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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02685


Atto n. 3-02685 (in Commissione)

Pubblicato il 17 marzo 2016, nella seduta n. 595

PUPPATO , BIGNAMI , CIRINNA' , BISINELLA , SOLLO , STEFANO , ESPOSITO Stefano , SCALIA , PEZZOPANE , ANGIONI , RUTA , COMPAGNONE , VACCARI , MORGONI , CUOMO , BERGER , AMATI , CONTE , FUCKSIA , FASIOLO , DE PIETRO , IDEM , ORRU' - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali. -

Premesso che:

l'articolo 5 del decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, n. 214 del 2011 (nota come manovra salva Italia), aveva previsto l'emanazione di un successivo decreto attuativo del Presidente del Consiglio dei ministri con cui sarebbero state riviste sia le modalità di determinazione sia i campi di applicazione dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), fissandone anche i principi ispiratori;

con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, recante "Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 gennaio 2014, n. 19, è stato disposto che fanno parte del reddito (art. 4, comma 2, lettera f)) i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, incluse carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche;

considerato che:

l'articolo 3, comma secondo, della Costituzione, sancisce che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese";

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ha apportato considerevoli cambiamenti nell'indicatore economico che consente l'accesso alle agevolazioni dei servizi sociali;

nella versione rinnovata, l'ISEE include non solo i redditi lavorativi, ma anche le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento;

tenuto conto che:

la nozione di "reddito" dovrebbe riferirsi alla ricchezza soggetta all'imposizione fiscale e non agli emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo o risarcitorio a favore delle situazioni di "disabilità";

tali somme non possono costituire reddito in senso lato né possono essere comprensive della nozione di "reddito disponibile" che proprio ai fini di revisione dell'ISEE e della tutela della disabilità era stato adottato all'art. 5 citato;

detta estensione della nozione di reddito disponibile non è inoltre temperata dall'introduzione nel decreto n. 159 di deduzioni e detrazioni che ridurrebbero l'indicatore a vantaggio delle persone con disabilità, in quanto queste "compensazioni" non appaiono idonee a mitigare gli effetti negativi dell'ampliamento della base di reddito disponibile, né possono essere considerate equivalenti alla funzione sociale cui danno luogo i trattamenti assistenziali per situazioni di accertata disabilità;

il TAR del Lazio, con sentenza n. 02458/201, ha dichiarato illegittimo l'inserimento nell'ISEE dei redditi derivanti da pensioni di invalidità e da indennità di accompagnamento;

il Consiglio di Stato, con sentenza n. 842-16, ha respinto il ricorso proposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri avverso la citata sentenza del Tar, confermando dunque quanto da questo già sentenziato, ovvero che le provvidenze economiche previste per la disabilità non possono e non devono essere conteggiate come reddito;

considerato, infine, che:

le indennità e le pensioni di invalidità intervengono solo in situazioni di non-autosufficienza molto gravi, ovvero alleviano situazioni familiari complesse dove le spese economiche sostenute per le cure e l'assistenza sono di per sé notevolmente più alte rispetto a situazioni di "normalità";

tali indennità o pensioni riconosciute non coprono, se non parzialmente, le spese di sostegno al familiare con disabilità;

è dovere dello Stato sostenere le famiglie che vivono in tali situazioni di difficoltà, nel rispetto di quanto sancito dall'articolo 3 della Costituzione;

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri presenta, inoltre, profili di incostituzionalità, ponendosi in contrasto con quanto disposto dall'articolo 53 della Costituzione che recita "Il sistema tributario è informato a criteri di progressività"; infatti secondo il decreto più è alta l'indennità o la pensione, ovvero più è alta la gravità della disabilità, maggiore sarà il reddito disponibile: all'aggravarsi della situazione di disabilità, si rischia di vedersi riconosciuta una maggiore capacità impositiva,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover provvedere con la massima sollecitudine alla revisione delle modalità di determinazione dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, escludendo tutte le somme erogate da amministrazioni pubbliche a sostegno delle diverse forme di disabilità e di invalidità.