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L'intervento del senatore Armando Cossutta nel corso del dibattito sulle Comunicazioni del Governo sulla situazione nei Territori palestinesi

Signor Presidente, signor Vice ministro, senza retorica: 19 morti innocenti, forse di più, e fra questi otto bambini, e altri bambini ancora feriti gravemente, mutilati. L'ultima strage di Gaza pesa come un macigno e deve pesare. Deve pesare sul Governo israeliano e sul suo esercito, che continuano a percorrere la strada insensata di rappresaglie segnate, non come diciamo noi ma come dice Amnesty International, da un profondo disprezzo per la vita dei civili palestinesi.
Dal 2 novembre, data di inizio della nuova azione militare israeliana contro i palestinesi, i bambini uccisi sono 50. Dobbiamo ricordare che la popolazione della Striscia di Gaza è composta per il 50 per cento da minorenni e che la loro vita, da sempre, è fatta di terrore, denutrizione, reclusione nelle case, senza acqua e elettricità, bambini che non vanno più a scuola, che non godono di altra protezione che non sia quella dei loro genitori, protezione fragile, spesso impotente e perciò disperata.
Certo, tutti condanneranno questa strage e tutti, o quasi tutti, come sempre, deploreranno la linea di condotta di uno Stato che perennemente colloca sotto il titolo dell'autodifesa ogni atrocità commessa. Ma condanne e deplorazioni fin qui non hanno indotto Israele a un mutamento di rotta neppure parziale ed è per questo che questa strage deve pesare anche sull'insieme della comunità internazionale e, in primo luogo, voglio dirlo, sul Governo degli Stati Uniti, che più di chiunque altro incoraggia e ha incoraggiato sin qui il permanere della politica israeliana su questa strada insensata.
C'è da chiedersi: fino a quando ancora l'appoggio americano incondizionato ad Israele sarà cieco di fronte agli esiti ormai chiarissimi della propria stessa politica? C'è da chiedersi, mi auguro, se continuerà a essere indifferente alla frustrazione, alla collera, alla disperata e disperante violenza che genera in milioni di arabi che circondano Israele, ai quali ancora brucia quella prima risoluzione dell'ONU - è vero, senatore Andreotti - che indicava la soluzione del problema nella creazione di due Stati, soluzione che ha visto uno solo dei due Stati, quello israeliano, svilupparsi e inserirsi nella comunità internazionale, non già quello arabo‑palestinese. Perché, non c'è dubbio, l'insensatezza di quella politica è più evidente che mai e inizia a provocare vere e proprie sconfitte.
La sconfitta del presidente Bush con il corollario delle dimissioni del suo Ministro della guerra, la sconfitta di una linea, la quale, fondata sull'unilateralismo ha affidato unicamente alla forza e, di più, alla prepotenza e alla barbarie di guerre senza fine, senza dopoguerra, il problema del terrorismo e dell'instabilità di varie aree del mondo, a cominciare dal Medio Oriente.
Non basteranno le condanne e le deplorazioni per la strage di Gaza, ancor meno avranno efficacia gli appelli alla moderazione rivolti ora ai palestinesi. La strage di Gaza chiede giustizia, prima di tutto; giustizia va resa alle vittime; giustizia in luogo della vendetta, subito. Per questo il Consiglio di sicurezza, convocato d'urgenza, deve giungere a una risoluzione e deve imporne il rispetto, questa volta molto fermamente.
Il nostro Governo, reso più forte dal prestigio guadagnato grazie alla svolta in direzione di una politica di pace, si è attivato, lo riconosciamo con sincerità e anche con grande adesione, ma deve ancor più attivarsi, perché in quella sede si imbocchi con decisione la nuova strada di pace e si faccia di tutto in questa direzione: l'Italia, l'Europa e le Nazioni Unite. Soprattutto si incalzi la comunità internazionale, si faccia pressione perché Israele cessi subito definitivamente i raid e perché a garantire la sicurezza della popolazione palestinese e di quella israeliana sia una forza di interposizione sotto l'egida dell'ONU, come per il Libano.
Anche di fronte al calare delle possibilità, che tuttavia non vanno frustrate, di un nuovo Governo palestinese di unità nazionale, occorre operare per indurre Israele a riaprire un percorso di pace che porti verso l'obiettivo storico della costruzione dello Stato di Palestina, con capitale Gerusalemme Est.
È vero, onorevole Intini, tutto si tiene in Medio Oriente, ma la crisi più grave, madre di tutte le crisi, resta il conflitto di Israele contro la Palestina. La fine di questo conflitto è la maggiore garanzia per l'esistenza e la sicurezza stessa di Israele. La chiave del rapporto di Israele con il mondo arabo, con milioni, centinaia di milioni di arabi, per il presente e per il futuro, è la pace con i palestinesi. Gli israeliani si rendano conto che uscire dalla spirale di violenza con i palestinesi è la condizione principale per rafforzare la loro sicurezza.
Questo, come minimo, dobbiamo alle vittime innocenti di Gaza e ai milioni di innocenti che da troppo tempo da noi non si aspettano più nulla. La nostra rassegnazione acquiescente, dobbiamo saperlo, nelle aree martoriate della Terra genera vendetta e violenza all'infinito.
Aprire uno spiraglio di speranza, onorevole Intini, signor Presidente, fa parte dei nostri doveri, delle nostre responsabilità in faccia al presente e al futuro. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, RC-SE e Ulivo).



 


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