ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 2-00189


Atto n. 2-00189 (procedura abbreviata)

Pubblicato il 4 agosto 2014, nella seduta n. 299

DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , DE CRISTOFARO , PETRAGLIA , STEFANO , URAS - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

nella giornata di venerdì 1° agosto 2014, gli azionisti della Fiat hanno approvato a maggioranza la fusione che darà vita definitivamente a FCA, Fiat Chrysler automobiles;

la nuova fusione transfrontaliera di FCA avrà sede sociale in Olanda, quella fiscale nel Regno Unito e il gruppo continuerà a pagare le tasse nei Paesi in cui gli utili saranno prodotti;

ricerca, sviluppo, progettazione e adattamento evolutivo dei vari modelli saranno concentrati in USA, dove si realizza il grosso della produzione e, forse, a Torino resterà la produzione del cosiddetto polo di lusso; la rete dei fornitori dei 3 principali livelli (sistemi, sottosistemi e componenti minori) sarà distribuita in vari Paesi nel mondo;

l'operazione prevede di trasferire all'estero, da subito, i dividendi, gli interessi e le royalty (marchi e brevetti), ovvero tutti quei beni delle società italiane che generano utili: il risultato dell'operazione sarà che tutti i profitti finiranno in capo alla holding in Inghilterra, dove la tassazione è nulla, mentre i costi restano in capo all'operativa italiana: una bad company finanziata con gli ammortizzatori sociali;

considerato che:

nel nuovo piano industriale presentato da FCA non è per nulla chiaro il destino degli stabilimenti italiani, alle dichiarazioni rassicuranti del management dell'azienda non sono ancora seguiti impegni precisi, concordati e sottoscritti;

le rassicurazioni della dirigenza FCA sul mantenimento dell'impegno in Italia non hanno finora alcun riscontro reale: si è di fronte a piani che vengono diluiti nel tempo e garantiti più dalle casse integrazioni che dalla produzione;

di fatto, quest'operazione si configura come un disimpegno dell'ex gruppo Fiat nei confronti dell'Italia, anzi sancisce definitivamente l'uscita del gruppo dall'Italia: nel nostro Paese la Fiat non crea più lavoro, non progetta più nuovi modelli, non fa investimenti e ora non paga più neanche le tasse;

l'Italia, già a rischio deindustrializzazione, sarà ridotta a succursale della casa automobilistica, mentre le decisioni verranno assunte a Detroit e la produzione negli stabilimenti italiani sarà sempre più alleggerita; anche l'annuncio di questi giorni da parte di FCA di un aumento delle quote di mercato negli Stati Uniti è un'ulteriore conferma di uno spostamento sostanziale degli interessi del gruppo oltreoceano;

il Governo non può limitarsi a vagliare nuovi incentivi sull'auto, scaricando ancora sulla collettività una misura che non garantisce l'occupazione e la produzione: in tutti i Paesi industriali, ogni agevolazione è legata agli impegni che l'azienda assume,

si chiede di sapere:

se il Governo stia monitorando l'operazione FCA;

se non intenda convocare la dirigenza FCA per verificare da subito quali saranno gli effetti sul terreno produttivo ed occupazionale;

se non ritenga che la fusione con Chrysler potrebbe portare ad un forte ridimensionamento (o smantellamento) degli stabilimenti Fiat in Italia;

se non ritenga di informare con urgenza il Parlamento per illustrare quali iniziative intenda mettere in campo per garantire il futuro, partendo dallo sviluppo di auto ecologiche e sicure, degli stabilimenti italiani FCS, garantendo altresì, nell'ambito delle proprie competenze, retribuzioni dignitose ai lavoratori e alle lavoratrici del gruppo.