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Discorso d'insediamento del Presidente Luigi Federzoni (20 aprile 1929-19 gennaio 1934)


Senato del Regno, tornata del 1° maggio 1929

Presidenza del vicePresidente Melodia

e poi del Presidente Federzoni

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Luigi FederzoniPRESIDENTE. (Si alza e pronuncia il seguente discorso). Onorevoli Colleghi, designato dalla vostra benevolenza per questo altissimo seggio, al quale si è compiaciuta elevarmi la Maestà del Re, so di dovere così grande onore non a me stesso, bensì all'indirizzo ideale e politico che io qui rappresento, se non con il valore dell'intelletto e delle opere, con la mia antica fedeltà militante. Dirvi pienamente quanto vi sia grato non potrei. Preferisco assicurarvi che conosco e misuro chiaramente gli obblighi che assumo verso di voi: primo fra essi, e per me il più grave, mantenere integro il prestigio di questa Assemblea, rimasto senza ombre attraverso tanto mutare di età, di eventi e di istituti, anzi salito a sempre più vivo splendore nella coscienza della Nazione. (Applausi).

Al raggiungimento di un tal grado di autorità e di efficacia cooperò notevolmente negli ultimi nove anni la sapiente direzione dei vostri lavori, tenuta dal mio illustre predecessore, a cui mando il saluto e l'augurio che scaturiscono dal comune sentimento di tutti i colleghi e mio. (Applausi).

Nessuno degli elementi essenziali della mirabile tradizione del Senato, non la devozione illimitata alla Dinastia, non il disinteressato zelo per il bene pubblico, non il senso organico dello Stato, si era affievolito con le vicende tristi e dure seguite alla guerra, quando insorse la grande forza nuova e rinnovatrice del Fascismo a ravvivarli e quasi rifonderli in un più ampio spirito italiano. Colui che raccolse la passione e il volere della gioventù e seppe farli trionfare, proclamava in quest'Aula, il 16 novembre 1922, essere il Senato "uno dei punti fermi della Nazione", "una forza dello Stato!, "una riserva dello Stato", "un organo necessario per la giusta e oculata amministrazione dello Stato". Era l'omaggio schietto della generazione della guerra e della marcia su Roma, alla perenne vitalità di questa Assemblea.

Per tal modo la Rivoluzione Fascista - nel pensiero stesso del suo Capo - si innestava spontaneamente, qui, sul vecchio tronco glorioso della Monarchia Nazionale, rinverdendolo di nuovi più fecondi germi di vita e di avvenire. (Approvazioni).

D'altro canto, un'Assemblea, quale è questa che non conobbe mai vero contrasto di parti, che le sue deliberazioni inspirò sempre soltanto a una superiore idealità patriottica, era la più adatta a intendere e assecondare un grandioso movimento storico, mirante a garantire fortemente l'ordine politico e sociale e a potenziare armonicamente tutte le energie morali ed economiche del popolo italiano. Ciò spiega come il Senato abbia dato il suo appoggio leale e costante al Regime fascista, colla certezza di servire così, nel modo migliore, la causa stessa della Patria.

L'attuarsi del nuovo ordinamento costituzionale, eliminando le sterili lotte partigiane, ha straordinariamente accresciuto l'importanza e la responsabilità di una collaborazione costruttiva all'opera del Governo. Tale collaborazione proseguirà nella XXVIII Legislatura, con il contributo prezioso di competenza e di esperienza che il Senato può offrire, così nella discussione dei delicati e complessi problemi attinenti al riassetto finanziario e allo sviluppo economico del Paese, come in ogni campo del diritto pubblico, ove coraggiosamente si affermano le innovazioni legislative del Regime.

Con un'imponente manifestazione di consenso il popolo ha suffragato solennemente l'azione finora svolta e i proponimenti per domani. La via che l'Italia deve percorrere è ancora piena di faticosa difficoltà, perché è una via che ascende. Ma la disciplina ha moltiplicato il vigore della Nazione. Questa, dopo aver riacquistato la possibilità di vivere, di lavorare, di valere efficacemente nel mondo (benefici ai quali non vorrebbero più rinunciare neppur coloro che si sforzano di dimenticare a che cosa li devono), ha ora conseguito il dono ineffabile della Pace religiosa, mediante un concorso di volontà, in cui sarebbe difficile non ravvisare un riflesso provvidenziale. (Applausi).

Forte della sua reintegrata unità spirituale, salda nella sua nuova compagine politica. L'Italia è un solo blocco di anime intorno al suo Re, sacro simbolo e invitto presidio della Patria. (I Senatori e i Ministri si alzano e applaudono ripetutamente).

La parola Augusta di Lui ha esortato il Parlamento a operosa concordia. Rispondiamo all'invito ammonitore, col grido che è auspicio di tutte le vittorie: VIVA IL RE! (Vivissimi prolungati applausi e grida di Viva il Re!

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