Il Presidente: Discorsi

"La ferita. Vincere la 'ndrangheta"

Discorso pronunciato in Sala Zuccari all'incontro "La ferita. Vincere la 'ndrangheta: metodologie di contrasto e continuità di azioni" promosso dal progetto "Museo della 'ndrangheta"

7 Aprile 2011

Autorità, Signore e Signori,

la presentazione del volume "La ferita" a pochi mesi dal seminario internazionale di studi sulla ndrangheta, è una occasione non soltanto per una proficua sintesi degli autorevoli interventi illustrati in quel convegno. E' una opportunità per parlare di un'organizzazione criminale divenuta nel tempo una vera e propria holding sempre più pericolosa che continua la sua espansione in tutto il territorio nazionale ed oltre. La ndrangheta possiede ricchezze inestimabili, si è infiltrata nel tessuto sociale, nell'economia, nell'impresa; sta tentando di scalare i gangli vitali del nostro Paese, mostrando arroganza, strapotere, irriverenza totale dei principi che sono il fondamento della nostra vita democratica.

La ndrangheta costituisce oggi una gravissima minaccia per il progresso economico del nostro Paese e non soltanto. Le recenti relazioni del Procuratore Nazionale Antimafia e del Governatore della Banca d'Italia offrono elementi di forte preoccupazione per la crescita della ndrangheta al Nord, per la sua capacità di imporre il controllo sul territorio e di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico del settentrione d'Italia. Si fa riferimento ad una vera e propria "colonizzazione" in fase crescente, ad una contaminazione che ha puntato al cuore produttivo dell'Italia e che può frenarne la crescita economica fino a tradursi nella perdita di punti nel prodotto interno lordo.

Non sono affermazioni prive di riscontri: in Puglia e in Basilicata, regioni che hanno conosciuto il contagio mafioso, la colonizzazione dei clan mafiosi ha comportato una perdita di pil di venti punti percentuali, come afferma il Governatore Draghi "essenzialmente per minori investimenti privati". A Milano, Bergamo e Brescia si concentrano i quattro quinti delle denunce per associazione mafiosa dell'intera Lombardia, con un'impennata di denunce per riciclaggio di capitali illeciti e per usura, mentre gli omicidi, pochi al Nord - ed in linea con una precisa cultura del silenzio e del basso profilo scelti dall'organizzazione - sono spesso riconducibili a moventi di stampo mafioso.

Alla base di questa espansione è ovviamente la disponibilità di risorse illimitate provenienti da decenni di traffico internazionale di stupefacenti con i narcotrafficanti sudamericani e la conseguente necessità di investire questi ingenti capitali illeciti. Come denuncia la relazione del Procuratore Nazionale Piero Grasso, nelle regioni del Nord gli affari privilegiati sono quelli del settore edilizio con sistemi di manipolazione delle gare di appalto e ristretti margini temporali per la consegna dei lavori. Ma la ndrangheta penetra anche con l'usura a favore di aziende di imprese che hanno visto la drammatica situazione di flussi di cassa e del valore di mercato e che non sono protette da un piano legislativo che preveda di ricorrere all'aiuto delle banche.

Il problema più rilevante è che attraverso le operazioni di riciclaggio, sempre più numerose, si raggiunge il punto di non ritorno, con la piena e totale integrazione dell'illecito in ogni settore dell'economia legale. Una strada senza uscita che per coloro che utilizzano i capitali della ndrangheta e con essi stringono accordi con chi li detiene; perché, come ha giustamente affermato il Procuratore Giuseppe Pignatone, non è pensabile che l'offerente resti fuori da questo meccanismo perverso, anzi entra a farne parte a pieno titolo divenendo coprotagonista, in quanto regista, grazie ai metodi intimidatori che sono alla base del modo di essere di questa pericolosa organizzazione.

Compito dello Stato è dunque quello di evitare che la strada intrapresa dalla ndrangheta segni un punto di non ritorno. Perché, condividendo e facendo mie le parole del governatore Draghi "contrastare le mafie, la presa che esse conservano al Sud, le infiltrazioni che tentano al Nord, servono a rinsaldare la fibra sociale del Paese, ma anche a togliere uno dei filtri che rallentano il cammino della nostra economia".

La componente onesta del Paese, che vive nel rispetto delle regole, avverte uno stato di sofferenza per la presenza di una legalità debole che impedisce il benessere sociale e il bene comune. Non possiamo e non dobbiamo consentire il sorgere di una legalità mista, dove le organizzazioni criminali si insidino nella borghesia, nella finanza, nella vita economica del Paese. E non dobbiamo tollerare che la capacità repressiva dello Stato sia circoscritta alle forze dell'ordine e ai magistrati: il bene comune e il benessere sociale sono incompatibili con modelli di collusione, contiguità, "fratellanze", che con mezzi e finalità illecite occupano la parte sana del nostro territorio.

Se finalmente dopo diversi decenni è cresciuta, grazie alle numerose operazioni di polizia giudiziaria, l'attenzione per questo fenomeno mafioso, dobbiamo avere la consapevolezza che molto è ancora da fare. E che abbiamo il preciso dovere di giocare una partita in prima persona. Occorrono il coinvolgimento e l'attenzione di quanti sono impegnati e vogliono costruire il giusto percorso di legalità del nostro Paese. Bisogna innanzitutto dotare di strumenti sempre più incisivi chi opera per reprimere il fenomeno della ndrangheta.

Le intercettazioni telefoniche e ambientali, prezioso e insostituibile grimaldello per scardinare lo strapotere della ndrangheta e tutti i reati di criminalità organizzata, devono essere lasciate immutate per questo importante settore. Nessuna modifica deve tradursi in un arretramento della lotta alla criminalità organizzata.

Siamo pienamente consapevoli che i successi conseguiti passano anche attraverso l'utilizzo di una normativa efficace ed efficiente che ha condotto ad eccezionali risultati. Per questo motivo il regime delle intercettazioni per la lotta alla criminalità organizzata non deve subire, né subirà alcuna modifica. Mantenere alta l'attenzione significa anche trasmettere la conoscenza della portata reale del fenomeno. Al Sud, dove è nato e dove tuttora conserva il potere centrale, eliminando le sacche ancora forti di complicità che sono costituite anche da chi fa finta di "non vedere e di non sentire" e da chi non "dissente". Tradotto in termini concreti, sensibilizzare significa trasferire la conoscenza del fenomeno. Non è più consentito un atteggiamento di immobilismo troppo spesso motivato da ignoranza del fenomeno e da paura.

L'opera di sensibilizzazione deve essere portata avanti coinvolgendo ad ogni livello la popolazione tutta, a partire dai più giovani la cui formazione è vitale per abbandonare schemi, coinvolgimenti e percorsi non soltanto usurati ma pericolosi: attraverso la conoscenza di quello che è stato e che è ancora; e trasmettendo il sapere sui veri strumenti di legalità affinché il pieno possesso degli stessi coinvolga tutte le forze sociali.

Un lavoro di squadra può essere vincente: una squadra fatta di cittadini, di istituzioni, di borghesia, di impresa, unita da un comune sentire e da una comune volontà di fare. Il libro che oggi presentiamo va in questa direzione perché testimonia l'impegno di tutte le componenti sane della nostra società e perché incoraggia i processi di assunzione di responsabilità collettiva. Abbiamo il dovere di chiedere un'attenzione massima, ma anche di pretendere da tutti, ad ogni livello, comportamenti corretti ed onesti, ponendo fine all'atmosfera di silenzio che danneggia il nostro tessuto sociale.

Il difetto di legalità rappresenta un pesante fattori di condizionamento dell'economia meridionale. Il rigore e il rispetto delle nostre leggi e della cultura del nostro Paese è il presupposto indispensabile per una civile convivenza e su questo tutti noi dobbiamo vigilare. Legalità, quindi, come azione e mentalità da riaffermare quotidianamente. Un Sud, quindi, che non si piega alla criminalità, alle difficoltà, alle carenze culturali, alla crisi internazionale, diviene punto di riferimento e asse fondamentale per l'intero Paese.



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