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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01035


Atto n. 3-01035 (in Commissione)

Pubblicato il 12 giugno 2014, nella seduta n. 261
Svolto nella seduta n. 111 della 9ª Commissione (01/04/2015)

STEFANO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. -

Premesso che:

la bioeconomia rappresenta una delle possibilità, per i settori produttivi del sistema Paese, di rilancio dell'economia in chiave green con l'utilizzo di sottoprodotti agricoli che rappresentano, se non valorizzati opportunamente, delle esternalità negative per l'ambiente e la società;

i materiali naturali rinnovabili e, in particolar modo quelli in eccesso, potrebbero essere il punto di partenza di nuovi e sostenibili cicli di produzione in una nuova politica industriale che sappia valorizzare le potenzialità inespresse che l'agricoltura può offrire per il rilancio dell'economia;

le realtà di buone pratiche in Italia, in ambito "agro-bioeconomico", sono svariate ma, spesso, rappresentano solo il frutto di azioni prive di una struttura armonizzata e di sistema, sono il più delle volte il risultato di studi fatti da singoli soggetti, dalle università e dai centri di ricerca che rimangono confinati in dinamiche volontaristiche. A tal proposito è necessario e indispensabile il supporto del Governo nella programmazione sistematica di medio-lungo periodo delle possibilità di straordinaria innovazione tecnologica che sono in grado di esprimere;

gli esempi in tale ambito sono svariati. In Puglia un'azienda in provincia di Lecce, la "Sikalindi", è riuscita a realizzare, con l'utilizzo delle cladodi dei fichi d'India (molto diffusi nel Sud Italia che altrimenti verrebbero potati e le foglie lasciate a marcire sul terreno con la conseguente produzione di gas a effetto serra) delle fibre legnose vegetali con cui realizzare complementi d'arredo, tavoli, librerie, sedie, eccetera. Le piante di fichi d'India sono oggetto di potature o sfoltimento perché considerate dagli agricoltori delle infestanti, ma con appositi accordi di filiera ciò che poteva essere un rifiuto si è trasformato in una risorsa rinnovabile. La fibra è presente nelle cladodi in quantità notevole con delle peculiari ramificazioni che donano a questo nuovo materiale una texture sempre differente e di elevato pregio estetico e funzionale. Il materiale ottenuto dall'essicazione delle cladodi viene trattato con prodotti speciali e resine impregnanti per legno che hanno lo scopo di preservare il materiale, conferirgli la resistenza meccanica e renderlo impermeabile. Per fare ciò vengono utilizzati prodotti a basso impatto ambientale, provenienti da aziende con certificazione ambientale ISO 14001. L'azienda ha avviato una collaborazione con il dipartimento di ingegneria dei materiali dell'università del Salento al fine di testare resine totalmente naturali. L'intero processo produttivo avviene all'interno di laboratori artigianali situati nell'area del Salento;

l'Istituto di chimica e tecnologia dei polimeri del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Napoli) ha messo a punto tecniche per l'utilizzo di materie prime di origine vegetale, non utilizzate per scopi alimentari, come le bucce dei pomodori San Marzano, da cui è stato ottenuto un film biodegradabile, biocompatibile e non tossico da utilizzare per le pacciamature delle piante, ossia quel processo di protezione e aiuto alla crescita delle piante nella fase più delicata dello sviluppo con alcuni strati di plastica stesi al suolo. Si pensi, che nel mondo vengono usate ogni anno circa 700.000 tonnellate di plastiche pacciamanti e che il loro destino è quello di un difficile riciclo, in quanto contaminate da terra e sostanze organiche, o di finire nel terreno compromettendo la fertilità del suolo. Il vantaggioso prodotto, dal punto di vista socio-ambientale, non è soltanto quello di essere composto da sostanze organiche, ma può essere utilizzato anche sotto forma di spray che non ha bisogno di essere rimosso, funzionando da ammendante del suolo perché si decompone a contatto con l'acqua piovana (mantenendo le performance per tempi confrontabili ai tradizionali additivati) dopo un certo periodo non lasciando tracce e inquinanti;

in Italia l'azienda "Bio-on" ha realizzato e brevettato la prima bioplastica di PHA (polidrossialcanoati) completamente e naturalmente biodegradabile in acqua e al suolo. Si tratta della Minerv-PHA, un polimero biologico per la cui produzione si utilizzano gli scarti della lavorazione della barbabietola e della canna da zucchero i quali, anziché rappresentare un costo di smaltimento, diventano una risorsa economica con risvolti positivi sull'ambiente e l'ecosistema. Questo tipo di bioplastica è resistente al calore fino a 200 gradi, è impermeabile ai gas e ai liquidi e ha prestazioni meccaniche eccellenti. I seguiti applicativi di questo polimero biologico sono diversi: si va dalla possibilità di utilizzarlo come substrato per i circuiti elettrici o, combinato con opportune nanocariche, può diventare un conduttore di elettricità con prospettive straordinarie prima su tutte quella di ridurre drasticamente l'impatto che il fenomeno conosciuto come e-waste ha sull'ambiente con i suoi 50 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno nel mondo dall'elettronica. Alcuni ricercatori dei dipartimenti di Ingegneria delle università di Modena e Reggio Emilia stanno studiando la possibilità di incorporare circuiti elettrici ed elettronici in substrati plastici, al fine di ottenere un'elettronica flessibile, leggera, facilmente integrabile e sostenibile. La bioplastica PHA può essere utilizzata anche per rigenerare un tessuto umano, in particolare per realizzare la struttura di supporto (scaffold) di colture di cellule ossee, grazie alle quali è possibile rigenerare un osso umano. In laboratorio è stato dimostrato, empiricamente, che questo tipo di bioplastica, opportunamente combinata con particelle di ceramica o vetrose osteoinduttive in strutture altamente porose, sia adatto alla costruzione di scaffold compositi privi di citotossicità;

il cluster tecnologico nazionale della chimica verde è stato creato nell'ambito della comunicazione (2011)809 della Commissione europea che istituisce il programma quadro di ricerca e innovazione "Horizon 2020", sotto la priorità bioeconomy. Il cluster intende sviluppare a livello nazionale la promozione delle bioindustrie europee a basse emissioni di carbonio, efficienti sotto il profilo delle risorse, sostenibili e competitive. Le attività si concentrano sulla promozione della bioeconomia con la trasformazione dei processi e dei prodotti industriali convenzionali in prodotti e processi biologici efficienti nell'uso delle risorse e dell'energia, con lo sviluppo di bioraffinerie che utilizzano biomassa, rifiuti biologici e biotecnologici e sottoprodotti derivati dalla produzione primaria e con l'apertura di nuovi mercati attraverso il sostegno alla standardizzazione, alla regolamentazione e alle attività dimostrative e sperimentali e altri, tenendo conto delle conseguenze della bioeconomia sull'utilizzazione del terreno e delle modifiche di destinazione del terreno,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda promuovere un monitoraggio e una successiva catalogazione delle buone pratiche e delle invenzioni in ambito bioeconomico al fine di strutturarle in un apposito processo di sistema, o network della conoscenza, al fine di consentire lo sviluppo delle pratiche descritte in chiave sistemica e funzionale al rilancio della politica industriale del Paese;

se non sia opportuno incentivare lo sviluppo di "chemical" da fonti rinnovabili, con particolare riferimento all'utilizzo di prodotti di scarto dell'industria agroalimentare, residui forestali locali, o comunque a materie prime vegetali coltivate in terreni marginali o abbandonati dall'agricoltura;

se non ritenga necessario dettare norme di settore snelle, semplici e armonizzate in un testo unico, al fine di promuovere la costituzione sul territorio nazionale dei "distretti agroenergetici"; di semplificare le procedure per il deposito dei brevetti, di garantire l'accesso al credito, di prevedere forme di defiscalizzazione del settore e, eventualmente, la creazione di zone franche a supporto di investimenti tecnologici ad alto valore aggiunto nel campo della "agro-bioeconomia";

se intenda porre in essere ogni atto di competenza finalizzato ad adottare un "piano nazionale per la bioeconomia", già istituito in Europa da Germania, Olanda, Danimarca, Irlanda, Repubblica Ceca ed in via di definizione in Francia, che introduca un nuovo sistema di politica industriale-ambientale teso a favorire la riqualificazione ed il rilancio delle aree del Paese deindustrializzate, sostenere la ricerca universitaria, l'innovazione pubblica e privata, i processi di internazionalizzazione e le reti di imprese,

se ritenga di incoraggiare la domanda e l'offerta di bioprodotti.