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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02894


Atto n. 4-02894

Pubblicato il 23 ottobre 2014, nella seduta n. 338

DE CRISTOFARO , DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , PETRAGLIA , STEFANO , URAS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. -

Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

ad oggi non si è ancora provveduto alle nomine del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, del capo del Dipartimento delle politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della libertà personale presso il Ministero della giustizia, nomine evidentemente fondamentali per la tutela dei diritti dei soggetti più deboli della società;

a fronte di tali mancate nomine, da fonti di stampa, si apprende invece come sia allo studio della Presidenza del Consiglio dei ministri (e senza alcun formale atto di istituzione) un progetto di riforma della gestione penitenziaria che, in particolare, verrebbe affidata, nell'elaborazione concreta, al procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, il quale, nel mese di settembre 2014, alla festa de "il Fatto Quotidiano", avrebbe parlato di chiudere il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per risparmiare denaro pubblico;

forte è la preoccupazione, a parere degli interroganti, che tale progetto possa includere il trasferimento della gestione carceraria al Ministero dell'interno e non più al Ministero della giustizia, con la conseguenza che le carceri potrebbero essere dunque dirette dalla Polizia, con ciò relegando la questione carceraria ad una mera questione di ordine pubblico;

Mario Gozzini, autore della nota riforma carceraria del 1986 (di cui alla legge n. 663 del 1986), scriveva di direttori penitenziari straordinari, motivati, democratici che agivano in perfetta sintonia con il dettato costituzionale in materia di finalità rieducativa della pena, ovvero «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato» (articolo 27, comma 3, della Costituzione);

è evidente che, proprio in ossequio al dettato costituzionale, dentro gli istituti di pena debbano continuare ad operare principalmente operatori civili esperti nel trattamento, tutti funzionalmente dipendenti dal direttore, e che la competenza istituzionale sugli istituti penitenziari debba continuare ad essere del Ministero della giustizia, e non del Ministero dell'interno, avendo quest'ultimo funzioni di ordine pubblico;

alcuni Paesi, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, hanno sì privatizzato parte del sistema carcerario, ma hanno comunque riservato la relativa competenza al Ministero della giustizia;

fra i suggerimenti che le organizzazioni internazionali danno alle nuove democrazie vi è quello di togliere le carceri dal controllo dei ministeri che hanno competenza sulla polizia;

un dipartimento con circa 50.000 dipendenti, come da «piano Gratteri» illustrato nelle notizie stampa, verrebbe abolito e sostituito da un organo non ancora chiaro. La Polizia penitenziaria, invece, con un più ambizioso nome («polizia della giustizia») amplierebbe le sue competenze, dall'esecuzione degli ordini di reclusione alla ricerca dei latitanti, dal controllo dell'esecuzione penale esterna (detenzione domiciliare in primis) alla protezione dei collaboratori di giustizia e anche dei tribunali e dei singoli magistrati;

in particolare, poi, ai commissari della Polizia penitenziaria andrebbe la responsabilità diretta e formale degli istituti di pena che verrebbero abbandonati progressivamente dagli attuali dirigenti «civili», incanalati in un ruolo professionale ad esaurimento;

i caratteri del «piano Gratteri», come sopra illustrato, erano stati peraltro anticipati dallo stesso procuratore nell'ambito di un'audizione sull'articolo 41-bis presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione diritti umani del Senato il 4 giugno 2014, dove questi aveva rappresentato le sue idee in tema di carcere,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga di fornire con urgenza ogni utile elemento sulle reali ed effettive intenzioni di riforma del settore carcerario, ivi compresi i problemi che non hanno ancora portato all'individuazione del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, del capo del Dipartimento delle politiche antidroga, nonché del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della libertà personale;

se, nell'ambito della paventata riorganizzazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, non ritenga necessario avviare al più presto un confronto con le associazioni, nonché con gli operatori carcerari e del diritto che si sono da sempre occupati della questione carceraria;

se, in particolare, non ritenga di mantenere la competenza sulla gestione carceraria in capo al Ministero della giustizia, evitando con ciò di compromettere la realizzazione della funzione rieducativa della pena, ad avviso degli interroganti, evidentemente conseguente ad un mero inquadramento della questione carceraria nell'ambito dell'ordine pubblico.