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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01218


Atto n. 3-01218

Pubblicato il 17 settembre 2014, nella seduta n. 312
Trasformato

STEFANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri. -

Premesso che:

il progetto "Trans Adriatic pipeline" (TAP), in base all'accordo siglato ad Atene in data 13 febbraio 2013 dalla Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana, prevede la costruzione di un gasdotto lungo 871 chilometri finalizzato al trasporto di gas naturale dalla regione caspica alla costa meridionale della Puglia, con attraversamento dei territori greco (510 chilometri), albanese (151 chilometri) e il passaggio nel mar Adriatico;

il percorso del gas, trasportato mediante una condotta in acciaio, prevede una competenza italiana di circa 50 chilometri, di cui 45 offshore e 8 onshore. Quest'ultimo tratto di condotta dovrebbe concludersi presso il terminale di ricezione del gas (PRT) da ubicare, come da progetto, nella località turistica di San Foca, in prossimità di Melendugno (Lecce);

la capacità iniziale di gas viene quantificata in 10 miliardi di metri cubi per anno, potenzialmente espandibili, senza precisazioni su tempi e modalità, a 20 miliardi;

già da un primo esame del testo al Senato, relativo al disegno di legge n. 884 (atto Senato 884) «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana sul progetto "Trans Adriatic Pipeline"», la componente di Sinistra Ecologia e Libertà con l'ordine del giorno (ordine del giorno n. G200) ha evidenziato l'inopportunità dell'operadato l'orientamento della Strategia energetica nazionale (SEN) che vede nelle energie rinnovabili il settore di prioritario investimento; nel testo dell'ordine del giorno, inoltre, era stato messo in evidenza come lo stesso rapporto "Environmental and social impact assesment", presentato dalla società TAP, paventasse potenziali tensioni sociali per l'insufficiente risposta alle aspettative occupazionali delle popolazioni locali, non coinvolte, tra l'altro, nel processo decisionale circa il tracciato del progetto;

il gruppo parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà, esaminato il testo della proposta di legge (atto Camera 1710) «"Ratifica dell'Accordo tra la Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana sul progetto "Trans Adriatic Pipeline"», ha presentato parere contrario presso l'VIII Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici) della Camera dei deputati;

in data 5 dicembre 2013 il gruppo parlamentare di Sinistra Ecologia e Libertà ha presentato questione pregiudiziale di costituzionalità relativa all'atto Camera 1710, lamentando una potenziale lesione del diritto all'ambiente per come esso si è venuto a configurare nella legislazione vigente e nella giurisprudenza costituzionale. In particolare, pur riconoscendo la necessità di una diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico che miri alla progressiva riduzione del consumo di combustibili fossili, non si ravvisavano nell'opera requisiti di strategicità e corretta pianificazione delle fonti energetiche; di contro, emergevano numerose criticità sotto il profilo della tutela ambientale, valore di rilevanza costituzionale per la sua stretta connessione con gli artt. 9 e 32 della Costituzione, come espresso in numerose occasioni dalla Corte costituzionale, a partire dalle sentenze n. 151 del 1986 e n. 210 del 1987. Tra l'altro, il "valore ambiente" si configura come diritto collettivo, appartenente al singolo in quanto tale ma anche in quanto membro della collettività; in tal modo, al cittadino viene attribuito un ruolo imprescindibile nei processi decisionali riguardanti la materia, come riconosciuto dalla Convenzione di Aarhus del 1998, recepita dall'Italia attraverso la legge n. 108 del 2001 e nell'ordinamento comunitario attraverso le direttive 2003/4/CE, 2003/35/CE e il regolamento (CE) n. 1367/2006. Ulteriore profilo di potenziale incostituzionalità veniva ravvisato con riferimento al riparto di competenze previsto dall'articolo 117 della Costituzione, in relazione al quale la Consulta ha più volte chiarito come non sia possibile individuare una sfera statale rigorosamente circoscritta in materia di ambiente, un valore trasversale da porre in relazione con altri interessi e con le competenze regionali concorrenti, nel cui ambito è legittima l'adozione di una disciplina maggiormente rigorosa. In tal senso, il principio di leale collaborazione assume un ruolo centrale, assegnando un valore decisivo all'intesa tra Stato e istituzioni locali attraverso un'ampia partecipazione di tutti gli attori coinvolti;

la Regione Puglia e, più in generale, le istituzioni locali hanno comunicato in diverse occasioni la propria contrarietà al progetto;

la Regione, già attraverso la deliberazione della Giunta n. 1805 del 18 settembre 2012, aveva espresso un giudizio negativo di compatibilità ambientale in merito al primo progetto TAP presentato nel marzo 2012, per il quale anche il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva richiesto corpose integrazioni; i termini assegnati erano stati oggetto di numerose proroghe e la variante al progetto è stata presentata solamente nel settembre 2013;

la Regione Puglia ha avviato un percorso partecipato di valutazione del progetto TAP, conclusosi a Lecce nel dicembre 2013. Tale percorso ha reso evidente la forte contrarietà degli enti locali, di numerose associazioni ambientaliste e stakeholder (pesca e turismo) alla realizzazione del gasdotto, in particolare in relazione al previsto approdo nella località di San Foca;

il comitato regionale di valutazione di impatto ambientale ha espresso, nella seduta del 14 gennaio 2014, parere negativo alla realizzazione del progetto proposto da TAP, basandosi sui numerosi pareri, osservazioni e contributi pervenuti. Il comitato ha segnalato la totale assenza, nello studio di impatto ambientale (SIA) presentato dalla società, di riferimenti all'infrastruttura necessaria per il trasporto del gas nella rete nazionale, in riferimento al collegamento Vernole-Mesagne (Lecce-Brindisi), da realizzarsi a cura di Snam rete gas (si tratta di oltre 20 chilometri di rete); inoltre, veniva rilevata la mancanza di una puntuale disamina della totalità dei soggetti che avrebbero potuto subire impatti negativi dalla realizzazione dell'opera, nonché una scarsa considerazione degli impatti sull'economia locale, di natura fortemente turistica, in particolare per ciò che concerne la qualità delle acque di balneazione in fase di cantiere e di esercizio; ulteriori contrasti venivano riscontrati con le normative di tutela del paesaggio relative all'attraversamento delle dune a ridosso della linea di costa. Il comitato ha inoltre stigmatizzato l'esclusione delle alternative progettuali riferite a diversi approdi, sulla scorta di valutazioni poco oggettive e scarsamente condivisibili, in particolare in relazione alla città di Brindisi, considerata non adatta per una generica mancata previsione negli strumenti urbanistici;

ancora oggi pende un contenzioso tra la Regione Puglia e la TAP, in relazione al ricorso straordinario presentato dalla società al Presidente della Repubblica per l'annullamento della nota del 30 aprile 2014, prot. 0001790. Tale atto prevede, infatti, l'assoggettamento del terminale di ricezione (PRT) del gasdotto al decreto legislativo n. 334 del 1999 di attuazione della direttiva 96/82/CE, relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, nota anche come "direttiva Seveso II". In tal senso il Servizio rischio industriale della Regione Puglia sostiene che, pur non rientrando la condotta sottomarina nel campo di applicazione della normativa, lo stesso non possa dirsi per il terminale di ricezione, che detiene un quantitativo di gas superiore alle soglie previste;

il 29 agosto 2014 la commissione nazionale di VIA ha espresso parere favorevole al progetto della "Trans Adriatic pipeline"; tuttavia, le informazioni relative all'atto non risultano ancora disponibili e quelle reperibili non sono esaurienti;

in concomitanza con la trasmissione del parere favorevole della commissione nazionale di VIA del Ministero dell'ambiente, il Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi ha annunciato il via libera al gasdotto, non tenendo conto delle numerose prescrizioni che la commissione stessa ha posto come condizione allo sviluppo del progetto; in tal modo, egli ha, di fatto, trasformato una valutazione tecnica in un provvedimento politico. Ad avvalorare tale considerazione contribuisce la dichiarazione del medesimo relativa alla sua visita ufficiale, in data 20 settembre, a Baku 2014 (Azerbaijan);

contrariamente al giudizio favorevole della commissione nazionale di VIA, la Direzione generale dei beni per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanea del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha espresso parere tecnico istruttorio negativo alla richiesta di compatibilità ambientale presentata da TAP, in relazione all'alto valore paesaggistico dell'area, dichiarata di notevole interesse pubblico. Il Ministero sottolinea infatti l'estrema importanza del paesaggio agrario del Salento, territorio particolarmente pregevole e altamente significativo per stato di integrità, valore testimoniale e profondità storica, la cui configurazione si fonda sulla "trama agraria" disegnata dalle "chiusure" realizzate in pietra a secco e dal mosaico continuo dei diversificati sesti di impianto degli uliveti, con presenza di numerosi esemplari aventi caratteristiche monumentali. In un tale contesto, un'opera come quella presentata nel progetto della TAP creerebbe un complesso di natura industriale sproporzionato e incongruo con la natura agraria del sito,

si chiede di sapere quali siano gli intendimenti del Governo a fronte delle criticità emerse in sede istruttoria, ed in particolare alla luce dei rilievi del Ministero dei beni culturali, degli enti locali e della Regione Puglia, con specifico riferimento all'inadeguatezza dell'approccio metodologico adottato in sede di ponderazione delle ricadute ambientali e paesaggistiche delle varie soluzioni localizzative, anche alla luce dell'evidenziata inadeguatezza dell'approdo di San Foca scelto dalla società, nonché all'applicazione delle tutele previste dalla normativa "Seveso" in relazione alla valutazione dei rischi incidentali.