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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02982


Atto n. 3-02982 (in Commissione)

Pubblicato il 30 giugno 2016, nella seduta n. 652
Svolto nella seduta n. 309 della 7ª Commissione (19/10/2016)

MONTEVECCHI , MORONESE , BERTOROTTA , DONNO , PUGLIA , SANTANGELO , GIARRUSSO , CAPPELLETTI , ENDRIZZI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. -

Premesso che:

sull'articolo pubblicato il 21 giugno 2016 dal quotidiano "la Repubblica", edizione Bologna, si legge che è stata inviata una lettera al rettore e al Senato accademico dell'Università di Bologna e tra i firmatari vi è anche la consigliera regionale Silvia Prodi, nipote dell'ex premier Romano Prodi;

nella suddetta missiva cinque ex studenti del professor Enrico Lorenzini, oggi laureati con lode in Ingegneria, protestano contro il conferimento allo stesso del titolo di Professore Emerito. In particolare, il docente, 16 anni fa, era stato accusato di plagio ed oggi tale vicenda è tornata di attualità, alimentando proteste e molti mormorii;

il quotidiano riporta testualmente parte del contenuto della citata lettera indirizzata al Rettore: "Siamo laureati dell'Alma Mater ed ex studenti del professor Enrico Lorenzini, al quale Lei recentemente ha consegnato il titolo di professore emerito". I cinque ex studenti, di cui alcuni attualmente esercitano all'estero, sono: il professor Giovanni Bruno, Giovanna Cicognani, coordinatore scientifico presso l'istituto di ricerca internazionale Laue-Langevin, Francesco Festa, la professoressa Rita Fioresi e Silvia Prodi, consigliere regionale del Partito democratico ("la Repubblica", edizione di Bologna del 21 giugno 2016);

a quanto si apprende dal suddetto articolo, "gli ex studenti e laureati ingegneri fanno riferimento a una lettera dell'allora Rettore Fabio Roversi Monaco, datata 6 marzo 2000, e pubblicata dal settimanale L'Espresso in cui il professor Lorenzini viene accusato dal Senato Accademico di aver copiato un suo manuale (ma dall'accusa il docente si è sempre difeso, prosciolto anche dal consiglio di disciplina del Cun). "Anche alla luce del contenuto della lettera" di Roversi Monaco, "esprimiamo sdegno per questa decisione" (...) "In qualità di laureati dell'Università di Bologna, e di cittadini, riteniamo doveroso che Lei chiarisca pubblicamente le responsabilità di una scelta che appare ingiustificabile"" ("la Repubblica", edizione di Bologna del 21 giugno 2016);

l'art 111 del Regio decreto 31 agosto 1933, n. 1592, prevede: "Ai professori ordinari, che siano stati collocati a riposo o dei quali siano state accettate le dimissioni, potrà essere conferito il titolo di "professore emerito", qualora abbiano prestato almeno venti anni di servizio in qualità di professori ordinari: il titolo di "professore onorario" qualora tale servizio abbia avuto la durata di almeno quindici anni. Detti titoli sono concessi con decreto Reale, su proposta del Ministro, previa deliberazione della Facoltà o Scuola cui l'interessato apparteneva all'atto della cessazione dal servizio. Ai professori emeriti ed onorari non competono particolari prerogative accademiche";

l'Università di Bologna ha proposto al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca l'attribuzione del titolo di professor emerito al professor Enrico Lorenzini; titolo che è stato concesso, successivamente a ricorso per ottemperanza, in accoglimento del quale la sentenza del TAR dell'Emilia-Romagna 15 gennaio 2015, imponeva la sottoscrizione del decreto ministeriale per la nomina del suddetto professore al Ministero;

successivamente, articoli di stampa, confermati da documentazione acquisita, a seguito di accesso agli atti, hanno fatto emergere che il professor Lorenzini era stato accusato di gravi casi di plagio accademico, relativi a 2 suoi volumi, dal titolo "Ebollizione" e "Traccia delle lezioni di termotecnica del reattore", edite da Pitagora Editrice Bologna, rispettivamente nel 1979 e nel 1973 ("l'Espresso" del 1° giugno 2016);

in particolare, in una lettera firmata dal rettore pro tempore dell'Università di Bologna, professor Roversi-Monaco, pubblicata come allegato al citato articolo, a firma di Fabrizio Gatti, si afferma che: "Il Senato Accademico (…) aveva dato l'incarico di esaminare la questione a due Presidi (...)" e aggiunge che l'indagine si era conclusa "con il riscontro dell'identità assoluta del volume "Ebollizione" con due capitoli - integralmente tradotti: senza aggiunte, senza note, senza commenti, e senza citazione alcuna dell'autore - del volume scritto da M.M. El Wakil, dal titolo "Nuclear heat transport". Aggiungeva Roversi-Monaco che in un altro caso (relativo al volume "Traccia delle lezioni di termotecnica del reattore", per un errore materiale indicato nella lettera come "Traccia delle esercitazioni di termodinamica del reattore"), " [...] la commissione ha riscontrato invece strette analogie con l'edizione italiana curata da Giona e Passino dal volume "I principi delle operazioni unitarie" di Alan S. Foust"" ("l'Espresso" del 1° giugno 2016);

sulla vicenda deliberò la corte di disciplina del Consiglio universitario nazionale senza peraltro che fosse garantita all'Università di Bologna la partecipazione al procedimento, né tanto meno la produzione di documenti, come risulta dalla constatazione che nessuno dei consiglieri apparteneva all'Università di Bologna, e dalla lettera del rettore professor Roversi Monaco del 20 settembre 2000;

nel citato documento della corte di disciplina del Consiglio universitario nazionale si delibera che: "Considerata la buona fede del professor Lorenzini, che non ha mai percepito alcun compenso per le sue pubblicazioni, né se ne è servito ai fini di carriera, atteso che le stesse non risultano inserite nell'elenco allegato al curriculum datato 1994", e si aggiunge che "nonostante debba riconoscersi nel comportamento del Prof. Lorenzini una dose di leggerezza ed ingenuità, possa tuttavia essere esclusa qualsiasi intenzione di consumare un plagio";

l'Università di Bologna, come rappresentata dal suo rettore (Lettera Roversi Monaco del 6 marzo 2000) notava invece, tra l'altro, che uno dei due titoli aveva "costo di L. 25.000", ed era "nel catalogo della Casa editrice Pitagora";

sempre rispetto a quanto affermato nella delibera della Corte di disciplina del Consiglio universitario nazionale, l'università di Bologna, come rappresentata dal suo rettore, notava invece, tra l'altro, che i 2 titoli appaiono nell'elenco allegato al curriculum, datato 1994, del professore in questione;

considerato, inoltre, che a quanto risulta agli interroganti:

nella sentenza del Tribunale civile di Bologna n. 570 del 2009 si legge che veniva sostanzialmente affermato, sulla base della documentazione prodotta, che erano vere le accuse di plagio e violazione di copyright rivolte al professor Lorenzini dal professor Roversi-Monaco;

il "Regolamento per la proposta di riconoscimento del titolo di professore emerito" in vigore presso l'Università di Bologna all'art.1 afferma tra l'altro che: "Il titolo di Professore Emerito può essere conferito ai professori (…) che (…) abbiano mantenuto nel corso della carriera accademica un contegno connotato da assoluta correttezza nei confronti degli interlocutori interni ed esterni dell'Ateneo in coerenza con i valori riconosciuti dal Codice Etico, e non abbiano causato discredito o leso il prestigio dell'Istituzione Accademica";

l'articolo 27, comma 3, del codice etico dell'Università di Bologna, a cui il citato regolamento rimanda, afferma: "L'Università non ammette alcuna forma di plagio e disonestà intellettuale, sia essa intenzionale o derivante da condotta negligente (…). Integrano fattispecie di plagio la parziale o totale attribuzione a sé stessi o l'appropriazione della titolarità di progetti, idee, risultati di ricerche o invenzioni appartenenti ad altri, nonché l'attribuzione della paternità di un'opera dell'ingegno ad un autore diverso da quello reale. Il plagio include l'omissione e la falsificazione nella citazione delle fonti e prescinde dall'uso della lingua con la quale i prodotti scientifici sono presentati o divulgati",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se non intenda procedere con adeguate verifiche, al fine di chiarire se l'Università di Bologna abbia mai fornito al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca spiegazioni di quanto accaduto, posto il procedimento amministrativo avanti il TAR dell'Emilia-Romagna, e quali eventuali provvedimenti intenda assumere all'esito delle verifiche condotte;

se, anche a seguito dell'ampia attenzione che hanno rivolto ad essa i mezzi di informazione, i fatti narrati non possano essere lesivi della reputazione e della credibilità non solo dell'Università di Bologna, ma dell'intero sistema universitario italiano.