ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02569


Atto n. 3-02569 (in Commissione)

Pubblicato il 11 febbraio 2016, nella seduta n. 576

MORONESE , NUGNES , MARTELLI , SANTANGELO , MANGILI , PUGLIA , CASTALDI , DONNO , PAGLINI , SCIBONA , TAVERNA , LUCIDI , CAPPELLETTI , MORRA , BUCCARELLA - Ai Ministri dell'interno, della giustizia e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che il decreto-legge n. 136 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 6 del 2014, recante "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate", con l'articolo 3 ha introdotto, dopo l'articolo 256 del decreto legislativo n. 152 del 2006, all'articolo 256-bis il delitto di combustione illecita di rifiuti il quale prevede che "Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni";

considerato che:

a più di 2 anni dall'entrata in vigore del decreto-legge, come risulta dai dati accessibili dal portale "Prometeo" (il portale della lotta gli incendi dei rifiuti in Campania), sul sito istituzionale della Prefettura di Napoli, aggiornato al 28 gennaio 2016, risultano essere appena 30 i casi di persone incarcerate o agli arresti domiciliari; il numero delle violazioni sale a 33 se si includono i sequestri dei mezzi di trasporto disposti ai sensi del comma 6 del citato articolo 256-bis;

ad avviso degli interroganti i dati sull'impunità degli scempi ambientali sono allarmanti;

stando alle recenti notizie stampa pubblicate dall'Ansa il 25 gennaio 2016 anche il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha manifestato la sua preoccupazione in merito dichiarando che «la minaccia della pena non ha funzione deterrente. Non si riesce ad applicare in maniera efficace la legge» ed evidenziando che «Gli arresti sono pochissimi e i processi ancora meno chi appicca roghi, va oppure no in carcere? (...) Con le attuali norme non ci andrà mai. La condanna penale per questo reato è aleatoria»;

la causa potrebbe essere rintracciata nella necessità di evitare il sovraffollamento delle carceri, come si evince dalle parole del procuratore che ha dichiarato: «a pochissimi giorni da quella norma, dal Parlamento arrivò l'indiscrezione di evitare il sovraffollamento delle carceri». Inoltre il procuratore Roberti ha affermato che «L'esigenza repressiva forte alla base di quella norma (...) è diversa da esigenza di svuotare le carceri»;

considerato inoltre che:

da notizie in possesso agli interroganti risulterebbe che un problema riscontrato dai Corpi impegnati nella repressione del crimine consiste nella difficoltà di accertare la flagranza o semi flagranza di reato, considerato che nella maggior parte dei casi i roghi si registrano di notte e in stradine di campagna, cioè in tempi e luoghi non sempre monitorabili dalle forze dell'ordine;

a giudizio degli interroganti, in tale contesto è importante evidenziare che il Corpo forestale è stato letteralmente smantellato con la riforma per la pubblica amministrazione, di cui legge n. 124 del 2015, e ciò creerà ulteriori rallentamenti nella repressione dei crimini ambientali. L'Esercito presente sul territorio con l'operazione "strade sicure" non possiede gli strumenti né le competenze per poter reprimere i crimini,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti;

quali iniziative di competenza intendano adottare al fine di rendere realmente efficace il contrasto all'appiccamento dei roghi tossici nelle province di Napoli e Caserta, considerato il fallimento acclarato del decreto-legge n. 136 del 2013 che doveva intervenire con urgenza per prevenire il fenomeno criminale;

se ritengano, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, di dover intervenire, apportando le modifiche normative suggerite dal procuratore nazionale antimafia al fine di rendere forte, deciso e reale il contrasto ai crimini ambientali nella terra dei fuochi, ed in generale sul territorio nazionale;

quali siano gli interventi intrapresi per contrastare lo smaltimento incontrollato di rifiuti speciali nelle campagne e nelle strade delle province di Napoli e Caserta, derivanti dalle produzioni sommerse "a nero", ovvero da parte di quelle aziende che vivono ai margini della legalità, e che non mostrano alcuno scrupolo né coscienza sociale nello smaltire illecitamente i propri rifiuti affidandosi anche alla criminalità organizzata, e che dunque di fatto sono il motore che alimenta il fenomeno "terra dei fuochi".