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Discorso d'insediamento del Presidente Tancredi Canonico (30 novembre 1904-20 marzo 1908)


Senato del Regno, tornata del 3 dicembre 1904

Presidenza del Presidente Canonico

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Discorso del Presidente del Senato

PRESIDENTE. (Si alza in piedi e pronunzia il seguente discorso).

Tancredi CanonicoONOREVOLI COLLEGHI!

Chiamato, contro ogni mia aspettazione, dalla benevola fiducia del Sovrano a quest'altissimo posto, - io fui non poco turbato pensando agli eminenti personaggi che siedono in questo augusto recinto, agli uomini egregi che occuparono prima di me questo seggio: ed a quello di essi che è tuttora vivente, - al venerando e carissimo senatore Giuseppe Saracco, - in un con l'augurio che ancora per molto tempo si prolunghi la sua onorato canizie, io mando un reverente e cordiale saluto, in testimonio del nostro perenne ricordo, dalla profonda nostra stima, dell'imperituro nostro affetto. (Vivi applausi).

A lungo lottarono in me due sentimenti contrari. Da una parte, il dovere di obbedire alla volontà del bene amato nostro Re: dall'altra, la facile coscienza dell'insufficienza mia a tanto compito e la ripugnanza a strapparmi da più modesti, ma cari lavori.

Finì per prevalere il riflesso che nessuna considerazione personale mi dava il diritto - col rifiutare un ufficio da me non cercato né ambito - di negare l'opera mia (per quanto povera) al servizio del mio Paese, che, omai presso alla tomba, io amo con lo stesso slancio e con la stessa fede della mia giovinezza. (Approvazioni).

E' legge del soldato morir combattendo. E sia! Non mi dissimulo le difficoltà che il Parlamento ha dinanzi a sé nel travaglioso periodo che attraversiamo: periodo di trasformazione economica, di agitazione minacciosa per giungere ad un nuovo assetto sociale che ciascuno si foggia a modo suo, di risveglio di razze, di lotte sanguinose e terribili, di latente anelito ad una profonda restaurazione morale; e non disconosco ciò che (in mezzo agli errori, alle passioni, ai disordini) vi è di vero, e degno di seria sollecitudine, nelle odierne aspirazioni di si gran parte della società.

Ma mi conforta il pensare che, nelle nostre istituzioni statutarie, tutto ciò che vi è di giusto in tali aspirazioni può trovare il legittimo suo soddisfacimento, come ogni eccesso può - e deve - trovare il suo freno; e che due grandi forze noi abbiamo in Italia, le quali ci danno sicura fiducia: il raro buon senso della popolazione, che sempre finisce per pigliare il sopravvento nei momenti difficili, e il senno dell'augusta nostra Dinastia, che ama il popolo, ne comprende i bisogni, ed è pronta sempre a sacrificarsi per soddisfarli entro i confini della giustizia; poiché, più che nelle istituzioni e nelle leggi, la salute d'Italia sta nella virtù di sacrificio degl'Italiani. Ove questa non manchi, il braccio di Dio, che ci aiutò a ricostituire si mirabilmente il corpo della Nazione, ci aiuterà altresì a ricostituire lo spirito e ad elevarla verso l'alta posto che le spetta alla vanguardia del vero progresso umano.

Il Senato, che raccoglie uomini di tanto valore e di si provata esperienza, - che tenendosi al disopra dei partiti, più facilmente può vedere da quest'altezza serena tutti i lati del grande e non facile problema ond'è oggi agitato il mondo civile, - è uno dei più saldi appoggi per il Paese e per la Monarchia nella presente evoluzione sociale, onde non ostacolarla, ma inalvearne il corso ed impedirne, con vigorosa energia, gli straripamenti.

Penetrato di questo grave compito della nostra Assemblea, coadiuvato dagli onorevoli miei Colleghi della Presidenza e dall'indulgente benevolenza vostra, tutte le mie forze consacrerò ad adempiere, quanto meglio mi sarà possibile i miei doveri.

Ordinare i nostri lavori secondo la loro urgenza e la loro importanza; - adoperarmi a conseguire dal Governo i mezzi ond'essi si succedano con le minori interruzioni possibili (Benissimo) e col tempo indispensabile ad una discussione seria e proficua (Approvazioni), (il che più facilmente può avvenire ove al Senato, prima che alla Camera, si presentino i progetti di leggi organiche); - osservare con tutti i membri di questo Alto Consesso l'imparzialità più scrupolosa e cortese, - tener alta ed invulnerata la dignità del Senato: - tali saranno le precipue mie cure.

Se non guardassi che a me, dovrei disperare di giungere a tanto.

Ma, in ventiquattr'anni da che ho l'onore di sedere in quest'aula, ho imparato a conoscere gli egregi miei Colleghi: la loro abnegazione nel compimento del proprio ufficio, la loro bontà, la stima e benevolenza reciproca, che fanno di quest'Assemblea una sola famiglia, - la giovinezza dell'anima ed il cuore veramente italiano, che sempre ho sentito vibrare in tutti ad ogni occasione.

E' questo soltanto che m'incoraggia nell'assumere sì arduo ufficio.

Sinceramente devoti alla Monarchia, dalla quale teniamo il nostro mandato, sinceramente devoti alla nostra patria diletta, della quale (pur resistendo alle intemperanze delle passioni politiche e dei volgari agitatori che le sfruttano) mai non saremo per contrastare le legittime aspirazioni, - col vicendevole affetto che ci lega, col vivo amore del vero e del giusto che tutti c'infiamma, noi potremo (fedeli al nostro giuramento) adempiere con facilità il nostro alto mandato pel bene inseparabile del Re e della Patria.

Viva l'Italia! Viva il Re!

(Vivissimi applausi, grida di viva l'Italia! Viva il Re!)

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