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“Con un articolo
ampio ed allarmato il Sole 24 ore di ieri commenta le novità
introdotte in finanziaria sugli atipici: in particolare quelle
riferite al trattamento economico e previdenziale di questi
lavoratori”. Lo afferma il senatore del Pdci Dino Tibaldi,
membro della Commissione Lavoro a palazzo Madama per il Gruppo
Verdi-Pdci. “Non trovo assolutamente un’ingerenza del Parlamento
aver voluto entrare in merito alla salvaguardia dei trattamenti
in essere per i co.co.pro. e co.co.co. con una norma che
definisce che i due terzi dell’aumento dell’aliquota sia a
carico dei datori di lavoro, al fine di evitare quanto è
successo la vota precedente quando l’aliquota passò dal 14 al
19, scaricandosi tutta sui lavoratori; infatti il loro salario
medio è sceso da 12.500 euro a 10.700. Non si tratta di una
“blindatura” come sostiene l’articolista ma della semplice
sottolineatura di quanto previsto dalla legislazione. Sulla
questione relativa ai trattamenti economici dei co.co.pro.,
anch’essa contenuta al comma 774, che prevede che si debba fare
riferimento per il salario ai contratti nazionali di settore,
mentre non stupisce lo stupore di Bombassei, trovo singolare
addirittura imputare alla norma in questione una capacità di
stravolgimento della legge 30. Senza dubbio il principio per il
quale mi sono battuto strenuamente affinché entrasse in
finanziaria, prevede migliori garanzie economiche per questi
lavoratori che nella stragrande maggioranza dei casi hanno
sottosalari e non sono nelle condizioni di arrivare a fine mese
e spesso hanno forme di lavoro dipendente mascherate da
co.co.pro., al fine di pagarli di meno, dargli meno diritti e
tanta precarietà.
Penso quindi che la norma sia coerente con i principi affermati
nel programma dell’Unione che si pone l’obiettivo di
un’equiparazione sia economica che dei diritti ai lavoratori a
tempo indeterminato. Non capisco – conclude l’esponente del Pdci
- come ci si possa allarmare e gridare allo scandalo se in
Parlamento si tenta di provvedere in questa direzione, a meno
che Confindustria non voglia continuare a perseverare nell’idea
che i salari dei lavoratori vadano ulteriormente tagliati.
Voglio loro ricordare che questa pratica (bassi salari e bassa
professionalità, eccesso di precariato) è stata una dei fattori
che ha portato al declino industriale ed alla caduta di
competitività del sistema Italia”. |