Il Presidente: Discorsi

Visita al Museo monumento al deportato di Carpi e all'ex campo di concentramento di Fossoli

27 Gennaio 2009

Autorità, signore e signori, cari ragazzi,
è con grande convinzione che sono tra voi per visitare il Museo Monumento al Deportato politico e razziale di Carpi e l'ex Campo di Concentramento di Fòssoli proprio oggi, il 27 gennaio, giornata in cui si celebra per il nono anno il "Giorno della Memoria", istituito dal Parlamento Italiano nel 2000 per ricordare le vittime delle persecuzioni naziste degli ebrei, degli oppositori politici, di gruppi etnici e religiosi.
Queste terre commemorano oggi anche il 64° anniversario dell'eccidio di Curva Cattanìa: trentadue persone nella notte tra il 26 e il 27 gennaio 1945 furono uccise dai fascisti e i loro corpi abbandonati. A loro, a quanti di loro rimangono tutt'oggi sconosciuti, alle loro famiglie va il nostro commosso pensiero.

Il 27 gennaio vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz; il 27 gennaio è stato scelto per ricordare. Proprio recentemente ho visitato Auschwitz e in quel silenzio immobile, rimasto solo con le mie riflessioni, ho sentito il dovere di impegnarmi perché il maggior numero possibile di persone conosca quei drammatici eventi, ricordi, abbia il coraggio di ricordare.
Dal 1945 la sconfitta delle dittature e delle ideologie nazi-fasciste ovunque in Europa ha determinato l'affermarsi di principi e idee che sono fondamento e cuore di tutte le moderne Costituzioni dei Paesi democratici e che costituiscono presupposto necessario e indefettibile per garantire a ciascun individuo un'esistenza libera e dignitosa.
Ma questo, che pure è molto, non basta. Sembra assurdo, ma il vuoto di ragione, umanità, carità che determinò le atrocità di allora, può ancora minacciare il nostro futuro.

Oggi, qui, a Fossoli, è più forte il mio turbamento nella consapevolezza che l'orrore si consumò anche vicino a noi, toccando i nostri concittadini.
La storia di dolore e di emarginazione degli ebrei che vivevano nella nostra Italia ci appartiene.
Da questo campo poliziesco e di transito per prigionieri politici e razziali destinati ai Lager del nord Europa anche Primo Levi viaggiò verso Auschwitz e vide "il sole scendere e morire".
Come italiani, l'orrore ci ha contagiato.
Sappiamo cosa è stato e rimarremo attenti.
Noi saremo testimoni.
Questi luoghi di sterminio appartengono al passato e obbligano ad un messaggio di certezza per il futuro; sono orrori che devono essere relegati sui libri di storia, che non devono più ripetersi, perché la dignità umana è un diritto di tutti.

Cari ragazzi, stare insieme a voi in questi luoghi a ricordare, come ho già detto ai giovani incontrati a Auschwitz, deve servire ad acquisire consapevolezza dell'orrore, ma anche a scavare nelle vostre coscienze, ad indirizzare le vostre azioni.
Ecco, questo rappresenterebbe la speranza più concreta che la follia che qui si è consumata con la deportazione e la distruzione degli ebrei, sia bandita da noi per sempre in futuro.
In questo senso, mi consola il pensiero che, proprio ora, alcune centinaia di studenti, partiti da Carpi con un treno carico non di morte ma di speranza, si trovano là per vedere e per capire ciò che è stato.
Quelli che non ricordano il passato, sono candidati a ripeterlo.
Noi ricordiamo.
Non sono più tollerabili azioni di oppressione fisica e morale dell'uomo sull'uomo.
Non sono più condivisibili sfumature colpevoli del passato che possono portare, in un crescendo di responsabilità, a illudere, alludere, colludere.
Noi ricordiamo.

Perché i Paesi democratici sani come il nostro, dove esiste lo stato di diritto ed il rispetto dei diritti della persona, si difendono con metodi che non lasciano ombre.
Noi condanniamo ogni forma di dittatura che mortifica l'uomo ed annulla ogni sua legittima aspirazione di libertà.
Siamo convinti che occorrono gesti coraggiosi che possono nascere solo da una democrazia compiuta dove vengano salvaguardati tutti i diritti, anche quelli delle minoranze.
"Sono stanco, da ebreo, di vivere come una vittima" è la frase di dolore di un intellettuale ebreo, perché la memoria è una costruzione nuova che pone domande e impone risposte di pace.
Occorre bandire sentimenti di odio e violenza che ancora oggi, purtroppo, sebbene in frange minoritarie della nostra popolazione, albergano contro la comunità ebraica.

Voi giovani che ascoltate, non lasciate che queste espressioni che tanto dolore e indignazione racchiudono, rimangano parole di semplice commemorazione.
Ricordare e non dimenticare significa realizzare una realtà di vera integrazione razziale, ma anche multietnica e religiosa e tutti noi siamo chiamati a concorrere.
E' questa la via tracciata dai nostri Padri Costituenti che, con fermezza, con alta e serena consapevolezza, abbiamo il dovere di percorrere; sono questi i sentimenti che dobbiamo trasferire, in un ideale passaggio di testimone, a voi giovani.
Con piena coscienza, senza odio, tutti insieme dobbiamo semplicemente giurare che questi orrori non si ripetano mai più.



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