Legislatura 14º - Disegno di legge N. 674

SENATO DELLA REPUBBLICA

    ———– XIV LEGISLATURA ———–

    N. 674
 


DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

d’iniziativa dei senatori PEDRINI, RIGHETTI e VERALDI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 26 SETTEMBRE 2001

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Abrogazione dei commi primo e secondo della XIII
disposizione transitoria e finale della Costituzione

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Onorevoli Senatori. – Il problema del rientro in Italia dei discendenti di Casa Savoia è ormai entrato da alcuni anni in una fase nuova di maturazione, senza che tuttavia si sia ancora giunti ad una sua soddisfacente soluzione. Col presente disegno di legge costituzionale proponiamo l’abolizione dei primi due commi della XIII disposizione transitoria della Costituzione. Non si tratta quindi di un tema nuovo, di cui però vogliamo esplicitare e sottolineare le ragioni che stanno alla base della nostra specifica proposta. Esse affrontano il tema non più prendendo avvio dai profili delle responsabilità storiche di Casa Savoia nelle vicende italiane, e nemmeno dai susseguenti profili delle – presunte – esigenze di tutela dell’ordine istituzionale costituito e dei «pericoli» che pertanto potrebbe rappresentare un eventuale rientro dei Savoia.

    Noi pensiamo che oggi il tema si possa e anzi si debba porre esclusivamente e squisitamente sotto il profilo della tutela dei diritti umani, dei diritti della persona insomma, e degli speculari doveri che un moderno stato democratico, occidentale ed europeo, è tenuto a rispettare, per dovere morale ma anche per rispetto delle convenzioni internazionali liberamente sottoscritte e degli organismi internazionali di cui è componente a pieno titolo.
    Affrontiamo i punti con ordine: quanto alle responsabilità dei Savoia nella storia italiana relativa al periodo fascista e alla Seconda Guerra Mondiale, dobbiamo notare che i due membri di Casa Savoia attualmente viventi, ed esclusi dal territorio nazionale (Vittorio Emanuele ed il figlio Emanuele Filiberto) erano, all’epoca delle tristi vicende storiche summenzionate, rispettivamente, il primo un bambino di pochi anni e l’altro non ancora nato!
    Molte persone, nel corso della loro vita, sono talvolta chiamate a rispondere delle proprie azioni, sotto il profilo morale, sotto quello penale, sotto quello della opportunità, ed anche, sotto il profilo politico e storico.
    Tuttavia, una grande conquista della civiltà moderna occidentale post illuminista, forse la più grande conquista del pensiero moderno, è che la responsabilità è personale. Ripugna alla nostra coscienza morale di contemporanei pensare che la responsabilità possa trasmettersi per discendenza e per stirpe. Lo stesso periodo storico sopra ricordato ci ha dato degli esempi terribili di quali abomini possa produrre il portare alle estreme conseguenze un siffatto pensiero.
    I due Savoia attualmente viventi, prima di essere Savoia, sono delle persone, persone che non possono, per evidenti ragioni anagrafiche, aver avuto alcun ruolo nelle vicende in cui sono stati coinvolti i loro ascendenti, questi ultimi attualmente morti.
    Un’altra conquista del pensiero moderno che ha segnato un salto di qualità nel progredire della civiltà umana, faticosamente acquisita al nostro patrimonio, a prezzo di sacrifici e di sangue, purtroppo ancora non pienamente affermata in tutto il mondo, è la concezione del rispetto dei diritti umani, tra i quali il diritto di circolare e di stabilirsi, volendolo, nella propria terra.
    È difficile cercare di capire quale sia il processo mentale che induce alcuni a negare a queste due persone un trattamento rispettoso dei loro elementari diritti umani, quegli stessi diritti umani che invece vengono giustamente invocati nei purtroppo ancora moltissimi casi di razzismo, segregazione, discriminazione e apartheid.
    Non vogliamo credere che taluno possa pensare che questi diritti si possono ignorare o trascurare, in ragione del rango, del censo o persino della antipatia di chi subisce la discriminazione. Se così fosse, verrebbe annullata proprio la conquista di civiltà della difesa dei diritti dell’uomo, che per essere vera, integra, ed ergersi in tutto il suo valore rivoluzionario rispetto al passato, deve estendersi a tutti.
    Non si può stabilire a priori una specie di graduatoria della sofferenza, tale per cui solo certe persone, in ragione della loro condizione sociale e dell’entità della violazione dei loro diritti umani, sarebbero meritevoli di tutela.
    Tuttavia, proprio in riferimento alla sofferenza, non possiamo non ricordare che anche i due Savoia hanno affrontato e affrontano ancora, nel corso della loro vita, difficoltà e sofferenze personali che meriterebbero rispetto e umana comprensione. Si pensi alla vicenda di un bambino costretto ad allontanarsi in condizioni rocambolesche dal suo paese, senza poter più farvi ritorno. Si pensi al dipanarsi di vicende personali e familiari segnate da questo problema, con persone escluse per sempre dalla loro terra, dai loro amici, dalle loro relazioni. Si pensi alla formazione personale e scolastica di Emanuele Filiberto, costretto a rimanere per sempre lontano dalla cultura e dalle radici italiane. Eppure, cultura di un popolo, radici personali, identità nel rispetto delle altre identità, tutela delle relazioni personali e delle amicizie sono, alla fine, il vero patrimonio di ciascuna persona, sono valori che anche recentemente sono stati evidenziati e indicati come meritevoli di tutela anche da parte del dibattito politico.
    Perchè dobbiamo negarli a queste due persone?
    Ma, si dirà, seppure si possa configurare per i due Savoia una violazione dei diritti umani, essa è giustificata da ragioni di tutela dell’ordine politico-istituzionale costituito, nonchè dell’ordine pubblico e dell’ordinata vita sociale, e queste ragioni stanno alla base della XIII disposizione.
    Ebbene, la Repubblica Italiana esiste ormai da più di 55 anni e nessuna persona dotata di un normale raziocinio potrebbe pensare che nella società italiana od anche tra le forze politiche attualmente esistenti vi sia un significativo movimento volto a restaurare la monarchia, non diciamo con mezzi violenti, ma neppure con metodi democratici! Non riusciamo a scorgere traccia di una diffusa nostalgia per la monarchia, di un pericolo per le istituzioni o per la pace sociale. La società italiana non pare in procinto di dividersi in modo lacerante su questo tema, né si intravvedono pericoli di scontri di piazza con gravi rischi per l’ordine pubblico.
    Nel momento stesso in cui scriviamo, o leggiamo, di questi pericoli, possiamo apprezzare tutta la portata della loro irrealtà e assurdità.
    Peraltro, se la Repubblica italiana fosse veramente ridotta oggi ad avere paura dei Savoia, allora vorrebbe dire che avremmo veramente toccato il fondo e che ci meriteremmo la restaurazione, e non solo quella!
    Per quanto esposto, non possiamo condividere la morbosa insistenza con la quale taluno ha ripetutamente chiesto ai due Savoia viventi di ripudiare un passato per il quale non potevano aver avuto alcuna parte e di esprimere comunque un giudizio sul comportamento dei personaggi della loro casata, magari dai tempi medioevali di Biancamano in poi! Ancora, è stato chiesto ai Savoia di giurare pubblicamente fedeltà alla Repubblica ed Essi, in pubbliche apparizioni, hanno riconosciuto la Repubblica italiana e si sono impegnati a rispettarne la Costituzione.
    Ebbene, tutti questi «interrogatori», giornalistici o meno, cui sono stati sottoposti i Savoia, non essendoci alcun pericolo per la Repubblica, sono stati una inutile umiliazione, prima ancora che per i Savoia, per le istituzioni repubblicane, che sono indirettamente apparse ridicolmente pavide e inquisitrici. Nessuno si sognerebbe di chiedere ad una persona di commentare gli atti del suo bisnonno, nonché di dare un giudizio su tutti i componenti morti della sua famiglia, e condizionare l’esercizio di un diritto alle relative risposte! Si tratta, oltre che di una umiliazione, di una violazione della libertà di pensiero, pure garantita dalla Costituzione. Nella stessa linea di giudizio collochiamo la norma, da taluni proposta, dell’obbligo ai Savoia di un solenne giuramento di fedeltà alla Repubblica prima di abrogare la XIII disposizione. Una volta depotenziata la vicenda Savoia alle sue vere proporzioni attuali, di problema cioè non più istituzionale, ma relativo ai diritti di persone, tale pretesa appare anch’essa inutile, ingiusta, e umiliante, alcune per la Repubblica. Ci pare ancora che, sia per l’assenza di pericolo istituzionale, che per doverosa coerenza nell’attribuire in toto a queste persone incolpevoli i normali diritti di cittadinanza, sia opportuno abrogare anche il primo comma della XIII disposizione.
    Vogliamo infine proporre, come ultimo argomento, che permettere il libero rientro dei Savoia in Italia, costituisce per la Repubblica un dovere rispetto anche alla Convenzione europea per i diritti dell’uomo, di cui l’Italia è paese membro a pieno titolo. Il Parlamento europeo, inoltre, nella sua risoluzione del 5 luglio 2001 relativa ai diritti umani, ha raccomandato al nuovo Parlamento italiano di abrogare la XIII disposizione transitoria della Costituzione.
    Riteniamo che la difesa del prestigio italiano negli organismi internazionali di cui l’Italia è membro, passi anche attraverso l’eliminazione di questa ormai anacronistica disposizione, per la quale l’unico problema che forse oggi si può porre è come giustificare che essa sia potuta sopravvivere così tanto tempo oltre il periodo in cui era legittimata dalle circostanze, causando inutili e ingiuste sofferenze.
    In conclusione, noi riteniamo che da molti anni il tema della libertà di rientro dei Savoia in Italia sia un tema del tutto privo di qualsiasi implicazione politico-istituzionale, ma debba costituire semplicemente la rimozione di un divieto ormai ingiustificato sul piano del rispetto dei diritti umani. Proprio per questo, esso dovrebbe essere affrontato, e risolto, in uno spirito bipartisan, in tempi brevi e con un profilo di attenzione politica e mediatica il più sobrio possibile. Raccomandiamo pertanto l’approvazione del presente disegno di legge costituzionale.

 

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

Art. 1.

    I commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria della Costituzione sono abrogati.