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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03925


Atto n. 4-03925

Pubblicato il 7 maggio 2015, nella seduta n. 445

DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , DE CRISTOFARO , PETRAGLIA , STEFANO , URAS - Ai Ministri degli affari esteri e della cooperazione internazionale, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali. -

Premesso che a giudizio degli interroganti:

il turismo venatorio di provenienza italiana rappresenta un fenomeno troppo spesso ignorato, nonostante assuma aspetti e proporzioni preoccupanti;

esso interessa soprattutto Paesi la cui legislazione è assai più permissiva di quella italiana in materia di caccia, o con ridotta capacità di tutela della fauna;

nel tempo, sono state interessate le fasce del nord Africa-Tunisia, in particolare, con tour di grande impatto sulle popolazioni di uccelli migratori, sino ad assumere aspetti di autentico massacro registrati dagli organi di informazione;

anche molti Paesi africani sono stati e sono tuttora meta di safari per l'uccisione di grandi felini e di elefanti, i cui abbattimenti sono agevolati per gli introiti economici che recano in situazioni locali anche difficili;

terreno di caccia degli italiani è stata a lungo anche l'Albania, nel mirino animali rari come orsi, lupi, aquile, oltre alle specie più diffuse: una pressione venatoria tanto forte da indurre il Governo albanese, nel 2014, ad adottare una moratoria di 2 anni per salvare il proprio patrimonio di biodiversità: responsabile certamente il bracconaggio locale, ma colpevole, come è stato esplicitamente riconosciuto, il flusso di turisti del fucile provenienti dal nostro Paese, denunciato anche dagli organi di informazione;

attualmente in Romania suscita vivissime polemiche il provvedimento in discussione a livello parlamentare teso ad ampliare enormemente l'attività venatoria, con un prolungamento di 3 mesi della stagione, anche nelle fasi biologicamente più delicate ed importanti dei selvatici, la nidificazione e la riproduzione.Tali modifiche legislative favorirebbero la già massiccia pressione esterna, in particolare quella proveniente dall'Italia, soprattutto a spese di specie come l'allodola, che oggi, più che mai, è divenuta simbolo dell'opposizione alla deregulation normativa.Un'opposizione dei movimenti e delle associazioni anche a livello europeo, e, naturalmente, dell'opinione pubblica rumena;

la strage della fauna in atto anche attraverso il turismo venatorio rappresenta grande occasione di business, con la mercificazione e la svendita del patrimonio di biodiversità comune che l'Europa ha voluto difendere soprattutto con le direttive che costituiscono i pilastri della sua politica ambientale, la direttiva sulla conservazione degli uccelli selvatici 2009/147/CE e quella, "Habitat", relativa alle specie animali e vegetali 92/43/CEE;

tutti i Paesi membri dell'Unione europea sono tenuti alla protezione e conservazione degli uccelli selvatici, soprattutto durante le fasi di migrazione prenuziale, nidificazione, riproduzione, dipendenza dei piccoli dai genitori;

l'impatto del turismo venatorio italiano si pone spesso in totale contrasto con tutte le misure adottate a tutela del patrimonio di biodiversità, recando anche discredito sull'immagine del nostro Paese,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano necessario verificare modalità, caratteristiche ed effetti del turismo venatorio, sia per quanto attiene all'organizzazione dei tour, sia per quanto riguarda l'introduzione di fauna dall'estero, anche attraverso l'intensificazione dei controlli, che hanno già portato a risultati importanti.