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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00338


Atto n. 1-00338

Pubblicato il 11 novembre 2014, nella seduta n. 348
Esame concluso nella seduta n. 350 dell'Assemblea (12/11/2014)

DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , DE CRISTOFARO , PETRAGLIA , STEFANO , URAS , BIGNAMI , MASTRANGELI , PEPE , DE PIN , MUSSINI , DE PIETRO , BOCCHINO

Il Senato,

premesso che:

la lunga trattativa per trovare un'intesa sul piano industriale dell'Ast, anche dopo le drammatiche vicende di tensione tra lavoratori aggrediti dalle forze di polizia in occasione di pacifiche manifestazioni, sembra trovarsi in posizione di stallo;

sindacati e azienda non sono stati messi in condizione di trovare un accordo e l'azienda ha annunciato la messa in mobilità per circa 550 dipendenti, cancellando con decorrenza dal 1o ottobre 2014, anche tutti gli accordi di secondo livello per tutti i dipendenti dell'Ast;

a ciò potrebbe seguire un piano di risparmi da 100 milioni di euro l'anno che comprende anche lo spegnimento di uno dei forni dello stabilimento, già annunciato a luglio 2014;

inutile rammentare come il polo siderurgico di Terni rappresenti il più grande sito industriale dell'Italia centrale. Vi sono, infatti, impiegati direttamente circa 2.900 addetti e altrettanti costituiscono l'indotto di riferimento. Dai comuni indicatori statistici si calcola che circa 20.000 persone ne beneficiano in termini di reddito. Il polo siderurgico di Terni, a fronte di tutti gli investimenti avviati, rappresenta anche il banco di prova di ciò che resta della siderurgia italiana, dopo la vicenda dell'Ilva di Taranto e quella di Piombino (Livorno);

in questo contesto, Ast-Acciai speciali Terni è tra i primi produttori mondiali di laminati piani inossidabili, costituendo da sola una quota sul mercato italiano superiore al 40 per cento;

il report annuale 2013 di Federacciai ha confermato, del resto, che quello in cui opera Ast è un settore strategico per l'economia nazionale: in controtendenza rispetto agli altri acciai speciali, la produzione di laminati piani a caldo e a freddo è aumentata del 4,3 per cento rispetto all'anno precedente, passando da 598.300 tonnellate nel 2011 a 624.000 nel 2012;

Ast rappresenta, quindi, una componente imprescindibile della matrice produttiva dell'Umbria e dell'intero Paese, oltre che essere tratto costituente ed essenziale del capitale sociale e territoriale di Terni e dell'intera regione;

Terni, tuttavia, si sente abbandonata. Dalla Thyssen Krupp, naturalmente, ma per certi versi anche dal Governo italiano. Le lettere di licenziamento e mobilità ormai partite all'indirizzo di altrettanti operai e impiegati dell'Ast portano la firma dell'amministratore delegato dell'azienda tedesca Lucia Morselli, ma nella città molti sono convinti che il Governo Renzi potesse e dovesse fare qualcosa in più. Da quando a metà luglio 2014 l'Ast ha annunciato il piano di ridimensionamento e di tagli al personale, è partita una trattativa che ha visto impegnati in prima linea il Ministro dello sviluppo economico e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Graziano Delrio, che è ancor lungi dall'essere conclusa, anche se ammantata da dichiarazioni improntate all'ottimismo;

il Presidente del Consiglio dei ministri è tornato più volte sull'argomento, ha garantito impegno e, secondo quanto si apprende dalla stampa nazionale, confessato di essere «terrorizzato» dalla situazione ternana. Pur tuttavia, i risultati degli sforzi del suo Gabinetto, sino a pochissimi giorni or sono, sono stati impietosi: tanto che, alla fine della procedura di mobilità, i licenziamenti dei 550 degli oltre 2.600 dipendenti del gruppo Ast sarebbero divenuti esecutivi;

nell'ambito della vicenda il Governo, avendo svolto un ruolo di mediazione del tutto sbilanciato in favore dell'azienda, ricopre gravissime responsabilità. La Cgil ha anche accusato il Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi di subalternità rispetto alla Germania. E i lavoratori, anche i pochi non sindacalizzati, si trovano sulla stessa linea;

addirittura, secondo voci del resto non smentite, sembrerebbe che l'intenzione del Governo fosse quella di spostare la trattativa dal Ministero dello sviluppo economico al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Tale fatto, di eccezionale gravità, dimostra l'assenza totale, da parte del Governo, dell'ipotesi di definire un piano di politica industriale ad hoc per il sostegno delle produzioni di base e, in particolare, quelle della siderurgia e degli acciai inossidabili, evitando in tal modo lo smantellamento del polo siderurgico nazionale considerato tra le eccellenze europee;

analizzando la strategia commerciale della ThyssenKrupp appare evidente il disegno strategico complessivo della scelta definitiva di uscire dal mercato dell'inossidabile derivante dalla decisione di prendere come nuovi mercati di riferimento quelli del centro Europa (un mercato altamente fidelizzato in cui le importazioni sono minime e che non garantisce alcuno spazio all'Ast) e non invece quelli emergenti, (il Nord Africa e il Mediterraneo) sui quali l'azienda aveva cominciato a lavorare positivamente negli ultimi anni;

la definizione di un piano industriale che contempli la filiera dell'acciaio è indispendabile per l'Italia, perché la siderurgia è un asset fondamentale del Paese;

il 4 novembre 2014 per iniziativa delle sigle sindacali europee e nazionali, alla vigilia della ripresa del confronto al Ministero dello sviluppo economico sulla vertenza AST, i lavoratori hanno presentato agli europarlamentari italiani un documento nel quale si chiedeva agli stessi di recepire le loro richieste, a partire dal ritiro dei licenziamenti mettendo in campo azioni alternative come, in particolare, l'utilizzo dei contratti di solidarietà consentendo la riduzione degli orari di lavoro che rappresentano una via di uscita sostenibile dalla crisi in atto. Lo stesso documento chiedeva ai parlamentari europei di impegnarsi nei seguenti 6 altri obiettivi: 1) vigilare che, come previsto dalla Commissione europea al momento della riacquisizione da parte di ThyssenKrupp del sito ternano da Outokumpu, la ThyssenKrupp collochi l'AST dentro una strategia di mercato e di competitività internazionale anche in considerazione degli standard di sostenibilità ambientali europei decisi dalla Commissione che l'AST stessa già possiede; 2) che il piano industriale presentato il 17 luglio sia significativamente modificato e ridefinito nella sua natura e nei suoi obbiettivi produttivi, impiantistici ed occupazionali; 3) garantire l'integrità del sito ternano in tutte le sue articolazioni produttive (caldo e freddo) a partire dall'obbiettivo di tornare nel triennio ad una produzione di almeno 1,2 milioni di tonnellate di fuso, confermando l'assetto impiantistico con i due forni elettrici; 4) che il piano europeo per l'acciaio si doti di strumentazioni immediatamente operative in particolare a partire dai costi dell'energia, evitando un differenziale competitivo così ampio tra i diversi paesi europei e le diverse produzioni energivore; 5) il pagamento immediato dei salari di ottobre; 6) un quadro di relazioni industriali in norma con le regole europee;

dopo l'incontro con la delegazione dei lavoratori AST e l'impegno a recepire in toto le loro posizioni, la maggioranza dei parlamentari italiani ha compiuto un'azione gravemente lesiva degli interessi nazionali e dei lavoratori ternani, rinunciando a porre all'attenzione del Parlamento europeo tanto la condanna del comportamento ricattatorio della ThyssenKrupp, quanto la contrarietà ai pesanti licenziamenti richiesti dalla multinazionale, provocando la vibrata protesta dei rappresentanti dell'altra Europa con Tsipras sulla base dell'accusa di sostenere il cosiddetto "lodo Guidi", che prevede il licenziamento di 290 unità lavorative, già respinto dai lavoratori e dai sindacati;

nei giorni scorsi il Governo si è timidamente attivato per aprire spiragli di trattativa con le parti interessate vantandosi di aver indotto la AST al pagamento degli stipendi del mese di ottobre 2014, misura minima e quantomeno necessaria vista la situazione sociale estremamente critica, anche se penalizzante per i lavoratori, poiché dal salario mancano tutte le voci previste dal contratto integrativo aziendale che avrebbe permesso agli operai un incremento stipendiale tra i 200 e i 250 euro;

il sottosegretario Delrio ha addirittura dichiarato, in un'intervista del 9 novembre, di aver ottenuto dall'AST e dalla ThyssenKrupp "un ottimo piano industriale", per ora nella conoscenza del solo Governo e che pare poggiare più su elementi di ristrutturazione che di un vero e proprio rilancio dei processi produttivi, e che prevede, oltre allo sblocco degli stipendi, investimenti per 200 milioni in 3 anni; la conferma dell'operatività dei 2 forni; la rinuncia alla vendita dello stabilimento di viale Brin; e soprattutto la riduzione degli esuberi da 537 a circa 150 lavoratori che hanno volontariamente accolto la proposta dell'Ast di un incentivo all'uscita dal processo produttivo;

nella trattativa in corso in queste ore il Governo è stato sollecitato dalla Presidente della Regione Umbria e dal sindaco di Terni a «mettere sul piatto cose e atti concreti per accompagnare l'accordo così come le istituzioni locali si sono impegnate a fare per la loro parte» in modo tale da non fornire ulteriore alibi alla ThyssenKrupp nel proseguire nella sua linea ormai chiara di abbandonare la produzione di Terni, tanto è vero che l'azienda ancora oggi continua ad annunciare un piano confuso e senza convinzione, spingendo i sindacati a pretendere un piano industriale scritto per non compromettete ulteriormente la sostenibilità e la credibilità del sito ternano, che in questi mesi di stallo ha accumulato gravi perdite economiche che si aggiungono a quelle altrettanto grandi registrate dall'indotto. Nella vicenda quello che stona è proprio l'atteggiamento sproporzionatamente ottimistico del Governo sulle buone intenzioni di ThyssenKrupp, smentito proprio dal comportamento dell'amministratore delegato dell'Ast che dimostra che di fatto la trattativa l'azienda non l'ha mai voluta iniziare;

di fatto la trattativa è fallita. L'azienda ha riproposto sostanzialmente invariato il piano industriale presentato il 17 luglio, mantenendo la discussione ancora ferma sugli alti numeri relativi agli esuberi e sulle strategie che l'azienda sarebbe intenzionata ad attuare per dare continuità produttiva al sito ternano prospettando di nuovo la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento. La volontà iniziale dell'azienda di operare tagli solo sui lavoratori in produzione viene confermata dalla dichiarazione di ieri dell'amministratore delegato dell'Ast di destinare una parte degli "investimenti" ai fondi incentivanti sugli esuberi;

considerato infine che:

sul tema dei risparmi possibili nella gestione aziendale, a differenza della soluzione strategica proposta dalla Ast di ridurre i costi di 100 milioni di euro operando sulla voce personale, che incide sul fatturato totale solo per il 5 per cento, i sindacati propongono di operare sul restante 95 per cento dei costi e in particolare tra le voci relative al reperimento di materie prime e rottame il cui risparmio del solo 3 per cento equivarrebbe a 50 milioni di euro, mentre "normalizzando" i costi relativi al capitolo energetico si raggiungerebbero risparmi dell'ordine di 20-30 milioni di euro;

la procedura di riacquisizione avvenuta nel novembre del 2013 prevedeva che la ThyssenKrupp fornisse alla Commissione un piano di attività ed investimenti finalizzati a migliorare la redditività del sito produttivo. Sulla base della documentazione fornita, la Commissione ha ritenuto che l'acquisizione di AST da parte di ThyssenKrupp avrebbe efficacemente garantito una concorrenza effettiva, mantenendo una forza competitiva nel mercato economico europeo dell'inox;

il disegno di legge di stabilità per il 2015, invece di contenere misure di sostegno all'occupazione per i lavoratori ternani contiene misure di riduzione dell'Irap sul lavoro che si presentano come un vero e proprio "regalo" di ben 7 milioni di euro di benefici fiscali che il Governo fa alla ThyssenKrupp,

impegna il Governo:

1) con deciso "cambio di passo", a farsi promotore in sede europea, contando anche sul semestre italiano di presidenza dell'Unione, di iniziative per porre un punto fermo e di rilancio complessivo del settore siderurgico così importante per il nostro Paese attraverso un piano europeo per l'acciaio, in cui risulti il valore strategico del polo siderurgico ternano, e basato in particolare sui costi dell'energia, evitando differenziali competitivi troppo ampi tra i diversi Paesi europei e le diverse produzioni energivore;

2) a richiedere alla Commissione europea di censurare il comportamento della ThyssenKrupp relativamente al rispetto degli impegni su investimenti, competitività e concorrenza, formalmente richiesto al momento del perfezionamento dell'operazione di vendita prima e di riacquisizione poi di AST;

3) nell'ambito delle trattative in corso, riprese e imposte dopo lunghe e vigorose lotte e dalla mobilitazione dei lavoratori e dei sindacati, ad assumere decisamente e senza timidezze o tentennamenti iniziative volte alla definizione di accordi basati su di un solido e condiviso piano industriale tale che la Ast-Acciai speciali Terni possa contare realmente su prospettive di recupero credibili in termini di redditività e di generazione di valore, in una fase di dura crisi economica quale è quella attuale, e venga garantita innanzitutto la tutela occupazionale e la protezione sociale dei lavoratori attraverso la garanzia degli aumenti salariali integrativi già concordati;

4) nello stesso ambito di trattative a sostenere e includere nell'accordo che scaturirà:

a) la garanzia dell'integrità del sito ternano in tutte le sue articolazioni produttive (caldo e freddo) attingendo l'obbiettivo di raggiungere a regime una produzione di almeno 1,2 milioni di tonnellate di fuso nel triennio, confermando l'assetto impiantistico con i 2 forni elettrici;

b) la garanzia della strategicità del sito di Terni in un mercato mondiale già in ripresa con l'obiettivo di raggiungere il milione di tonnellate di spedito, che renderebbero il sito stesso remunerativo, attraverso un potenziamento degli impianti, con investimenti straordinari su prodotti, processi, ricerca, innovazione e formazione e non solamente attraverso investimenti ordinari, pur sempre necessari, nella sicurezza e nell'ambiente.