ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00291


Atto n. 1-00291

Pubblicato il 21 luglio 2014, nella seduta n. 284

AMATI , MANCONI , ALBANO , CAPACCHIONE , CASSON , CIRINNA' , CORSINI , DE PETRIS , DE CRISTOFARO , FERRARA Elena , GRANAIOLA , LO GIUDICE , MATTESINI , PEZZOPANE , PADUA , PUPPATO , SPILABOTTE , VALENTINI , ORRU'

Il Senato,

premesso che:

l'evidenza dimostrata dalle conseguenze umanitarie delle armi nucleari non può essere ignorata e le stesse catastrofiche conseguenze devono essere considerate come inaccettabili;

è crescente la frustrazione di istituzioni e società civile in tutto il mondo rispetto agli insuccessi dell'attuale percorso verso il disarmo nucleare;

il Trattato di non proliferazione nucleare all'articolo VI prevede chiaramente l'obbligo per gli Stati possessori di armi nucleari di avviare un processo di disarmo, che deve andare di pari passo con quello della non proliferazione per gli Stati non possessori di armi nucleari;

la crescente frustrazione degli Stati non possessori rispetto all'inadempienza dell'obbligo è la prova che tale prescrizione internazionale deve essere rafforzata; l'"iniziativa umanitaria" portata avanti in questi ultimi anni da un numero considerevole di Stati parte al Trattato si pone tale scopo;

le conclusioni della conferenza di Nayarit (Messico) del febbraio 2014 mostrano un crescente sostegno all'idea che ci sia bisogno di un nuovo strumento internazionale di messa al bando delle armi nucleari;

deve essere qui ricordato l'impegno assunto dalla Nato nel creare le condizioni che rendano possibile la realizzazione di un mondo libero da armi nucleari. In questo senso l'essere membro della Nato non preclude all'Italia di sostenere i progressi fatti rispetto al disarmo nucleare, incluso il sostegno ad un Trattato che proibisca le armi nucleari; lo dimostra anche il recente documento pubblicato dall'International law and policy institute (ILPI), che sottolinea come ciascuno Stato membro della Nato ha comunque la responsabilità di far in modo che le armi in possesso dell'Alleanza siano compatibili con il diritto umanitario internazionale e che non infliggano "ulteriori pene o sofferenze inutili";

considerato che:

la comunità internazionale ha già preso parte a due conferenze sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari, svoltesi nel marzo 2013 a Oslo (Norvegia) e nel febbraio 2014 a Nayarit (Messico) con la partecipazione di 146 delegazioni governative; la prossima conferenza sarà ospitata dal Governo dell'Austria a Vienna, nei giorni 8 e 9 dicembre 2014;

le dichiarazioni contenute nella Nuclear posture review (NPR) degli Stati Uniti e nell'iniziativa sulla non-proliferazione e il disarmo nucleare (NPDI) sottolineano come il non uso delle armi nucleari, che dura da quasi 70 anni, sia ormai diventata prassi consolidata, ivi compresa l'affermazione che sia nell'interesse della comunità globale che possa essere prolungata in perpetuità;

la risoluzione adottata il 20 marzo 2014 dall'Unione parlamentare internazionale (UPI) impegna i Parlamenti a "collaborare con i governi per eliminare ogni ruolo assegnato alle armi nucleari dalle dottrine di sicurezza nazionali" affinché "spingano i propri governi ad iniziare i negoziati su una convenzione sulle armi nucleari oppure su un pacchetto di accordi per realizzare un mondo libero da armi nucleari";

la dichiarazione di Istanbul dell'assemblea parlamentare dell'OSCE sostiene la risoluzione dell'UPI e chiede che si costituisca in modo permanente il gruppo di lavoro aperto (open-ended working group, OEWG) dell'ONU per portare avanti negoziati multilaterali sul disarmo nucleare,

richiamate le premesse, le riflessioni e la parte dispositiva della mozione 1-00971 (Mogherini ed altri), approvata all'unanimità alla Camera dei deputati nella seduta del 15 maggio 2012, durante la XVI Legislatura,

impegna il Governo:

1) a partecipare attivamente alla conferenza di Vienna sulle conseguenze umanitarie delle armi nucleari (dicembre 2014), includendo nella propria delegazione anche rappresentanti del Parlamento, degli enti locali e della società civile;

2) a sostenere la proposta di far iniziare quanto prima i negoziati per giungere ad un nuovo strumento legale di proibizione delle armi nucleari oppure ad un pacchetto di accordi, con azioni e decisioni diverse, aventi il medesimo obiettivo; a questo scopo il Governo italiano dovrebbe votare a favore nelle mozioni che propongono un tale scenario in seno all'assemblea generale delle Nazioni Unite e sostenere e promuovere la ripresa dei lavori dell'OEWG on taking forward multilateral nuclear disarmament negotiations;

3) a sostenere in qualsiasi forma il percorso della "iniziativa umanitaria" promossa negli scorsi anni da diversi Paesi e che ha condotto ad esempio alla "Dichiarazione congiunta sull'impatto umanitario delle armi nucleari", già firmata da 125 Stati;

4) a proporre che il nuclear planning group della Nato intraprenda uno studio pubblico sulle conseguenze umanitarie, ambientali ed economiche dell'uso delle armi nucleari dispiegate nei Paesi europei coinvolti negli accordi di condivisione nucleare (nuclear sharing), e anche di quelle armi nucleari che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare nella difesa degli alleati nella Nato, e presentarne i risultati preliminari alla conferenza di Vienna;

5) a sostenere la proposta che impegnerebbe la Nato ad adottare una politica del non-firstuse o del non uso, al fine di ridurre il rischio dell'utilizzo delle armi nucleari e come un passo concreto verso la proibizione globale delle armi nucleari.