Il Presidente: Discorsi

Giornate di studio del gruppo PPE al Parlamento Europeo

Intervento del Presidente del Senato Renato Schifani a Palermo

6 Maggio 2011

Autorità, Signore e Signori,
sono felice di essere con voi oggi; felice di partecipare a queste giornate di studio del Partito Popolare Europeo, ancor più perché questo importante momento di riflessione si svolge a Palermo.
E non lo dico solo da palermitano, ma anche perché credo sinceramente che la scelta di far svolgere nella capitale della Sicilia, nel cuore del Mediterraneo, questo momento di comune dibattito sulle politiche dell'Unione europea, abbia oggi un valore simbolico straordinario.

Di fronte alle nuove sfide che pone all'Europa e all'intero mondo occidentale, il "risorgimento" politico e sociale che stanno vivendo i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, credo sia stata una scelta giusta quella di volerci riunire qui, parlamentari e politici popolari europei, a Palermo, in questa regione di frontiera della nostra Europa.
La sfida posta alla politica europea oggi e che credo sia il filo conduttore di tutte le sessioni di queste giornate di studio, è quella di vedere nel tratto di mare che si apre di fronte a noi, non un baratro, un luogo di lutti, di scontri, di reciproche incomprensioni, ma un terreno di dialogo, di confronto, di integrazione economica e sociale, nel segno di una nuova stagione di libertà.
E' questo il messaggio positivo che dobbiamo lanciare, in rispetto a quei profondi valori di libertà, di dignità della persona e di fede, che segnano la storia del Partito Popolare europeo.
Abbiamo per troppo tempo guardato all'altra sponda del Mediterraneo limitandoci a chiedere ai Governi di quei paesi solo sicurezza e stabilità, trascurando un rapporto profondo con le energie vitali di società giovani e complesse.
Quel che è successo e sta succedendo dimostra che la sicurezza e il benessere di noi tutti, cittadini europei, dipende in modo stretto dal modo in cui si sapranno sviluppare, nella libertà e nell'integrazione sociale, i nostri vicini dell'altra parte del Mediterraneo.

Serve dunque da parte nostra un approccio nuovo, che fondi il partenariato tra le due aree geografiche di questo mare sulla democrazia e su una prosperità veramente condivisa.
Forse il momento più felice della città che ci ospita fu proprio quello in cui, da vera capitale del Mediterraneo, Palermo seppe essere il luogo dove si confrontavano e fondevano le culture dei Paesi che si affacciano sul nostro mare.
Le vedete riassunte in modo mirabile nel nostro Duomo, nella Cappella palatina del Palazzo dei Normanni e in tanti altri monumenti eretti da re e principi normanni che venivano dall'Europa del nord, con architetture e motivi che sono gli stessi che ritroviamo nei grandi edifici sacri dei Paesi del sud del Mediterraneo.
Ed io credo che proprio forti dei nostri valori, della nostra fede, delle nostre radici cristiane, che avremmo voluto più chiaramente iscritte nel testo dei Trattati, dobbiamo contribuire a costruire e rafforzare, come è nell'intento di queste giornate, un partenariato solido con i paesi mediterranei.

Tante sono le iniziative e molte le proposte.
Abbiamo appena finito di ascoltare un interessante confronto sulle politiche ambientali e si aprirà subito dopo un importante dibattito sul tema dell'energia.
Temi sensibilissimi per i nostri cittadini, che si muovono tutti tra prerogative nazionali e capacità di visione europea.
Le Istituzioni dell'Unione Europea, stimolate dalle tragiche vicende di Fukushima, ma da anni impegnate nella riflessione sulla ricerca in campo energetico e sulla regolamentazione di questo settore, si confrontano su nuove ipotesi di sviluppo di una cultura energetica europea che sappia meglio rispondere alle accresciute esigenze di garanzia e sicurezza.
L'impegno di molti colleghi qui presenti per la definizione di una linea equilibrata in questo delicato ambito, è adesso concentrato nella trattazione della proposta di risoluzione del partito Popolare Europeo per una revisione della normativa europea sul nucleare.
E' un dibattito importante, segnato dall'esigenza di assicurare al nostro Continente una fornitura di energia non inquinante, ma nel contempo un aperto e rinnovato impegno a puntare maggiormente sull'efficienza energetica, sulle energie rinnovabili, sulle nuove tecnologie e sulla modernizzazione e sulla sicurezza degli impianti.
Qui appare decisivo l'impegno nel campo della ricerca e del finanziamento delle energie alternative che possano coinvolgere a pieno tutti i territori del Mediterraneo.
A questo proposito vanno richiamati i pregevoli progetti realizzati dalla direzione energia della Commissione europea in materia di energia solare, sviluppati anche grazie all'apporto di valenti ricercatori italiani e le importanti iniziative per la produzione di energia solare attraverso impianti da installare nel deserto del Sahara.

Ieri e oggi avete avuto un importante confronto su altri due grandi temi: le migrazioni e la lotta alla criminalità organizzata.
Due questioni che vedono quest'isola, nel bene e nel male, in prima linea, come frontiera avanzata dell'Europa.
Ed è proprio da questa frontiera, da questa terra profondamente europea che vogliamo lanciare la richiesta, alla nostra Unione, di un salto di qualità: occorre una maggiore integrazione ed il rafforzamento delle politiche e delle istituzioni comuni.
Dobbiamo dare linfa e sangue a quelle norme del Trattato di Lisbona che chiedono che le politiche dell'Unione in materia di immigrazione e sicurezza siano governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri.
Siamo riusciti, di fronte alla crisi economica e finanziaria, a dare una risposta alta e ambiziosa che ha portato, ad esempio, ad una profonda integrazione delle politiche economiche nazionali e del processo di definizione dei nostri bilanci pubblici, attraverso il "semestre europeo".
Così dobbiamo, io credo, fare oggi un deciso salto di qualità nella gestione delle politiche migratorie.
La lotta alla criminalità organizzata è stata fino ad oggi e deve continuare ad essere uno dei temi unificanti dell'Unione Europea.
L'Italia è forse il Paese più mortificato tra quelli europei dalla presenza di organizzazioni criminali mafiose che hanno tentato e continuano a tentare di infiltrare il tessuto sano della nostra economia.
Ma il nostro Paese ha saputo dare con tenacia e determinazione, risposte efficaci e concrete di contrasto a questo fenomeno.
Lo ha fatto con una legislazione sempre più idonea, significativamente rafforzata in questa legislatura e voluta con spirito di collaborazione e compattezza da tutte le forze politiche; segno questo che di fronte alle emergenze il Paese sa rispondere all'unisono, senza divisioni e sterili polemiche.

E posso affermare, senza pericolo di smentita alcuna, che il Parlamento è sempre pronto a prendere in esame norme ancora più rigorose per il contrasto alla criminalità organizzata, ove dovesse ravvisarsene l'esigenza.
Una legislazione che, sapientemente utilizzata da forze dell'ordine e magistratura, ha segnato soprattutto nell'ultimo ventennio grandi successi giudiziari sia nel campo della repressione, sia nell'essenziale settore della confisca dei patrimoni mafiosi.
L'aggressione dei beni illeciti, incessantemente portata avanti dallo Stato, ha indebolito la forza economica di queste organizzazioni.
Sono successi che si sono anche realizzati, quando l'Italia ne ha fatto richiesta, con la piena collaborazione ed il concreto ausilio di molti Paesi dell'Unione Europea.
Mi riferisco ai rapporti tra le varie polizie, al trattato di Schengen, agli interscambi tra le magistrature, che hanno segnato importanti successi nella cattura di pericolosi latitanti spesso realizzata fuori dai nostri confini; all'individuazione di ingenti traffici di stupefacenti e di operazioni di riciclaggio.
Una collaborazione che, ad esempio, ha condotto all'individuazione ed alla cattura degli autori della strage di Duisburg.
Sono successi di cui andiamo fieri perchè confermano, al di là degli eccezionali risultati conseguiti, quanto la sinergia, la coesione, la collaborazione tra i paesi della nostra Unione Europea, possano rivelarsi vincenti dinanzi a problematiche e difficoltà comuni.
Un obiettivo salto di qualità che, rilevo con amarezza, non si è ancora registrato nelle politiche migratorie.
Eppure la questione dell'immigrazione è il problema che negli ultimi anni dovrebbe vedere uniti tutti i Paesi dell'Unione Europea, tutti indistintamente interessati a questo fenomeno.
Purtroppo fino ad oggi non è stato così.
Un'esigenza non meno rilevante della lotta alla criminalità organizzata.
Il contrasto all'immigrazione illegale, aggravata dalle rivolte in Nordafrica e dalla guerra di Libia, deve diventare un comune obiettivo.
Fare parte dell'Unione Europea significa condividere anche i problemi dell'immigrazione; significa non chiudere le frontiere e trincerarsi dietro egoismi che sono contrari allo spirito per il quale si è voluta l'Europa Unita.
Significa sapere essere solidali nei fatti; adottare politiche comuni di sostegno nei confronti dei Paesi che appaiono in difficoltà.
La sicurezza interna di ogni Paese membro, deve rappresentare un'esigenza comune.
E' chiaro ed evidente a tutti che, solo una strategia voluta concordemente, porrà al riparo anche gli altri Paesi che apparentemente potrebbero non ritenersi interessati alla questione.

L'unità, la coesione, la stabilità di ciascun Paese membro sono in realtà quelle dell'Unione Europea.
Confido che il mio appello venga ascoltato.
Con un vero salto di qualità, mostreremo così ai nostri cittadini che l'Europa e il processo di integrazione non sono entità lontane, ma la risposta, l'unica risposta, valida ed efficace, alle sfide di un mondo globalizzato.
Una risposta alle sfide grandi, ma anche a quelle quotidiane come quelle vissute, ogni giorno, a pochi chilometri da qui, dai cittadini europei dell'isola di Lampedusa.
Cinquantasei anni fa proprio la Sicilia ospitò la conferenza - la Conferenza di Messina - che segnò il rilancio del processo di integrazione dopo il fallimento della Comunità europea di Difesa, di quel progetto voluto da Adenauer, De Gasperi e Schumann, grandi padri fondatori dell'Europa e padri ispiratori del nostro Partito Popolare europeo.
Che dalla Sicilia, da Palermo, parta oggi, con nuovo slancio e la stessa ambizione nutrita dei grandi valori del popolarismo cristiano, la spinta per un'Europa più coesa, più solidale e forte.



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