ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00581


Atto n. 1-00581

Pubblicato il 26 maggio 2016, nella seduta n. 635

BELLOT , MUNERATO , BISINELLA , BENCINI , PEPE , VACCIANO , CASALETTO , MOLINARI , ROMANI Maurizio , STEFANO , DE PIETRO , FUCKSIA , MASTRANGELI

Il Senato,

premesso che:

Rai Way è la società italiana proprietaria delle infrastrutture e degli impianti per la trasmissione e la diffusione del segnale radiotelevisivo della RAI, con una presenza capillare in tutta l'Italia, disponendo di una sede centrale a Roma, di 23 sedi territoriali e oltre 2.300 siti dislocati su tutto il territorio nazionale;

la legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilità per il 2016) ha previsto che il canone Rai per gli abbonamenti in ambito privato, ridotto alla somma di 100 euro, venga pagato attraverso la bolletta elettrica intestata a chiunque detenga un apparecchio atto o adattabile alla ricezione di trasmissioni televisive;

nelle aree montane, alpine e appenniniche, nonché, in particolare, nelle valli più interne e nei borghi più difficilmente raggiungibili, resta elevato il digital divide, che ha la sua prima fonte nella difficoltà di ricezione del segnale televisivo e radiofonico;

numerosi sindaci e amministratori locali, nonché enti territoriali, hanno denunciato che il passaggio al digitale terrestre ha peggiorato significativamente la ricezione dei segnali radiotelevisivi da parte di singoli, famiglie e imprese residenti nei territori montani, anche per il mancato potenziamento degli impianti di ricezione;

a causa del persistere di gravi problemi di ricezione delle trasmissioni radiotelevisive della Rai, negli ultimi anni, numerosi enti territoriali, quali le Comunità e le Unioni Montane, presenti in diverse regioni italiane, hanno acquistato e gestiscono direttamente, con notevoli costi, impianti di diverse dimensioni e potenza, per assicurare la trasmissione del segnale televisivo nelle zona d'ombra;

anche l'UNCEM, Unione nazionale comuni comunità enti montani, a livello nazionale con le proprie delegazioni regionali ha promosso, negli ultimi anni, numerose azioni a difesa degli utenti residenti nelle terre Alte, al fine di assicurare loro parità di trattamento e di servizio, rispetto a chi risiede nelle aree provviste di un segnale di buona qualità come le aree urbane e in ultimo ha sottoposto ai comuni montani l'approvazione di ordini del giorno con precise richieste di impegno per il Governo e il Parlamento;

considerato che:

le trasmissioni radiotelevisive della Rai sono da intendersi come un servizio pubblico, e quindi, come tale, esso deve essere assicurato a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dal paese e dall'area in cui vivono;

a fronte del pagamento del canone, deve essere assicurato un adeguato servizio a tutti gli utenti, consentendo loro la fruizione del servizio radiotelevisivo e quindi la ricezione di tutti i canali, in particolare di quelli principali;

rilevato, infine, che a quanto risulta ai proponenti:

il 12 gennaio 2016 l'associazione Federalberghi Belluno-Dolomiti ha denunciato e certificato gravi disservizi nella ricezione dei programmi radiotelevisivi RAI, avvertiti in varie località della provincia, causati dalla carenza di copertura del segnale dei canali della RAI e la conseguente, inaccettabile, discriminatoria sproporzione, sotto il profilo dell'onere impositivo, tra le località della provincia di Belluno e il resto del Paese;

nello specifico, da una verifica a campione realizzata, sempre, dall'associazione Federalberghi Belluno-Dolomiti, è emerso che, in particolar modo nelle zone medio alte dell'Agordino (Alleghe, Rocca Pietore, Livinallongo, Passo Falzarego), nello Zoldano, nella Valle dell'Ansiei (Auronzo, Misurina) ed in Comelico, si sono verificate carenze nella ricezione radiotelevisiva, che risulta limitata solo a tre quarti dei canali Rai sul totale e, spesso, in condizioni di precarietà del segnale;

il canone deve essere pagato a prescindere dal numero dei canali televisivi visibili e le attività ricettive, quali gli alberghi, sono soggette ad un "canone speciale" estremamente oneroso, applicato in base al numero di apparecchi televisivi presenti nelle strutture. Per fare un esempio, il canone pagato da un albergo a tre stelle e 25 posti letto ed oltre 10 televisori, può superare l'importo di 1.000 euro;

la sproporzione dell'onere impositivo, a carico degli albergatori, rispetto agli altri fruitori del servizio non risponde a criteri di equità,

impegna il Governo:

1) ad avviare, nel più breve tempo possibile, un monitoraggio, con il coinvolgimento degli enti territoriali e locali, sull'effettiva ricezione del segnale su tutto il territorio nazionale, al fine dell'individuazione delle zone che ne sono prive o carenti;

2) ad impegnare Rai Way all'immediato potenziamento delle infrastrutture per la trasmissione del segnale televisivo in particolare nelle aree montane, più interne e sconnesse del Paese al fine di garantire un'ottimale ricezione del segnale;

3) ad avviare un tavolo di confronto tra Ministeri competenti, Rai Way, Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (Commissione di vigilanza Rai), l'Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, le Regioni, le Unioni di comuni e le associazioni di enti locali, in merito alle strategie da intraprendere per la risoluzione del divario digitale, secondo quanto previsto dall'Agenda digitale nazionale;

4) ad intervenire, tempestivamente, prevedendo l'esenzione, ovvero una congrua riduzione del canone Rai, per tutti i cittadini e per tutte le attività ricettive nelle aree caratterizzate dalla mancanza del segnale digitale o comunque di insufficiente qualità.