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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00283


Atto n. 1-00283

Pubblicato il 19 giugno 2014, nella seduta n. 266

STEFANO , DE PETRIS , PETRAGLIA , URAS , DE CRISTOFARO , BAROZZINO , GAMBARO , ROMANI Maurizio , MASTRANGELI

Il Senato,

premesso che:

in data 29 aprile 2010 veniva approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il "Piano nazionale del settore florovivaistico per il 2010/2012";

il piano evidenziava numerose problematiche, ancora irrisolte, che erano e sono di diretta conseguenza di dinamiche commerciali a livello internazionale per le quali è urgente, oggi più che mai, proporre alla nuova Commissione europea di istituire, nell'ambito della Direzione generale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale, un "Comitato permanente del settore florovivaistico", con la partecipazione dei 28 rappresentanti istituzionali degli Stati membri, al fine di affrontare e discutere tematiche comuni volte, tra l'altro, a predisporre un regolamento europeo specifico ed armonizzato del settore che garantisca le aziende, gli operatori e quindi tutta la filiera di settore in un periodo di evidente crisi e recessione del comparto;

sono svariate le problematiche che rendono necessaria ed indifferibile la necessità di istituire un comitato permanente che supporti una politica comunitaria armonizzata e condivisa del settore con regole chiare che vada oltre i poco incisivi e scarsamente funzionali gruppi consultivi di supporto alla Commissione europea, istituiti ai sensi della decisione della Commissione 2004/391/CE, come il gruppo della "Floricoltura e Piante ornamentali";

il florovivaismo è un comparto avanzato dell'agricoltura che comprende il segmento dei fiori e fronde recise, delle piante in vaso da interno ed esterno e delle piante erbacee e legnose. Per le piante erbacee e legnose, vanno citati gruppi di prodotti come le conifere, le latifoglie (ornamentali, forestali, piante da frutto e barbatelle di vite), le aromatiche, le piantine di ortaggi, le piante mediterranee e le acidofile; tra queste alcune specialità sono molto apprezzate anche all'estero;

il settore si avvale di tecnologie e procedure sempre più sofisticate (tra le quali la robotica e l'automazione) che hanno ricadute sull'intero comparto agricolo, industriale e commerciale, oltre ad essere attivamente connesse con settori quali l'arboricoltura, l'orticoltura, la frutticoltura, le coltivazioni erbacee, arbustive e industriali, nonché il paesaggismo, che coinvolge direttamente il "verde" inteso come ambiente, biodiversità e qualità della vita di tutti i cittadini europei. Inoltre, è da considerarsi strategico a livello nazionale per l'occupazione diretta ed indotta, per il miglioramento dell'ambiente, per il presidio del territorio quale bene comune, della qualità della vita e per la ricerca avanzata nel campo biotecnologico, termodinamico e meccanico;

le aziende florovivaistiche in Europa hanno un fatturato di oltre 20 miliardi di euro e l'Italia, con oltre 36.000 aziende e 100.000 addetti, si attesta sul 15 per cento della produzione europea;

il settore florovivaistico italiano rappresenta circa il 6 per cento dell'intera produzione agricola (produzione lorda vendibile);

il settore florovivaistico a livello sia europeo che nazionale, sta vivendo una crisi dovuta all'aumento delle importazioni dai Paesi extracomunitari. Infatti, la commercializzazione di fiori, fronde, piante ed altri prodotti florovivaistici di origine europea, destinati ai principali mercati europei, subiscono la concorrenza del prodotto extra UE che sottrae quote di mercato interno, ed inoltre diminuisce il volume esportato per gli elevati costi di produzione (in primis il riscaldamento). Le aziende, di conseguenza, cercano di reperire varietà locali da valorizzare, che vengono coltivate fuori serra oppure cambiano specie sperimentando la produzione di fronde e fogliame. Quindi, attualmente, il settore soffre della crisi globale, della riduzione della domanda, ma anche di alcune criticità specifiche che avevano già evidenziato effetti negativi;

l'origine di tali problematiche si può ricondurre essenzialmente alle politiche commerciali adottate dall'Unione europea con i Paesi extracomunitari nonché alle politiche economiche interne all'Unione europea. Analizzando le politiche commerciali europee attive in ambito del World trade organization (WTO) in particolare il fenomeno della "delocalizzazione produttiva" verso Paesi in via di sviluppo emerge il costante incremento delle importazioni di produzioni florovivaistiche. Tali politiche comportano anche incentivi per la delocalizzazione di grandi imprese europee, che hanno così potuto avviare produzioni intensive in questi Paesi. Le piccole e medie aziende, invece, devono fare i conti con alti costi dei fattori di produzione (manodopera, ma anche terra ed energia) e con stringenti normative fitosanitarie ed ambientali. In particolare, dall'analisi dei dati disponibili in merito al settore, si evidenzia che il numero dei fiori importati dai Paesi terzi è in continua crescita ad un valore sempre più basso, e con standard di qualità ambientale decisamente insussistenti per via del fatto che le normative di detti Paesi sono, rispetto all'impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari, praticamente inesistenti (a tal riguardo, sarebbe opportuno richiedere per i Paesi extra UE l'obbligo del "passaporto verde" per poter esportare nell'Unione);

di conseguenza il fatturato proveniente dalle produzioni dei Paesi in via di sviluppo è ottenuto molto spesso senza rispettare le norme di salvaguardia ambientale, sanitaria e di tutela del lavoro, e determina conseguentemente, come già evidenziato, il calo dei prezzi su tutto il territorio dell'Unione per le diverse specie commercializzate, soprattutto per i fiori recisi, che in Italia hanno subìto una diminuzione della produzione che si è fatta più evidente negli ultimi anni. Tutto questo mentre le importazioni dai Paesi terzi continuano costantemente ad aumentare visto che il 74 per cento dei fiori recisi commercializzato in Europa è importato dai Paesi terzi;

bisogna considerare, oltre tutto, che le politiche economiche europee non prevedono alcun sostegno al settore florovivaistico, che non ha mai potuto usufruire, a livello di regolamentazione comunitaria, di un'organizzazione comune dei mercati (OCM) che prevedesse tutta una serie di opportunità e di finanziamenti così come è previsto, ad esempio, per il settore ortofrutticolo. Il settore è ormai sottoposto anche ad una "concorrenza sleale" dovuta all'applicazione dell'esenzione parziale o totale dei dazi all'importazione, previsti per alcuni Paesi in via di sviluppo;

in particolare a seguito dell'avvenuta approvazione dell'OCM unica di cui al regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio del 22 ottobre 2007, che ha abrogato il regolamento (CEE) n. 234/68 del 27 febbraio 1968, il comparto delle piante vive e dei prodotti della floricoltura non dispone più di strumenti specifici, pur se limitati, previsti dalla precedente OCM di settore che è stato incorporato in una normativa unica per tutti i settori;

con la nuova programmazione 2014-2020 della politica agricola comune e, specificatamente, il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, relativo all'OCM dei prodotti agricoli e che ha abrogato i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, è stato riconfermato, per il settore florovivaistico, quanto stabilito dal precedente regolamento;

in data 21 ottobre 2009 è stata emanata la direttiva 2009/128/CE sull'uso sostenibile dei fitofarmaci, adottato dall'Italia con il decreto legislativo n. 150 del 14 agosto 2012;

in data 22 gennaio 2014 è stato adottato, ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo, il "Piano d'azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN)". Il PAN in linea con i principi della direttiva si prefigge di: a) ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari sulla salute umana, sull'ambiente e sulla biodiversità; b) promuovere l'applicazione della difesa integrata, dell'agricoltura biologica e di altri approcci alternativi; c) proteggere gli utilizzatori dei prodotti fitosanitari e la popolazione interessata; d) tutelare i consumatori; e) salvaguardare l'ambiente acquatico e le acque potabili; f) conservare la biodiversità e tutelare gli ecosistemi;

l'assenza in ambito europeo di un'appropriata ed armonizzata regolamentazione del settore che preveda strumenti di sostegno al florovivaismo al fine di migliorarne la competitività sui mercati internazionali, sta fortemente pregiudicando la multifunzionalità del settore con le conseguenti ricadute socioeconomiche degli attori che vi operano,

impegna il Governo:

1) in ambito europeo, nel semestre di presidenza italiana, a rivedere quelle politiche comunitarie che oggi prevedono facilitazioni e sostegni per le aziende che investono fuori dal mercato europeo;

2) a farsi promotore in sede europea di una regolamentazione dei flussi di import di fiori e fronde recisi che, alla luce del calo di reddito e di produzione di molte aziende italiane ed europee negli ultimi anni, potrebbe prevedere la possibilità di un avvio della procedura di "clausola di salvaguardia", prevista dalla normativa in casi analoghi. La produzione floricola è, a tutti gli effetti, una produzione agricola ed anche per essa deve poter valere quanto previsto dal regolamento (CE) n. 732/2008;

3) a sollecitare, nell'ambito dell'Unione europea, specifici accordi al fine di armonizzare la normativa dei Paesi terzi alla regolamentazione europea per l'utilizzo dei fitofarmaci ed alle normative agroambientali di riferimento e, comunque, a porre in essere controlli efficaci a livello europeo finalizzati ad evitare l'importazione di prodotti con residui di fitofarmaci fuori dagli standard di sicurezza UE con lo scopo di tutelare la salute dei consumatori e sia per evitare che nell'Unione vengano introdotti, organismi patogeni che negli ultimi anni hanno prodotto delle vere e proprie contaminazioni epizoiche;

4) a far inserire il settore florovivaistico a pieno titolo nell'ambito delle politiche della nuova programmazione della politica agricola comune;

5) a facilitare, sburocratizzando le procedure, l'incentivazione all'accesso ai fondi strutturali per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione, compreso il settore della logistica e del risparmio energetico, per il settore della floricoltura e delle piante ornamentali;

6) ad avviare azioni o linee di intervento condivise tra tutti gli altri Stati membri, coordinate da un "Comitato permanente del settore florovivaistico" da istituire nell'ambito della Direzione generale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale della Commissione europea, al fine di tutelare e promuovere la filiera florovivaistica europea quale strumento per la salvaguardia ambientale e dei prodotti UE di qualità, col compito anche di trasferire ai singoli Stati membri le decisioni adottate, favorendo un rapporto più diretto con tutta la filiera e con gli stakeholder per creare le condizioni adatte allo sviluppo del settore, coerentemente con le sue potenzialità e con le vocazioni produttive del territorio interessato.