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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02335


Atto n. 4-02335

Pubblicato il 17 giugno 2014, nella seduta n. 263

PETRAGLIA , DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , DE CRISTOFARO , STEFANO , URAS - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e per la semplificazione e la pubblica amministrazione. -

Premesso che:

sono emersi gravi problemi nell'erogazione della prestazione cosiddetta una tantum rivolta ai collaboratori coordinati e continuativi di cui all'articolo 61, comma 1, del decreto legislativo n. 276 del 2003, iscritti in via esclusiva alla gestione separata presso l'INPS;

tale indennità, introdotta in via sperimentale con l'art. 19, comma 2, del decreto-legge n. 185 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, con le integrazioni dell'art. 7-ter del decreto-legge n. 5 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33 del 2009, successivamente modificata dalla legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009) ed infine ridefinita dalla legge n. 92 del 2012 e dalla legge di stabilità per il 2013 (legge n. 228 del 2012), nelle intenzioni, doveva colmare una gravissima lacuna del sistema di protezione sociale italiano: l'esclusione dal sistema di tutela della disoccupazione proprio di coloro che alla disoccupazione sono più esposti, i lavoratori più precari tra i precari, cioè i parasubordinati;

in realtà l'una tantum ha largamente mostrato fin dalla sua introduzione scarsa efficacia a causa dei requisiti restrittivi previsti dalla normativa. A fronte di un ammontare di risorse stanziate pari a 200.000.000 euro e a cui vanno ad aggiungersi sulla base di quanto disposto dall'articolo 2, comma 56, della legge n. 92 del 2012, 60.000.000 euro in ragione d'anno per gli anni 2013, 2014 e 2015, risulta da dati INPS che al 31 marzo 2013 le risorse finanziarie residue erano pari a 126.079.838,24 euro per un ammontare di risorse erogate nel periodo 2009-2012 pari a 73.920.161,76 euro. In pratica al 31 marzo 2013 risultava che su 70.016 domande acquisite solo 26.587 erano quelle liquidate (il 37 per cento del totale);

considerato che:

si rileva l'incomprensibile esclusione dalla tutela di sostegno al reddito dei collaboratori coordinati e continuativi che operano nel pubblico impiego a vario titolo, oltre alle figure ad essi assimilabili quali assegnisti di ricerca e dottorandi di ricerca o i collaboratori coordinati e continuativi delle scuole che partecipano a progetti regionali. Sull'esclusione di queste figure lavorative si è determinata un'iniziale incertezza normativa e amministrativa tanto che diverse sedi territoriali INPS hanno operato negli anni passati in modo differente e contraddittorio, e solo nel 2013 (circolare n. 38 del 14 marzo 2013) l'istituto previdenziale ha tenuto a precisare esplicitamente l'esclusione di questi lavoratori;

ciò ha prodotto la paradossale situazione per cui alcune sedi territoriali dell'INPS avanzano oggi richiesta di restituzione delle somme erogate negli anni 2009-2010 ad assegnisti di ricerca e collaboratori delle pubbliche amministrazioni. È opportuno chiarire che si tratta di prestazioni di ammontare medio di 4.000 euro, erogate dalle stesse sedi INPS che oggi ne richiedono la restituzione a giovani ricercatori universitari o docenti delle scuole con contratto di collaborazione, che versavano in condizione di disoccupazione a seguito della conclusione di un assegno di ricerca, del dottorato o del contratto di collaborazione e che, in molti casi, si trovano tuttora senza lavoro;

il Governo ha più volte espresso l'intenzione di risolvere finalmente la discriminazione sul fronte delle tutele sociali cui sono sottoposti i collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, ivi compresi quelli operanti nei settori pubblici,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto;

quali iniziative urgenti di competenza intendano attivare per sollevare i giovani ricercatori ed i co.co.co. del pubblico impiego dall'onere insostenibile di restituire somme derivanti da una prestazione sociale negata a causa di una normativa iniqua, contraddittoria e lacunosa, fermo restando che l'accordo di una mera rateizzazione delle somme percepite rappresenta in ogni caso una condizione non sostenibile da persone che in questa fase non necessariamente dispongono di un reddito;

quali iniziative di competenza, anche normative, intendano mettere in atto per riconoscere in via strutturale e definitiva il diritto alla protezione dalla disoccupazione involontaria a chi lavora con contratti di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto, con partita Iva, con contratti di associazione in partecipazione, posto che nel disegno di legge AS 1428, avente ad oggetto fra le altre cose la riforma degli ammortizzatori sociali, trattando dell'estensione della disciplina dell'ASPI, si fa un generico riferimento alle sole collaborazioni coordinate e continuative.