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Intervengo, a
nome del Gruppo Insieme con l'Unione Verdi-Comunisti
Italiani, per esprimere un voto naturalmente favorevole a
questo decreto.
Quando il 22 settembre scorso il Governo ha emanato il
decreto-legge n. 259, recante disposizioni urgenti per il
riordino della normativa in tema di intercettazioni
telefoniche, sono state quasi all'unanimità riconosciute la
necessità e l'urgenza di questo provvedimento. In
particolare, il decreto è stato salutato positivamente da
tutte le parti politiche e nessuna ne ha messo in
discussione i requisiti costituzionali.
Questo anche perché, come è noto, il Governo aveva, con
correttezza e sensibilità istituzionale, tenuto conto della
delicatezza della materia trattata, aveva preventivamente
informato autorevoli esponenti dell'opposizione delle linee
di intervento e delle misure contenute nel decreto stesso,
come ha ricordato in Aula, ad inizio seduta, il relatore
Salvi, presidente della Commissione giustizia. Questo non ha
impedito una seria ed approfondita analisi del contenuto
normativo del provvedimento, nel momento in cui se ne
decideva la conversione in legge.
Il lavoro svolto dal Senato, nel quadro della tutela della
privacy, si è indirizzato prevalentemente nel garantire un
migliore bilanciamento degli interessi costituzionali in
gioco, nel condividere l'obiettivo del rafforzamento del
contrasto alla detenzione di materiali abusivi e di dossier,
la cui formazione va impedita anche con un serio
inasprimento delle pene, tra l'altro previsto dal decreto
per chi dovesse rendere pubblici i contenuti del lavoro di
dossieraggio illegale. Ci si è concentrati nella definizione
o nella migliore specificamente di elementi che potessero
garantire anzitutto la parte offesa, anche in termini di
risarcimento.
Se le operazioni di distruzione avvengono con modalità tali
da assicurare il rispetto di tutte le garanzie necessarie al
pieno esercizio dei diritti di difesa, preferibilmente nel
contraddittorio delle parti, davanti al giudice e, comunque,
con garanzie di riservatezza, si può allora affermare che il
lavoro di affinamento del testo ha raggiunto un obiettivo,
direi, assai importante. Sul punto si è avuta ampia
convergenza, essendo obiettivo comune quello di prevedere
particolarità di conservazione del materiale per lo stretto
tempo di attesa della realizzazione del contraddittorio
sulla sua distruzione.
La finalità del decreto-legge era quindi non solo e non
tanto quella di fornire una prima risposta ad una emergenza
sul fronte di garanzia della privacy, ma anche di offrire
garanzie per tutti - com'è stato contrassegnato in Aula da
diversi colleghi, tra cui il senatore Tibaldi e la senatrice
Boccia - compresa la collettività, nella trattazione dei
dati protetti da parte di chiunque. È, quindi, un
provvedimento di tutela generale quello che siamo chiamati a
convertire in legge. Certamente, nell'effettuare una
valutazione sul testo, non si può prescindere dalle
condizioni - queste, sì, davvero straordinarie e
preoccupanti - che ne hanno determinato l'emanazione.
A partire da una lunga e complessa indagine della
magistratura e grazie ad un coraggioso lavoro giornalistico
d'inchiesta, è emersa una realtà illegale consolidatasi nel
corso di almeno un decennio e talmente ramificata da far
asserire a qualcuno che la stessa democrazia era a rischio.
La democrazia ha, per fortuna, strumenti d'intervento ancora
efficaci: una magistratura indipendente ed autonoma, una
libera stampa ed anche un Parlamento, che è chiamato a
varare tutte le misure idonee ad evitare che il sistema
illegale scoperto abbia a perpetuarsi o a ripetersi.
Non dobbiamo mai dimenticare che ciò con cui ci si deve
misurare è un fatto di portata difficilmente comparabile con
analoghe vicende nella storia repubblicana, se non altro per
ampiezza e caratteristiche del sistema illegale e delle sue
«vittime». Se, infatti, per un decennio sono stati
abusivamente raccolti dati riguardanti migliaia di
cittadini, appartenenti alle più svariate categorie
(dall'operaio al vip della finanza, dal politico alla
soubrette dello spettacolo, dal calciatore al dipendente
aziendale o al semplice cittadino «cliente»), vuol dire che
si va ben oltre un ristretto gruppo di soggetti, in una
specie di organizzazione affaristica piramidale, annidatasi
all'interno di una grande impresa di telecomunicazioni, per
altro dichiaratasi parte lesa.
I giudici che hanno vagliato, nell'ambito delle indagini
preliminari, le evidenze raccolte dal pubblico ministero
hanno infatti parlato di un vero e proprio sistema, che,
grazie ad una consistente, per non dire enorme,
disponibilità di denaro, commissionava e gestiva un
complesso di indagini parallele. Il pagamento di attività
corruttive e l'utilizzo di opache collaborazioni, finanziate
con fondi drenati alle imprese, sarebbero stati utilizzati
per migliaia di intercettazioni telefoniche illegali
(intendendo con tale termine la raccolta dei dati e dei
tabulati), pedinamenti, sistemi di videosorveglianza e
software, sfociati - quantomeno dal 1997 ad oggi - in un
immenso archivio segreto, in cui si schedavano dipendenti,
finanzieri, manager e politici.
Ma oggi siamo chiamati a dirimere una questione che va ben
oltre tale specifica vicenda, che è in fase di accertamento.
Le parole di allarme democratico del presidente Prodi,
allora, sono pienamente giustificate e devono far
riflettere, ma questo ben al di là del singolo caso
giudiziario, per quanto grave e preoccupante.
Se è vero che per qualcuno è stato impossibile controllare
al terminale SDI delle forze dell'ordine i precedenti di
polizia del personale che sarebbe stato assunto e che
venivano compiuti e reiterati accessi abusivi al sistema
dell'anagrafe tributaria (nell'ambito di una pluralità di
operazioni dai nomi fantasiosi, che consistevano
nell'illegale incursione all'interno delle migliori banche
dati informatiche, con tanto di tariffario per la
compravendita dei dati e dei tabulati telefonici di ignari
cittadini: da 250 fino ad un massimo di 1.500-2.000 euro),
com'è possibile non intervenire con norme adeguate?
Se è vero che i dati sensibili (numeri di telefono,
riferimenti bancari e vite private dei singoli cittadini)
venivano raccolti in dossier dai nomi in codice e con
sistemi di schedatura e controlli sul territorio attuati da
una pluralità di soggetti (investigatori, pubblici
dipendenti infedeli, eccetera) che per denaro vendevano
informazioni, è evidente che vi è una grave falla nei
sistemi di controllo, anche se in recenti audizioni - così è
stato, ma sono ancora in corso in Commissione giustizia -
molti esperti e vertici aziendali hanno offerto
rassicurazioni (tutte da verificare).
Che si trattasse di un dossieraggio illegale lo prova il
fatto che tale documentazione non doveva in alcun modo
essere conservata, tanta che «a partire da un certo momento
ha cominciato addirittura ad essere bruciata», come si legge
nell'ordinanza del GIP.
Ma se un caso specifico ha suscitato allarme nell'opinione
pubblica, dovere del Parlamento è di approvare leggi
generali capaci di prevenire simili situazioni nel futuro e
di regolare in modo efficace la materia.
Il decreto del Governo si è, dunque, posto come primo
obiettivo quello di sradicare la decennale prassi di
schedare, spiare, catalogare i cittadini di volta in volta
ritenuti di interesse e i loro numeri telefonici. Il decreto
modifica il codice di procedura penale per colpire questo
tipo di attività illegali, introduce nuovi reati e regola
alcuni rapporti civilistici in tema di risarcimento del
danno. Per questo, con una modifica apportata dalla
Commissione e votata all'unanimità (a parte alcuni voti
contrari) all'interno di questo Parlamento, siamo in qualche
modo riusciti a mitigare il problema e, soprattutto, il suo
effetto.
Ma siamo anche riusciti, in parte, a modificare in modo
positivo un decreto-legge nato come emergenziale, tanto è
vero che non siamo qui a parlare di decreto emergenziale.
Infatti, nel corso dell'esame parlamentare si è convenuto,
ad esempio, che la distruzione di questo materiale, che non
sarebbe mai dovuto esistere, rappresenti il punto centrale
dello stesso provvedimento poiché l'illegalità della
formazione, anche per garantire il diritto della difesa, può
essere stabilita nel contraddittorio delle parti.
Si è pensato fosse più utile individuare un meccanismo per
cui fosse il giudice dell'udienza preliminare, con decreto
motivato, a disporre la distruzione.
È, dunque, ragionevole pensare ad un sistema che assicuri
l'immediata secretazione del materiale e il divieto di
utilizzo dello stesso, il che non inibisce immediatamente e
del tutto un utilizzo a fini investigativi del corpo del
reato.
Mi resta però un'ultima cosa da dire in chiusura. Fermo
restando il nostro voto favorevole, rimane un problema. Si è
parlato e discusso di intercettazioni illegittime, ma quante
volte le intercettazioni cosiddette legittime diventano
illegittime nell'uso che ne viene fatto da tutti i soggetti
che abbiamo citato ampiamente all'interno di questo
Parlamento?
Credo che questa sia la riflessione che tutti ci dobbiamo
porre per agire realmente dal punto di vista legislativo sul
tema più ampio delle intercettazioni tutte, naturalmente a
sistema di garanzia nei confronti dei cittadini e tenendo
conto fino in fondo della privacy. (Applausi dai Gruppi
IU-Verdi-Com e RC-SE). |