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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00570


Atto n. 1-00570

Pubblicato il 10 maggio 2016, nella seduta n. 622

GIROTTO , CASTALDI , CATALFO , SERRA , BUEMI , CAPPELLETTI , MORRA , MORONESE , GIARRUSSO , SANTANGELO , PUGLIA , COMPAGNONE , MASTRANGELI , VACCIANO , BOTTICI , PEPE , MOLINARI , ROMANI Maurizio , BENCINI , MUSSINI , TREMONTI , CIAMPOLILLO , SCIBONA , DE PETRIS , PAGLINI , BLUNDO , GAETTI , LEZZI , LUCIDI , NUGNES , CIOFFI , COTTI , MONTEVECCHI , AIROLA , ENDRIZZI , FATTORI , PETROCELLI , BERTOROTTA , BUCCARELLA , MARTELLI , CRIMI , MANGILI , DI BIAGIO

Il Senato,

premesso che:

la direttiva 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 maggio 2010 sulla prestazione energetica nell'edilizia, la direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 sull'efficienza energetica ed il pacchetto "Unione dell'energia" indicano chiaramente che la transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili passa attraverso la generazione distribuita, combinata a misure di efficienza energetica e a servizi, come lo stoccaggio, che consentano di rendere più efficiente il rapporto con le reti elettriche;

il pacchetto "Unione dell'energia", presentato il 25 febbraio 2015, è composto da 3 comunicazioni: la prima riunisce in un'unica strategia coerente una serie di settori di intervento, la seconda illustra la visione della UE per il nuovo accordo globale sul clima e la terza descrive le misure necessarie per raggiungere l'obiettivo del 10 per cento di interconnessione elettrica entro il 2020. La prima comunicazione [COM(2015) 80 final] "Una strategia quadro per un'Unione dell'energia resiliente, corredata da una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici", definisce innanzitutto gli obiettivi dell'Unione dell'energia e illustra la strategia quadro volta a realizzarli. La Commissione europea mira a costruire un'Unione dell'energia solida, articolata intorno ad un'ambiziosa politica per il clima in grado di garantire ai consumatori energia sicura, sostenibile e competitiva a prezzi accessibili. La Commissione sottolinea che l'Unione dell'energia intende mettere in primo piano i cittadini, che devono poter usufruire di opzioni sufficienti nella scelta dei loro fornitori, poter controllare in modo adeguato i loro costi e vedere diminuiti i rischi di black out;

per raggiungere tali obiettivi, nella comunicazione si afferma, a pagina 2: «dobbiamo prendere le distanze da un'economia basata sui combustibili fossili, con una gestione centralizzata dell'energia incentrata sull'offerta, che si avvale di tecnologie obsolete e si fonda su modelli economici superati. Dobbiamo consentire ai consumatori di assumere un ruolo attivo mettendo nelle loro mani le informazioni e la possibilità di operare delle scelte»;

il pacchetto "Unione dell'energia" e il "Commission staff working document best practices on renewable energy self consumption", COM (2015) 339, contengono i presupposti e gli orientamenti delle politiche europee per lo sviluppo della generazione distribuita da fonte rinnovabile ed efficienza energetica. In particolare, ritengono necessario sviluppare: 1) politiche tariffarie stabili, che, nel rispetto delle linee guida comunitarie sugli aiuti di Stato, premino la generazione distribuita da fonti rinnovabili e la diminuzione dei consumi di energia prelevata dalla rete, abbassando la bolletta energetica per chi consuma di meno, così come indicato nei seguenti atti: a) direttiva 2012/27/UE: considerando n. 45; articolo 15, comma 4; articolo 18, comma 3; allegato XI, punti 1 e 2; b) direttiva 2009/28/CE: articolo 16, commi 7 e 8; c) direttiva 2009/72/CE: considerando n. 27 e 36; proprio recentemente è stata posta attenzione dagli uffici della Commissione sia sul principio secondo cui le tariffe di rete devono promuovere l'energia rinnovabile e l'efficienza e riflettere gli impatti del consumatore sulle reti, sia sulla necessità di assicurare sistemi tariffari stabili per gli investimenti già effettuati nell'autoconsumo (si veda il p. 9 del documento "Commission staff working document best practices on renewable energy self consumption" del 15 luglio 2015); 2) la possibilità per produttori e consumatori di energia di rendere servizi, anche attraverso lo stoccaggio, a favore delle reti in cui immettono e da cui prelevano energia, anche per superare le inefficienze dovute alla non programmabilità delle rinnovabili stesse. A riguardo, occorre segnalare che a pagina 17 della prima comunicazione del pacchetto "Unione dell'energia" si afferma: "Occorre (…) consentire la diffusione di nuove tecnologie, reti intelligenti e meccanismi di demand response per un'efficace transizione energetica". Lo stesso obiettivo è altresì ribadito nel considerando n. 27 della direttiva 2009/72/CE e negli articoli 15 e 18 della direttiva 2012/27/UE, nonché a pagina 6 del documento citato; 3) la possibilità, nelle aree industriali e di servizi, di rendere più efficienti le forniture di energia prodotta in loco, permettendo l'approvvigionamento e/o la condivisione di sistemi di stoccaggio fra più utenti, come espressamente previsto all'articolo 28 della direttiva 2009/72/CE nonché nel documento citato (pp. 4 e 6); 4) prevedere, in conformità a quanto richiesto dall'articolo 9 della direttiva 2010/31/UE, incentivi per la conversione degli edifici esistenti in edifici ad energia quasi zero, che non assorbono né gas né energia elettrica dalla rete pubblica. In tal senso va anche il documento della Commissione per la "Public consultation on the energy performance of buildings directive" che, al punto 2, evidenzia quanto sarà fondamentale l'efficienza negli edifici per l'Energy roadmap 2050, cioè il raggiungimento delle strategie comunitarie al 2050;

considerato che:

con la delibera 2 febbraio 2015, n. 582/2015/R/eel dell'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi) è entrata in vigore, dal 1° gennaio 2016, la riforma delle tariffe di rete e delle componenti tariffarie a copertura degli oneri generali di sistema per i clienti domestici di energia elettrica. Per gli effetti di tale riforma, gli oneri di distribuzione che prima erano proporzionali al consumo di energia vengono ora stabiliti con importi fissi, indifferenti al consumo, con ciò contribuendo all'aumento dei consumi di energia prelevata dalla rete elettrica e, al contempo, privando di convenienza la generazione in loco, ossia quella non prelevata dalla rete;

il decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210, recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative", come modificato dalla legge di conversione 25 febbraio 2016, n. 21, all'articolo 3, comma 2, lettera b), ha disposto che le componenti tariffarie costituenti oneri generali di sistema elettrico (che rappresentano le componenti prevalenti in bolletta) non saranno più correlate al consumo di energia elettrica da parte degli utenti, ma saranno stabilite in misura fissa;

a seguito di tali modifiche, la parte più sostanziale dei costi della bolletta elettrica verranno pagati in modo fisso, quindi, senza alcuna riduzione, anche qualora l'energia necessaria a soddisfare il proprio fabbisogno venisse autoprodotta o se ne consumasse in quantità inferiori;

le nuove norme determinano dunque una riduzione dei vantaggi economici della generazione distribuita da fonte rinnovabile e cogenerativa ad alto rendimento rispetto al precedente assetto di mercato e, alla luce delle tecnologie oggi disponibili, la rendono non più conveniente rispetto all'acquisto di energia dalla rete. Chi farà interventi di efficienza energetica, quali, ad esempio, l'acquisto di un elettrodomestico a basso consumo, a sua volta vedrà dimezzato il proprio risparmio economico, perché metà dei costi in bolletta saranno fissi e, quindi, dovuti indipendentemente dal consumo di energia;

rilevato che:

il procedimento per l'elaborazione della normativa che dovrebbe permettere alla generazione distribuita da fonti rinnovabili di rendere servizi alle reti a cui sono connesse, come indicato nella delibera ARG/elt 160/11 e nella deliberazione 30 luglio 2015, 393/2015/R/eel, è ormai da 5 anni pendente presso l'Aeegsi, senza alcun risultato;

il Governo non ha sinora adottato alcuna iniziativa per dare attuazione alla disciplina comunitaria che permette di ottimizzare l'uso dell'energia prodotta distribuendola fra più utenti (i cosiddetti sistemi di distribuzione chiusi). Tale inadempienza viene motivata con il minor gettito per gli oneri di sistema che verrebbe determinato con l'incremento dell'autoconsumo. La motivazione è a parere dei proponenti assolutamente non pertinente, tenuto conto che nei sistemi di distribuzione chiusi gli oneri di sistema si pagano integralmente, così come affermato dal Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico in risposta all'atto di sindacato ispettivo 3-02033, pubblicato il 7 luglio 2015 e svolto nella seduta n. 198 della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato il 12 gennaio 2016;

benché le risorse destinate al conto termico siano di fatto inutilizzate da 3 anni, il Governo, con il decreto ministeriale 16 febbraio 2016, recante "Aggiornamento della disciplina per l'incentivazione di interventi di piccole dimensioni per l'incremento dell'efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili", emanato dal Ministro dello sviluppo economico, non ha previsto contributi per la trasformazione degli edifici privati in edifici a energia quasi zero, ma esclusivamente per gli edifici pubblici, in tal modo lasciando inutilizzati, con gravissimo danno, fondi già stanziati e frenando un settore che appare strategico sia sotto il profilo tecnologico che per il rilancio dell'edilizia;

considerato inoltre che:

le decisioni adottate nell'ambito della definizione del quadro regolatorio italiano stanno ostacolando la realizzazione e il raggiungimento dei citati obiettivi dell'energy union e delle best practices on renewable energy self consumption;

tali decisioni hanno un pesantissimo impatto in termini di forte ritardo nella transizione del nostro Paese dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili efficienti ed economicamente sostenibili, determinando un gap tecnologico profondo rispetto ad altri Paesi (come ad esempio la Germania che si è dotata di una specifica politica industriale sul tema) se non ci si assume sin da ora l'onere di intervenire prontamente;

alcune di queste decisioni sono state adottate al di fuori della dialettica parlamentare, ed in alcuni casi con modalità che si ritengono lesive dei principi costituzionali. La riforma delle tariffe elettriche, introdotta con il decreto-legge "Mille proroghe" n. 210 del 2015 e su cui il Governo ha posto la questione di fiducia, è stata una scelta di politica industriale con cui si è garantito alla produzione di energia elettrica da fonte fossile un orizzonte di lungo termine, a scapito dell'efficienza energetica e della generazione distribuita da fonte rinnovabile, favorendo una spinta dei consumi elettrici ed eliminando le basi di convenienza economica della generazione distribuita. Tale scelta appare ancor più grave in quanto è stato impedito che su di essa potesse essere svolta qualsiasi discussione nel merito. La norma è stata, infatti, introdotta nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera dei deputati e, come indicato in precedenza, approvata con fiducia prima alla Camera e poi al Senato, benché nulla avesse a che fare con la proroga di disposizioni legislative vigenti, facendone scaturire un provvedimento con gravi vizi anche di carattere tecnico, come ha rilevato la stessa Aeegsi nella deliberazione 30 marzo 2016, n. 138, ove si evidenzia che è problematica l'attuazione degli effetti retroattivi al 1° gennaio 2016 stabiliti dalla norma stessa,

impegna il Governo:

1) ad adottare tutte le misure necessarie a garantire condizioni di convenienza per gli interventi di efficienza energetica e di generazione distribuita da fonte rinnovabile o cogenerativa, in particolare nella disciplina tariffaria;

2) ad attivarsi affinché siano attuate le citate disposizioni comunitarie mirate ad ottimizzare e rendere più efficiente la generazione distribuita;

3) ad adottare le misure necessarie per estendere ai privati gli incentivi di conto termico per gli edifici a energia quasi zero, mantenendo inalterato l'impegno di spesa esistente per il conto termico;

4) a favorire, per il futuro, l'adozione di scelte strategiche di politica energetica solo a seguito di un adeguato confronto con tutte le parti interessate e nel rispetto delle competenze del Parlamento.