasparri, che - mi rivolgo ai tanti che nella scorsa legislatura ne hanno seguito da vicino l'iter- ha avuto gli effetti che avevamo indicato: ha cioè aggravato una situazione della RAI già profondamente in crisi.
La condizione di crescente precarietà della RAI si è ulteriormente aggravata anche a seguito della legge Gasparri. Non sono tra quelli che attribuiscono solo a questo tutto ciò - sarebbe assurdo - ma è come se la RAI, la più grande azienda pubblica nella cultura e nella formazione del nostro Paese, avesse negli ultimi anni sempre di più perso il senso della sua missione.
Oggi però dovremo ridiscutere e rimettere al centro la missione della RAI e del servizio pubblico, che è strettamente legata al pluralismo, all'essere l'agente culturale del Paese, ruolo che la RAI ha avuto in questo Paese. Vorrei ricordare come forse negli anni '60 essa ha svolto un ruolo quasi di unificazione del nostro Paese, che per lingua e per cultura aveva moltissime identità diverse. Quindi, ha svolto un importantissimo ruolo che sempre di più sta perdendo.
Questa crisi, particolarmente grave, sta accadendo nel momento in cui siamo in una fase non solo di passaggio, siamo oltre. Pensiamo alla questione del digitale terrestre, a quanto sta crescendo l'ascolto televisivo satellitare. Quando avvengono queste grandi trasformazioni, quando vi è un ridisegno, si compiono concentrazioni, verticalizzazioni, l'azienda pubblica è particolarmente in crisi. Non solo. Gli investimenti sul digitale fino ad oggi sono stati non adeguati.
Il ministro Padoa-Schioppa ci ha descritto - ahimè - una situazione anche dal punto di vista economico e degli assets industriali particolarmente grave, persino più grave di quanto indicato nella premesse della nostra proposta di risoluzione.
I motivi sono moltissimi, legati non soltanto alla scarsità di risorse ma anche al deterioramento che sempre di più tende ad accentuare le fragilità pericolose insite nella governance della RAI e le preoccupanti situazioni di crisi che si evidenziano in continuazione. Questa situazione sta portando in particolare ad un impoverimento non solo in termini tecnologici, ma anche ad una umiliazione delle tante professionalità che operano all'interno della RAI, che in questi anni hanno visto gradualmente umiliato il proprio ruolo.
Inoltre, sempre sul fronte delle professionalità, all'interno dell'azienda si assiste da una parte ad un uso sempre più spregiudicato di appalti esterni, come nel caso dei programmi della prima serata che sono in gran parte dati in appalto a società esterne, dall'altra contemporaneamente ad un ricorso sempre più accentuato a forme di lavoro precario. Si stanno creando situazioni piuttosto complesse che rischiano di determinare il venir meno di un rapporto che la RAI aveva avuto nei confronti dei cittadini del Paese, che ormai stentano a riconoscerla nel suo ruolo di servizio pubblico. Piuttosto finiscono per sentirla sempre di più, proprio per le pratiche di spartizione e consociativismo che imperversano - ma molti altri aggettivi si potrebbero usare - come il luogo supremo delle spartizioni.
La situazione attuale, proprio per i problemi che ho finora elencato, rischia di non mettere più l'azienda nelle condizioni di lanciare un'offerta di contenuti adeguati, non solo per un problema di risorse insufficienti rispetto alle quali andrebbero immaginati cospicui investimenti - e i dati forniti dal Ministro da questo punto di vista sono significativi - ma soprattutto per i ritardi particolarmente gravi che si stanno accumulando nel settore dell'innovazione dei media. Basta pensare alla vicenda del portale RAI che risulta spesso privo di risorse e di personale e in una certa misura abbandonato a se stesso. Sembra quasi che tutti gli aspetti relativi all'interattività siano stati completamente trascurati.
Con riferimento poi al pluralismo, rilevo che la situazione si sta particolarmente aggravando. L'attuale Consiglio di amministrazione è stato finora inadeguato non solo sul fronte della concorrenza e del ruolo del servizio pubblico, ma anche del pluralismo. È un problema molto serio. I temi che non rientrano nell'ambito del chiacchiericcio politico sono spesso completamente ignorati dall'informazione RAI e ciò è grave, gravissimo. Il pluralismo non si sostanzia in una divisione dei tempi da dedicare all'informazione, a seconda della forza politica, ma nei contenuti che si offrono. Da questo punto di vista si assiste ad un impoverimento grave, gravissimo, che si vuole denunciare in questa sede.
In maniera sommessa voglio sottolineare che l'avvicendamento di Petroni con Fabiani - scelta del tutto legittima - è da questo punto di vista insufficiente. Non credo che tale sostituzione potrà da sola rimettere in sesto la situazione attuale della RAI rispetto alla quale, trattandosi di problemi di carattere strategico, occorre un cambiamento forte.
Devo aggiungere, altrettanto sommessamente, che abbiamo qualche perplessità - chiamiamola così - sulla scelta di Fabiani; lo diciamo con tranquillità e serenità. Credo che probabilmente la RAI avrebbe avuto bisogno di una scelta diversa, che ponesse minori problemi sotto il profilo dei conflitti di competenza e d'interesse.
Dico quindi chiaramente che è ora di cambiare. Nella nostra proposta di risoluzione, in modo chiaro, preciso e limpido, chiediamo, innanzitutto, che si metta mano finalmente al piano industriale. Il problema, infatti,è strategico: è necessario riconfigurare il piano strategico ed industriale sulla mission della RAI. Chiediamo inoltre che, ove ciò non avvenga in tempi rapidi, entro un dato termine, si facciano i passi necessari per l'azzeramento stesso della RAI.
Sia ieri che oggi ho sentito varie voci sull'autonomia. Credo che abbiamo il dovere, in quest'Aula, di ricordare al servizio pubblico e alla RAI qual è la sua mission e di richiamare le questioni serie che stanno ponendo la RAI al di fuori da ogni possibilità di innovazione. È necessario inoltre richiedere con forza - e in questo il Parlamento è sovrano - che si faccia un passo importante per ricollocare la RAI su un asse di informazione pluralistica, legata alla cultura. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo).



 


Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani
Tel. 06.67.06.21.84/5 - Fax 06.68.64.457