|
Signor
Presidente, la discussione in atto sarebbe stato bene farla
anche precedentemente. Abbiamo discusso molto - ahimè -
nella scorsa legislatura, durante l'iter della legge
Gasparri, che - mi rivolgo ai tanti che nella scorsa
legislatura ne hanno seguito da vicino l'iter- ha avuto gli
effetti che avevamo indicato: ha cioè aggravato una
situazione della RAI già profondamente in crisi.
La condizione di crescente precarietà della RAI si è
ulteriormente aggravata anche a seguito della legge Gasparri.
Non sono tra quelli che attribuiscono solo a questo tutto
ciò - sarebbe assurdo - ma è come se la RAI, la più grande
azienda pubblica nella cultura e nella formazione del nostro
Paese, avesse negli ultimi anni sempre di più perso il senso
della sua missione.
Oggi però dovremo ridiscutere e rimettere al centro la
missione della RAI e del servizio pubblico, che è
strettamente legata al pluralismo, all'essere l'agente
culturale del Paese, ruolo che la RAI ha avuto in questo
Paese. Vorrei ricordare come forse negli anni '60 essa ha
svolto un ruolo quasi di unificazione del nostro Paese, che
per lingua e per cultura aveva moltissime identità diverse.
Quindi, ha svolto un importantissimo ruolo che sempre di più
sta perdendo.
Questa crisi, particolarmente grave, sta accadendo nel
momento in cui siamo in una fase non solo di passaggio,
siamo oltre. Pensiamo alla questione del digitale terrestre,
a quanto sta crescendo l'ascolto televisivo satellitare.
Quando avvengono queste grandi trasformazioni, quando vi è
un ridisegno, si compiono concentrazioni, verticalizzazioni,
l'azienda pubblica è particolarmente in crisi. Non solo. Gli
investimenti sul digitale fino ad oggi sono stati non
adeguati.
Il ministro Padoa-Schioppa ci ha descritto - ahimè - una
situazione anche dal punto di vista economico e degli assets
industriali particolarmente grave, persino più grave di
quanto indicato nella premesse della nostra proposta di
risoluzione.
I motivi sono moltissimi, legati non soltanto alla scarsità
di risorse ma anche al deterioramento che sempre di più
tende ad accentuare le fragilità pericolose insite nella
governance della RAI e le preoccupanti situazioni di crisi
che si evidenziano in continuazione. Questa situazione sta
portando in particolare ad un impoverimento non solo in
termini tecnologici, ma anche ad una umiliazione delle tante
professionalità che operano all'interno della RAI, che in
questi anni hanno visto gradualmente umiliato il proprio
ruolo.
Inoltre, sempre sul fronte delle professionalità,
all'interno dell'azienda si assiste da una parte ad un uso
sempre più spregiudicato di appalti esterni, come nel caso
dei programmi della prima serata che sono in gran parte dati
in appalto a società esterne, dall'altra contemporaneamente
ad un ricorso sempre più accentuato a forme di lavoro
precario. Si stanno creando situazioni piuttosto complesse
che rischiano di determinare il venir meno di un rapporto
che la RAI aveva avuto nei confronti dei cittadini del
Paese, che ormai stentano a riconoscerla nel suo ruolo di
servizio pubblico. Piuttosto finiscono per sentirla sempre
di più, proprio per le pratiche di spartizione e
consociativismo che imperversano - ma molti altri aggettivi
si potrebbero usare - come il luogo supremo delle
spartizioni.
La situazione attuale, proprio per i problemi che ho finora
elencato, rischia di non mettere più l'azienda nelle
condizioni di lanciare un'offerta di contenuti adeguati, non
solo per un problema di risorse insufficienti rispetto alle
quali andrebbero immaginati cospicui investimenti - e i dati
forniti dal Ministro da questo punto di vista sono
significativi - ma soprattutto per i ritardi particolarmente
gravi che si stanno accumulando nel settore dell'innovazione
dei media. Basta pensare alla vicenda del portale RAI che
risulta spesso privo di risorse e di personale e in una
certa misura abbandonato a se stesso. Sembra quasi che tutti
gli aspetti relativi all'interattività siano stati
completamente trascurati.
Con riferimento poi al pluralismo, rilevo che la situazione
si sta particolarmente aggravando. L'attuale Consiglio di
amministrazione è stato finora inadeguato non solo sul
fronte della concorrenza e del ruolo del servizio pubblico,
ma anche del pluralismo. È un problema molto serio. I temi
che non rientrano nell'ambito del chiacchiericcio politico
sono spesso completamente ignorati dall'informazione RAI e
ciò è grave, gravissimo. Il pluralismo non si sostanzia in
una divisione dei tempi da dedicare all'informazione, a
seconda della forza politica, ma nei contenuti che si
offrono. Da questo punto di vista si assiste ad un
impoverimento grave, gravissimo, che si vuole denunciare in
questa sede.
In maniera sommessa voglio sottolineare che l'avvicendamento
di Petroni con Fabiani - scelta del tutto legittima - è da
questo punto di vista insufficiente. Non credo che tale
sostituzione potrà da sola rimettere in sesto la situazione
attuale della RAI rispetto alla quale, trattandosi di
problemi di carattere strategico, occorre un cambiamento
forte.
Devo aggiungere, altrettanto sommessamente, che abbiamo
qualche perplessità - chiamiamola così - sulla scelta di
Fabiani; lo diciamo con tranquillità e serenità. Credo che
probabilmente la RAI avrebbe avuto bisogno di una scelta
diversa, che ponesse minori problemi sotto il profilo dei
conflitti di competenza e d'interesse.
Dico quindi chiaramente che è ora di cambiare. Nella nostra
proposta di risoluzione, in modo chiaro, preciso e limpido,
chiediamo, innanzitutto, che si metta mano finalmente al
piano industriale. Il problema, infatti,è strategico: è
necessario riconfigurare il piano strategico ed industriale
sulla mission della RAI. Chiediamo inoltre che, ove ciò non
avvenga in tempi rapidi, entro un dato termine, si facciano
i passi necessari per l'azzeramento stesso della RAI.
Sia ieri che oggi ho sentito varie voci sull'autonomia.
Credo che abbiamo il dovere, in quest'Aula, di ricordare al
servizio pubblico e alla RAI qual è la sua mission e di
richiamare le questioni serie che stanno ponendo la RAI al
di fuori da ogni possibilità di innovazione. È necessario
inoltre richiedere con forza - e in questo il Parlamento è
sovrano - che si faccia un passo importante per ricollocare
la RAI su un asse di informazione pluralistica, legata alla
cultura. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com e Ulivo). |