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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00459


Atto n. 1-00459

Pubblicato il 4 agosto 2015, nella seduta n. 497

RUTA , RICCHIUTI , STEFANO , CUOMO , SAGGESE , LO MORO , SOLLO , BOCCHINO , BUEMI , CAMPANELLA , COMPAGNONE , CORSINI , D'ADDA , DI BIAGIO , DI GIACOMO , GAMBARO , LO GIUDICE , LUCHERINI , LIUZZI , MUSSINI , NACCARATO , ORELLANA , PEGORER , PEZZOPANE , PUPPATO , ROMANO , SPILABOTTE , SPOSETTI , LAI , MANASSERO , TOCCI

Il Senato,

premesso che:

i dati dell'economia del Mezzogiorno rivelati dalle anticipazioni del rapporto Svimez 2015 fotografano un Paese diviso e diseguale, dove il Sud rimane sempre più indietro: nel 2014, per il settimo anno consecutivo, il Pil del Mezzogiorno registra segno negativo, pari all'1,3 per cento in meno, con un calo superiore di oltre un punto percentuale rispetto al Centro-Nord, pari allo 0,2 per cento. Dal 2007 il Pil, nelle regioni meridionali, si è ridotto del 13 per cento, quasi il doppio della flessione registrata nel Centro-Nord (pari al 7,4 per cento in meno);

dal 2008, anno di inizio della crisi, al 2014, anche se risultano negative tutte le regioni italiane, le perdite più pesanti di Pil si riscontrano al Sud, con profonde difficoltà in Puglia (con un calo del 12,6 per cento), Sicilia (pari al 13,7 per cento), Campania (con il 14,45 per cento in meno), Basilicata (con il 16,3 per cento in meno) e Molise (con un calo del 22,8 per cento);

il divario di Pil pro capite tra Centro-Nord e Sud, nel 2014, ha toccato il punto più basso, tornando ai livelli del 2000, con il 53,7 per cento;

nel periodo 2001-2014 il Sud registra un tasso di crescita negativo, addirittura peggiore della Grecia;

nel periodo della crisi, le regioni del Sud hanno risentito, in misura maggiore che nel resto del Paese, della forte riduzione della domanda interna, associata anche al calo della loro competitività sul mercato nazionale, che ha riguardato sia la spesa per consumi, sia la spesa per investimenti. La flessione della spesa per investimenti è stata profonda in tutto il Paese, ma con intensità notevolmente maggiore nel Mezzogiorno. La caduta degli investimenti ha interessato tutti i settori dell'economia, assumendo dimensioni elevate nell'industria in senso stretto, crollata al Sud, nel periodo 2008-2014 addirittura del 59,3 per cento (una riduzione 3 volte maggiore rispetto a quella del Centro-Nord, con un calo del 17,1 per cento). Anche gli investimenti nel settore delle costruzioni hanno segnato un forte calo e un altro settore particolarmente colpito è stato quello dell'agricoltura, nel quale la diminuzione degli investimenti ha raggiunto al Sud, sempre nel periodo 2008-2014, il 38,1 per cento a fronte di un calo del 10,8 per cento nel Centro-Nord;

la spesa in conto capitale della pubblica amministrazione, dal 2001 ad oggi, è diminuita nel Mezzogiorno in misura maggiore rispetto al resto del Paese. Ciò è dovuto, in larghissima parte, al crollo dei trasferimenti di capitale (a favore delle imprese pubbliche e private) che, tra il 2001 e il 2013, ha fatto registrare un calo del 52 per cento, pari a oltre 6,2 miliardi di euro. Si è assistito ad una forte contrazione dei trasferimenti per incentivi alle imprese private senza che fosse in alcun modo compensata dagli investimenti diretti pubblici, che anzi nel Mezzogiorno hanno fatto registrare, tra il 2001 e il 2013, una riduzione di circa 27 punti percentuali;

considerato che:

la netta caduta dell'intervento pubblico a sostegno delle imprese in questi ultimi anni è stata fortemente asimmetrica sotto il profilo territoriale, avendo colpito soprattutto le regioni del Mezzogiorno. Tra il 2008 e il 2013, mentre le agevolazioni concesse alle imprese del Centro-Nord sono diminuite del 17 per cento, quelle destinate al Mezzogiorno sono crollate del 76 per cento. Di conseguenza, la quota del Sud sul totale delle agevolazioni ripartibili territorialmente si è pressoché dimezzata, passando dal 63,5 del 2008 al 33,2 per cento del 2013;

nel periodo 2008-2014, la caduta dei livelli occupazionali è stata al Sud del 9 per cento, di oltre 6 volte superiore a quella del Centro-Nord (con un calo dell'1,4 per cento). Nel Sud, si concentra il 70 per cento delle perdite determinate dalla crisi: delle 811.000 unità perse in Italia, ben 576.000 sono nel Mezzogiorno e riguardano soprattutto giovani e donne. Il numero degli occupati nel Mezzogiorno torna ai livelli del 1977, quasi 40 anni fa;

i nuovi dati sulla povertà assoluta, recentemente diffusi dall'Istat, evidenziano che, a partire dal 2011, la percentuale di famiglie in povertà assoluta è cresciuta nel Mezzogiorno di 2,2 punti percentuali, il doppio rispetto all'1,1 del Centro-Nord. In termini percentuali, l'incidenza della povertà è cresciuta nel Mezzogiorno dal 6,4 all'8,6 per cento, un livello doppio di quello del Centro-Nord. La regione italiana con il più alto rischio di povertà è la Sicilia (41,8 per cento), seguita dalla Campania (37,7 per cento). Guadagna meno di 12.000 euro annui quasi il 62 per cento dei meridionali, contro il 28,5 per cento degli abitanti del Centro-Nord. In particolare, in Campania, quasi il 66 per cento dei nuclei guadagna meno di 12.000 euro annui, in Molise il 70 per cento e in Sicilia il 72 per cento;

la durata della crisi, la riduzione delle risorse per infrastrutture pubbliche produttive, la caduta della domanda interna sono fattori che hanno contribuito notevolmente ad indebolire l'apparato economico del Mezzogiorno; dai dati esposti emerge chiaramente che il Mezzogiorno è a forte rischio di "desertificazione industriale", con la conseguenza che l'assenza di risorse, soprattutto finanziarie, potrebbe impedirgli di "agganciare" la possibile ripresa del Paese;

la criminalità organizzata, radicata in significative realtà territoriali, rappresenta un cancro maligno per la crescita complessiva in ogni settore del Mezzogiorno d'Italia, nonché un freno per gli investitori privati, nazionali e internazionali, tanto da rendere necessarie azioni più incisive e straordinarie che affianchino il lavoro delle tante istituzioni politiche, giudiziarie e civili, che ogni giorno combattono per affrancare il Mezzogiorno da questa piaga che ha esteso i propri tentacoli ben oltre i confini delle realtà territoriali di provenienza;

rilevato che:

i Fondi strutturali, che potrebbero avere un impatto fondamentale per la ripresa, mostrano ritardi nell'attuazione dei piani relativi alla programmazione 2007-2013, ritardi che appaiono significativi nel confronto con gli altri Paesi della UE;

secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Ministero dello sviluppo economico al 30 maggio 2015, ovvero a 7 mesi dalla scadenza fissata dalla UE per la certificazione della spesa del ciclo dei fondi europei 2007-2013, risultano ancora non spesi 12,3 miliardi di euro, pari al 26,4 per cento della dotazione complessiva, di cui circa 10 miliardi nelle regioni del Mezzogiorno;

il Fondo per lo sviluppo e la coesione, istituito con il decreto legislativo n. 88 del 2011, comprende le risorse nazionali destinate al riequilibrio territoriale. Con la legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) la dotazione di tale Fondo è stata determinata in più di 54 miliardi per il periodo 2014-2020. La percentuale riservata alle regioni meridionali è stata fissata all'80 per cento. Tuttavia, ad oggi, non risulta che sia stato avviato il processo di programmazione strategica del Fondo, per il quale è prevista una destinazione prevalente a grandi reti infrastrutturali, materiali e immateriali (art. 4, comma 3, del decreto legislativo n. 88); programmazione strategica da realizzarsi in stretta connessione con quella dei fondi europei (art. 4, comma 2); del resto l'Agenzia per la coesione territoriale, che costituisce un'importante innovazione al fine di promuovere un più efficace coordinamento nazionale nella programmazione dell'uso dei fondi europei e per l'integrazione di tali risorse con quelle del FSC, non risulta ad oggi pienamente operativa, per la mancanza di regolamenti relativi all'organizzazione e alla contabilità. Di fatto, l'Agenzia non ha quindi potuto finora svolgere efficacemente i ruoli per cui era stata con urgenza istituita, con nocumento sia della necessaria azione di riprogrammazione dei fondi 2007-2013 (con i relativi rischi di perdita consistente di tali risorse) che del necessario contributo di coordinamento dei fondi del nuovo ciclo e della loro programmazione integrata con il FSC;

ritenuto che per ridare vigore alla crescita dell'economia del Mezzogiorno è necessario mettere rapidamente in campo delle politiche attive di sviluppo che contribuiscano a recuperare il gap di competitività e di produttività del Sud e a determinare una decisiva inversione di marcia,

impegna il Governo a predisporre e a presentare al Parlamento, entro il 30 settembre 2015, un piano organico per il Mezzogiorno, con misure straordinarie al fine di rendere possibile un vero "cambio di verso" nella direzione della ripresa produttiva e della crescita economica delle regioni meridionali, anche attraverso lo stanziamento di adeguate risorse finanziarie nella manovra finanziaria per il 2016.