Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01756
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Atto n. 3-01756
Pubblicato il 6 ottobre 2004
Seduta n. 667
MARTONE. - Al Ministro degli affari esteri. -
Premesso che:
dal 6 al 10 ottobre 2004 è previsto ad Hanoi il vertice ASEM tra Unione Europea e paesi dell’Asia sud-orientale, tra i quali, seppure con una presenza diplomatica di livello più basso, partecipa anche la Birmania;
questa partecipazione è stata oggetto di critiche da parte di tutte le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, nonché fonte di difficoltà diplomatiche negli incontri preparatori al vertice;
la Birmania è retta da decenni da una giunta militare accusata, tanto dai rapporti delle compententi agenzie delle Nazioni Unite quanto dalle organizzazioni indipendenti per la difesa dei diritti umani e sindacali, di ripetute, continuate, gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani e sociali;
l’Unione Europea aveva posto delle condizioni, tutte disattese dalla giunta militare, alla partecipazione della Birmania al vertice di Hanoi e in particolare aveva chiesto il rilascio immediato della signora Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, e dei leader di tutte le parti politiche ancora in carcere, che le procedure per la Convenzione nazionale siano modificate e che venga definita una scadenza ai lavori della Convenzione stessa, che la Lega Nazionale per la Democrazia e gli altri parlamentari eletti nelle elezioni del 1990, annullate arbitrariamente dalla giunta militare, siano messi nella condizione di partecipare liberamente ai lavori della Convenzione, che siano adeguatamente tutelate nei lavori della Convenzione le minoranze etniche del paese;
il 13 settembre scorso il Consiglio europeo degli Affari Generali e Relazioni Esterne, esaminando la questione del vertice ASEM, ha approvato delle Conclusioni, positive ma non sufficienti a fare adeguata pressione sulla giunta militare birmana, e che una nuova sessione dello stesso Consiglio è prevista per il prossimo 11 ottobre;
considerato che:
le stesse organizzazioni dell’opposizione birmana, in patria e in esilio, chiedono da molto tempo l’introduzione di sanzioni economiche mirate contro il regime militare;
anche i lavoratori birmani attraverso l’FTUB, il sindacato birmano clandestino, sostengono l’urgenza di sanzioni economiche mirate e del divieto di importazione nell’Unione europea di beni e servizi forniti da entità possedute e/o gestite da autorità militari, personale militare e/o rispettivi parenti birmani o che siano di monopolio del regime birmano, anche se tali sanzioni avessero un impatto negativo sul loro posto di lavoro,
l’interrogante chiede di conoscere:
quale sia stata la posizione della delegazione italiana durante gli incontri preparatori del vertice ASEM e se essa si sia attenuta alla Posizione Comune dell’Unione europea;
se risultino esserci aziende italiane impegnate, direttamente o indirettamente, in Birmania e se e quali aziende importino prodotti da questo paese che è stato sottoposto a sanzioni dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro per il continuo utilizzo del lavoro in condizioni di schiavitù in violazione delle Convenzioni OIL;
quali misure operative (incluse sanzioni economiche e commerciali mirate) si abbia intenzione di adottare per fare pressione sulla giunta militare birmana affinché ottemperi alle richieste dell’Unione Europea;
se non si ritenga opportuno studiare sanzioni economiche, sia unilaterali che in ambito dell’Unione Europea e dell’ONU, più efficaci e dirette contro quei beni e prodotti oggetto di monopolio governativo, come le gemme e i legnami, joint venture con aziende e holding di proprietà del governo birmano, introducendo altresì il divieto di investire in questo paese da parte di cittadini o imprese europee, secondo le indicazioni delle organizzazioni dell’opposizione birmana in patria e in esilio;
se si intenda sostenere la decisione che dovrà essere assunta dal prossimo Consiglio di Amministrazione dell’OIL che si riunirà a Ginevra a novembre, per la introduzione di sanzioni;
se si intenda sostenere una procedura che garantisca che le armi prodotte nell’Unione Europea non vengano vendute in Birmania attraverso paesi terzi, quali ad esempio Bulgaria, Cina, Corea del Nord, India, Israele, Pakistan, Russia, Serbia, Singapore e Ucraina;
se il Governo italiano intenda appoggiare l’istituzione di una Task force dell’ASEM che sostenga il popolo birmano nella soluzione della crisi politica attraverso un “Dialogo Tripartito”;
quale sarà la posizione del Governo italiano se il governo birmano non rispetterà le richieste avanzate dall’Unione Europea per la prosecuzione della Convenzione;
se il Governo italiano intenda rifiutare la presidenza birmana dell’ASEAN nel 2006 in assenza di profondi cambiamenti democratici nel paese;
come intenda sostenere in sede di Nazioni Unite l’approccio cosiddetto di “Dialogo Tripartito”, studiato per consentire alla Birmania di superare la dittatura militare e avviarsi sulla strada di democrazia e dialogo tra le diverse componenti della popolazione.