Torna alla Home page I Senatori Verdi Tutti i disegni di Legge Incontri Documenti Contattaci Link utili


L'intervento del senatore Mauro Bulgarelli nel corso della   discussione generale sulla mozione n. 73 (testo 2) sui diritti umani in Birmania

BULGARELLI (IU-Verdi-Com). Signor Presidente, intervengo, a nome del Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani, per esprimere il nostro voto favorevole, anche se ci saremmo aspettati pieno accoglimento da parte del Governo di questo atto di sindacato ispettivo.
Colgo anche l'occasione per aggiungere la mia firma a questo atto di sindacato ispettivo, che probabilmente mi era sfuggito, in cui la senatrice Soliani è stata più che esaustiva. Analizzando l'atto oggi in esame in riferimento al penultimo paragrafo del dispositivo, in cui si chiede che «sia garantita la piena facoltà di espressione a tutti gli esponenti della Lega nazionale per la democrazia in Birmania», concordando sul fatto che la Lega nazionale per la democrazia in Birmania è l'organizzazione, il partito politico che meglio rappresenta Aung San Suu Kyi, proponiamo di allargare il concetto richiamando il fatto che alle elezioni del 1990 si presentarono oltre 20 partiti politici ai quali oggi non è dato neppure diritto di tribuna in quel Paese (in cui vige un regime militare, come dicevamo) e che ad essi viene oggi negata qualsiasi tipo di espressione democratica interna.
Parlare di Aung San Suu Kyi oggi vuol quindi dire parlare della Birmania, di un Paese martoriato da decenni di violenta dittatura, che ha imposto l'arbitrio come legge e come modalità di governo. Va anche ricordato che esiste una campagna in favore della Birmania lanciata nel nostro Paese da un sindacato, la CISL, ma anche da associazioni e organizzazioni ecologiste come il WWF, Greenpeace e Legambiente, attraverso la quale è stato offerto lo spaccato di un Paese che ha raggiunto il triste primato di essere il primo produttore di metanfetamina al mondo, il secondo per la produzione di oppio (la Birmania rientra nel cosiddetto triangolo d'oro), il primo quanto a presenza di bambini‑soldato e di lavoro forzato. Si tratta, dunque, di un Paese che non appare spesso sui media e all'attenzione dell'ordine pubblico proprio per la violenta censura interna che viene esercitata da quello che di fatto è un regime.
Ricordava prima la senatrice Soliani le spese militari sostenute in quel Paese, dove d'altronde vige una dittatura militare: pensate che ha il quindicesimo esercito al mondo ed è il decimo Paese quanto a spese militari. Questa è la Birmania.
Del Nobel per la pace abbiamo già parlato, ma bisogna parlare anche delle centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini tuttora costretti al lavoro forzato da parte sia dei militari che delle autorità locali, persone spesso obbligate a deportazioni forzate in un Paese in cui sono comuni la detenzione, le esecuzioni, le torture, gli stupri che vengono utilizzati come mezzi di potere. Nonostante questo, le associazioni della vita civile, compresi i sindacati (va ricordato che il sindacato birmano, l'FTUB, è stato dichiarato organizzazione terroristica dal regime militare) proseguono le manifestazioni di protesta: le ultime sono avvenute nel mese di agosto; in Parlamento e sicuramente come Gruppo, non possiamo che esprimere, credo, preoccupazione per il numero di arresti effettuato nell'occasione, del quale non abbiamo una stima precisa, in quanto non sappiamo quante siano le persone arrestate nel corso delle manifestazioni che - va ribadito - sono di tipo pacifico e contro una dittatura militare.
Da questo punto di vista, accanto alle violazioni dei fondamentali diritti umani e del lavoro - anche a questo ha dato risalto la senatrice Soliani - vi è pure la gravissima violazione dei diritti ambientali: la distruzione e il taglio illegale delle foreste di tek, il dissennato sfruttamento minerario, la costruzione delle dighe sul fiume Salween che ridurranno alla povertà oltre 500.000 contadini e pescatori, danneggiando irrimediabilmente l'ecosistema locale. Ecosistema già danneggiato anche dalla dittatura militare presente all'interno di quel Paese.
Sappiamo che il Governo sta monitorando la situazione in Birmania. L'abbiamo colto anche il sette di questo mese, nelle dichiarazioni assolutamente condivisibili rilasciate in quel caso dal sottosegretario Vernetti: chiediamo un maggiore impegno in tal senso.
Il Gruppo cui appartengo ed io personalmente non concordiamo con l'adozione di forme di boicottaggio perché la storia, la politica ci insegnano che tutti i boicottaggi di tipo economico e culturali adottati nei confronti di altri Paesi hanno sempre comportato il peggioramento della vita e delle condizioni delle persone che vivono in quei Paesi, soprattutto dei bambini. Purtroppo, anche noi abbiamo preso parte a queste forme di «dissuasione» (così si dice in politichese), ad esempio, nei confronti dell'Iraq, oppure nei confronti di Cuba e di altri Paesi.
Chiediamo però che questa posizione venga tenuta anche nei confronti di tutti gli altri Paesi altrimenti vi sarà sempre - citando Orwell - qualcuno che è più uguale degli altri, il famoso undicesimo comandamento.
Crediamo, quindi, che da parte del Governo vi debba essere una presa di posizione chiara all'interno di tutti gli Organismi internazionali, come viene chiesto dall'atto ispettivo presentato dalla senatrice Soliani, senza timori, tentando contemporaneamente di fare tutto il lavoro possibile per riuscire a trovare una soluzione anche se credo sia inutile perché, considerata la situazione presente in quel Paese, trovo difficoltà a credere che una via troppo diplomatica possa aiutare la democrazia.
Pertanto, forme di pressione sicuramente sì, facendo però attenzione a non danneggiare ulteriormente le condizioni della popolazione civile in quel Paese, anche perché i dati ci dicono che le conseguenze delle guerre a livello globale e delle varie forme di boicottaggio sono subite, per il 90 per cento, dalla popolazione civile; sicuramente non da chi detiene il potere all'interno di quei territori. (Applausi dai Gruppi IU-Verdi-Com, RC-SE e SDSE).



 


Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti Italiani                                           
Tel. 06.67.06.21.84/5 - Fax 06.68.64.457