SENATO DELLA REPUBBLICA
-------------------- XVII LEGISLATURA --------------------


8a Commissione permanente
(LAVORI PUBBLICI, COMUNICAZIONI)


243a seduta: martedì 21 giugno 2016, ore 15,30
244a seduta: mercoledì 22 giugno 2016, ore 16
245a seduta: giovedì 23 giugno 2016, ore 9


ORDINE DEL GIORNO



PROCEDURE INFORMATIVE

Interrogazioni


IN SEDE CONSULTIVA SU ATTI DEL GOVERNO

Seguito dell'esame, ai sensi dell'articolo 139-bis del Regolamento, degli atti:
1. Schema di aggiornamento per l'anno 2015 del contratto di programma 2012-2016 - parte investimenti tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la società Rete ferroviaria italiana Spa - Relatore alla Commissione MARGIOTTA
(Parere al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell'articolo 1 della legge 14 luglio 1993, n. 238)
Seguito e conclusione esame. Parere favorevole con osservazioni (n. 299)
2. Schema di decreto legislativo recante riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le autorità portuali di cui alla legge 28 gennaio 1994, n. 84 - Relatore alla Commissione FILIPPI
(Previe osservazioni della 1ª Commissione)
(Parere al Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, ai sensi dell'articolo 8, commi 1, lettera f),e 5, della legge 7 agosto 2015, n. 124)
(n. 303)
INTERROGAZIONI ALL’ORDINE DEL GIORNO


BORIOLI- Ai Ministri dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

il nuovo piano di riorganizzazione aziendale predisposto da Poste italiane SpA prevede, tra l'altro, la razionalizzazione geografica degli uffici e l'accorpamento delle filiali su base provinciale;

nell'ambito di tale piano è sta prevista anche la chiusura in Piemonte di circa 40 uffici postali e l'apertura a giorni alterni di oltre 130 sportelli collocati in diversi piccoli comuni della stessa regione;

considerato che:

il piano così come predisposto da Poste, qualora dovesse realizzarsi, andrebbe a colpire proprio quei centri minori e quelle aree svantaggiate che hanno nel servizio postale un importante ed irrinunciabile punto di riferimento soprattutto in considerazione dell'età avanzata della popolazione che vive in tali luoghi;

pesanti sarebbero, inoltre, le ricadute che il piano determinerebbe anche sotto il profilo occupazionale anche per le oggettive difficoltà per il ricollocamento dei lavoratori coinvolti;

per il suo carattere universale il servizio postale deve essere garantito a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro collocazione geografica e dalla loro condizione sociale, anagrafica ed economica;

a tale proposito è bene ricordare come l'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo n. 261 del 1999 stabilisca che le prestazioni rientranti nel servizio universale devono essere fornite «permanentemente in tutti i punti del territorio nazionale, incluse le situazioni particolari delle isole minori e delle zone rurali e montane»;

inoltre, al comma 5, nel fissare le caratteristiche del servizio postale, stabilisce che «5. Il servizio universale è caratterizzato come segue: a) la qualità è definita nell'ambito di ciascun servizio e trova riferimento nella normativa europea; b) il servizio è prestato in via continuativa per tutta la durata dell'anno; c) la dizione "tutti i punti del territorio nazionale" trova specificazione, secondo criteri di ragionevolezza, attraverso l'attivazione di un congruo numero di punti di accesso, al fine di tenere conto delle esigenze dell'utenza. Detti criteri sono individuati con provvedimento dell'autorità di regolamentazione»;

considerato, inoltre, che:

i criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica attualmente vigenti sono stati fissati dal Ministro dello sviluppo economico con proprio decreto del 7 ottobre 2008, a cui è tenuto a uniformarsi il fornitore del servizio universale;

Poste italiane è una società per azioni il cui capitale è posseduto al 100 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze; sino all'anno 2016 e con possibilità di proroga fino al 2026, la società è tenuta ad erogare il "servizio universale", a fornire cioè alcuni servizi essenziali,

si chiede di sapere:

se sia stata verificata la congruenza del piano di riorganizzazione predisposto dal fornitore del servizio universale, Poste italiane SpA, con i criteri di distribuzione stabiliti dal decreto ministeriale del 7 ottobre 2008;

se i Ministri in indirizzo ritengano di condividere le linee strategiche ed organizzative adottate negli ultimi tempi da Poste italiane SpA soprattutto in riferimento al previsto piano di chiusura di numerose filiali sull'intero territorio nazionale e allo "svuotamento" occupazionale che tale piano comporta;

in particolare, se non ritengano inaccettabili le decisioni assunte nell'ambito del piano nei confronti del servizio postale piemontese, che così come concepito priva di fatto numerosi centri e vaste aree della regione di un servizio essenziale ed indispensabile alla comunità;

in particolare, se il Ministro dello sviluppo economico non ritenga necessario, nella sua qualità di garante e responsabile del servizio postale nazionale, intervenire presso Poste italiane SpA affinché riveda quanto previsto nel piano perché risulti idoneo a tutelare, in situazioni di particolare marginalità geografica, demografica e socioeconomica, il principio stesso di universalità del servizio;

quali iniziative di competenza il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda assumere per evitare lo "svuotamento" occupazionale degli uffici postali piemontesi;

infine, come intendano intervenire per far sì che alle promesse di miglioramento dei servizi postali più volte annunciato da Poste italiane SpA seguano fatti e misure concrete, considerato che le problematiche rappresentate si pongono in stridente contrasto con il processo di rinnovamento e modernizzazione avviato negli ultimi anni dalla stessa azienda.

(3-01648)

PUPPATO- Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il 5 novembre 2014 l'amministratore delegato di Poste italiane SpA ha annunciato la chiusura di 450 uffici postali sull'intero territorio italiano, a seguito della delibera 342/14/CONS del 26 giugno 2014 e prevede la chiusura a partire dal 13 aprile 2015;

dei 450 uffici in via di chiusura, 30 sono ubicati nel Veneto e, tra questi, la metà nella sola provincia di Treviso;

considerato che:

la provincia di Treviso è tra le più penalizzate del Paese con una perdita di circa il 10 per cento degli sportelli esistenti;

tutte le chiusure riguardano frazioni di comuni che in questi anni hanno già subito danni derivanti dalle concentrazioni nei capoluoghi di numerosi servizi pubblici, a discapito soprattutto delle persone anziane che trovano, negli uffici postali, un servizio pubblico di indubbia utilità riguardante anche il prelievo della pensione e altri servizi finanziari;

la soppressione degli uffici fa seguito ad un aumento delle competenze di Poste italiane SpA negli ultimi anni, con il rischio che gli uffici dei capoluoghi non riescano più a servire in tempi rapidi il numero aumentato di persone che si recheranno agli sportelli;

considerato, inoltre, che:

l'ufficio postale si caratterizza anche come luogo sociale in cui si ritrova e si identifica la comunità, la soppressione quindi rischia anche di causare l'abbandono dei piccoli centri;

tale disposizione sembra ignorare lo sviluppo urbano della provincia di Treviso e del Veneto centrale in generale, che si caratterizza per città diffuse organizzate in centri medio-piccoli;

pertanto, la concentrazione degli uffici postali porterebbe ad un aumento del traffico e alla congestione dei centri maggiori,

si chiede di sapere:

se non sia il caso di riconsiderare le programmate chiusure degli uffici postali in Veneto, vista la loro straordinaria valenza dal punto di vista sociale;

se, in particolare il Ministro in indirizzo non ritenga di dover chiedere a Poste italiane SpA di rivedere le chiusure in provincia di Treviso;

se non ritenga che sia necessario chiedere a Poste italiane SpA di prevedere almeno dei servizi minimi nei centri in cui gli sportelli saranno chiusi.

(3-01659)
FASIOLO, PEZZOPANE, PUPPATO, PEGORER, AMATI- Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che,

il 5 novembre 2014, nel corso dell'audizione presso la 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, l'amministratore delegato di Poste italiane Francesco Caio ha annunciato il piano di riorganizzazione della rete di sportelli postali su tutto il territorio nazionale che prevede la chiusura di circa 450 uffici di Poste italiane a decorrere dal 2015;

considerato che:

secondo recenti notizie di stampa locale e comunicazioni ufficiali da parte del responsabile di Poste italiane in area Nord-Est sembra che sia nell'intenzione di Poste italiane SpA chiudere, a partire dal 13 aprile 2015, in Friuli Venezia Giulia 19 sportelli, di cui 4 in provincia di Pordenone, uno in quella di Trieste, uno in provincia di Gorizia, ben 13 in quella di Udine;

saranno coinvolti dal piano di chiusura i comuni di Campeglio di Faedis, Carpacco di Dignano, Ciconicco, Cisterna di Coseano, Fossalon (comune di Grado), Goricizza e Pozzo (Codroipo), Ipplis (frazione di Premariacco), Lavariano, Ospedaletto di Gemona, Percoto, Perteole di Ruda, Ramuscello (frazione di Sesto al Reghena), Rodeano Basso, Sant'Antonio in Bosco (comune di San Dorligo della Valle-Dolina), Terzo di Tolmezzo e Torreano di Martignacco;

considerato in particolare che:

la maggior parte degli uffici postali di cui si paventa la chiusura è frequentato da persone anziane, che risiedono nei piccoli centri interessati;

gli uffici postali in questi piccoli centri rappresentano un servizio di pubblica utilità e spesso sono un punto di riferimento importante, anche con funzioni sociali, per cui la loro soppressione rischia di produrre una diaspora con la conseguente scomparsa della stessa comunità;

il progetto, a parere degli interroganti, rischia di penalizzare fortemente parte del territorio italiano, fatto soprattutto di piccoli centri e di zone rurali, che caratterizzano prevalentemente alcune regioni, come il Friuli-Venezia Giulia, con pesanti ricadute sugli utenti e sui livelli occupazionali;

considerato altresì che tali chiusure andrebbero ad unirsi alle già numerose soppressioni di sportelli avvenute negli ultimi anni e causerebbero ulteriori disagi alle famiglie,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente richiamare l'attenzione di Poste italiane ad una più attenta valutazione delle particolari situazioni locali, prestando attenzione anche agli aspetti sociali ed economici che i citati sportelli postali assolvono, evitando di procedere in base a scontati tagli lineari;

se non ritenga necessario riconsiderare le programmate chiusure degli uffici postali in Friuli-Venezia Giulia, vista la straordinaria valenza sociale ed economica degli sportelli postali;

se non ritenga opportuno, per attenuare, almeno in parte, gli inevitabili disagi causati dalla progressiva riduzione degli uffici postali nei piccoli centri italiani, garantire un minimo di servizio sul territorio, chiedendo a Poste italiane SpA di essere maggiormente collaborativa con le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali, di evitare chiusure drastiche e traumatiche e di favorire la trasformazione degli sportelli, ove comunque destinati a chiusura, in postazioni "postamat" per consentire alla clientela di prelevare contanti o di effettuare pagamenti delle bollette, ricariche telefoniche e altre operazioni fattibili tramite la cassa automatica.


(3-01660)


GATTI, AMATI, BERTUZZI, CARDINALI, CHITI, CIRINNA', D'ADDA, DIRINDIN, FORNARO, GIACOBBE, GUERRA, IDEM, LAI, LO MORO, ORRU', PAGLIARI, PEGORER, PEZZOPANE, PIGNEDOLI, PUPPATO, RICCHIUTI, RUTA, SANGALLI, VALDINOSI, VALENTINI- Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il 22 febbraio 2016 molti clienti TIM si sono visti recapitare ai propri numeri telefonici un messaggio da parte del gestore in cui venivano informati dell'attivazione sulla propria utenza del servizio TIM Prime a partire dal 10 aprile, servizio del tutto automatico, che prevede uno scatto di 0,49 centesimi alla settimana in cambio di minuti ed SMS illimitati verso il proprio numero TIM preferito;

i clienti TIM non avevano fatto alcuna richiesta al gestore dell'attivazione del servizio ma il gestore, operando col metodo del silenzio-assenso, ha ritenuto che attiverà il servizio per qualsiasi utente non avrà fatto esplicita richiesta di non attivazione;

la procedura di disattivazione, fra l'altro, non risulta essere né agevole né fruibile anche dai dispositivi mobili se non scaricando particolari applicazioni e quindi con complicazioni ulteriori;

considerato che:

l'attivazione di servizi a pagamento non richiesti dagli utenti rappresenta una pratica commerciale scorretta a danno dei consumatori;

per alcune fasce della popolazione, gli anziani, i più giovani, ma anche coloro che per i più svariati motivi non hanno preso visione del messaggio arrivato sul proprio telefono, è stato ed è praticamente impossibile essere consapevoli del servizio oneroso che stanno di fatto acquistando;

le associazioni dei consumatori hanno fatto denuncia all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni affinché intervenisse in merito;

l'Autorità, presa coscienza della situazione, ha intimato al gestore il blocco immediato di TIM Prime e se l'operatore dovesse comunque decidere di procedere, scatterà una multa di 2 milioni di euro. Lo stesso trattamento è stato riservato lo scorso 16 marzo a Vodafone nell'ambito dell'attivazione, per molti illegittima, del servizio Exclusive, che aveva utilizzato lo stesso principio del silenzio-assenso e che aveva prodotto per l'azienda un guadagno stimato dall'Aduc di 34 milioni di euro al mese fino al blocco da parte del Garante;

infatti, non è vero che si tratta di una modifica delle condizioni economiche del piano base, TIM Prime è invece un servizio aggiuntivo a pagamento non richiesto, in violazione palese del codice del consumo, di cui al decreto legislativo n. 206 del 2005, che all'art. 65 vieta di fornire servizi con la pratica dell'opt-out (ossia attivarli senza il consenso del cliente che dovrà attivarsi in prima persona per "recedere"),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione;

se il quadro descritto sia corrispondente al vero e se non ritenga di fornire un quadro più aggiornato e preciso;

come intenda intervenire a difesa soprattutto delle fasce più deboli dei consumatori, tenendo conto che la sola previsione di sanzioni pecuniarie non costituisce un deterrente sostanziale, anche per l'ammontare relativo, a fronte di guadagni nel periodo precedente al blocco da parte del Garante paragonabili a quelli riportati nel caso di Vodafone;

se non ritenga di dover ipotizzare interventi sanzionatori diversi che siano più efficaci per evitare pratiche commerciali scorrette.


(3-02735)

FRAVEZZI, ZELLER, PANIZZA, PALERMO, LANIECE, ORELLANA, VALDINOSI, MOSCARDELLI, LONGO Fausto Guilherme, MORGONI- Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che, a quanto risulta agli interroganti:

con 2 distinte note, Poste italiane SpA ha comunicato al Comune di Altavalle (nato da fusione dei precedenti Comuni di Faver, Valda, Grumes e Grauno), al Comune di Cembra Lisignago (nato dalla fusione dei precedenti Comuni di Cembra e Lisignago) e al Comune di Contà (nato da fusione dei precedenti Comuni di Cunevo, Flavon e Terres) la modifica del codice di avviamento postale;

tali modifiche non sarebbero state concordate, né anticipate, in nessun modo alle amministrazioni dei nuovi Comuni;

il quadro normativo nazionale e regionale ha inteso sostenere i processi virtuosi di fusione attivati volontariamente dai Comuni, attraverso una serie di misure di varia natura e genere;

la legge 7 aprile 2014, n. 56 (recante "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni"), ha introdotto diverse disposizioni, che tendono ad eliminare qualunque impatto burocratico, in primis, per cittadini ed imprese, derivanti dai processi di fusione;

tra queste, si cita la conferma della validità, sino alla scadenza naturale, nei documenti di cittadini ed imprese, dell'indicazione della residenza con riguardo ai comuni estinti (articolo 1, comma 127);

la legge n. 56 ha poi opportunamente considerato, tra i possibili fattori che possono condizionare negativamente la percezione del processo di fusione, anche il tema del codice di avviamento postale, prevedendo puntualmente, al successivo comma 129, che: "Nel nuovo comune istituito mediante fusione possono essere conservati distinti codici di avviamento postale dei comuni preesistenti";

considerato che:

tale disposizione risulta di particolare interesse per le imprese insediate nei territori interessati da processi di fusione, poiché la conferma del CAP originario permette di mantenere in essere, senza modifiche, tutta la documentazione utilizzata dall'azienda;

nel processo di comunicazione verso cittadini e imprese, è sempre stato affermato il principio che il CAP non sarebbe stato variato, in forza della disposizione normativa citata;

grazie al contributo del consorzio dei Comuni trentini (che rappresenta la delegazione ANCI provinciale), nei comuni interessati dai processi di fusione sono state attivate, nella seconda metà del 2015, una serie di collaborazioni istituzionali, che hanno permesso di snellire tutti i processi connessi alla fusione (tra questi con Agenzia delle entrate, con il commissario del Governo, con la Regione, con la Provincia autonoma di Trento, con la Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato, con la Motorizzazione civile, con l'ufficio Tavolare e del Catasto, con l'Azienda sanitaria);

i Comuni hanno cercato a più riprese di coinvolgere anche Poste italiane a questi tavoli, costituiti proprio per raccordare al meglio le procedure da attivare, a seguito dei processi di fusione, non ottenendo riscontro;

il consorzio dei Comuni trentini, al quale i tre Comuni hanno segnalato l'intervenuta modifica unilaterale del CAP, ha richiesto, per le vie brevi, l'immediato intervento da parte della Direzione provinciale di Poste, illustrando compiutamente le ragioni giuridiche che non permettevano la modifica del CAP, in assenza di richiesta da parte dell'ente;

il consorzio dei Comuni, non avendo ottenuto risposte esaustive da parte di Poste e considerata l'urgenza di procedere tempestivamente a tutela delle esigenze di semplificazione, che giustamente le aziende pretendono che siano osservate, ha formalmente avvisato i commissari straordinari dei Comuni interessati e Poste SpA per conoscenza, dell'intenzione di attivare ogni possibile canale per chiedere la revisione della decisione unilateralmente assunta,

si chiede di sapere se non sia il caso di invitare Poste italiane SpA al rispetto puntuale di quanto previsto dall'articolo 1, comma 129, della legge 7 aprile 2014, n. 56, al fine di revocare la modifica dei codici di avviamento postale, assunta con decisione unilaterale e per evitare ulteriori e inutili aggravi burocratici a carico di cittadini e, in particolare, delle imprese che, in questi giorni, potrebbero essere indotte a modificare, a causa della variazione del CAP, i propri riferimenti.


(3-02824)