Il Presidente: Discorsi

Presentazione del libro di Antonio Sciortino "La famiglia cristiana - Una risorsa ignorata"

27 Maggio 2009

Desidero innanzitutto rivolgere un sincero ringraziamento a don Antonio Sciortino, per avermi manifestato il suo desiderio ad incontrarmi presso la sede di Famiglia Cristiana.

Parlare di famiglia in un momento in cui sembrano prevalere logiche individualistiche di realizzazione di propri interessi privati non è affatto scontato.
Aver riportato nella dovuta centralità questa problematica attraverso la pubblicazione del libro "La famiglia cristiana - Una risorsa ignorata" mette a fuoco alcune incongruenze dell'attuale sistema normativo, rispetto alle quali ciascuno di noi, rappresentante delle Istituzioni, deve sforzarsi a trovare risposte concrete e convincenti.

Come ho avuto modo di affermare, la famiglia, pur mantenendo quel tratto distintivo proprio di intimità, riservatezza e discrezione, allo stesso tempo conserva quella insostituibile "dimensione sociale" riconosciuta dalla Costituzione.
La sua specifica "dignità giuridica" fa parte di un codice di moralità pubblica, patrimonio della tradizione più nobile e alta del nostro Paese.
Non è pertanto irrilevante sostenere come la famiglia non rappresenti solo una tra le tante istituzioni sociali di interesse pubblico, ma la comunità di base per eccellenza.

Alla famiglia va pertanto riconosciuta una propria specificità ed autonomia attraverso tutele e garanzie tese a salvaguardarne il carattere di patrimonio dell'intera società civile.
Non , quindi, "una priorità dimenticata", come afferma l'autore.
Le comunità familiari sono l'anima più profonda dell'identità di un popolo e di una nazione, la fondano e la sostengono per le future generazioni.

Dice Don Sciortino: "La famiglia di fatto protegge non solo i minori, ma anche gli adulti da identità, appartenenza, è un posto dove uno sta.
E' un di più non solo per il benessere personale, ma per l'intera società".
Sono convinto che la famiglia rappresenti un tesoro di umanità in cui cooperano tra di loro, persone giovani, adulte e anziane; ed è anche un luogo dove sono accomunate da un unico vincolo d'affetto e solidarietà le persone deboli, malate, con disabilità.

Le politiche statali, regionali e locali devono coordinarsi per il superamento di ogni distorsione e ritardo.
Serie e solide politiche di sostegno non possono prescindere da meccanismi crescenti di detrazioni per i carichi familiari, sul modello virtuoso che si è venuto a realizzare in alcuni Paesi europei dove, in contesti di accentuata sussidiarietà, le istituzioni centrali sono riuscite ad individuare proficue sinergie.

Una modifica legislativa che preveda un robusto sistema di interventi a favore delle famiglie italiane dovrebbe orientarsi in una triplice direzione:

  • Puntare maggiormente sui trasferimenti monetari diretti, potenziando lo strumento degli assegni familiari;
  • Fare leva sulla politica fiscale;
  • Investire maggiori risorse nei servizi di cura della prima infanzia.

L'esperienza in altri Paesi ha messo in luce come ad un potenziamento degli assegni familiari corrisponde sempre un incremento del tasso di natalità.
Oltre ad un assegno familiare di base elargito dalla nascita fino almeno ai tre anni di vita del bambino, dovrebbe essere garantito una sorta di assegno premio per la nascita o l'adozione di un figlio.
La politica fiscale a favore delle famiglie dovrebbe avere particolare attenzione al sistema di deduzioni dal reddito o dalle imposte.
In particolare dovrebbe essere introdotto un sistema di detrazioni fiscali per le spese sostenute dalle famiglie che hanno uno o più figli.
Penso, ad esempio, alla possibilità - alla stregua di quanto previsto per i prodotti farmaceutici - di possibilità di deduzione di spese sostenute per i capi di abbigliamento dei bambini da 0 a 12 anni.

Potrebbe anche essere introdotto un diverso sistema di calcolo delle imposte su base familiare, mediante il c.d. sistema del "quoziente familiare".
Se, come sappiamo, una delle maggiori criticità per le famiglie italiane è la carenza di strutture di cura della prima infanzia che interessano le mamme lavoratrici, dovrebbero essere incrementate le risorse finanziarie destinate alla realizzazione di nuove strutture, nonché alla promozione degli asili-nido condominiali, degli asili-nido aziendali o presso uffici pubblici in cui sono impiegati numerosi dipendenti.
Ciò per garantire un rapido e più facile reinserimento delle mamme lavoratrici nel mondo del lavoro.

Devono essere ulteriormente potenziati tutti gli strumenti di agevolazione per le attività formative che riguardano i giovani, che pongano al centro la persona e permettano ai genitori di favorire modelli educativi che essi stessi ritengono essenziali per uno sviluppo armonico dell'equilibrio psico-fisico dei propri figli.

Le famiglie non debbono apparire una sorta di retaggio superstite di un passato ormai remoto, bensì una risorsa da riscoprire e rivitalizzare, che dà senso ad una rinnovata speranza per l'avvenire.
Anche l'offerta pubblica e privata di assistenza medica e sanitaria va completata e contraddistinta da una strategia nuova che individui per ogni età dei componenti del nucleo familiare mirate misure di prevenzione.
Ogni bambino ha diritto di crescere in salute senza differenziazioni o discriminazioni, attraverso una convergenza delle strutture pubbliche e private, una vera e propria campagna di promozione della salute dell'infanzia.

Sostenere le famiglie che vogliono adottare un figlio è ormai un imperativo sociale.
Bisogna superare gli scogli della burocrazia, rimuovere ogni rallentamento.
Occorre agevolare le adozioni, velocizzarle, pur assicurando il massimo di garanzia e sicurezza per i minori.
Le giovani coppie devono essere incoraggiate all'adozione, un atto di amore e generosità, di cui la nostra società avverte un bisogno sempre più inderogabile.
Diventa sempre più urgente una riforma sulle adozioni che privilegi ancora di più l'interesse del minore.
Solo un bambino su cinque riesce oggi a trovare una nuova famiglia.
Gli altri quattro sono destinati a vivere nell'incertezza.
Bisogna, quindi, superare il concetto che debba essere privilegiato il legame di sangue, anche quando le visite della famiglia di origine diventano sempre più rare.
In quest'ottica, occorre rivisitare i criteri che determinano il mantenimento o la decadenza della potestà dei genitori.

Su tutto questo insieme di provvedimenti vi deve essere chiara consapevolezza di come l'istituto familiare possa essere rilanciato solo attraverso un patto tra generazioni e tra istituzioni.
Il calo sensibile del tasso di natalità incombe sul destino delle giovani madri che talvolta sono poste di fronte ad un bivio: avere un figlio ovvero realizzarsi professionalmente.
Per le madri con un lavoro flessibile la nascita di un figlio si traduce spesso nell'abbandono del posto di lavoro ossia nella precarietà.
"O la carriera o i figli" dice Don Sciortino che parla di rinvio della maternità e della paternità in età matura con la ricerca "ad ogni costo".
Il bambino più che il frutto di un amore che accoglie la vita, diventa il diritto dell'adulto da esigere a qualunque condizione".

Le Istituzioni devono porre rimedio tempestivo ed efficace a questo corto-circuito nel quale rischiano di essere intrappolati i giovani, che pur desiderando un figlio si sentono soli e privi di una rete di protezioni che invece vanno loro garantite in via prioritaria.
Si può chiedere ai giovani responsabilità solo a patto che una nuova cultura della solidarietà diventi per il Paese un'occasione di rilancio morale, di volano economico e civile che accomuna tutti ad un unico destino che è il destino del nostro Paese e della nostra società.

La dimensione familiare è la vera e più autentica cornice all'interno della quale si sviluppa il progetto educativo per le future generazioni.
Scuola e famiglia sono le dirette protagoniste per l'attività di sviluppo integrale della persona.
"La scuola è un'istituzione importante della comunità locale, del quartiere, del paese, della città.
E può esserlo solo col pieno coinvolgimento delle famiglie di quel territorio" afferma l'autore "Per questo il rapporto tra scuola e famiglia è "un'alleanza da rinsaldare".

Serve vincere il falso mito della rincorsa a comunicazioni veloci ed essenziali, come talvolta possono apparire quelle televisive o via internet, per un recupero profondo e duraturo dei valori cardine dell'amicizia, del dialogo, del confronto che nascono innanzitutto e prioritariamente nel rapporto tra genitori e figli, estendendosi poi ad altri punti di riferimento come gli insegnanti, gli educatori, gli amici.

Come afferma l'autore, "ogni tanto è meglio spegnere il computer e uscire di casa".
Va spezzato il reticolo di opacità che talvolta chiude i nostri giovani in una solitudine mascherata da evasioni e svaghi, per lo più sfuggenti ed occasionali, fonte ben presto di delusione e annichilimento.
L'emergenza educativa per i giovani coincide con l'emergenza familiare.
E' un'emergenza che riguarda l'intera società civile e chiama direttamente in causa la mia generazione.
I giovani vanno educati al gusto e al sapore autentico e al rispetto della libertà.
Una libertà che li renda capaci di affermarsi e di affermare le proprie idealità con il vigore della loro umanità.
La famiglia, in questo, ha un ruolo fondamentale.

La riscoperta degli affetti e del senso più profondo della vita, delle gioie e dei dolori, delle attese, delle speranze e anche delle delusioni è l'unica strada perché il "lessico familiare" diventi autenticamente "lessico di pace" e di crescita che contribuisca a formare gli Uomini e le Donne di domani.
Noi genitori abbiamo pochi margini di scelta nella nostra missione.
Dobbiamo, inevitabilmente, scegliere di amare i nostri figli prima ancora di esserne amati.
Dobbiamo, quindi, con quotidiana consapevolezza, vivere il nostro ruolo come il principale modello formativo per i nostri ragazzi.
Dobbiamo sapere che una nostra trasgressione sarà da essi imitata e centuplicata e di conseguenza dobbiamo vigilare su noi stessi per impedirci di essere involontari suggeritori delle loro manchevolezze.

Quando si leggono storie sconfortanti di giovani che si fronteggiano, talvolta rischiando la vita, per un posteggio, per una gara, per un'eredità, si avverte tutto il disagio di un imbarbarimento delle relazioni umane, che solo attraverso un messaggio di rigore morale testimoniato ogni giorno, può essere superato e capovolto in proposta attendibile per una società più giusta e umana.

Voglio soffermarmi, infine, anche sul problema dell'immigrazione e dell'integrazione di cui parla Don Sciortino.
Perché questa è una realtà con la quale ognuno di noi deve quotidianamente confrontarsi.
Già nelle scuole, soprattutto in quelle elementari, il numero dei figli di immigrati ha raggiunto percentuali elevate e l'attività svolta dagli insegnanti è veramente encomiabile.
Ed è proprio dei giorni scorsi l'invito rivolto dal Card. Bagnasco all'Assemblea generale della CEI ed accolto dalla federazione italiana scuole materne, per assicurare una effettiva integrazione agli immigrati più piccoli.
Temi che, comunque sono già da tempo all'attenzione del nostro Stato, perché l'impegno ad offrire una proposta educativa ai più giovani, ancorata alla loro accoglienza, senza distinzioni di etnia o di credo religioso, è la premessa indispensabile non soltanto per una corretta crescita culturale, sociale e morale di questa categoria che è la più indifesa, ma concorre a gettare le basi per una vera ed effettiva integrazione.

L'Italia si appresta a divenire una terra dove dovranno convivere uomini e donne provenienti da Paesi diversi per razza, cultura, credo religioso, tradizioni, consuetudini.
E' compito di tutti noi cooperare perché questa profonda modifica del tessuto sociale si realizzi al meglio e in piena armonia.
Concordo, pertanto, con l'autore nell'escludere ogni possibilità che vengano istituite scuole separate per accogliere esclusivamente figli di immigrati.
Ma non ritengo, anzi escludo che questa eventualità possa mai realizzarsi.
E con riferimento, invece al fenomeno più generale dell'immigrazione, in una società qual è la nostra, dove gli immigrati contribuiscono con il loro lavoro a colmare spazi che gli italiani hanno definitivamente abbandonato - e mi riferisco ad esempio a lavori in agricoltura e presso abitazioni private di colf e badanti - esso costituisce una grande risorsa umana ed occupazionale ormai riconosciuta da tutti.

Ribadisco, tuttavia, che la piena integrazione si attua solamente con ingressi regolari e regolamentati; il rispetto della legalità, delle nostre leggi e delle nostre tradizioni appare una condizione necessaria per una corretta e reale integrazione sociale con chi proviene da lontano per lavorare onestamente.

La rigorosa osservanza delle nostre leggi contribuisce a prevenire quegli episodi di assunzioni illegali denunciati dall'autore e consente ai lavoratori assunti di potere vedere riconosciuti i propri diritti alla stregua di quelli dei lavoratori italiani.
Diciamo quindi no ad una immigrazione clandestina che alimenta i traffici della criminalità.
Chi entra nel nostro Paese deve essere accolto perché lavora onestamente.
Non deve esserci spazio per chi vuole delinquere.
L'immigrazione è e deve essere una risorsa, non una minaccia alla sicurezza dei cittadini.

Così si contribuisce a creare una società migliore legata da vincoli di affetto, di amicizia, di solidarietà, di vera umanità, ma anche di rispetto delle nostre leggi. Perché, come afferma Don Sciortino, "La sfida per il futuro è un grande piano per la vita e la famiglia. Interessa tutti. Così si salva anche il Paese".
Questo non è solo un auspicio.
E' la piena e matura consapevolezza che senza il recupero della dimensione umana e sociale delle relazioni interpersonali e della famiglia non vi possono più essere Stato, né istituzioni, né futuro.
Vi ringrazio.



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