SENATO DELLA
REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA
433ª SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 8 Luglio 2003
(Pomeridiana)
(2175) Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, per poter affrontare nel merito le questioni connesse al provvedimento alla nostra attenzione, è necessario svolgere alcune considerazioni generali e interrogarsi sulla filosofia che sottende a questo disegno di legge ed anche sul contesto nel quale viene a collocarsi.
Prima
di analizzare la proposta del Governo, bisognerebbe infatti porsi alcune
domande. Innanzitutto, come mai la questione del sistema informativo assume un
ruolo talmente centrale nella vita politica del nostro Paese? Come mai, nel
discutere del riassetto di tale sistema e delle regole ad esso necessarie, ci si
trova ad affrontare problemi di costituzionalità, di democrazia a rischio, si
è costretti ad appellarsi alle parole del Presidente della Repubblica?
Domande, queste, che trovano
risposta solo qualora ci si soffermi a considerare le politiche complessive di
questo Governo, che spesso manifestano una pericolosa commistione tra un
iperliberismo sfrenato ed il perseguimento di interessi meramente privati.
Ecco allora che ci si spiega
anche come mai si ha questa stretta sul terreno dell'informazione e per quale
motivo, in questo preciso momento, il sistema informativo diventa il crocevia di
questioni così delicate e anche di intolleranze così forti da parte delle
forze che sostengono questo Governo.
È evidente che, sul piano
strategico, questo Governo, le forze che lo sostengono e il Presidente del
Consiglio, individuano anche nel sistema informativo pubblico, oltre che nella
potenza di quello privato, il bandolo mediante il quale ricostruire un sistema
di consensi che, invece, sta venendo clamorosamente meno.
Per questa ragione, per questa
difficoltà, il controllo, la stretta sul sistema informativo, diventa
l'obiettivo da perseguire e da raggiungere per avviare, appunto, un processo di
riproduzione di quel consenso. È del tutto evidente che, in questa maniera, con
questo provvedimento, si tenta di suggellare istituzionalmente tale disegno.
Ed ecco pronti i presupposti per
cui, ancora una volta, a dispetto di qualsiasi volontà interlocutoria, il
dibattito parlamentare (che pure aveva modificato ed in parte arginato la
portata devastante di questo disegno di legge) viene svilito, in Commissione, a
colpi di maggioranza e di blitz notturni, tanto cari a questo Governo.
Il testo che quindi ci perviene
è stato praticamente riscritto come era nella sua versione originaria, anzi
modificato in peggio nella sostanza e nella forma. Un testo che disattende
completamente le raccomandazioni del presidente Ciampi sul rispetto della
sentenza della Consulta in difesa del pluralismo televisivo e informativo e sul
divieto di posizioni dominanti.
La vostra proposta ha fatto
rizzare i capelli anche ai sindacati, i quali hanno dichiarato che «l'approvazione
di questo testo di legge consoliderebbe l'attuale assetto di monopolio e
aggraverebbe i problemi di pluralismo e libertà dell'informazione, in una fase
in cui l'omologazione, la rappresentazione a voce unica, l'intolleranza e le
censure verso gli operatori dell'informazione sono costanti».
Insomma, quello che ci troviamo
di fronte è un testo non solo incostituzionale ma, addirittura, tagliato su
misura per gli interessi del Premier, riconfermando come il conflitto di
interessi sia uno degli assi centrali della vita politica italiana. Un testo che
sfrutta meccanismi ed escamotage al limite del truffaldino per rendere
inapplicabili alcune norme.
D'altronde, basta avere riguardo
al merito del provvedimento: vengono violati i principi del pluralismo e della
concorrenza, eliminando ogni limite antitrust. Il tetto del 20 per cento
imposto all'acquisizione di risorse è determinato in base ad una gamma di
variabili il cui calcolo è così difficile da risultare impossibile. A tal
fine, con un escamotage intelligente, ma pur sempre visibile, considerate
l'innovazione tecnologica, la diffusione digitale, equivalente ai network
analogici.
Inoltre, l'indefinitezza di
alcune norme e la totale parzialità di altre non fanno che favorire gli
interessi del Premier. Basti pensare a ciò che rappresenta il cuore di
questo provvedimento: il sistema integrato delle comunicazioni, che permette al
gruppo di Berlusconi di crescere ancora e di acquistare anche quotidiani ed
emittenti radiofoniche.
Il testo uscito dalla
Commissione ripristina, nella sostanza, il vecchio articolo 15, che alla Camera
era stato modificato grazie ad un emendamento dell'onorevole Giulietti, fissando
al 20 per cento dell'insieme delle risorse del sistema integrato delle
comunicazioni il tetto antitrust.
Nella sostanza, questo articolo
consentirà a Mediaset uno strapotere mediatico, permettendo all'azienda della
famiglia Berlusconi di crescere ancora aggirando ogni limite, anche quello che
fino ad oggi impediva a proprietari di televisioni di acquisire, ad esempio,
quotidiani. Ma non basta. È stata di fatto restituita a Mediaset Rete 4,
aggirando anche la Consulta (che con una sentenza aveva stabilito che entro il
prossimo dicembre doveva finire sul satellite).
Ma non è ancora tutto; al
peggio non c'è mai fine. Non vengono solo abbattute tutte le barriere previste
dalle leggi Mammì del 1990 e Maccanico del 1997, ma si ampliano, a danno della
carta stampata, le maglie della raccolta pubblicitaria delle televisioni. Martedì
notte, con un vero blitz, il Polo ha fatto passare la norma che consente
alle telepromozioni di restare fuori dal computo del tetto orario di
affollamento (18 per cento) previsto per gli spot in tv.
Infine, bisogna purtroppo
affrontare l'altro punto nevralgico di questo disegno di legge: la
privatizzazione della RAI. Il testo licenziato dalla Commissione lavori pubblici
per quanto riguarda la RAI prevede che entro il 31 gennaio 2004 si avvii la
privatizzazione attraverso un'offerta pubblica di vendita, con un limite al
possesso azionario dell'1 per cento. Dopo il 31 dicembre 2003 sarà anche
possibile cedere rami d'azienda, intraprendendo così la rovinosa strada della
privatizzazione totale dell'azienda pubblica.
Il consiglio d'amministrazione
di viale Mazzini sarà composto da nove membri. Nella fase transitoria, fino
alla chiusura della prima offerta pubblica di vendita, sette consiglieri saranno
nominati dalla Commissione di vigilanza, uno sarà direttamente espressione del
Governo, nominato dall'azionista, cioè dal ministero dell'Economia, che
indicherà anche il nome del presidente.
In tempi non sospetti, nel 1974,
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 225, aveva esplicitamente vietato la
dipendenza diretta degli organi di governo della RAI dall'Esecutivo, ma ecco che
a quasi trent'anni di distanza il centro-destra ci propone di far diventare il
consiglio di amministrazione della RAI una dépendance diretta del
Tesoro.
Insomma, per la RAI il futuro
sembra essere da incubo. Sarà privatizzata seguendo il modello della public
company e non si escludono i soggetti concorrenti dalla possibile
acquisizione di quote. La vostra proposta non solo non risana l'Azienda, che
rimane ancora un corpo indistinto nel quale convivono testate e reti, produzioni
e gestione immobiliari, corporate con troppe funzioni, teche, gestioni
abbonamenti, un corpo molle soffocato oltre tutto da burocrazie e veti
incrociati delle funzioni di supporto, ma infligge anche il colpo definitivo che
la distruggerà prima che omologarla alla politica ed alla cultura del Governo
in carica.
Concludendo, insomma, ci preme
sottolineare che il tema decisivo dell'informazione pubblica e dell'azienda
pubblica rimane il cuore vero del problema dell'informazione.
Per noi, la risorsa
dell'informazione è un bene strategico e pubblico ed è per questo che
intendiamo promuovere, ritornando sul tema dell'azienda pubblica, una grande
operazione culturale che consenta un più ricco ventaglio di conoscenze ed
alimenti uno spirito critico, non permeato dalle dinamiche di mercato.
Chi è oggi in grado,
nell'ambito di un bene così rilevante come quello dell'informazione, di
svolgere una funzione a redditività differita? Un operatore privato che,
invece, nella valutazione di costi e benefìci cerca il ritorno immediato? No.
Noi vi chiediamo una grande operazione a redditività differita con una
centralità dell'intervento pubblico; è un'operazione che parla dell'identità
e della civiltà culturale di questo Paese.
Una riforma, in realtà, sarebbe
necessaria. Quale deve essere il senso? Difendere la sfera pubblica ed allargare
la democrazia, ma voi andate nella direzione opposta ed in sintonia con
normative che tendono a negare spazi pubblici di democrazia per preservare la
discrezionalità dei poteri costituiti. Voi scambiate il termine pluralità con
il termine concorrenza e, per quanto riguarda l'antitrust e i limiti
della potenza dell'impresa privata nel settore informativo, volete che sia il
mercato a determinare le regole.
Avete abdicato a qualsiasi
funzione pubblica. Questa è la verità e lo dimostrate in ogni passaggio.
Cercheremo di bloccare questo vostro progetto, prima con la battaglia in
Parlamento, poi nel Paese.
SENATO DELLA
REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA
438ª SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO
LUNEDÌ 14 Luglio 2003
(2175) Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, ho presentato un emendamento analogo a quello in discussione, il 7.0.1. Mi associo quindi all'invito della collega Donati, sperando che il relatore e il Governo possano prestare attenzione all'esigenza rappresentata che è molto diffusa nel nostro Paese. Vi è infatti un fiorire di iniziative, come avvenne già negli anni '70 con la diffusione delle radio libere. Vi sono molte microtelevisioni, piccolissime emittenti che sfruttano i coni d'ombra, e non interferiscono quindi con il normale sistema delle concessioni televisive.
Come
diceva la collega Donati, il Governo su questo punto non ha dato risposte, perché,
chiaramente, viene data un'importanza maggiore ai problemi che si stanno
affrontando in queste ore e in questi giorni.
Credo tuttavia che una
riflessione vada fatta, tenuto conto delle dimensioni di queste emittenti e
delle possibilità che danno a moltissime realtà dell'associazionismo, in
genere giovanile. Esse esprimono l'esigenza di una maggiore partecipazione e di
una presenza e rappresentazione più attiva di chi in genere voce non ha, e
consentono quindi una valorizzazione delle esperienze a livello locale,
nell'ambito della libera espressione sancita dall'articolo 21 della nostra
Costituzione.
Chiedo pertanto un attimo di
attenzione e di riflessione da parte del relatore e del Governo, perché sia
accolto questo nostro emendamento.
Nel merito, dichiaro il voto
favorevole, se verranno messi ai voti, sui due emendamenti 7.41 e 7.600. Diamo
anche per illustrato il 7.0.1, che verrà esaminato più avanti.
SENATO DELLA
REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA
447ª SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 22 Luglio 2003
(Pomeridiana)
(2175) Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l'emanazione del testo unico della radiotelevisione
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, sull'informazione questo Governo e la sua maggioranza stanno operando una stretta molto forte, una stretta autoritaria.
Persino
il presidente degli editori si è espresso duramente contro questa proposta di
legge definendola non una legge di sistema, bensì «una legge di sistemazione
di certe situazioni anomale del nostro Paese».
E di situazioni anomale da
sistemare, tra le vostre file, ne avete non poche. Di interessi da favorire ne
avete fin troppi, e lo avete dimostrato in questi primi due anni di legislatura.
Ci troviamo a votare un testo
che, oltre che aggravare i problemi di pluralismo e libertà di informazione,
rappresenta un grosso regalo per l'azienda della famiglia Berlusconi.
È noto che il presidente
Berlusconi è titolare del più grande network privato italiano, ma è
anche editore di quotidiani, è a capo di un grande gruppo editoriale come
Mondadori, possiede una società di distribuzione di film e ha il controllo di
due concessionarie di pubblicità. Che il suo interesse privato condizioni le
scelte del Governo e della maggioranza è dunque più che un sospetto. Quando si
propone l'aumento degli spazi pubblicitari in tv, chi può negare che questo
provvedimento favorisca sfacciatamente chi già rastrella circa il 50 per cento
della torta pubblicitaria in Italia?
E a proposito di pressioni: come
spiegare la rimozione dei capi dei TG regionali, il caso Santoro, le
interferenze sulle redazioni e sui singoli giornalisti, le scalette dei TG
rovesciate, le inchieste trascurate, il degrado generale dell'informazione,
persino quella sportiva?
Il Governo, da un lato, vuole il
controllo dell'informazione, dall'altro, assicurare il controllo della maggior
parte delle risorse pubblicitarie all'azienda del Presidente del Consiglio, a
spese di un concorrente diretto come la RAI, e che si ritorce anche a danno dei
concorrenti indiretti e in particolare dei giornali. Ciò determina una
pericolosa emorragia di risorse pubblicitarie dalla carta stampata alla
televisione e dalla televisione pubblica a quella privata, a tutto vantaggio
dell'azienda-partito. Ci troveremo di fronte ad un «duopolio governativo» che
metterà fuori gioco tutti i concorrenti e limiterà molto la pluralità e il
diritto all'informazione.
Il disegno di legge non riforma,
bensì cristallizza l'assetto esistente del settore televisivo, che la Consulta
ha ritenuto non conforme al dettato della nostra Costituzione, mantenendo
l'anomalia del sistema televisivo italiano, con l'aggravante della abnorme
concentrazione delle risorse pubblicitarie.
Con questo provvedimento aprite
il processo di privatizzazione dell'informazione pubblica. Noi riteniamo che
questo rappresenti la morte dell'informazione libera e ci siamo battuti affinché
la RAI rimanesse pubblica, ravvisando in tale carattere una garanzia per la sua
autonomia e per il suo pluralismo.
Oggi, ci troviamo di fronte ad
un colpo di mano che punta a distruggere la RAI, ad omologarla alla politica e
alla cultura del Governo, rendendo il Consiglio d'amministrazione una «dépendance»
diretta del Ministero dell'economia. Volete una informazione totalmente
assoggettata alla volontà della maggioranza di Governo.
È evidente che in questa
maniera non avete alcuna intenzione di garantire il pluralismo nel sistema
informativo: un pluralismo fatto di culture e di realtà sociali. Ancora una
volta, con le scelte di questo Governo, la democrazia, i vostri interessi e i
poteri costituiti si trovano in posizione alternativa.
Noi saremo con la democrazia;
voi con i poteri forti!
Anche su questo terreno la
nostra battaglia continuerà non solo nelle Aule parlamentari, ma in tutto il
Paese, a cominciare da stasera qui a Roma, per continuare in autunno, legando la
battaglia per il diritto ad una informazione libera e plurale alla lotta per la
difesa dello Stato sociale e contro il massacro dei diritti del lavoro. (Applausi
dai Gruppi Misto-RC, Misto-Com, Misto-SDI, DS-U e Verdi-U. Congratulazioni).
SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA
498ª SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO
MARTEDÌ 2 Dicembre 2003
(2175-B) Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l’emanazione del testo unico della radiotelevisione
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, è ormai evidente a tutti che il tema dell’informazione ha assunto un ruolo centrale nella vita del Paese sotto il profilo costituzionale e dell’agibilità delle regole democratiche, dal momento che esso è diventato crocevia della commistione pericolosa del liberismo sfrenato di questo Governo e del perseguimento, da parte dell’Esecutivo, di interessi privati.
Parlare di riassetto del sistema radiotelevisivo vuol
dire parlare di mercato, di concorrenza e di democrazia, ma anche di libertà.
Potrà sembrare un’esagerazione, ma questa affermazione trova purtroppo riscontro
nelle tristi vicende di censura cui ci ha abituato questo Governo: vi sono stati
il caso Santoro, il caso Biagi, il caso Luttazzi e oggi vi è il caso Guzzanti.
Quante prove servono ancora per dimostrare che in Italia c’è un problema di
libertà di espressione?
Purtroppo la maggioranza, lungi dal prendere atto di questo problema,
avanza una proposta che ne acuisce la portata. Il disegno di legge che ci
proponete è come un enorme calderone, all’interno del quale vi sono tutti gli
elementi fondanti la politica della maggioranza: un miscuglio di liberismo,
autoritarismo, populismo e anche di pressappochismo con cui affrontate i temi
legislativi.
Nell’affrontare i problemi inerenti al sistema informativo pubblico ci
scontriamo innanzi tutto con gli interessi politici della maggioranza e quelli
privati del Presidente del Consiglio.
Oggi più che mai, il consenso che vi ha permesso di governare può
irrimediabilmente rompersi all’impatto con le riforme di questo Governo.
Di fronte al dramma della riforma del mercato del lavoro e del sistema
pensionistico, di fronte alla contestazione di milioni di lavoratori e alla
devastante crisi economica in cui continuate a trascinare questo Paese
incentivando privatizzazioni e tagli allo Stato sociale, rischiate un
blackout del consenso.
(Brusìo in Aula).
Signor Presidente, mi avvio a concludere lasciando agli atti la parte
finale del mio intervento.
PRESIDENTE. Senatore Sodano, proceda per il tempo a
sua disposizione, poi acquisiremo agli atti la parte finale del suo intervento.
SODANO Tommaso (Misto-RC).
Poco importa al Governo che la Corte costituzionale con la sentenza del 1974
abbia esplicitamente vietato la dipendenza diretta degli organi di governo della
RAI dall’Esecutivo.
La privatizzazione della RAI è in contrasto con le
decisioni della Corte, in particolare con la sentenza n. 58 del 1965, confermata
nello spirito da altra sentenza del 2002. Ma voi ci passate sopra come se nulla
fosse e fate in modo che anche dal punto di vista ....
(Brusìo in Aula).
Signor Presidente, è praticamente impossibile riuscire a parlare!
PRESIDENTE. Molti colleghi se ne sono andati, quindi
ci dovrebbe essere meno brusìo in Aula, invece persiste! Che dobbiamo fare?
SODANO Tommaso (Misto-RC).
Questo testo disattende le raccomandazioni della Corte e del presidente Ciampi
sul rispetto della sentenza della Consulta in difesa del pluralismo televisivo e
informativo, nonché sul divieto delle posizioni dominanti ponendosi fuori dalle
regole indicate dalle direttive europee. In pratica, esso prepara la strada per
un controllo dell’Esecutivo sugli organi di vigilanza dell’Antitrust.
Il tema dell’informazione dell’azienda pubblica rimane
il cuore vero del problema dell’informazione. Per noi la risorsa
dell’informazione è un bene strategico e pubblico ed è per questo che intendiamo
promuovere, ritornando sul tema dell’azienda pubblica, una grande operazione
culturale alternativa al vostro disegno strategico, che consenta un più ricco
ventaglio di conoscenze e alimenti uno spirito critico non permeato da dinamiche
di mercato.
Ci inquieta non poco l’abrogazione di quei punti della legge n. 249 del
1997, che permettevano alle Autorità per le telecomunicazioni di accertare le
posizioni dominanti. In questa maniera è del tutto evidente che non si
rintracceranno mai le posizioni dominanti del sistema informativo. In realtà,
per quanto riguarda l’Antitrust
e i limiti della potenza dell’impresa privata nel settore informativo volete che
sia il mercato a determinare le regole.
Vi sono diritti inalienabili, e oggi siamo di fronte ad un bivio: o si
investe sul rilancio della centralità del servizio pubblico dell’informazione.
Vi sono diritti inalienabili ed oggi siamo di fronte ad un bivio: o si investe sul rilancio della centralità del servizio pubblico dell’informazione e della comunicazione e sulla sua autonomia per lanciare una grande operazione culturale e democratica, o si sceglie la mercificazione, l’omologazione alle culture di mercato.
Quest’idea democratica del servizio pubblico come grande azienda culturale del Paese non c’era ieri e meno che mai oggi. Si allude ad un’altra idea di società; dunque, una riforma di tutt’altro segno sarebbe stata necessaria.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, il testo di legge che vi apprestate a votare contiene una palese violazione dei princìpi costituzionali di libertà e di democrazia. Ancora una volta praticate una violazione dell’ordinamento democratico pur di difendere gli interessi privati di Silvio Berlusconi.
Tutta la produzione legislativa è fortemente
condizionata da un conflitto di interessi irrisolto e dai connotati sempre più
preoccupanti. Eppure, nel contratto con gli italiani il Presidente del Consiglio
aveva assicurato che la legge sul conflitto di interessi sarebbe stata fatta
entro i primi cento giorni di Governo. Ad oggi non ve ne è traccia; anzi, le
leggi finora approvate hanno accentuato i problemi di concentrazione e favorito
i bilanci personali e aziendali del Capo del Governo.
È noto che il Presidente del Consiglio non solo è titolare di tre reti
televisive, ma è anche editore di quotidiani, è a capo di un grande gruppo
editoriale come Mondadori, possiede una società di distribuzione di film e ha il
controllo di due concessionarie di pubblicità.
Che il suo interesse privato condizioni le scelte del Governo e della
maggioranza è dunque più di un sospetto.
Quando si propone l’aumento degli spazi pubblicitari in tv, chi può
negare che questo provvedimento favorisca sfacciatamente chi già rastrella circa
il 50 per cento della torta pubblicitaria in Italia?
Un’altra legge vergogna, dunque, che legalizza il monopolio esistente,
sferrando un attacco frontale alla libertà di informazione e di espressione. Non
è esagerato affermare che, nel nostro Paese, è in discussione la libertà: come
spiegare altrimenti la cacciata dalla televisione di Biagi, Santoro, Luttazzi e,
in questi giorni, di Sabina Guzzanti? Come definire la censura di tutti i giorni
di pezzi importanti del Paese, delle lotte sociali e delle mobilitazioni dei
movimenti per un altro modello di società?
L’informazione è oggi lo strumento di cui il Governo intende servirsi
per ricostruire un consenso che si è incrinato. Di fronte al dramma della
precarietà lavorativa in cui volete costringere intere generazioni di giovani,
alla contestazione di lavoratori e pensionati, alla devastante crisi economica
in cui state trascinando l’Italia incentivando privatizzazioni e tagli allo
Stato sociale, rischiate un crollo del consenso. Ed è per questo che tentate,
attraverso una stretta autoritaria sul sistema informativo, di monopolizzare e
riconquistare il consenso.
Siamo davanti a un atto che rischia di distruggere la RAI,
assoggettandola alla volontà dell’Esecutivo, riducendo il consiglio di
amministrazione ad una diretta dipendenza del Ministero dell’economia.
Non garantite il pluralismo e con questa legge portate a casa ciò che vi
sta più a cuore: salvare Rete 4, eludere la sentenza della Corte costituzionale
e garantire gli interessi della Fininvest.
Passerete oggi in quest’Aula con un voto che è figlio della vostra
debolezza e della vostra dipendenza dal Capo, ma il vostro progetto verrà
sconfitto nel Paese, perché sta crescendo la consapevolezza democratica della
pericolosità di questo Governo e si stanno unificando le battaglie sulle
questioni democratiche e dei diritti con le grandi questioni sociali, a
cominciare dalla partecipazione di tutti alla manifestazione nazionale dei
sindacati in difesa delle pensioni, sabato prossimo.
(Applausi dai Gruppi Misto-RC, Misto-Com e DS-U. Congratulazioni).
SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA
582ª SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO
MERCOLEDÌ 7 Aprile 2004
(Antimeridiana)
(2175-B/bis) Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l’emanazione del testo unico della radiotelevisione
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quella del provvedimento in esame è una storia lunga e difficile, ma emblematica della cultura e dell’impianto politico di questa maggioranza: per l’ennesima volta, infatti, nell’ultimo anno e mezzo ci troviamo in quest’Aula a discuterne e ciò avviene dopo l’episodio, rilevante e significativo, del rinvio alle Camere, a norma dell’articolo 74 della Costituzione, per una nuova deliberazione, come da messaggio del Presidente della Repubblica del 15 dicembre 2003, un atto istituzionale di cui non sembra abbiate voluto minimamente tenere conto. I rilievi di costituzionalità sottolineati dal Presidente della Repubblica toccano le sentenze della Consulta nn. 466 del 2002 e 402 del 1994.
Questo provvedimento si è proposto di disciplinare
l’intero settore radiotelevisivo; discutiamo quindi di una legge di sistema, che
dovrebbe porsi come obiettivo quello di corrispondere all’interesse generale dei
cittadini e delle cittadine.
Il percorso di tale legge è stato segnato da sentenze costituzionali, da
richiami dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, dal messaggio del
Presidente della Repubblica, che nella sua funzione di garante della
Costituzione ha invitato il Parlamento a rivedere il testo in esame in quanto
contravviene apertamente al principio fondamentale del rispetto del diritto al
pluralismo dell’informazione e alla difesa degli spazi televisivi liberi,
affinché non siano del tutto sottoposti ad esigenze di mercato, e con la
garanzia di un sistema pubblico che possa assicurare realmente una informazione
equa e non di parte.
Un richiamo quindi ad un maggior rispetto del pluralismo
dell’informazione, alla difesa di spazi televisivi pubblici, nonché all’obbligo
del legislatore di contrastare la formazione di posizioni dominanti, come
indicano gli articoli 21 e 41 della nostra Costituzione.
Si tratta di richiami che voi avete completamente disatteso anche in
questo nuovo testo, il cui impianto resta per noi inaccettabile perché
cristallizza lo squilibrio di una situazione di fatto con una ulteriore proroga
di una condizione di illegalità ormai diffusa in questo settore; pensiamo alla
vicenda dell’occupazione delle emittenze.
Voi continuate a confondere pluralismo e concorrenza pensando che una
maggiore concorrenza sia garanzia di pluralismo, e così questa «Gasparri – Parte
II» licenziata dalla Camera dei deputati ripropone solo un menzognero
lifting.
Si tratta solo di un falso ed inefficace aggiustamento del sistema
integrato delle comunicazioni, che rappresenta il vero cuore ed il motore della
cosiddetta legge Gasparri, senza apportarvi neanche quelle minime precisazioni e
quegli adeguamenti che anche esponenti della vostra maggioranza avrebbero
richiesto.
Con il sistema integrato delle comunicazioni, definito opportunamente
un’anomalia nel panorama internazionale del settore radiotelevisivo, voi
impedite di fatto all’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato di
verificare la sussistenza di posizioni dominanti o di eccessi in quest’ambito.
Un sistema delle comunicazioni che, seppur dimagrito, include settori non
omogenei e diversificati, ma tra loro contigui.
La complessa vicenda dell’approvazione del provvedimento al nostro esame
testimonia l’estrema importanza e la rilevanza dell’argomento trattato, che
riteniamo fondante e centrale nella definizione di un sistema e di una società
che vogliamo democratici, pluralisti e garanti dei diritti di tutti. In tal
senso, giudichiamo grave ed indicativa la scelta di limitare la discussione alle
parti esplicitamente richiamate nel messaggio del Presidente della Repubblica
alle Camere, anche perché in tale messaggio si faceva esplicito riferimento alla
necessità di affrontare complessivamente l’intero impianto.
Si tratta di una scelta che consideriamo estremamente limitativa e
grave. Non voler cogliere l’indicazione generale e limitare la discussione solo
ad alcuni aspetti costituisce una forzatura, compiuta da questa maggioranza, che
riteniamo inaccettabile.
Signor Presidente, nella vita di un Paese il tema dell’informazione
assume, sul terreno della costituzionalità e delle regole democratiche,
un’importanza che non può essere elusa. Abbiamo più volte sottolineato che il
provvedimento al nostro esame vuole portare, nel settore della
telecomunicazione, ad una stretta autoritaria ed al consolidamento di un
monopolio che vede intrecciarsi pericolosi conflitti di interesse,
in primis quello del presidente del
Consiglio Berlusconi. Tutto ciò a discapito della libertà di informazione.
Siamo di fronte ad un provvedimento incostituzionale, come sostengono le
sentenze della Corte ed i rilievi contenuti nel messaggio del Presidente della
Repubblica, che nel testo che perviene alla nostra attenzione sono apertamente
elusi. Ma si tratta anche di un provvedimento politicamente immorale, che
rischia di distruggere la RAI, sostenendo il monopolio di posizioni forti, senza
combattere il gigantesco conflitto di interessi del Presidente del Consiglio, ma
prevedendo, anzi, meccanismi in grado di aggirare ed ignorare proprio quella
posizione dominante e quel conflitto.
Con questo provvedimento noi crediamo che venga meno anche il sostegno,
la difesa dell’azienda pubblica della RAI, che deve rispondere nella sua
gestione a determinati princìpi di fondo, e che credo che sia la condizione per
garantire l’esistenza del pluralismo informativo. Volete la diretta dipendenza
dagli ordini del Governo dell’azienda RAI; volete rendere l’azienda pubblica del
tutto subalterna alle scelte ed agli indirizzi politici del Governo!
Noi consideriamo questo provvedimento illegittimo, perché conferma le
posizioni dominanti, concentra le risorse pubblicitarie nell’ambito dei poteri
forti, cristallizza in modo illegale l’occupazione di frequenze.
Con queste pregiudiziali, noi vi invitiamo a fermarvi e ad esercitare la
vostra autonomia come parlamentari, come cercheremo di far noi come opposizione.
Preannuncio, quindi, il voto contrario alla proposta avanzata in quest’Aula dal
relatore, onorevole Grillo. (Applausi dal Gruppo
Misto-RC. Congratulazioni).
SENATO DELLA REPUBBLICA
XIV LEGISLATURA
594ª SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO
GIOVEDÌ 29 Aprile 2004
(2175-B/bis) Norme di principio in materia di assetto del sistema radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché delega al Governo per l’emanazione del testo unico della radiotelevisione
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, affermare che quello che stiamo trattando è un provvedimento scandaloso è davvero poca cosa. Gli interessi da difendere sono evidentemente troppo grossi per preoccuparsi dell’indignazione degli italiani. A nulla sono valse le indicazioni delle sentenze della Corte costituzionale e del messaggio del Presidente della Repubblica, che hanno avuto in comune il richiamo ad un maggior rispetto del pluralismo dell’informazione. Purtroppo, questi richiami hanno trovato una maggioranza sorda ed il testo continua a legittimare la condizione di illegalità diffusa in questo settore.
L’ultima versione della legge Gasparri realizza un
aggiustamento falso, formale e inefficace di un sistema truffaldino, quale il
sistema integrato delle comunicazioni.
L’essenza del provvedimento è una cristalizzazione di quei poteri forti,
di quelle posizioni dominanti, di quei conflitti di interesse di cui l’attuale
maggioranza è fortemente intrisa e attraversata, tanto da caratterizzarsi ormai
chiaramente come un vero e proprio comitato d’affari.
È impressionante come, nell’affrontare i problemi inerenti il sistema
pubblico, ci scontriamo innanzitutto con gli interessi politici della
maggioranza e con quelli privati del Presidente del Consiglio.
L’informazione oggi è il bandolo di cui il Governo, il Presidente del
Consiglio in primo luogo, intendono servirsi per ricostruire un consenso che si
è incrinato. Di fronte a un evidente blackout
del consenso, rispondete – come avete fatto a Melfi – con la repressione o
tentando di ingabbiare il pluralismo con un’operazione tutta anomala e illegale.
Lo spirito antidemocratico di questo provvedimento non può essere dunque
emendato, ma dev’essere debellato demolendone l’impianto strategico.
(Richiami del Presidente).
Quella della legge Gasparri è un’impostazione
ad personam che assegna odiosi privilegi all’interesse
privato.
Il Governo fa carta straccia dell’articolo 21 della Costituzione, senza
garantire il pluralismo delle voci, dei soggetti e della libera informazione
della stampa. La legge Gasparri rappresenta una chiara metafora della
maggioranza e della sua cultura politica. Non è neppure un caso che per tale via
ha inteso operare ancora un imbavagliamento del conflitto sociale, dei movimenti
della scuola, dell’università, del precariato, del lavoro e di quello per la
pace.
Non si può cancellare quanto sta accadendo nel Paese; non si possono
cancellare le immagini dei lavoratori e delle lavoratrici di Melfi che reclamano
un trattamento dignitoso e subiscono cariche indiscriminate; non si può
cancellare l’ondata di malcontento che attraversa il nostro Paese e che rischia
di travolgervi.
Il giudizio di Rifondazione Comunista su questo provvedimento è
estremamente negativo, ma non ci limiteremo ad esprimere in quest’Aula il nostro
voto contrario: faremo di tutto per renderne difficile l’applicazione reale nel
Paese, affiancheremo tutte le mobilitazioni che la società civile metterà in
campo contro quest’ennesimo schiaffo che il Governo intende dare alla democrazia
del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-RC,
Misto-Com e del senatore Bonavita. Congratulazioni).