2006
Ottobre 2006
Celebrazioni della Giornata delle Americhe
Il discorso dell'Ambasciatore degli Stati Uniti, Ronald P. Spogli
Desidero innanzitutto ringraziare il Presidente del Senato, anche se non è qui con noi, per aver voluto organizzare questo evento per celebrare insieme la Giornata delle Americhe, e per avermi invitato a partecipare e a parlare in un'occasione tanto speciale.
Un ringraziamento particolare al Vice Presidente Baccini, che ci ha accolto qui al Senato della Repubblica ed al Ministro D'Alema che ha attivamente partecipato all'ideazione di questa cerimonia così significativa. Un saluto ai colleghi Ambasciatori ed alle altre autorità qui presenti.
Questa è una data storica, una giornata in cui ricordiamo e celebriamo la scoperta del continente americano da parte di Cristoforo Colombo nel lontano 1492.
La storia ci dice che già precedentemente a tale data esistevano in quel continente una civiltà ed una cultura assai fiorenti, e sono svariate le testimonianze che indicano la presenza nelle Americhe di esploratori provenienti dall'Europa e dall'Asia già alcune centinaia di anni prima del viaggio di Cristoforo Colombo.
Ma il 12 ottobre 1492 rappresenta una svolta storica per i nostri rispettivi continenti: è il giorno in cui si è risvegliata in noi la consapevolezza di essere una regione del mondo destinata a svolgere un ruolo nella storia.
Quindi, sebbene altri possano rivendicare il diritto di essere stati i primi a giungere nelle Americhe dal Vecchio Mondo, Cristoforo Colombo è stato colui che ha indirizzato le Americhe verso un cammino di grandezza.
Si è spesso detto che Cristoforo Colombo ha scoperto l'America per conto della Spagna e dell'Europa, ma in realtà si è trattato di una scoperta reciproca. Al suo sbarco sul continente americano, Cristoforo Colombo sarà stato certamente affascinato (conquistato) dagli spazi immensi di quelle terre e dalle loro ricchezze naturali.
Le Americhe suscitarono in lui - e più tardi nei suoi conterranei europei - una sensazione di apertura verso opportunità illimitate e di liberazione dalle costrizioni sociali, religiose ed economiche allora esistenti in Europa.
Allo stesso tempo, Cristoforo Colombo ha aperto la strada a tutti coloro che sarebbero venuti in seguito a popolare i nostri continenti, portando con loro i vantaggi ed i benefici della cultura europea, quali sistemi di legge altamente sviluppati, cultura e basi filosofiche per un sistema di governo fondato sugli ideali dei diritti individuali ed umani.
Nei secoli successivi all'impresa di Cristoforo Colombo, le nostre culture e le nostre civiltà si sono legate tra loro in maniera indissolubile. Insieme, l'Europa e le Americhe sono state all'avanguardia nel disegnare e ridisegnare quel sistema imperfetto che chiamiamo democrazia.
Dal Rinascimento alla Rivoluzione Americana, dalla Rivoluzione Francese al movimento dei Diritti Civili americano degli anni '60, siamo stati continuamente impegnati in un processo di apprendimento ed adattamento che ancora oggi portiamo avanti collettivamente,
affinchè coloro che vivono nel nostro paese abbiamo maggiori opportunità a loro disposizione e nostre società traggano maggiori benefici dai sistemi di governo.
Sono proprio questi aspetti delle nostre società - il nostro credere nella democrazia, nella libertà e nei diritti umani, e non solamente la bellezza dei nostri paesaggi o l'abbondanza economica - che inducono popoli di altri continenti a lasciare la madre patria ed intraprendere lunghi viaggi alla scoperta delle nostre terre.
Sono convinto che tutto ciò che abbiamo imparato insieme nel corso dei secoli continuerà ad esserci di grande aiuto nell'accogliere ed ospitare coloro che scelgono il nostro paese come terra d'adozione.
Quando, cinquecento anni fa, decise di abbandonare la sicurezza del suolo europeo, Cristoforo Colombo non poteva certo immaginare i cambiamenti che sarebbero stati provocati dal suo storico viaggio, ma egli era determinato a lasciarsi guidare dal senso dell'avventura e dalla "curiositas" verso la scoperta di nuovi mondi.
Oggi celebriamo la figura ed il coraggio di un uomo - il nostro primo italo-americano, se vogliamo - e la sua importanza simbolica come anello di congiunzione tra i nostri due mondi. Dopo di lui, non abbiamo più considerato l'Oceano Atlantico come la fine tangibile del nostro mondo o come un ostacolo alla comunicazione.
Al contrario, siamo portati a considerare quell'oceano come una strada da percorrere tra le due parti della nostra coscienza collettiva. Non siamo più tre continenti separati da un oceano. Siamo diventati un unico popolo, unito dalla storia e dal linguaggio, da valori ed interessi comuni, talvolta a costo di tragiche perdite, ma anche ottenendo conquiste straordinarie. A volte abbiamo lottato l'uno contro l'altro, ma il più delle volte abbiamo lottato l'uno accanto all'altro. Non è solo il nostro meraviglioso passato che ci unisce, è anche la promessa di un futuro glorioso insieme. E' questo futuro che vale la pena di celebrare.
