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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01736


Atto n. 3-01736 (in Commissione)

Pubblicato il 5 marzo 2015, nella seduta n. 405
Svolto nella seduta n. 182 della 7ª Commissione (13/05/2015)

PETRAGLIA , DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , DE CRISTOFARO , STEFANO , URAS - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. -

Premesso che:

alla drastica riduzione dei concorsi per ricercatore, a cui bizzarramente non fa da contrappeso un aumento delle variegate tipologie di ricercatori post doc, si aggiunge il dato che le borse post lauream dal 2010 al 2012 sono diminuite, passando da 6.565 a 3.092, e le borse post dottorato (ex lege n. 398 del 1989) sono state abolite dalla legge n. 240 del 2010 (art. 29, comma 11, lettera b));

tra le molte criticità della riforma dell'università approvata con legge n. 240 del 2010 vi è la disciplina del reclutamento e delle progressioni di carriera del personale docente. L'abilitazione scientifica nazionale nella sua prima tornata ha già mostrato numerose criticità e suscitato un contenzioso significativo;

il sistema di reclutamento a regime prevedeva un sistema di ingresso con posti di ricercatore a tempo determinato per i quali si prevedeva la possibilità della tenure track; si introduceva poi la possibilità dell'upgrading per i vecchi ricercatori del ruolo messo ad esaurimento (a tempo indeterminato) e degli associati, tramite un sistema di abilitazione scientifica con cadenza annuale per l'accesso alle posizioni di professore associato ed ordinario; la disciplina delle procedure di chiamata degli abilitati veniva poi affidata ai regolamenti dei singoli atenei;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

le Università stanno effettuando un censimento degli abilitati, calcolando esclusivamente il personale già strutturato nel proprio ateneo e ignorando le varie figure precarie (per esempio assegnisti di ricerca dei dipartimenti; contrattisti; borsisti vari; post doc, eccetera) che pur lavorano e fanno ricerca nel medesimo ateneo (da non strutturati) e che hanno conseguito l'abilitazione; sulla base di questo calcolo deliberano la distribuzione dei punti organico fra i dipartimenti;

conseguentemente tale sistema risulta di fatto elusivo dell'art. 18 della legge n. 240 del 2010, giacché tale articolo non prevede alcuna distinzione tra strutturati e non nell'accesso all'abilitazione; elusivo dell'art. 18 della legge n. 240 del 2010, nella parte in cui la quota del 20 per cento per le cosiddette chiamate esterne (finalizzata appunto a non favorire solo gli abilitati già strutturati) finisce con l'essere calcolata su una base di ciascun ateneo che esclude i propri abilitati non strutturati; produttivo di disparità di trattamento fra soggetti con pari titolo di accesso ai ruoli universitari di professore di II fascia (discriminando gli abilitati non strutturati rispetto a quelli già strutturati); antieconomico, in quanto le università che investono risorse proprie o conseguite su base competitiva, per promuovere assegni di ricerca, borse di studio, contratti eccetera, sono le stesse che poi, in sede di distribuzione dei punti organico per i posti di professore di II fascia, non computano i loro precari che, grazie al lavoro finanziato da quelle risorse, hanno conseguito l'abilitazione;

ritenuto che, a giudizio degli interroganti:

i ritardi verificatisi nelle prime tornate abilitative indicano la necessità di rivedere il sistema delle abilitazioni. Se le proposte di modifica pensate dal Ministro in indirizzo sono quelle individuate nel documento programmatico diramato dall'ufficio stampa del Ministero il 30 maggio 2014 che sembrano positivamente individuare una sostanziale convergenza con le altre proposte, i tempi di modifica sarebbero dovuti essere compatibili con il rispetto delle scadenze previste dalla legge n. 240 del 2010 (31 ottobre 2014);

da questo punto di vista non si può che constatare che la legge n. 240 del 2010 si sta rivelando un castello di carte che si sta ripiegando su se stesso, sul quale occorrerà intervenire;

le modalità di reclutamento degli associati a regime si dimostreranno quindi inutilizzabili, se non da parte dei ricercatori a tempo indeterminato, che dopo anni di blocco dei concorsi, vedono nuovamente riaprirsi la possibilità della progressione di carriera, ma nuovamente con una procedura che lascia ampio margine all'arbitrio dei baronati locali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda verificare come le università stanno effettivamente procedendo nella gestione dei punti organico, non per interferire sulla loro autonomia, ma per scongiurare che tale autonomia si traduca nella riscontrata elusione dell'art. 18 della legge n. 240 del 2010;

se voglia intraprendere nell'ambito delle proprie competenze misure di riforma o eliminazione del meccanismo dei punti organico che, così come congegnato e applicato dalle università, produce i riscontrati effetti perversi a seguito del nuovo meccanismo di abilitazione scientifica nazionale.