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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00326


Atto n. 1-00326

Pubblicato il 21 ottobre 2014, nella seduta n. 334
Ritirato

DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , DE CRISTOFARO , PETRAGLIA , STEFANO , URAS , MASTRANGELI , BIGNAMI , DE PIN , CAMPANELLA , MUSSINI , BENCINI , ROMANI Maurizio , GAMBARO , DE PIETRO

Il Senato,

premesso che:

la notte fra il 9 e il 10 ottobre 2014 un vasto sistema di precipitazioni piovose ha colpito parte delle regioni settentrionali, interessando con particolare violenza la Liguria e la città di Genova, dove si sono superati, nell'arco di 36 ore, i 500 millimetri di pioggia;

il Centro regionale della Protezione civile ha emesso e pubblicato l'8 ottobre, alle ore 10,24, un avviso meteorologico, con decorrenza a partire dal giorno successivo, per "elevata probabilità di temporali forti, organizzati in strutture temporalesche estese e diffuse, e conseguenti effetti al suolo diffusi", avviso avente caratteristiche di criticità ordinaria nelle zone d'allerta e quindi anche per il territorio del Comune di Genova;

la struttura centrale del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri ha anch'essa emesso, nella medesima giornata, un avviso di condizioni meteorologiche avverse, con caratteristiche di criticità ordinaria, non essendosi pertanto tempestivamente attivato nel territorio interessato il sistema di allerta e l'unità di crisi in grado di fronteggiare eventi con caratteristiche eccezionali;

l'esondazione del fiume Bisagno e i fenomeni idrografici registrati nelle aree limitrofe hanno invece determinato una situazione di grave emergenza per il territorio della città di Genova, a soli 3 anni da un episodio del tutto analogo registrato nella stessa area, mentre l'esecuzione dei lavori, di competenza del Commissario straordinario delegato, per la messa in sicurezza di quel tratto del fiume è stata bloccata a seguito di un contenzioso amministrativo sulla procedura di affidamento dell'appalto;

gravi fenomeni di criticità idrogeologica si sono verificati nelle ore successive anche nel parmense e nella Maremma toscana, mentre ai primi di settembre si erano verificate nel Gargano, confermando che il livello di esposizione del nostro Paese a questo genere di emergenze alluvionali costituisce primario fattore di allarme per la sicurezza pubblica ed interessa una superficie territoriale che si va rapidamente estendendo oltre le zone ufficialmente classificate a rischio, anche in relazione ai cambiamenti climatici in atto e alla crescente pressione antropica sul territorio;

nonostante gli eventi alluvionali del 2 e 3 settembre 2014 abbiano colpito duramente il territorio del Gargano, il Governo non ha ancora dichiarato lo stato di emergenza;

secondo i dati forniti del Consiglio nazionale dei geologi, dal 1996 al 2008 in Italia sono stati spesi più di 27 miliardi di euro per fronteggiare a posteriori gli effetti del dissesto idrogeologico e dei terremoti e ben 1.260.000 sono gli edifici a rischio per frane e alluvioni. Di questi, 6.000 sono le scuole e 531 gli ospedali;

solo nell'ultimo triennio lo Stato ha stanziato circa un miliardo di euro per le emergenze causate da eventi calamitosi di natura idrogeologica in 13 regioni. Per la prevenzione, invece, sono stati stanziati solo 2 miliardi di euro in 10 anni, laddove il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto su tutto il territorio nazionale è stimato in circa 40 miliardi di euro;

i dati forniti dall'ISPRA indicano che i fenomeni franosi interessano un'area di 20.800 chilometri quadrati, pari a circa il 7 per cento del territorio nazionale, e che oltre 6 milioni di italiani vivono sotto questa costante minaccia in 5.708 comuni direttamente coinvolti, che il consumo di suolo prosegue a ritmi impressionanti, con oltre 200.000 ettari all'anno interessati da fenomeni di urbanizzazione ed oltre il 7 per cento del territorio definitivamente impermeabilizzato;

l'assenza di un'adeguata pianificazione territoriale da parte degli enti preposti ha inoltre favorito la crescita dell'urbanizzazione in aree non idonee, con interventi artificiali sui corsi d'acqua e costante sottrazione di aree esondabili che invece rappresentano presidi insostituibili per la difesa del suolo, mentre l'abusivismo edilizio costituisce tuttora un costante fattore di rischio, anche per le aree già formalmente sottoposte a tutela;

considerato inoltre che:

nonostante i numerosi e scoordinati interventi legislativi approvati nell'ultimo triennio, si registra, sotto l'aspetto finanziario, un crescente divario fra risorse stanziate e interventi concretamente attuati per la prevenzione del dissesto, con stanziamenti non ancora utilizzati, risalenti fino all'anno 1998, per un totale di oltre 2 miliardi di euro, mentre ancora incerta risulta la programmazione delle risorse nell'ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, laddove si potrebbero attivare interventi per almeno 7 miliardi di euro, comprensivi del cofinanziamento regionale;

è stata costituita presso la Presidenza del Consiglio dei ministri l'unità tecnica di missione per il dissesto idrogeologico con il compito di coordinare le iniziative, le risorse e gli obiettivi definiti a livello statale e regionale;

il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Delrio e il coordinatore dell'unità tecnica De Angelis hanno "annunciato" pochi giorni fa di aver "recuperato" risorse per circa 2 miliardi di euro da investire nelle opere di risanamento senza specificare se si tratta di risorse già impegnate e a quali progetti si riferiscono, aggiungendo poi che di queste risorse circa 200 milioni sono stati già erogati nel mese di giugno 2014, non precisando né la destinazione né i destinatari;

risultano del tutto insufficienti gli stanziamenti ordinari previsti nell'ambito della legge di bilancio, con la vigente programmazione fissata dalla legge di stabilità per il 2014 a 30 milioni di euro per l'anno in corso, 50 milioni per il 2015 e 100 milioni per il 2016, risorse assolutamente inadeguate a fronteggiare le caratteristiche dell'emergenza in corso;

la mancata riforma delle Autorità di bacino e dei distretti idrografici contribuisce tuttora a mantenere una sostanziale arretratezza del sistema di governance del settore, mentre un'evidente carenza di coordinamento, nonostante il ruolo attribuito ai commissari straordinari regionali, si registra anche nelle attività di ricerca scientifica e validazione delle progettazioni, anche per i tagli apportati alle risorse disponibili per l'ISPRA, che dovrebbe costituire il riferimento tecnico principale delle attività di prevenzione del rischio idrogeologico;

il recente decreto-legge n. 133 del 2014 ("sblocca Italia") non solo non contiene interventi efficaci per l'accelerazione delle opere di prevenzione, ma al contrario contempla una serie di misure in grado di aggravare l'emergenza in atto, a partire dal finanziamento di infrastrutture autostradali già fortemente contestate per l'impatto sul territorio, dalle "semplificazioni" in materia edilizia che rischiano di accelerare il consumo di suolo, dalla forzatura delle procedure e in materia di ricerca ed estrazioni di idrocarburi, attività anch'esse ad elevato impatto sul territorio;

l'iniziativa governativa in materia di consumo di suolo, nonostante le ripetute ed inefficaci dichiarazioni di principio, ha finora prodotto un nulla di fatto, risultando ad oggi impantanato, se non sostanzialmente accantonato, l'iter dello specifico disegno di legge in materia, mentre ben altra corsia preferenziale è stata attribuita dal Governo Renzi a provvedimenti di evidente segno contrario;

nel settembre 2006 la Commissione europea ha adottato una Strategia tematica per la protezione del suolo (COM(2006)231) ed una proposta di direttiva quadro sul suolo (COM(2006)232), volta a garantire un uso sostenibile del suolo ed a proteggerne le fondamentali funzioni ambientali, proposta di direttiva recentemente ritirata dalla Commissione europea, nonostante i ripetuti pronunciamenti del Parlamento europeo a favore di una tempestiva implementazione delle politiche comunitarie di settore,

impegna il Governo:

1) a chiudere rapidamente la procedura di adozione della Strategia nazionale di adattamento ai mutamenti climatici e a riferire immediatamente al Parlamento;

2) alla luce dei continui e ripetuti episodi, anche tragici, di dissesto che lacerano il territorio nazionale, a predisporre immediatamente, con il contributo attivo delle Regioni e con l'ausilio dell'unità tecnica di missione appena costituita, un intervento straordinario attraverso un piano strategico nazionale di difesa del suolo che preveda l'accelerazione delle procedure per il tempestivo utilizzo delle risorse finanziarie che il Governo ha dichiarato di aver "recuperato" e la contestuale revisione di tutti i progetti già definiti per renderli adeguati utilizzando le migliori tecnologie e tecniche di rinaturizzazione, e che sia in stretta correlazione con la Strategia nazionale di adattamento ai mutamenti climatici secondo le seguenti linee di intervento:

2a) a considerare la manutenzione del territorio e la difesa idrogeologica una priorità assoluta per il Paese, in quanto finalizzata a garantire la sicurezza dei cittadini, predisponendo un piano organico, con obiettivi a breve e medio termine, per la difesa del suolo e l'adattamento al cambiamento climatico, quale vera e propria «grande opera» infrastrutturale, in grado non solo di mettere in sicurezza il fragile territorio nazionale, ma di attivare migliaia di cantieri distribuiti sul territorio, con ricadute importanti dal punto di vista economico e occupazionale;

2b) a prevedere nel disegno di legge di stabilità, per il triennio 2015-2017, stanziamenti pluriennali certi, pari ad almeno un miliardo di euro all'anno, per la realizzazione del suddetto Piano organico, con idonee misure di coordinamento della spesa che consentano di attivare le sinergie con la programmazione finalizzata del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, assumendo inoltre idonee iniziative legislative affinché l'utilizzo delle risorse proprie e delle risorse provenienti dallo Stato, da parte di Regioni ed enti locali, per interventi di prevenzione e manutenzione del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico, venga escluso dal saldo finanziario rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno;

2c) ad avviare un programma sperimentale per contribuire all'opera di capillare manutenzione di aree verdi, boschive e fluviali che coinvolga giovani in cerca di prima occupazione, lavoratori beneficiari di ammortizzatori sociali e soggetti provenienti dal mondo della cooperazione sociale e dell'associazionismo, con il coordinamento del Corpo forestale dello Stato e degli enti locali;

2d) ad adottare urgenti iniziative normative volte ad apportare le modifiche al quadro di governance per la difesa idrogeologica e la gestione integrata delle risorse idriche, al fine di rendere finalmente operative le autorità di bacino distrettuali, di una delimitazione più funzionale dei distretti e di un sistema di governo in grado di riconoscere e valorizzare il patrimonio di conoscenze ed esperienze delle strutture tecniche, a partire dall'ISPRA, nonché a portare a definitiva e rapida approvazione tutti i piani di gestione dei distretti idrografici e i relativi programmi di azione, ai fini del raggiungimento degli obiettivi previsti della direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE;

2e) a prevedere, nell'ambito delle proprie competenze e in stretto coordinamento con gli enti locali interessati, una mappatura degli insediamenti urbanistici nelle aree a più elevato rischio idrogeologico, individuando idonee forme di agevolazioni finalizzate alla loro delocalizzazione, prevedendo contestualmente il divieto assoluto di edificabilità in dette aree;

2f) ad adottare e sostenere urgenti iniziative volte a prevedere una nuova normativa in materia di pianificazione urbanistica e di governo del territorio, in modo tale da costituire un quadro di riferimento certo e rigoroso per le Regioni, con particolare riferimento alla necessità di riconoscere il territorio come bene comune e risorsa limitata e di arrestare il consumo e l'impermeabilizzazione del suolo;

2g) ad assumere iniziative per prevedere un sistema di incentivi fiscali, simili a quelli per le ristrutturazioni edilizie e gli adeguamenti energetici, per chi investa nella sicurezza del territorio, delle infrastrutture o degli edifici, individuando opportuni strumenti premiali per i privati cittadini e le imprese, in particolar modo agricole e turistiche, che compiano interventi per la riduzione del rischio idrogeologico, come la stabilizzazione dei versanti e il miglioramento del drenaggio;

2h) ad individuare adeguati finanziamenti per l'attuazione del programma quadro per il settore forestale, come richiesto dalla Conferenza Stato-Regioni nell'ambito degli incontri che hanno portato all'approvazione finale del programma stesso già nel 2008;

2i) a potenziare il sistema di allerta centrale e periferico del Dipartimento della protezione civile, al fine di migliorare le capacità di previsione e monitoraggio dei fenomeni atmosferici di rischio e di facilitare il collegamento tempestivo con le autorità locali preposte all'attivazione degli interventi d'urgenza;

3) a prevedere adeguate misure finanziarie e normative per consentire un efficace e tempestivo intervento a sostegno delle popolazioni della Liguria, dell'Emilia-Romagna, della Toscana e della Puglia direttamente coinvolte dai più recenti fenomeni alluvionali, anche sospendendo le scadenze tributarie per le famiglie e le imprese colpite;

4) a disporre immediatamente il differimento dei termini del versamento dei tributi statali alla totalità dei Comuni interessati dai gravi e recenti eventi alluvionali;

5) ad attivarsi presso la Commissione europea, durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio, per sollecitare la riapertura dell'esame e i lavori di concertazione sulla proposta di direttiva quadro sul suolo, affinché l'Unione europea possa tempestivamente giungere all'approvazione di un'incisiva normativa finalizzata a proteggere il suolo e a conservarne la capacità di svolgere le funzioni ambientali, socioeconomiche e culturali.