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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00442


Atto n. 1-00442

Pubblicato il 7 luglio 2015, nella seduta n. 478

DE PETRIS , CAMPANELLA , CERVELLINI , BAROZZINO , DE CRISTOFARO , PETRAGLIA , STEFANO , URAS , MOLINARI , MASTRANGELI , MUSSINI , BENCINI , BOCCHINO

Il Senato,

premesso che:

in data 5 luglio si è tenuto in Grecia il referendum sulla bozza di accordo presentata da Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale nell'Eurogruppo che si è tenuto il 25 giugno 2015, composto da 2 documenti: il primo documento è intitolato "Riforme per il completamento dell'attuale programma e oltre" e il secondo "Analisi preliminare per la sostenibilità del debito";

alla consultazione referendaria la bozza di accordo è stata respinta dal popolo greco con il 61,31 per cento dei votanti;

in seguito all'esito della consultazione referendaria il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha convocato per il 7 luglio una riunione urgente dell'eurosummit, la conferenza dei Capi di Stato e di Governo dell'eurozona. Mentre è convocata per il 13 luglio prossimo la riunione dell'Eurogruppo;

i creditori internazionali della Grecia premono per continuare a mantenere un programma di riforma con al centro misure basate sull'austerità, le stesse misure che hanno portato ad un'asfissia di liquidità le casse greche e quindi alla conseguente impossibilità per le istituzioni elleniche di far fronte alle obbligazioni di debito in scadenza;

le ultime richieste della UE prima del referendum avrebbero implicato, in ragione di anno, una correzione di finanza pubblica di 4 punti di PIL. Per l'Italia ciò vorrebbe dire circa 70 miliardi di minori spese o di maggiori entrate su un arco di 12 mesi. L'intervento sulle pensioni richiesto sarebbe stato in grado di generare mezzo punto di PIL di risparmi nella seconda metà dell'anno in corso e un punto di PIL dal 2016. Ciò avrebbe significato un taglio brutale delle pensioni in essere, dopo i tagli già effettuati pari a circa il 35 per cento dell'importo medio, poiché anche il blocco totale dei pensionamenti avrebbe dato risparmi largamente insufficienti. Per fare un paragone, in Italia, vorrebbe dire recuperare in un semestre 9 miliardi di euro dal sistema pensionistico; 18 miliardi all'anno dal primo anno;

il tentativo di attuare il memorandum proposto avrebbe, dunque, determinato ulteriori pesantissimi effetti recessivi ed aumentato ancora di più il debito pubblico in rapporto alla dimensione di un'economia reale sempre più piccola. Tra pochi mesi, la Grecia sarebbe stata di nuovo con l'acqua alla gola;

il debito pubblico totale della Grecia è di 323 miliardi di euro, di cui solo un quinto è in mano a banche e investitori privati. Il Fondo monetario internazionale ne ha una trentina di miliardi (il 10 per cento), la Bce il 6 per cento. Il grosso, il 60 per cento, è detenuto dal resto dell'Eurozona: 142 miliardi dal "Fondo salvastati" e 53 miliardi dai singoli governi. Il "salvataggio della Grecia" da parte della Troika, prima nel 2010 e poi nuovamente nel 2012, non è servito a risanare il bilancio dello Stato ma a ripagare i creditori della Grecia;

il grosso dell'ammontare dei prestiti è stato utilizzato per ricapitalizzare le banche greche e per onorare gli impegni con i creditori dello Stato e dei privati greci, in gran parte banche tedesche e francesi, non per risanare i buchi di bilancio. Più precisamente, circa la metà del finanziamento è stato utilizzato per rimborsare i titoli in scadenza e a ripagare gli interessi sul debito, mentre il 20 per cento è andato alle banche greche; il resto dei fondi ha invece riguardato le attività di ristrutturazione e di riacquisto del debito;

in definitiva, più dell'80 per cento degli "aiuti" della Troika sono andati a beneficio diretto o indiretto del settore finanziario, in particolare quello tedesco che è riuscito a ridurre la propria esposizione nei confronti della Grecia dell'80 per cento nel periodo tra il 2010 e il 2012;

323 miliardi di euro rappresentano circa il 175 per cento del PIL (nel 2010 il rapporto tra debito pubblico e PIL era il 130 per cento) e l'impossibilità di pagarlo emerge dal rapporto preliminare del Comitato per la verità sul debito pubblico, costituito su decisione del presidente del Parlamento greco;

scrutando la composizione del debito si scopre che a fine 2009 le banche francesi erano esposte per oltre 78 miliardi, che si riducono a meno di 2 a fine 2014, mentre quelle tedesche passano, nello stesso periodo da 45 a 13,5, infine quelle olandesi da 12 a 1,2. Il debito è stato quindi travasato dal privato al pubblico, secondo il noto principio di privatizzare i profitti e socializzare le perdite;

nelle conclusioni del rapporto commissionato dal Parlamento greco si legge infine che: "la gestione della crisi è stata un fallimento come conseguenza del fatto che è stata affrontata come una crisi del debito sovrano, mentre in realtà era una crisi bancaria";

la "crisi finanziaria greca" altro non è in definitiva che una crisi creata per salvare i creditori, cioè le banche private;

il 2 luglio 2015 è stato pubblicato il rapporto sull'insostenibilità del debito diramato dal Fondo monetario internazionale (FMI), il quale sostiene che alla Grecia servono altri 50 miliardi di euro di aiuti supplementari per i prossimi 3 anni e che la situazione delle finanze greche continuerà a essere insostenibile senza una riduzione sostanziale del debito;

all'epoca, nel 2010, il FMI avrebbe dovuto reclamare, come da consuetudine, un taglio dei debiti, di fatto un parziale default, per evitare il collasso del sistema finanziario greco. Tuttavia un default greco avrebbe costretto i principali Governi europei a correre in soccorso delle proprie banche. Si preferì invece usare i soldi dei contribuenti, ma sotto forma di prestiti alla Grecia, nella speranza che li restituisse;

per il FMI la Grecia non ripartirà mai più se non si mette mano al debito: allungare a 40 anni le scadenze, tagliare del 30 per cento il totale del debito, con pagamenti zero nei primi 20 anni;

occorre quindi un accordo con la Grecia, che spezzi il circolo vizioso di austerità e recessione, e un piano di lavoro per segnare l'inizio della fine dell'incertezza economica e politica europea che si è determinata in 7 anni di "crisi greca";

occorre rompere la continua incertezza causata dagli irraggiungibili obiettivi di saldi di bilancio pubblico che, come nel caso greco, rafforzano il circolo vizioso di austerità e recessione e al contempo ripristinare un'agenda di crescita realistica con investimenti altrettanto realistici, certi e disponibili. Occorre altresì un'agenda di lavoro comune nella UE, e principalmente nell'eurozona, per tassare progressivamente e molto di più i redditi più alti, le proprietà fondiarie e soprattutto le plusvalenze finanziarie, dando priorità alla lotta alla grande evasione fiscale ed all'elusione fiscale, al tempo stesso detassare il lavoro;

ma soprattutto occorre proporre una conferenza europea sulla rinegoziazione del debito e aprire un processo di riforma dei trattati europei,

impegna il Governo:

1) ad aiutare la Grecia a sostenere le sue ragioni in tutte le sedi europee e quindi presso l'Eurogruppo e il Consiglio europeo e nei consessi internazionali e a ribadire con forza, in tutte le sedi europee e non, che la sovranità nazionale e il mandato democratico, a partire dal risultato della consultazione referendaria del 5 luglio 2015, devono essere rispettati, e a rifiutare qualsiasi opzione "tecnocratica", che commissari di fatto le istituzioni democratiche, estranea ai valori fondanti dell'Unione europea;

2) ad impegnarsi nelle sedi istituzionali dell'Unione europea e nei consessi internazionali ad affrontare la questione del debito pubblico dei Paesi più esposti attraverso iniziative di rinegoziazione, stabilendo una diversa tempistica e una diversa rimodulazione sulla base dell'effettiva crescita e ripresa economica dei Paesi coinvolti e promuovendo altresì l'emissione di eurobond finalizzati alla riduzione del debito e agli investimenti pubblici e all'occupazione;

3) a proporre in sede europea una conferenza sul debito e ad avviare con gli altri partner europei un processo di riforma dei trattati europei che in primis abbia al centro l'allentamento dei rigidi parametri imposti dalle regole del "fiscal compact", assumendo una posizione netta e priva di ambiguità nel voler riformare i parametri imposti dalle politiche di austerity;

4) a supportare un'indagine conoscitiva nelle competenti commissioni parlamentari per ricostruire le origini, le componenti e i detentori del credito italiano vantato verso la Grecia, vagliandone le caratteristiche e l'ammissibilità, o ad istituire una commissione, con le medesime finalità descritte, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri composta da esperti indipendenti.