ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01982


Atto n. 3-01982 (con carattere d'urgenza)

Pubblicato il 16 giugno 2015, nella seduta n. 465

DE PETRIS , DE CRISTOFARO , BAROZZINO , CERVELLINI , PETRAGLIA , STEFANO , URAS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. -

Premesso che:

il 7 giugno 2015 la Corte suprema dell'Arabia saudita ha confermato la pena per Raif Badawi, reo di aver "insultato" personalità politiche ed esponenti religiosi in particolare per aver criticato la "polizia della morale" attraverso il suo blog "Free Saudi Liberals", in cui sosteneva libertà di opinione e diritti umani;

Raif Badawi fu arrestato nel 2012 ed in seguito condannato, nel maggio 2014, da un tribunale del regno d'Arabia, culla del wahabisno, l'interpretazione più severa dell'Islam sunnita, a 10 anni di prigione e 1.000 frustate, pena da subire pubblicamente ogni venerdì, 50 ogni settimana, a un'ammenda di 1.000.000 di riyals (237.141 euro) e a ulteriori 10 anni di interdizione all'espatrio;

l'avvocato e cognato di Badawi, Waleed Abu al-Khair, è stato condannato a 15 anni di carcere per il suo attivismo pacifista e ha subito maltrattamenti in carcere;

nel mese di gennaio 2015 Badawi ha ricevuto le prime 50 frustate davanti ad una moschea di Gedda. Le sue condizioni erano apparse molto gravi dopo l'esecuzione della tremenda punizione e le successive serie di frustate furono rinviate per 5 mesi, per motivi medici. Anche se non vi sono conferme, in seguito alla sentenza definitiva dei massimi giudici sauditi la fustigazione potrebbe essere stata ripresa il 12 giugno;

Philip Luther, direttore del programma Medio oriente e Africa del nord di Amnesty international, sostiene che «avere un blog non è un reato, Badawi è stato condannato solo per aver osato esercitare il suo diritto alla libertà d'espressione e le autorità dell'Arabia Saudita, rinunciando ad annullare le sentenze, hanno mostrato un vergognoso disprezzo per la giustizia e per le decine di migliaia di voci che nel mondo si sono levate per chiedere il rilascio incondizionato e immediato di Badawi»;

l'Arabia saudita ha respinto le critiche e ha denunciato "la campagna mediatica attorno al caso". Il 29 maggio l'ambasciata saudita a Bruxelles ha inviato una dichiarazione ufficiale ai membri del Parlamento europeo per condannare le "interferenze nei suoi affari interni", dicendo che "alcune parti internazionali e i media cercano di violare e attaccare il diritto sovrano degli Stati";

nella sua prima lettera dal carcere, pubblicata a marzo dal settimanale tedesco "Der Spiegel", Badawi ha raccontato di essere "miracolosamente sopravvissuto a 50 frustate", e di essere stato "circondato da una folla plaudente che gridava incessantemente Allahu Akbar' [Dio è grande]", durante la fustigazione. "Sono stato sottoposto a questa crudele sofferenza solo perché ho espresso la mia opinione", scrisse;

la moglie del blogger, Ensaf Haidar, rifugiata in Canada con i suoi 3 bambini, ha intrapreso un giro di sensibilizzazione di 2 settimane in Europa, che comprendeva vari incontri politici. La Germania e il Regno Unito hanno tenuto discorsi decisi sul caso Badawi. La Svezia è anch'essa alleata per porre fine alla cooperazione militare con l'Arabia saudita;

il 17 giugno, alle ore 14.30, data in cui ricorre il terzo anniversario dell'arresto di Raif, è previsto un "Day of action for Raif Badawi" in Downing Street 10, sede del primo ministro britannico;

il 26 giugno, il Center for inquiry di Los Angeles, congiuntamente ad Amnesty international ed il PEN Center USA protesterà per la sentenza davanti al consolato saudita a Los Angeles;

Roland Ries, il sindaco di Strasburgo, ha chiesto ufficialmente al presidente francese François Hollande di fare istanza al re Salman Abdulaziz perché conceda il perdono,

si chiede di sapere:

quali siano le azioni che il Governo intenda intraprendere per non incorrere in una distratta complicità, in un silenzio che è inevitabilmente consenziente e che può permettere il compiersi di un'atrocità;

se il Ministro in indirizzo non ritenga di prendere una chiara posizione in merito e di attivarsi immediatamente in tutte le sedi affinché si eviti l'applicazione di una sentenza di morte in differita, una lunga agonia, una punizione crudele, anacronistica, disumana e inaccettabile per l'intera umanità;

se il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di intervenire presso il Governo e le autorità saudite affinché re Salman conceda il perdono e liberi Raif Badawi, permettendogli di raggiungere, al più presto, sua moglie e i suoi bambini in Canada.