2007
Marzo 2007
Avvertenza
Successivamente all'introduzione dell'euro, il Comitato di politica economica (EPC) dell'Unione europea avviò studi volti ad esaminare le conseguenze economiche e di bilancio dell'invecchiamento della popolazione, giungendo alla pubblicazione di proiezioni di spesa correlate all'età nel 2001 e nel 2003.
Sempre nel 2003, il Consiglio dei ministri economici e finanziari dell'Unione Europea ECOFIN incaricò l'EPC di realizzare una nuova serie di proiezioni di spesa pubblica per tutti e 25 gli Stati membri, riguardanti le pensioni, l'assistenza sanitaria, l'assistenza di lunga durata, l'istruzione, le indennità di disoccupazione e, là dove possibile, i contributi ai sistemi pensionistici o di previdenza sociale. Tale rapporto è stato pubblicato nel 2006, con il titolo: The impact of ageing on public expenditure: projections for the EU25 member States on pensions, health care, long-term care, education and unemployment transfers (2004-2050) - Report prepared by the Economic Politicy Committee and the European Commission (DG ECFIN). Esso consta di 207 pagine, cui vanno aggiunte le schede preparate dalle singole autorità nazionali, ed è disponibile solo in lingua inglese.
Stante il particolare interesse del documento, ma tenuto conto nel contempo della sua lunghezza, è parso opportuno mettere a disposizione la traduzione in lingua italiana (realizzata dall'unità interpreti e traduttori del Servizio affari internazionali del Senato) di una parte del capitolo iniziale, recante la sintesi dell'intero rapporto.
Sono in corso ampie variazioni demografiche
Nel 2050 la popolazione europea sarà lievemente meno numerosa e notevolmente più anziana. Si prevede che i tassi di fertilità in tutti i paesi rimarranno ben al di sotto del tasso di sostituzione naturale. Secondo le proiezioni, l'aspettativa di vita alla nascita, aumentata di circa 8 anni dal 1960 ad oggi, crescerà di altri 6 anni nei prossimi cinquant'anni. Tali tendenze saranno controbilanciate solo parzialmente dall'afflusso di immigrati.
La popolazione totale dell'UE25 registrerà un lieve calo passando da 457 a 454 milioni tra il 2004 e il 2050, ma maggiormente significative a livello economico saranno le forti variazioni nella struttura della popolazione per fasce di età. Partendo dal 2010, la popolazione in età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni) dovrebbe scendere di 48 milioni di persone (pari al 16%) entro il 2050. Per contro, nello stesso periodo la popolazione anziana con più di 65 anni registrerà un netto incremento, pari a 58 milioni (77%). Il tasso di dipendenza degli anziani, vale a dire il numero di persone con più di 65 anni in rapporto ai soggetti tra i 15 e i 64 anni, dovrebbe raddoppiare, raggiungendo il 51% nel 2050. In Europa si passerà dall'attuale rapporto di quattro persone in età lavorativa per ogni anziano a un rapporto di due a uno entro il 2050.
Il cambiamento avrà un forte impatto sull'andamento del mercato del lavoro
La proiezione della forza lavoro utilizzata per realizzare le proiezioni di bilancio correlate all'età fotografa l'impatto dell'invecchiamento demografico. Si prevede che il tasso di occupazione complessivo salirà dal 63% del 2003 al 64% nel 2010, fino a raggiungere il 70% previsto dall'obiettivo di Lisbona nel 2020. L'incremento proiettato è dovuto principalmente a maggiori tassi di occupazione femminile, che aumenteranno dal 55% del 2004 a quasi il 65% entro il 2025, man mano che andrà in pensione la fascia di donne anziane con basso tasso di occupazione, che sarà gradualmente sostituita da donne più giovani: l'obiettivo di un'occupazione femminile del 60% fissato a Lisbona sarà raggiunto nel 2010. Ancora più netta sarà, secondo le proiezioni, la crescita del tasso di occupazione dei lavoratori più anziani, che aumenterà di 19 punti percentuali, passando dal 40% del 2004 al 59% nel 2025.
Tale risultato supera di molto l'obiettivo di Lisbona del 50%, che dovrebbe essere raggiunto entro il 2013. La metà di tale aumento è riconducibile agli effetti positivi derivanti dalle riforme pensionistiche già varate, il che dimostra quali possono essere i potenziali benefici ottenibili attraverso riforme strutturali.
Tuttavia, le forze demografiche prevarranno ed il numero di occupati finirà per diminuire
Il raggiungimento, se pure non puntuale, dell'obiettivo di Lisbona in materia di occupazione servirà a tamponare temporaneamente gli effetti economici dell'invecchiamento demografico. Secondo le proiezioni, il numero complessivo di occupati è destinato a salire fino al 2017, ma a partire da quella data gli effetti demografici dell'invecchiamento della popolazione prevarranno su tale aumento. Dopo aver registrato un incremento di circa 20 milioni tra il 2004 ed il 2017, il numero di occupati subirà una contrazione di quasi 30 milioni entro il 2050, vale a dire una riduzione di circa 10 milioni sull'intero periodo cui si riferiscono le proiezioni.
Si possono individuare tre periodi distinti. Tra il 2004 ed il 2011, la crescita sarà sostenuta dagli sviluppi sia in campo demografico che in campo occupazionale: tale periodo può essere visto come una opportunità per il perseguimento di riforme strutturali. Tra il 2012 ed il 2017, la crescita dei tassi di occupazione compenserà il calo della popolazione in età lavorativa: in questo periodo, infatti, la popolazione in età lavorativa comincerà a diminuire con il pensionamento della generazione del baby-boom. L'effetto dell'invecchiamento diventerà predominante a partire dal 2018, e sia la dimensione della popolazione attiva che il numero di occupati imboccheranno una parabola discendente.
In base alle proiezioni, la crescita potenziale del PIL è destinata a diminuire
A seguito di tali tendenze in campo occupazionale e delle ipotesi formulate sulla produttività, la crescita potenziale del PIL dovrebbe diminuire nei prossimi decenni. Per l'UE15, il tasso medio annuo di crescita del PIL potenziale scenderà dal 2,2% nel periodo 2004-2010 all'1,8% nel periodo 2011-2030 e all'1,3% tra il 2031 ed il 2050. Per l'UE10 si prevede una contrazione ancora più netta, dal 4,3% nel periodo 2004-2010 al 3% nel periodo 2011-2030 e allo 0,9% tra il 2031 ed il 2050. La causa è da ricercarsi non soltanto negli sviluppi demografici sfavorevoli, ma anche nelle ipotesi relative a tali paesi, che presuppongono un avvicinamento dei relativi tassi di crescita della produttività a quelli dei paesi dell'UE15 man mano che si completerà il processo di convergenza.
Inoltre, le fonti di crescita economica subiranno profondi cambiamenti. L'occupazione apporterà un contributo positivo alla crescita fino al 2010, raggiungerà una posizione di neutralità nel periodo 2011-2030 e assumerà un ruolo decisamente negativo a partire da quella data. Nel corso del tempo, la produttività del lavoro (dovuta ai progressi tecnologici) diventerà il fattore di crescita dominante, in alcuni paesi persino l'unico. Qualora in futuro non dovesse avverarsi il previsto aumento della produttività e del tasso di occupazione, la diminuzione della crescita potenziale potrebbe essere anche maggiore.
Panoramica dei risultati delle proiezioni delle spese correlate all'età
Tenuto conto delle politiche attuali, l'invecchiamento demografico dovrebbe comportare un incremento della spesa pubblica nella maggior parte dei paesi membri entro il 2050, benché sussista un'ampia diversità tra i paesi. Dovrebbero essere evidenziati i seguenti aspetti:
- per l'UE15 e l'area dell'euro nel suo complesso, la spesa pubblica dovrebbe aumentare di 4 punti percentuali fra il 2004 ed il 2050;
- per l'UE10, si prevede un incremento della spesa complessiva correlata all'età di appena 1,5 punti percentuali. La relativa esiguità dell'impatto in termini di bilancio dell'invecchiamento è dovuta principalmente alla forte riduzione della spesa pensionistica pubblica in Polonia, a sua volta attribuibile, in parte, al passaggio (comune a diversi altri paesi dell'UE10) da un sistema pensionistico pubblico ad uno privato. Se si esclude la Polonia, la spesa correlata all'età negli altri paesi dell'UE10 dovrebbe crescere di oltre 5 punti percentuali del PIL;
- i previsti aumenti della spesa pubblica interesseranno maggiormente il settore pensionistico, l'assistenza sanitaria e l'assistenza di lunga durata. I potenziali risparmi compensativi in termini di spesa pubblica destinata all'istruzione e ai sussidi di disoccupazione dovrebbero essere contenuti;
- l'impatto in termini di bilancio dell'invecchiamento nella maggior parte dei paesi membri si comincia ad evidenziare a partire dal 2010. Tuttavia, gli aumenti della spesa più marcati dovrebbero verificarsi tra il 2020 ed il 2040.
I risultati delle proiezioni relative alla spesa pensionistica
In base alle proiezioni, la spesa pensionistica pubblica dovrebbe aumentare in tutti i paesi membri dell'UE15, fatta eccezione per l'Austria che ha avviato delle riforme nel settore a partire dal 2000. Incrementi estremamente esigui della spesa pensionistica si dovrebbero verificare in Italia e in Svezia, in considerazione del loro sistema contributivo a capitalizzazione nozionale, che basa i benefici pensionistici sugli effettivi contributi versati durante la vita lavorativa. Aumenti relativamente modesti (tra 1,5 e 3,5 punti percentuali del PIL) sono previsti in quasi tutti gli altri paesi dell'UE, con incrementi più forti in Irlanda (6,4%.), Spagna (7,1%), Lussemburgo (7,4%) e Portogallo (9,7%). Le riforme avviate in diversi paesi dell'UE15 dall'ultimo esercizio di proiezioni delle spese correlate all'età realizzato nel 2001, sembrano aver ridotto considerevolmente il previsto aumento della spesa pensionistica pubblica in metà dei paesi membri dell'UE15.
Con l'inclusione degli Stati membri dell'UE10, si sono registrati risultati sempre più eterogenei. Tra il 2004 ed il 2030, la spesa pensionistica pubblica dovrebbe diminuire di 1 punto percentuale del PIL, per poi aumentare di 1,3 punti percentuali, determinando un incremento medio complessivo dello 0,3% del PIL tra il 2004 ed il 2050. Le tendenze, tuttavia, variano enormemente da Stato a Stato, oscillando tra una riduzione di 5,9 punti percentuali del PIL in Polonia ed un aumento del 6,7% in Ungheria, 7,3% in Slovenia e 12,9% a Cipro. I decrementi previsti per la Polonia, l'Estonia e la Lettonia, come anche l'esiguo incremento atteso per la Lituania e la Slovacchia, derivano, in parte, dalle riforme realizzate negli ultimi 10 anni, che hanno comportato il passaggio parziale da un sistema pensionistico pubblico ad un sistema privato. Di conseguenza, l'erogazione, da parte pubblica, delle prestazioni pensionistiche è destinata a diminuire nel tempo, e la componente privata ad aumentare.
Le sfide che si pongono a paesi come Cipro, la Slovenia, l'Ungheria e la Repubblica ceca sono tra le maggiori dell'UE. Sebbene la Slovenia e la Repubblica ceca abbiano introdotto nei propri sistemi pensionistici delle riforme parametriche nel corso degli anni '90, i regimi pensionistici pubblici continuano a basarsi totalmente sui sistemi a ripartizione (pay-as-you-go).
La composizione dei fattori trainanti della spesa pensionistica pubblica
Da una scomposizione in fattori, si evince chiaramente che l'aumento del tasso di dipendenza della popolazione anziana da quella in età lavorativa costituisce l'elemento dominante in grado di far salire la spesa pubblica nei prossimi decenni. Tuttavia, altri fattori, quali il tasso di occupazione, la maturazione dei requisiti di accesso alla pensione ed il relativo livello di prestazione compenseranno parzialmente la pressione demografica. Nell'UE15, questi fattori dovrebbero ridurre di circa il 70% la pressione esercitata dai soli sviluppi demografici, mentre nell'UE10 dovrebbero bilanciare quasi completamente la pressione demografica. L'effetto più incisivo sarà determinato dal rapporto tra pensione media e produttività media, e nei paesi dell'UE10 anche dal tasso di fruizione delle prestazioni pensionistiche.
Nei prossimi dieci anni, l'aumento del tasso di occupazione dovrebbe apportare un contributo positivo, soprattutto in quei paesi in cui si registra attualmente un basso livello di occupazione.
Scomposizione della crescita annuale della spesa pensionistica (% del PIL)
Uno dei risultati più sorprendenti è la prevista diminuzione del rapporto tra pensioni pubbliche e salari (il cosiddetto benefit ratio). Va notato, tuttavia, che tale indicatore, che misura l'evoluzione delle pensioni medie rispetto alla produttività per lavoratore, fornisce unicamente un dato approssimativo sull'evoluzione della generosità dei sistemi pensionistici e non è un equivalente del consueto tasso di sostituzione.
La prevista diminuzione del rapporto tra pensione media e produttività media è attribuibile in parte alle riforme, che indicizzano le prestazioni pensionistiche ai prezzi invece che ai salari, riducendo, di conseguenza, la generosità delle pensioni pubbliche nel tempo. Sebbene tutto ciò determini dei risparmi a livello di bilancio, sarebbe opportuno riconsiderare l'adeguatezza delle pensioni, tenendo conto anche dei sistemi misti, dal momento che in futuro si potrebbero registrare pressioni per cambiamenti politici.
Il previsto calo del rapporto tra pensione media e produttività media è anche la conseguenza di un passaggio parziale da prestazioni previdenziali obbligatorie a sistemi pensionistici privati. L'adozione di un sistema pensionistico privato, pur riducendo le evidenti passività delle finanze pubbliche e migliorando la sostenibilità di queste ultime, pone ai politici nuove sfide e nuovi rischi, e, in particolare, sottolinea l'importanza di una appropriata regolamentazione dei fondi pensione privati e di una attenta sorveglianza del loro andamento, al fine di garantire un adeguato reddito da pensione.
La spesa pensionistica è particolarmente sensibile all'aspettativa di vita, ma meno alle variazioni del tasso di occupazione
In base ai test di sensibilità, la spesa pensionistica pubblica sembrerebbe essere estremamente sensibile alle variazioni dell'aspettativa di vita e, in alcuni paesi, al tasso di crescita della produttività della manodopera. Tuttavia, in base alle proiezioni, la variazione della spesa pensionistica pubblica è relativamente marcata in relazione alle variazioni del tasso di occupazione, mentre le variazioni del tasso di interesse influiscono unicamente sui sistemi a capitalizzazione. Più in particolare:
- una maggiore aspettativa di vita porta ad un aumento della spesa pubblica nei Paesi caratterizzati da sistemi a prestazione definita, mentre i regimi a contribuzione definita tengono conto intrinsecamente della durata del pensionamento. Nell'ambito delle recenti riforme pensionistiche, alcuni Stati membri hanno introdotto una correlazione tra l'aspettativa di vita al momento del pensionamento e le prestazioni pensionistiche: dai risultati delle proiezioni emerge che tali misurazioni consentirebbero una maggiore ripartizione del rischio demografico;
- una variazione dei presupposti relativi alla produttività del lavoro esercita un impatto significativo sulla spesa pensionistica solamente di quei paesi in cui le prestazioni pensionistiche sono indicizzate ai prezzi. In questo caso, la spesa per le pensioni in percentuale del PIL sarà inferiore nell'ipotesi di un più elevato tasso di crescita della produttività;
- tassi di occupazione più elevati, soprattutto se dovuti ad un più alto tasso di occupazione dei lavoratori più anziani, riducono l'atteso aumento della spesa pensionistica come quota del PIL. L'effetto, tuttavia, resta limitato, dal momento che una quota di occupazione più elevata o di più lungo periodo si traduce nell'accumulo di un maggior numero di aventi diritti alla pensione. Nonostante l'impatto apparentemente esiguo sulla spesa pubblica, l'innalzamento del tasso di occupazione produce un miglioramento in termini assistenziali. Ne consegue infatti un miglior rendimento economico e, a livello di bilancio, si riesce in qualche modo a ritardare l'aumento della spesa pensionistica pubblica. Inoltre, un numero di occupati più elevato genera maggiori contributi pensionistici, e, qualora sia conseguente ad un tasso di disoccupazione inferiore, può determinare ulteriori risparmi in termini di bilancio. Infine, una vita lavorativa più lunga consente ai lavoratori di acquisire il diritto ad una pensione più elevata, compensando in parte l'impatto di erogazioni pensionistiche pubbliche meno generose.
- I tassi di interesse incidono sulla spesa pensionistica solo in quei paesi in cui è rilevante il sistema a capitalizzazione. Essi influiscono, inoltre, sul tasso di contribuzione e sull'accumulo dei patrimoni nei regimi a capitalizzazione, sebbene in misura inversa rispetto ai sistemi a prestazione definita e a contribuzione definita. Nei regimi a prestazione definita, in presenza di un tasso di interesse più elevato, è possibile ridurre il tasso di contribuzione necessario a coprire la prestazione prevista, mentre in un sistema a contribuzione definita il tasso di contribuzione resta invariato, ma determina un maggiore accumulo di patrimonio.
Risultati delle proiezioni per l'assistenza sanitaria
Effettuare delle proiezioni della spesa sanitaria pubblica nel lungo periodo è un esercizio estremamente complesso. Vi è incertezza in merito alle future tendenze dei principali fattori trainanti della spesa, la disponibilità di dati confrontabili è limitata e la metodologia utilizzata per le proiezioni che prendono in considerazione diversi paesi è alquanto meccanica e non riflette il contesto istituzionale dell'erogazione dei servizi sanitari di ciascuno Stato membro. Una sfida particolare è stata quella di inserire altri fattori non demografici della spesa sia dal lato della domanda che dell'offerta.
In base allo "scenario di riferimento AWG" (uno scenario prudente che tiene conto degli effetti combinati dell'invecchiamento demografico, dello stato di salute dei cittadini anziani e dell'elasticità della domanda di cure sanitarie rispetto al reddito), la spesa sanitaria pubblica dovrebbe aumentare di 1,5-2 punti percentuali del PIL nella maggior parte degli Stati membri fino al 2050. Sebbene il fattore causale della spesa sanitaria non sia l'età (ma piuttosto la condizione di salute di una persona), le proiezioni evidenziano come il semplice effetto dell'invecchiamento demografico potrebbe alimentare un aumento della spesa pubblica.
Dalle proiezioni, tuttavia, si evince che anche i fattori non demografici costituiscono importanti elementi trainanti della spesa. In particolare, le variazioni dello stato di salute dei cittadini anziani avrebbero una forte incidenza sulla spesa sanitaria. Se l'aspettativa di vita sana (dovuta ad una riduzione dei tassi di morbilità) evolvesse in linea con la variazione dell'aspettativa di vita specifica per età (uno sviluppo equivalente alla cosiddetta ipotesi dell'equilibrio dinamico), allora il previsto aumento della spesa sanitaria correlato all'invecchiamento demografico risulterebbe quasi dimezzato. E' necessario però essere cauti, dal momento che non vi sono prove conclusive che tali tendenze "positive" siano destinate a verificarsi, né se ne conosce il grado di probabile impatto. Prove aggiuntive emergono da uno scenario che incorpora i costi legati alla mortalità, ossia tiene conto del fatto che un'ampia quota della spesa sanitaria totale che una persona affronta nel corso della propria vita è legata alla fase finale dell'esistenza.
Rispetto agli effetti dello stato di salute dei cittadini anziani, scarsi progressi sono stati fatti quanto all'inclusione, nel modello di proiezione, di altri importanti fattori trainanti della spesa legati all'offerta. Scenari stilizzati indicano che il previsto aumento della spesa sanitaria pubblica è altamente sensibile al presupposto dell'elasticità della domanda di cure sanitarie rispetto al reddito e dell'evoluzione dei costi unitari.
La spesa sanitaria come quota del PIL potrebbe aumentare ad un ritmo sostenuto qualora i costi unitari (salari, prezzi dei medicinali) crescessero più rapidamente dei loro equivalenti nell'economia in generale, in conseguenza di politiche pubbliche volte a migliorare l'accesso ai servizi sanitari o la loro qualità (con la riduzione delle liste di attesa o una più ampia scelta), o se l'aumento dei livelli di reddito pro capite e l'impatto della tecnologia determinassero una più forte domanda di servizi sanitari. E' di fondamentale importanza che le tecnologie vengano gestite in modo efficace: in caso contrario, i risparmi della spesa ottenuti attraverso una riduzione dei costi unitari potrebbero essere facilmente superati dai costi legati al soddisfacimento di una maggiore domanda di cure nuove e migliori.
I risultati delle proiezioni della spesa pubblica relativa all'assistenza di lunga durata
L'invecchiamento della popolazione avrà un forte impatto in termini di aumento della spesa pubblica destinata all'assistenza di lunga durata. Questo perché, con l'avanzare dell'età, aumentano notevolmente le infermità e le disabilità, in particolare tra gli individui molto anziani (ultraottantenni) che rappresentano la fascia di popolazione destinata a crescere più rapidamente nei prossimi decenni. La metodologia applicata alle proiezioni è stata considerevolmente migliorata dal 2001, consentendo di elaborare scenari in grado di prendere in considerazione fattori di spesa di natura non demografica.
Considerando uno scenario influenzato unicamente dall'invecchiamento demografico e basato sulle politiche attuali, si prevede che la spesa pubblica per l'assistenza di lunga durata aumenti dello 0,5-1% del PIL tra il 2004 e il 2050. I mutamenti previsti vanno dallo 0% all'1,7% del PIL, in ragione delle grandi differenze tra le varie metodologie di erogazione/finanziamento dell'assistenza formale. I paesi per i quali le proiezioni prevedono aumenti minimi della spesa pubblica sono quelli che attualmente registrano livelli minimi di assistenza formale.
Le proiezioni indicano che con l'invecchiamento demografico si potrebbe aprire un divario crescente tra il numero di cittadini anziani con disabilità che richiedono assistenza (che aumenterà più del doppio entro il 2050) e l'effettiva erogazione di servizi di assistenza formale. Oltre che a causa dell'invecchiamento demografico, questo divario potrebbe aumentare ulteriormente a causa della minore disponibilità di assistenza informale nelle famiglie, dovuta alle dimensioni sempre più ridotte di queste ultime e al previsto aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. In poche parole, per quei paesi che oggi presentano sistemi di assistenza formale meno avanzati, il previsto aumento della spesa pubblica destinata all'assistenza di lunga durata potrebbe non riuscire a contenere totalmente la pressione sulle finanze pubbliche, dal momento che ci sarà bisogno, in futuro, di cambiamenti nelle politiche a favore di una maggiore erogazione di assistenza formale.
La spesa pubblica è molto sensibile all'evoluzione dell'incidenza dei casi di disabilità nei cittadini anziani. Rispetto allo scenario che prende in considerazione unicamente il fattore dell'invecchiamento demografico, il previsto aumento della spesa potrebbe essere inferiore del 40-60% nel caso in cui le situazioni di disabilità migliorino sensibilmente in linea con il previsto allungamento dell'aspettativa di vita. L'adozione di misure volte a ridurre le disabilità, contenere la necessità di assistenza formale da parte della popolazione anziana con disabilità o a favorire la prestazione di assistenza formale a domicilio piuttosto che negli istituti può avere un notevole impatto sulla spesa pubblica.
I risultati delle proiezioni della spesa pubblica relativa all'istruzione
Per i prossimi decenni è prevista una diminuzione della percentuale di bambini e ragazzi rispetto alla popolazione in età lavorativa, il che significa un minor numero di studenti rispetto alla popolazione attiva. La diretta conseguenza dei previsti mutamenti demografici è un potenziale calo della spesa pubblica destinata all'istruzione in tutti gli Stati membri nei prossimi 50 anni, anche se risparmi significativi sono previsti soltanto per alcuni paesi. Tuttavia, questa prospettiva potrebbe essere sostanzialmente modificata, e la spesa pubblica relativa all'istruzione in percentuale del PIL potrebbe addirittura aumentare se si tiene conto del potenziale aumento delle iscrizioni derivante dalle iniziative dei governi volte ad elevare i livelli di competenza. Nel complesso, non ci si può attendere che l'evoluzione della spesa destinata al settore dell'istruzione vada a compensare il previsto aumento della spesa pensionistica e sanitaria.
I risultati delle proiezioni della spesa pubblica relativa ai trasferimenti per le indennità di disoccupazione
Al fine di ottenere una valutazione più esauriente dell'impatto generale dell'invecchiamento demografico sulle finanze pubbliche, e per garantirne la coerenza con lo scenario macroeconomico, sono state effettuate anche delle proiezioni in materia di spesa destinata alle indennità di disoccupazione. La spesa per le indennità di disoccupazione nell'UE a 25 è prevista in calo dall'1% circa del PIL nel 2002-2003 allo 0,6% nel 2025-50, e ciò, fondamentalmente, in quanto vengono ipotizzate minori percentuali di disoccupazione nel periodo cui si riferiscono le proiezioni. In termini di punti percentuali del PIL, la diminuzione è molto modesta (dati i livelli iniziali relativamente bassi) e relativamente limitata se paragonata ai previsti effetti dell'invecchiamento sulla spesa pensionistica e sanitaria.
I risultati offrono, nel complesso, una solida base per la valutazione dei rischi che pesano sulla sostenibilità delle finanze pubbliche a livello di UE...
In generale, le proiezioni delle spese correlate all'età del 2005 costituiscono una base molto più solida, comparabile e trasparente per la valutazione, da realizzare a livello dell'UE, dei rischi che pesano sulla sostenibilità delle finanze pubbliche degli Stati membri. Nei mesi a venire, sarà necessaria un'analisi più approfondita per comprendere meglio i risultati delle nuove proiezioni ed, in particolare, per conoscere meglio quelli che sono i principali fattori trainanti per ciascuno Stato membro.
E' necessario, inoltre, prendere in considerazione le opportunità offerte da queste nuove proiezioni in termini di valutazione della sostenibilità delle finanze pubbliche - gli allegati presentano una panoramica del quadro attuale. Nell'affrontare queste tematiche, dovrebbero essere tenuti presenti i seguenti elementi:
- è stato compiuto un grande sforzo per effettuare test di sensibilità comparabili sui principali fattori trainanti delle voci di spesa correlate all'età. Attualmente, a livello di UE, viene svolta una valutazione quantitativa della sostenibilità di bilancio soltanto rispetto ad una proiezione centrale/di riferimento della spesa relativa ai settori influenzati dall'età (basata sulle esistenti proiezioni dell'EPC o sulle proiezioni nazionali che figurano nei programmi di stabilità e di convergenza). I nuovi test di sensibilità offrono la possibilità di ovviare a questa mancanza;
- per ogni voce di spesa legata all'età deve essere utilizzato lo scenario di riferimento per effettuare una valutazione quantitativa della sostenibilità delle finanze pubbliche. Anche le proiezioni nazionali possono essere prese in considerazione nella valutazione, laddove le differenze rispetto allo scenario di riferimento e alle ipotesi di base vengano descritte e spiegate chiaramente.
... ma vi sono margini per ulteriori miglioramenti ed analisi
Sebbene queste nuove proiezioni comuni sulla spesa legata all'invecchiamento demografico rappresentino un sostanziale passo avanti rispetto a quelle effettuate in precedenza, vi sono margini per ulteriori miglioramenti nei seguenti settori:
- vi è molta incertezza riguardo alle tendenze future legate all'aspettativa di vita e al modo in cui queste andrebbero gestite nel quadro di una proiezione demografica su cui basare proiezioni di bilancio. La proiezione demografica che sottende a queste proiezioni della spesa correlata all'età riflette le considerevoli differenze tra i paesi con riferimento alla prevista evoluzione dell'aspettativa di vita, il che invariabilmente incide sui risultati delle proiezioni di bilancio;
- le migrazioni costituiscono un altro elemento da considerare qualora si voglia procedere ad un'analisi più approfondita. I dati comparabili sono molto limitati e sembra sia possibile esaminare in maniera più sistematica a livello di UE i fattori economici delle migrazioni;
- quanto alle ipotesi macroeconomiche, vi potrebbe essere un certo margine di miglioramento per l'approccio utilizzato con riferimento alla produttività, ed in particolare sarebbe utile esplorare più a fondo alcune ipotesi specifiche ed importanti canali di feedback sulla base dell'analisi empirica;
- andrebbe valutata la possibilità di prevedere un innalzamento dei livelli dell'istruzione impartita, per calcolarne non soltanto i conseguenti effetti sul bilancio ma anche il potenziale impatto sulla produttività generale del lavoro;
- nei settori dell'assistenza sanitaria e dell'assistenza di lunga durata, una sfida molto importante consiste nell'affrontare i fattori legati all'offerta, ivi compresi gli effetti dei cambiamenti tecnologici sui costi dell'assistenza sanitaria, oltre che nel conoscere meglio le varie caratteristiche istituzionali dei paesi e gli incentivi da questi offerti ai professionisti del settore sanitario e ai pazienti affinché facciano un uso razionale dei servizi sanitari. Altro elemento degno di considerazione è il fatto che le proiezioni si riferiscono soltanto alla spesa del settore pubblico, mentre l'interazione con la spesa sanitaria del settore privato costituirebbe un utile approfondimento.
- per quanto concerne la copertura dell'esercizio di previsione, rimane aperta la questione dell'opportunità di inserire altre voci di spesa legate al fattore età, anche valutando i pro e i contro delle proiezioni dell'impatto dell'invecchiamento demografico sulle varie basi imponibili e fasce di reddito;
- un aspetto per il quale andrebbe ulteriormente migliorata la trasparenza è quello dei modelli utilizzati dagli Stati membri per le proiezioni in materia di spesa pensionistica pubblica. I modelli nazionali vengono utilizzati per la loro capacità di fissare importanti caratteristiche istituzionali dei sistemi pensionistici nazionali. Questo è certamente un elemento importante che non figura nelle altre proiezioni di spesa, le quali non sono in grado di inquadrare importanti caratteristiche istituzionali specifiche dei vari sistemi nazionali. I diversi approcci utilizzati per strutturare la spesa pensionistica sono stati esaminati in una serie di valutazioni reciproche, anche se il livello necessariamente elevato di complessità dei modelli nazionali pone qualche difficoltà. Nel complesso, la trasparenza potrebbe essere ulteriormente accresciuta attraverso una valutazione più approfondita degli aspetti fondamentali dei modelli pensionistici, esaminando non soltanto la loro struttura generale, ma anche le ipotesi concernenti l'evoluzione delle soglie nel tempo, il modo in cui viene organizzata la transizione dal lavoro al pensionamento e le ipotesi concernenti il passaggio dai vecchi ai nuovi regimi pensionistici.
- Infine, le proiezioni delle spese correlate all'età forniscono utili informazioni circa l'impatto di bilancio delle riforme strutturali, e il loro utilizzo nel quadro del Patto di stabilità e di crescita sarà oggetto di ulteriore valutazione, in tempo per la valutazione della prossima serie di programmi di stabilità e di convergenza.
In rete
- Testo originale del Rapporto (in inglese; file pdf)
- Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali della Commissione europea
- Eurostat
- Comitato economico e sociale europeo (CESE)
- Social protection » Pensions (nel sito della Commissione europea)
- Social protection » Health and long-term care (nel sito della Commissione europea)
- Oecd (Organisation for Economic Co-operation and Development)
- Istat - Istituto Nazionale di Statistica
- Fondo Monetario Internazionale
