INTERROGAZIONI

Interrogazioni sulle misure per contrastare la riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia

(3-02305) (22 dicembre 2025)

Pogliese, Russo, Sallemi, Bevilacqua, Bucalo, Damante, Germanà, Lorefice, Musolino, Ternullo. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            il settore zootecnico, ed in particolare l'ambito ovi-caprino, rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana, sia per la consistenza numerica delle aziende presenti sul territorio regionale, sia per il significativo contributo in termini di occupazione e opportunità lavorative, soprattutto per i giovani allevatori, oltre a svolgere un ruolo centrale nella tutela e difesa del territorio, nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali e nella promozione turistica delle aree rurali;

            nonostante tale rilevanza strategica, in Sicilia si registra negli ultimi mesi una marcata e repentina riduzione del prezzo del latte ovi-caprino, che è passato da valori superiori a 1,50 euro al litro, con punte fino a 1,60 euro registrate solo pochi mesi fa, agli attuali 1,00-1,10 euro al litro, livelli che risultano spesso inferiori ai costi medi di produzione;

            tale andamento sta determinando gravi difficoltà economiche per le aziende zootecniche, già fortemente penalizzate dall'aumento dei costi energetici, dei mangimi e delle materie prime;

            il protrarsi di prezzi non remunerativi rischia di provocare la chiusura di numerose aziende, con conseguente perdita di occupazione, abbandono delle aree interne e compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            secondo quanto segnalato dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori del settore, le dinamiche di formazione del prezzo del latte sembrerebbero evidenziare la presenza di un mercato fortemente concentrato, con pochi soggetti acquirenti in grado di influenzare in modo determinante i prezzi, configurando potenziali assetti oligopolistici;

            tali assetti potrebbero favorire fenomeni speculativi che appaiono andare oltre le ordinarie dinamiche di domanda e offerta, incidendo negativamente sulla libera concorrenza e sulla giusta remunerazione dei produttori,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di queste dinamiche di mercato e se non ritenga opportuno promuovere verifiche e monitoraggi, anche attraverso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di accertare l'eventuale presenza di comportamenti anticoncorrenziali o speculativi;

            quali strumenti di sostegno e tutela intenda attivare, anche in via straordinaria, per contrastare la drastica riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia e per salvaguardare la continuità produttiva delle aziende zootecniche siciliane e prevenire la compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            se non ritenga necessario avviare un tavolo di confronto con la Regione Siciliana, le organizzazioni professionali agricole e i rappresentanti della filiera, finalizzato all'individuazione di soluzioni strutturali e durature per riequilibrare il mercato del latte ovi-caprino.

(3-02392) (10 febbraio 2026) (già 4-02621) (27 dicembre 2025)

Nicita. - Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -

                    Premesso che:

            il settore zootecnico, e in particolare l'ambito ovi-caprino, rappresenta uno dei pilastri dell'agricoltura siciliana, sia per la consistenza numerica delle aziende presenti sul territorio regionale, sia per il significativo contributo in termini di occupazione e opportunità lavorative, soprattutto per i giovani allevatori, oltre a svolgere un ruolo centrale nella tutela e difesa del territorio, nella valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali e nella promozione turistica delle aree rurali;

            nonostante tale rilevanza strategica, in Sicilia si registra negli ultimi mesi una marcata e repentina riduzione del prezzo del latte ovi-caprino, che è passato da valori superiori a 1,50 euro al litro, con punte fino a 1,60 euro registrate solo pochi mesi fa, agli attuali 1,00-1,10 euro al litro, livelli che risultano spesso inferiori ai costi medi di produzione;

            tale andamento sta determinando gravi difficoltà economiche per le aziende zootecniche, già fortemente penalizzate dall'aumento dei costi energetici, dei mangimi e delle materie prime;

            il protrarsi di prezzi non remunerativi rischia di provocare la chiusura di numerose aziende, con conseguente perdita di occupazione, abbandono delle aree interne e compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            secondo quanto segnalato dalle organizzazioni di categoria e dagli operatori del settore, le dinamiche di formazione del prezzo del latte sembrerebbero evidenziare la presenza di un mercato fortemente concentrato, con pochi soggetti acquirenti in grado di influenzare in modo determinante i prezzi, configurando potenziali assetti oligopolistici;

            tali assetti potrebbero favorire fenomeni speculativi che appaiono andare oltre le ordinarie dinamiche di domanda e offerta, incidendo negativamente sulla libera concorrenza e sulla giusta remunerazione dei produttori,

            si chiede di sapere:

            quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per contrastare la drastica riduzione del prezzo del latte ovi-caprino in Sicilia e per garantire una remunerazione equa agli allevatori;

            se sia a conoscenza delle dinamiche di mercato descritte e se non ritenga opportuno promuovere verifiche e monitoraggi, anche attraverso un impulso all'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di accertare l'eventuale presenza di comportamenti anticoncorrenziali o speculativi;

            quali strumenti di sostegno e tutela intenda attivare, anche in via straordinaria, per salvaguardare la continuità produttiva delle aziende zootecniche siciliane e prevenire la compromissione del patrimonio zootecnico regionale;

            se non ritenga necessario avviare un tavolo di confronto con la Regione Siciliana, le organizzazioni professionali agricole e i rappresentanti della filiera, finalizzato all'individuazione di soluzioni strutturali e durature per riequilibrare il mercato del latte ovi-caprino.

Interrogazione sulla cessione della società IP al gruppo azero SOCAR

(3-02288) (10 dicembre 2025)

Leonardi, Nastri, Tubetti. - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e dell'ambiente e della sicurezza energetica -

                    Premesso che:

            nel settembre 2025 la proprietà della Italiana petroli (IP, controllata dalla famiglia Brachetti Peretti tramite il gruppo API) ha firmato un accordo vincolante per cedere il 99,82 per cento delle quote di IP alla State oil company of Azerbaijan Republic (SOCAR); la cessione include la raffineria di Falconara Marittima (Ancona), quella di Trecate (Novara), oltre a 4.500 stazioni di servizio a marchio IP e strutture logistiche e di stoccaggio;

            il perfezionamento è condizionato all'ottenimento delle autorizzazioni regolatorie, tra cui la verifica antitrust da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, i controlli su sovvenzioni estere e il vaglio governativo italiano sul "golden power" rispetto ad asset strategici come raffinerie e sicurezza energetica, ed è previsto entro il primo trimestre 2026, salvo ritardi nelle suddette autorizzazioni;

            IP ha attualmente circa 1.600 dipendenti, di cui 330 nella raffineria di Falconara, oltre a un indotto di circa 16.600 lavoratori nella rete distributiva; la raffineria è un sito di interesse nazionale (SIN) dal 2006, con varie bonifiche in corso, ed ha visto verificarsi alcuni incidenti; a seguito di diverse interrogazioni di consiglieri regionali rispetto a questioni occupazionali, alle bonifiche necessarie e ad altri aspetti ambientali, la Giunta delle Marche, che già si era attivata presso il Governo, ha risposto sottolineando la necessità di vigilanza sull'operazione;

            la seconda raffineria del gruppo API si trova a San Martino di Trecate (Novara), specializzata nella produzione di carburanti (benzina, diesel, kerosene per aviazione), con una capacità di raffinazione stimata intorno ai 6 milioni di tonnellate annue e una forza lavoro intorno ai 200-300 addetti fissi, oltre a un indotto locale significativo; è classificata impianto ad alto rischio di incidente rilevante (direttiva "Seveso III");

            presso il Parlamento europeo sono state presentate tre interrogazioni, da due rappresentanti dei Paesi Bassi, uno di ECR e uno del PPE, e da un rappresentante francese dei Patrioti, tutte a proposito della possibilità che la compagnia petrolifera statale dell'Azerbaigian SOCAR esporti gas proveniente dalla Russia, anche attraverso la collaborazione con Gazprom e Lukoil,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle prospettive di investimento di SOCAR sulle strutture in via di acquisizione del gruppo API, in particolare per la sicurezza e l'efficienza delle raffinerie di Falconara Marittima e San Martino di Trecate;

            quali prospettive occupazionali ci siano per i 1.600 dipendenti del gruppo API e per gli oltre 16.000 lavoratori dell'indotto;

            se sussistano preoccupazioni in relazione al possibile coinvolgimento di SOCAR nell'esportazione di petrolio russo, anche rispetto alle decisioni che l'Unione europea ha preso o potrebbe prendere nel prossimo futuro.

Interrogazione sulla crisi della Amom SpA di Badia al Pino (Arezzo)

(3-02311) (07 gennaio 2026)

Parrini, Franceschelli, Zambito. - Ai Ministri delle imprese e del made in Italy e del lavoro e delle politiche sociali -

                    Premesso che:

            la società Amom S.p.A., con sede a Badia al Pino, in provincia di Arezzo, è una storica realtà del territorio specializzata nella produzione di accessori e bigiotteria per l'alta moda. La Amom è stata acquisita nel 2021 dal gruppo svizzero Riri, facente parte a sua volta della multinazionale Oerlikon AG, con sede in Svizzera;

            in data 30 e 31 dicembre 2025, la proprietà ha comunicato, in modo unilaterale, tramite una riunione da remoto e con successive comunicazioni ufficiali, l'avvio della procedura di licenziamento collettivo per tutti i 70 dipendenti dello stabilimento di Badia al Pino, decretando di fatto la cessazione dell'attività;

                    considerato che:

            i dipendenti erano da mesi in lotta per difendere il loro posto, con scioperi e presidi davanti alla fabbrica e avevano già accettato pesanti sacrifici per garantire la continuità produttiva attraverso il ricorso massiccio ad ammortizzatori sociali e a contratti di solidarietà attivati già nel maggio 2025, che hanno comportato, tra l'altro, una sensibile riduzione degli stipendi e della tredicesima mensilità;

            nonostante la disponibilità dei lavoratori e l'attivazione di un tavolo di salvaguardia presso la Regione Toscana, l'azienda ha sino ad oggi rifiutato ogni ipotesi di supporto o percorso alternativo volto a salvaguardare l'occupazione, dimostrando una totale chiusura verso le proposte istituzionali e sindacali;

            la condotta della multinazionale Oerlikon-Riri appare in contrasto con i principi di responsabilità sociale dichiarati nel proprio codice etico, scaricando sui lavoratori e sul territorio aretino il peso di scelte industriali e finanziarie prese altrove;

            anche la stessa modalità di comunicazione della chiusura dello stabilimento e dei conseguenti licenziamenti dei dipendenti, definita dai sindacati come un "messaggio di auguri virtuale" inviato dalla Svizzera per annunciare la perdita del lavoro, è da ritenersi gravemente irrispettosa della dignità dei lavoratori e della comunità locale;

            la FIOM CGIL e le altre rappresentanze sindacali hanno denunciato questo atteggiamento di totale "disprezzo" da parte della proprietà verso i lavoratori e le corrette relazioni industriali, sottolineando come l'azienda abbia scavalcato ogni forma di confronto preventivo;

            la medesima multinazionale aveva già proceduto, circa un anno e mezzo fa, alla chiusura di un altro sito produttivo in Toscana, la FCM di Campi Bisenzio (Firenze);

            il sindaco di Civitella in val di Chiana, esprimendo sdegno per quella che viene definita una "ferita sociale ed economica" per il territorio, ha chiesto l'immediato ritiro della procedura di licenziamento,

            si chiede di sapere:

            se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della procedura di licenziamento collettivo avviata dalla multinazionale Oerlikon-Riri presso lo stabilimento Amom di Badia al Pino e quali valutazioni intendano esprimere in merito alle modalità di gestione della crisi sinora adottate dai vertici aziendali della multinazionale;

            se non ritengano necessario convocare con massima urgenza un tavolo di confronto nazionale con la multunazionale svizzera, al fine di sollecitare il ritiro dei licenziamenti e l'individuazione di soluzioni che garantiscano la continuità produttiva e la tutela dei 70 posti di lavoro presso lo stabilimento di Badia al Pino;

            se il Ministro delle imprese e del made in Italy intenda attivare nel corso del nuovo anno specifiche misure per proteggere le eccellenze del made in Italy e del distretto orafo-accessorio aretino da manovre di disimpegno unilaterale da parte di gruppi multinazionali che, dopo aver acquisito storiche realtà locali, procedono alla loro chiusura senza esperire percorsi di rilancio o riconversione.

Interrogazione sulle criticità derivanti dai cantieri lungo la A14 nelle province di Teramo e Pescara

(3-02347) (21 gennaio 2026)

Fina. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti -

                    Premesso che:

            l'autostrada A14 Bologna-Taranto costituisce un'infrastruttura strategica di interesse nazionale ai sensi dell'art. 2, comma 2, del codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992) ed è parte integrante del corridoio adriatico, fondamentale per la continuità territoriale, la sicurezza dei trasporti, la mobilità pendolare e lo sviluppo economico del territorio abruzzese;

            nel tratto compreso tra Giulianova, Atri-Pineto, Roseto, Silvi e Città Sant'Angelo, ricadente nelle province di Teramo e Pescara, sono da mesi attivi numerosi cantieri programmati dal gestore dell'infrastruttura. Tali cantieri, caratterizzati da restringimenti di carreggiata, cambi di corsia, deviazioni notturne e significative riduzioni di velocità, generano rallentamenti persistenti e condizioni critiche per la sicurezza e la viabilità;

            un sondaggio promosso da CNA Fita Abruzzo e USARCI, realizzato su oltre 300 autotrasportatori, attesta che il 79 per cento degli operatori subisce almeno sei episodi mensili di blocco sul tratto Abruzzo-Marche della A14; il 21 per cento denuncia ritardi superiori a 60 minuti, il 45,9 per cento tra 30 e 60 minuti e il 30,7 per cento tra 15 e 30 minuti. Tali ritardi generano stress operativo e significativi aggravi economici sulle imprese del settore;

            secondo quanto riportato dalla stampa locale e dalle associazioni di categoria, i tempi di percorrenza risultano ormai insostenibili: per coprire il tratto Pineto-Città Sant'Angelo (19 chilometri) vengono oggi richiesti circa 100 minuti contro i 26 minuti ordinari, mentre sulla tratta Pescara-San Benedetto del Tronto si registrano rallentamenti prolungati e cronici. Tali circostanze certificano un grave squilibrio nella gestione dei cantieri e una compromissione sostanziale della funzione stessa dell'autostrada;

            ai sensi dell'art. 14 del codice della strada, il gestore dell'infrastruttura ha l'obbligo giuridico di "provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, assicurando la sicurezza e la fluidità della circolazione", nonché di predisporre adeguata segnaletica temporanea. Le condizioni attuali, tuttavia, risultano non rispondere ai criteri minimi di fluidità e prevedibilità richiesti dalla norma;

            diversi sindaci della costa teramana, nelle scorse settimane, hanno indirizzato formali richieste, con note protocollate, al gestore e agli enti competenti, sollecitando un quadro chiaro del cronoprogramma, un confronto istituzionale, informazioni tempestive sulle modifiche alla viabilità e l'adozione di misure di mitigazione dei disagi;

            gli articoli 6 e 7 del codice della strada disciplinano i poteri dell'ente proprietario e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in materia di regolamentazione della circolazione e gestione della sicurezza, prevedendo la possibilità di adottare misure straordinarie, ordinanze, limitazioni temporanee e interventi urgenti per salvaguardare il traffico e l'incolumità pubblica;

            è stato inoltre segnalato da numerosi Comuni costieri che, in occasione delle chiusure notturne dei caselli autostradali della A14, i mezzi pesanti (in particolare i TIR diretti verso il Sud e il Nord Italia) vengono obbligati a transitare all'interno dei centri urbani. La deviazione forzata è conseguenza diretta dell'assenza di un piano alternativo adeguatamente condiviso con le amministrazioni territoriali;

            questa situazione determina gravi ripercussioni sulla vivibilità e sulla sicurezza urbana, con attraversamenti continui di strade comunali non progettate per sostenere il volume e il peso di traffico pesante, soprattutto nelle ore notturne;

            il transito dei TIR provoca inoltre deterioramento accelerato dell'asfalto, danneggiamento del manto stradale, usura della segnaletica e vibrazioni degli edifici, con conseguenti costi straordinari di manutenzione che ricadono interamente sui bilanci comunali;

            tali costi, che comprendono rifacimenti stradali, interventi di ripristino, manutenzione urgente e messa in sicurezza, devono essere coperti attraverso fondi comunali già estremamente limitati. Si evidenzia che né lo Stato né il gestore autostradale riconoscono alcun ristoro per questi danni indiretti, costringendo i Comuni a sottrarre risorse da altri servizi essenziali;

            le amministrazioni comunali, insieme ai cittadini, manifestano ormai un forte stato di preoccupazione e crescente irritazione per una condizione non più sostenibile: la gestione dei cantieri autostradali sta infatti superando i limiti del disagio tollerabile, trasformandosi in un impatto economico e sociale che nessun ente locale può sopportare a tempo indeterminato;

            la programmazione dei lavori deve essere comunicata in modo trasparente e prevedibile agli enti territoriali, come stabilito dal principio di leale collaborazione sancito dall'articolo 120 della Costituzione;

            gli standard minimi di sicurezza previsti dalla normativa europea e nazionale impongono che ogni cantiere autostradale sia gestito con modalità tali da ridurre al minimo i disagi per gli utenti e che eventuali chiusure siano coordinate e motivate;

            l'assenza di un dialogo costante tra Ministero, Regione, Prefettura, Provincia, Comuni e gestore compromette la capacità del territorio di affrontare emergenze e programmare servizi essenziali,

            si chiede di sapere:

            se il Ministro in indirizzo intenda attivare un tavolo di coordinamento permanente, ai sensi degli articoli 6 e 14 del codice della strada, tra Ministero, Regione, Autostrade per l'Italia, Prefetture, Province e Comuni interessati;

            se si intenda adottare misure straordinarie quali: sospensione dei lavori in fasce orarie critiche, apertura temporanea di corsie aggiuntive, adeguamento della segnaletica e rafforzamento del presidio operativo;

            se siano allo studio forme di riduzione del pedaggio, esonero o ristoro, ai sensi dell'art. 37 del codice della strada, per utenti e imprese penalizzate dai gravi disagi.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA, AI SENSI DELL'ARTICOLO 151-BIS DEL REGOLAMENTO

Interrogazione sulla riapertura del tribunale di Alba

(3-02401) (11 febbraio 2026)

Bergesio, Romeo, Cantù. - Al Ministro della giustizia -

            Premesso che:

            il Tribunale di Alba è stato soppresso in attuazione del decreto legislativo 7 settembre 2012, n. 155, recante la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, nell'ambito della riorganizzazione della geografia giudiziaria;

            l'allora Ministro della giustizia Severino (Governo Monti) aveva infatti previsto la chiusura di 37 sedi, tribunali piccoli che però sono sempre stati considerati prioritari per il territorio;

            Cuneo, rispetto alle altre province, è stata particolarmente penalizzata, in quanto sono stati chiusi 3 su 4 tribunali presenti: Alba, Mondovì e Saluzzo;

            l'attuale Ministro della giustizia Nordio si è dimostrato aperto alla possibilità di una revisione della geografia giudiziaria e ha presentato, ad ottobre 2025, un disegno di legge volto a garantire una più efficiente distribuzione degli uffici giudiziari nel territorio nazionale, bilanciando le esigenze di prossimità della giustizia ai cittadini con quelle di efficienza e funzionalità del sistema giudiziario;

            nello specifico, il disegno di legge prevede l'istituzione di nuovi tribunali, ma non è prevista la riapertura del tribunale di Alba;

            il tribunale di Alba era ospitato in un palazzo che veniva concesso dal Comune in comodato di uso gratuito e costituiva presidio di riferimento per un territorio comprendente 79 comuni tra Langhe e Roero, per un bacino di utenza complessivo superiore ai 210.000 abitanti;

            il disegno di legge (AC 2646), al quale sono stati abbinati numerosi altri provvedimenti, risulta attualmente in discussione in II Commissione (Giustizia) e l'esame potrebbe rappresentare un momento di confronto sull'importanza delle riaperture dei tribunali soppressi;

            la distanza tra Alba e la sede del Tribunale accorpante di Asti è pari a circa 35 chilometri, con tempi medi di percorrenza che possono superare i 45 minuti, anche in considerazione della viabilità collinare e delle criticità infrastrutturali dell'area;

            il territorio interessato presenta un tessuto economico di primaria rilevanza nazionale, con centinaia di imprese vitivinicole, agroalimentari e manifatturiere, nonché un flusso turistico che negli ultimi anni ha raggiunto 2 milioni di presenze annue nell'area delle Langhe-Roero e Monferrato. Ad Alba è presente inoltre una casa circondariale;

            la soppressione del presidio giudiziario albese ha determinato l'accentramento presso il Tribunale di Asti di diverse migliaia di procedimenti civili e penali annui precedentemente trattati in loco, con conseguente aumento del carico di lavoro;

            la situazione ha comportato disagi concreti per cittadini, professionisti, forze dell'ordine e amministrazioni locali, incidendo sul principio di prossimità del servizio giustizia e generando un aggravio di costi diretti e indiretti per l'utenza;

            il Tribunale di Asti serve attualmente un bacino territoriale significativamente ampliato rispetto alla situazione precedente alla riforma del 2012, con inevitabili ripercussioni sull'organizzazione e sui tempi di definizione dei procedimenti;

            il principio costituzionale del buon andamento e dell'efficienza della pubblica amministrazione impone una verifica periodica dell'adeguatezza dell'assetto organizzativo degli uffici giudiziari rispetto alle esigenze dei territori,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere iniziative normative volte all'immediata riapertura del Tribunale di Alba, anche alla luce delle specificità socio-economiche del territorio, per garantire ad una parte consistente della popolazione della provincia di Cuneo (Langhe e del Roero) un accesso alla giustizia più rapido ed efficiente, e un presidio per sicurezza e legalità.

Interrogazione sulle misure per rafforzare il principio di certezza della pena per soggetti già condannati

(3-02397) (11 febbraio 2026)

Paita, Scalfarotto, Renzi, Enrico Borghi, Fregolent, Furlan, Musolino, Sbrollini. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            la cronaca degli ultimi mesi, ad avviso degli interroganti, sta restituendo un Paese sempre più insicuro e pericoloso, e testimonia il fallimento del Governo sulle politiche di sicurezza promosse nel corso della Legislatura, le quali risultano essere meramente propagandistiche e ignorano la mancanza di certezza della pena per i soggetti che hanno commesso reati;

            lo scorso 29 dicembre Aurora Livoli, diciannovenne, è stata assassinata nel cortile di un palazzo di Milano: il reo confesso, con diversi precedenti per rapina aggravata e violenza sessuale, era irregolare nel nostro Paese dal 2019, fermato dalle forze dell'ordine prima dell'omicidio, nonché soggetto a richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Monza per un caso di violenza sessuale aggravata commessa nel giugno 2025;

            il 5 gennaio 2026 Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, è stato ucciso a coltellate nel parcheggio della stazione di Bologna: il sospettato era stato identificato dalla polizia ferroviaria pochi minuti prima dell'omicidio ed è noto per precedenti episodi legati ad ubriachezza molesta, porto abusivo di armi, oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni. Tra il 2023 e il 2025 era stato denunciato sette volte per porto di oggetti atti ad offendere, mentre il 23 dicembre scorso era stato oggetto di un decreto di allontanamento mai eseguito;

            questi inaccettabili casi di cronaca testimoniano l'incapacità del Governo nel gestire la pubblica sicurezza, consegnando ai cittadini un Paese più fragile e meno sicuro: non è ammissibile che soggetti che sono indagati per violenze sessuali e con a carico precedenti per reati violenti ovvero soggetti che si sono distinti per la reiterazione di condotte socialmente pericolose e oggetti di provvedimenti di espulsione possano circolare a piede libero, con il rischio, come tragicamente è accaduto, che compiano ulteriori reati;

            è necessario che il Ministro in indirizzo abbandoni il ricorso a politiche esclusivamente repressive per risolvere problemi legati alla pubblica sicurezza, una soluzione del tutto fallimentare come i dati e i fatti dimostrano, introducendo invece nei prossimi provvedimenti misure volte a rafforzare la certezza della pena per i soggetti che hanno commesso reati, sono ritenuti socialmente pericolosi ovvero sono stati soggetti a decreti di allontanamento,

            si chiede di sapere quali misure il Ministro in indirizzo intenda adottare, affinché nel nostro Paese sia rinforzato il principio della certezza della pena per soggetti condannati, che si sono macchiati di reiterate condotte socialmente pericolose ovvero che sono stati oggetto di decreti di allontanamento, alla luce di recenti episodi di cronaca, che hanno testimoniato una profonda inefficienza in tal senso.

Interrogazione sul piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 del Ministero della giustizia

(3-02398) (11 febbraio 2026)

Gelmini, Biancofiore. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            il dibattito pubblico ha registrato negli scorsi giorni un aspro confronto, tra il Ministero della giustizia e le principali sigle sindacali rappresentative del comparto della giustizia, rispetto ad un tema che dovrebbe invece, ad avviso delle interroganti, suscitare unicamente, ed in modo unanime e condiviso, piena soddisfazione per il raggiungimento di un risultato di vastissima portata: la recente approvazione, da parte del Ministero della giustizia, del piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) 2026-2028;

            pur trattandosi di un documento il cui aggiornamento è previsto per tutte le amministrazioni pubbliche con cadenza annuale, e precisamente entro il 31 gennaio di ogni anno, il piano appena adottato dal Ministero della giustizia appare, per i propri contenuti e per i risultati raggiunti, un risultato di storica portata, nella misura in cui esso risolve una serie di criticità che da molto tempo investono il comparto, specie in termini di soddisfazione e stabilizzazione del fabbisogno di personale;

            il suddetto piano costituisce infatti lo strumento di programmazione che le amministrazioni pubbliche adottano, ai sensi dell'art. 6 del decreto-legge 29 giugno 2021, n. 80, proprio ai fini di una pianificazione e programmazione integrata, tra l'altro, degli atti della governance, degli obiettivi della performance organizzativa e individuale, delle misure previste per la gestione del rischio corruttivo e dei fabbisogni di personale e delle linee di sviluppo di ciascuna amministrazione;

            nel comparto della giustizia (settore cruciale per la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini) le tematiche citate, ed in particolare il tema della stabilizzazione del personale, erano notoriamente da molto tempo in attesa di risposte;

            si tratta infatti di un documento cruciale, fortemente atteso in primis dai lavoratori e dalle lavoratrici impiegati negli uffici giudiziari (con particolare riguardo al personale assunto nell'ambito del PNRR);

            le stabilizzazioni certe assicurate dall'approvazione del piano sarebbero, come ivi riportato, 9.368, con un incremento rispetto alla previsione iniziale quantificata in 6.000 unità;

            il piano non riguarda solamente le stabilizzazioni ma, secondo quanto comunicato dallo stesso Ministero, andrebbe anche a determinare una serie di soluzioni a questioni di fondamentale rilevanza rimaste nell'incertezza sino a questo momento;

            in particolare, esso consentirà, secondo quanto riferito dal Ministero, lo sblocco di 1.500 progressioni verticali in deroga, e la stabilizzazione degli ex tirocinanti calabresi, problematica, quest'ultima, che viene definita e superata dopo un lungo periodo di trascinamenti, tra proroghe e rinvii;

            resta in fase di definizione, sempre secondo quanto comunicato dal Ministero, la questione della stabilizzazione di ulteriori 1.843 unità di personale, tema rispetto al quale il Ministero si è impegnato formalmente e sul quale sarebbero in corso, secondo quanto riferito, le verifiche tecniche e gli approfondimenti funzionali alla stabilizzazione di quest'ultima quota di personale,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga che il PIAO 2026-2028 appena approvato sia sufficiente a garantire la necessaria efficienza amministrativa degli uffici giudiziari interessati dalle stabilizzazioni da esso determinate ed entro quale tempistica ritenga di poter completare l'annunciata stabilizzazione dell'ultima tranche di lavoratori ed operatori del comparto, sulla quale ha già comunicato gli sforzi attualmente in atto per il raggiungimento di tale fondamentale obiettivo.

Interrogazione sullo svolgimento di indagini di polizia giudiziaria da parte dei Corpi di appartenenza degli indagati

(3-02396) (11 febbraio 2026)

Cucchi, De Cristofaro. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ribadito in modo costante che, ai sensi dell'articolo 2 della Convenzione, un'indagine su una morte avvenuta con il coinvolgimento di agenti dello Stato deve essere non solo effettiva, ma anche realmente indipendente, sin dalle sue primissime fasi;

            nella sentenza Magherini e altri contro Italia (15 gennaio 2026), la Corte ha accertato la violazione dell'articolo 2 sotto il profilo procedurale, rilevando che l'affidamento delle prime attività investigative a soggetti appartenenti allo stesso corpo e alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti ha compromesso irreversibilmente l'indagine, trasformandola in una violazione dei diritti fondamentali;

            analogamente, nella sentenza Alikaj e altri contro Italia (29 marzo 2011), la Corte ha affermato che la mancanza di indipendenza dell'indagine è di per sé sufficiente a determinare la violazione dell'articolo 2, a prescindere dall'esito penale del procedimento interno;

            tali pronunce evidenziano come indagini condotte da colleghi, superiori o appartenenti allo stesso apparato istituzionale degli agenti coinvolti nei fatti non siano compatibili con lo Stato di diritto, poiché minano la credibilità dell'accertamento, favoriscono l'impunità e svuotano di contenuto la tutela del diritto alla vita;

            nonostante la chiarezza della giurisprudenza europea, nel nostro ordinamento continuano a verificarsi casi in cui il requisito dell'indipendenza investigativa viene sistematicamente sacrificato, con il risultato di esporre lo Stato italiano a condanne reiterate e di negare giustizia alle vittime e ai loro familiari,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga gravemente incompatibile con i principi costituzionali e convenzionali che l'Italia continui a consentire indagini su morti causate o avvenute durante interventi delle forze dell'ordine affidate, a seguito della delega del magistrato inquirente, anche solo nelle fasi iniziali a soggetti appartenenti allo stesso corpo o alla stessa catena gerarchica degli agenti coinvolti, e quali iniziative urgenti intenda assumere per impedire che la violazione del requisito di indipendenza (già più volte censurata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo) continui a tradursi in una sistematica negazione del diritto alla verità e alla giustizia.

Interrogazione sulle modalità di ricerca delle prove in fase inquirente

(3-02400) (11 febbraio 2026)

Cataldi. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            Monica Busetto, operatrice sociosanitaria di Mestre, sconta da 12 anni una condanna a 25 anni di reclusione per l'omicidio della dirimpettaia Lida Taffi Pamio, 87 anni, uccisa con quaranta coltellate il 20 dicembre 2012 nella sua abitazione di via Vespucci a Mestre;

            la condanna fu chiesta a suo tempo dalla Procura di Venezia sulla base di una prova considerata "regina": una collanina spezzata rinvenuta nell'abitazione della Busetto che la Procura di Venezia ritenne essere quella strappata dal collo della vittima durante l'aggressione;

            si apprende, inoltre, che sulla collana erano state effettuate ben tre analisi volte a individuare il DNA della vittima. Le tre analisi avevano dato esito negativo;

            successivamente era stata fatta una quarta prova del DNA sulla collana, ma il monile era stato trasportato insieme ad altri reperti esponendolo ad alta probabilità di contaminazione;

            infatti erano comparsi solo tre picogrammi di DNA: una quantità infinitesimale incompatibile con la dinamica dell'omicidio e frutto evidente di una contaminazione;

            la Procura sostenne, senza una base scientifica, che la collanina sequestrata avesse la stessa lunghezza di quella della vittima, anche in assenza di alcun rilievo fotografico che mostrasse per intero la collana di Lida Taffi Pamio;

            nel corso delle indagini, inoltre, sul luogo che fu teatro del delitto, non fu trovata alcuna traccia del DNA della Busetto. Fu trovato invece il DNA di un'altra donna (Susanna Lazzarini) che successivamente ha confessato dichiarando in tre distinti interrogatori di essere stata lei l'unica autrice dell'omicidio. Susanna Lazzarini viene così condannata come unica autrice del delitto;

            Monica Busetto resta però in carcere e il procuratore aggiunto della Procura di Venezia dichiarò pubblicamente che fosse plausibile che avessero commesso l'omicidio insieme. Ciò anche se tra le due donne non c'era stato alcun contatto neppure telefonico;

            la trasmissione televisiva "Le Iene" alcuni mesi fa ha cercato e trovato negli album di famiglia una fotografia degli anni '80 che mostra chiaramente la collana della vittima;

            tre periti forensi indipendenti, utilizzando software di fotogrammetria forense, hanno accertato che la collana della signora Taffi Pamio misurava tra 66 e 74 centimetri, mentre quella sequestrata in casa Busetto misurava 58 centimetri;

            da tali assunti emerge che non si tratti della stessa collana e a carico della Busetto dunque non c'è nessun elemento di prova e nessun indizio, per cui non dovrebbe essere in carcere;

            per lo stesso omicidio oggi risultano paradossalmente condannate due donne diverse. La Lazzarini non solo è rea confessa, il DNA è la prova della sua colpevolezza;

            considerato che, a parere dell'interrogante:

            tale ricostruzione fa sorgere dubbi sull'approccio investigativo orientato esclusivamente alla ricerca di prove a carico dell'imputata, anziché alla ricerca della verità;

            sembrerebbe difatti omessa una ricerca approfondita negli album di famiglia, operazione elementare che una trasmissione televisiva ha compiuto in soli 10 giorni e che avrebbe potuto evitare 12 anni di detenzione a una persona innocente,

            si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga che il caso Busetto dimostri l'importanza che il pubblico ministero mantenga una cultura unitaria della giurisdizione, al fine di garantire la funzione di ricerca imparziale della verità e che ciò imponga una riconsiderazione della recente riforma sulla separazione delle carriere che rischia di essere una riforma a danno dei cittadini.

Interrogazione sulle recenti dichiarazioni del Ministro della giustizia circa i pericoli di un ritorno del terrorismo delle Brigate rosse

(3-02399) (11 febbraio 2026)

Boccia, Bazoli, Lorenzin, Mirabelli, Nicita, Zambito, Irto, Basso, D'Elia, Zampa, Rossomando, Verini. - Al Ministro della giustizia -

                    Premesso che:

            nel corso della conferenza stampa tenutasi in occasione della presentazione del nuovo decreto-legge in materia di sicurezza, il Ministro in indirizzo ha evocato il pericolo di un possibile ritorno delle Brigate rosse, richiamando una delle stagioni più drammatiche della storia repubblicana;

            nello specifico, il Ministro ha dichiarato che: "cerchiamo, con un'attività di prevenzione e repressione di evitare che quei tristi momenti si ripetano";

                    considerato che:

            l'evocazione delle Brigate rosse, in assenza di elementi oggettivi che indichino la ricomparsa di un terrorismo organizzato di analoga natura, rischia di alimentare un clima di emergenza permanente e di risultare funzionale all'approccio securitario di questo Governo e molto lontano da politiche di prevenzione, coesione sociale e pacificazione;

            la sicurezza dei cittadini è un valore non negoziabile di ogni democrazia compiuta e l'ordine pubblico assume valenza cruciale, come dimostrano anche i recenti e purtroppo frequenti fatti di cronaca, che evidenziano come esista diffusamente nel Paese un problema di sicurezza reale e percepita, che il Governo non sa affrontare;

            le gravi ed inaccettabili violenze avvenute nel corso delle manifestazioni di Torino e Milano necessitano di una risposta responsabile e non strumentalmente volta a delegittimare il diritto di chi manifesta pacificamente;

            l'uso di richiami storici di tale portata da parte di un Ministro della Repubblica impone un particolare rigore, in ossequio ai principi di leale collaborazione tra poteri dello Stato e rispetto del ruolo del Parlamento;

            la correttezza istituzionale e il rispetto dei cittadini impone, inoltre, l'obbligo di avere riscontri oggettivi prima di evocare scenari emergenziali, soprattutto quando tali affermazioni accompagnano l'adozione di strumenti di decretazione d'urgenza in materia di ordine pubblico,

            si chiede di sapere in base a quali puntuali risultanze informative o investigative il Ministro in indirizzo abbia ritenuto di evocare pubblicamente il pericolo di un ritorno delle Brigate rosse e se tali affermazioni trovino fondamento in atti ufficiali, attività investigative o procedimenti giudiziari in corso e, in caso affermativo, se non ritenga di doverne riferire prontamente.

Interrogazione sul rafforzamento delle capacità amministrative dei Comuni

(3-02394) (11 febbraio 2026)

Gasparri, Damiani, De Rosa, Fazzone, Galliani, Lotito, Occhiuto, Paroli, Ronzulli, Rosso, Silvestro, Ternullo, Trevisi, Zanettin. - Al Ministro per la pubblica amministrazione -

                    Premesso che:

            i Comuni rappresentano il primo presidio istituzionale sul territorio e garantiscono servizi essenziali agli utenti, cittadini e imprese;

            la gran parte dei Comuni è costituita da enti di piccole dimensioni, spesso caratterizzati da una limitata dotazione organica e da difficoltà strutturali nel reperimento di personale qualificato, nonché nell'attuazione di processi di digitalizzazione;

            i vincoli di finanza pubblica, con il blocco del turnover, hanno determinato nel tempo una significativa riduzione delle capacità amministrative di tali enti;

            tali difficoltà rischiano di produrre ritardi nell'erogazione dei servizi ai cittadini e nella realizzazione degli investimenti pubblici, con conseguenze dirette sullo sviluppo delle aree interne,

            si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia intrapreso per rafforzare la capacità amministrativa dei Comuni, con particolare riferimento a quelli di minori dimensioni.

Interrogazione sul raggiungimento degli obiettivi del PNRR

(3-02402) (11 febbraio 2026)

Zedda, Malan, Terzi Di Sant'Agata, Speranzon, Sallemi, Scurria, Matera, Nastri, Pellegrino, Satta. - Al Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione -

                    Premesso che:

            l'attuale Governo, fin dal suo insediamento, ha posto la piena ed efficace attuazione del PNRR come priorità assoluta della sua azione, consapevole della responsabilità storica di utilizzare al meglio le risorse europee per il futuro della nazione;

            il rispetto delle scadenze, dei traguardi e degli obiettivi concordati con la Commissione europea è condizione imprescindibile per garantire il flusso dei finanziamenti e la credibilità del nostro Paese;

            il 30 dicembre 2025 l'Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento dell'ottava rata del piano nazionale di ripresa e resilienza e richiesto, nella medesima giornata, anche il pagamento della nona e penultima rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro;

            con il pagamento dell'ottava rata, l'importo ricevuto nell'ambito del PNRR sale a 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79 per cento della dotazione totale, a fronte di una media europea che si attesta intorno al 60 per cento;

            l'Italia si colloca tra gli Stati capofila in Europa per numero di obiettivi raggiunti e avanzamento finanziario del piano, trovandosi ora nella fase conclusiva della sua attuazione;

            la piena realizzazione del PNRR, in vista della decima e ultima rata prevista nel 2026, è fondamentale per garantire che le riforme e gli investimenti previsti producano effetti duraturi sullo sviluppo economico e sociale della nazione, rafforzando la competitività dell'Italia in Europa e nel contesto internazionale,

            si chiede di sapere quale sia lo stato di conseguimento dei traguardi e degli obiettivi connessi alla nona rata del piano e quali siano le tempistiche previste per il relativo pagamento.