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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-02244


Atto n. 4-02244

Pubblicato il 27 maggio 2014, nella seduta n. 248
Risposta pubblicata

STEFANO - Al Ministro dello sviluppo economico. -

Premesso che:

il legislatore italiano ha incaricato Poste italiane SpA di erogare il servizio universale postale, ovvero di fornire una serie di servizi essenziali a prezzi accessibili e a tutti gli utenti su tutto il territorio nazionale fino al 2026, optando per l'estensione massima consentita dalle direttive comunitarie;

Poste Italiane SpA, oltre alla distribuzione della posta cartacea, offre servizi per il pagamento dei bollettini, per l'erogazione dei libretti di risparmio, per l'accensione di prestiti e di mutui, e più in generale per tutte quelle operazioni che solitamente rientrano nelle funzioni previste dagli sportelli bancomat, anche in comuni privi di presidi bancari;

il decreto ministeriale del 1° ottobre 2008, recante "Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica", ha previsto di operare una razionalizzazione della rete degli uffici postali, ricorrendo al criterio della distanza massima di accessibilità al servizio rispetto alla popolazione residente;

tale razionalizzazione ha quindi svuotato gli uffici postali periferici del valore simbolico, ma anche effettivo, di presidio del servizio pubblico e della presenza dello Stato sul territorio;

le esigenze degli utenti, in particolare delle zone rurali e di quelle scarsamente popolate, rischiano, a parere dell'interrogante, di non essere rispettate dal solo criterio di ragionevolezza, basato sull'equilibrio economico come presupposto per la permanenza di uffici postali in territori particolarmente disagiati;

il piano presentato nel 2012 da Poste italiane per la chiusura e la riorganizzazione degli uffici definiti "anti-economici" in tutta Italia ha previsto la chiusura di oltre 1.000 sportelli in tutta la penisola e la riduzione dell'orario e dei giorni d'apertura per oltre 600 punti postali;

questo piano è stato di fatto annullato da una sentenza del Tar del Lazio del 29 gennaio 2014 in cui è stata sancita, a livello nazionale, l'illegittimità dei criteri adottati dalla società per tenere aperti gli sportelli, sinora basati unicamente sull'effettiva redditività delle singole filiali ed a scapito degli interessi degli utenti, ed è stato ribadito che il fondamento delle scelte organizzative per il servizio postale deve essere il pubblico servizio;

sempre secondo la sentenza del Tar del Lazio, il decreto ministeriale del 7 ottobre 2008 presenta profili di illegittimità perché in contrasto con il diritto comunitario, ed in particolare con la direttiva 2008/6/CE, recepita con il decreto legislativo n. 58 del 2011, e perché risultano oltremodo pretermessi gli interessi pubblici rilevanti là dove, proprio per la scarsità degli abitanti, mancano altre reti infrastrutturali, così come riconosciuto a livello europeo;

in Puglia si sono contate 27 chiusure di sportelli postali a partire dal 2012, di cui ben 19 solo nella provincia di Lecce;

notizie di stampa del 18 maggio 2014 testimoniano di una protesta nel Comune di Frigole (Lecce) per la chiusura dell'ufficio postale, che va a sommarsi alle recenti chiusure degli sportelli di Serrano e San Cataldo, lasciando in tal modo buona parte della fascia costiera leccese priva di un ufficio postale;

si viene pertanto a realizzare la fattispecie per la quale l'ufficio postale più vicino a Frigole, ossia quello di Lecce, dista 11 chilometri, contrariamente ai 6 chilometri indicati come distanza massima dal decreto ministeriale citato;

sempre notizie di stampa riferiscono della volontà dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni con delibera n. 49 del 2014, di avviare un ulteriore nuovo piano di razionalizzazione del servizio postale con la chiusura di altri uffici in ragione del principio di diseconomicità,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno rivedere le disposizioni del decreto ministeriale in base a criteri che rispettino gli impegni propri della natura di servizio universale postale come previsto dall'incarico in essere fino al 2026 ed assegnato a Poste italiane SpA, alla luce anche delle realtà periferiche del nostro Paese e dei servizi in parte insostituibili che Poste italiane tuttora svolge per i cittadini.