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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00254


Atto n. 1-00254

Pubblicato il 8 maggio 2014, nella seduta n. 244

SCALIA , ALBANO , BERTUZZI , GATTI , PIGNEDOLI , RUTA , SAGGESE , VALENTINI , DI GIORGI , FABBRI , MARGIOTTA , CUOMO , D'ADDA , FEDELI , ORRU' , VACCARI , LIUZZI , PANIZZA , LUCHERINI , BUEMI , FAVERO , SPILABOTTE , GHEDINI Rita , PEZZOPANE , FUCKSIA , ROMANO , MASTRANGELI , SOLLO , GUERRIERI PALEOTTI , CAPACCHIONE , MOSCARDELLI , BIGNAMI , PEGORER , TOMASELLI , BOCCHINO , ANITORI , MATTESINI , ORELLANA , SANTINI , SCAVONE , ASTORRE , STEFANO , CARDINALI , ROMANI Maurizio , CAMPANELLA , PADUA , CASALETTO , GRANAIOLA , CANTINI , PERRONE , MORGONI , CUCCA , AMATI , BATTISTA , CARIDI , FERRARA Elena

Il Senato,

premesso che:

dal "2° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia" realizzato da Eurispes e Coldiretti nel 2013 è emerso che nel medesimo anno il volume d'affari realizzato dalle agromafie nel nostro Paese è stato di circa 14 miliardi di euro, con un aumento record del 12 per cento rispetto al 2011, anno in cui è stato realizzato il primo rapporto sui crimini agroalimentari, in netta controtendenza rispetto alla fase recessiva del Paese;

in Italia risulterebbero essere almeno 5.000 i locali di ristorazione gestiti, attraverso prestanome, dalla criminalità. I reati commessi nel ramo agroalimentare vanno dall'usura al racket, dai furti di attrezzature agricole all'abigeato, dalle macellazioni clandestine ai danneggiamenti delle colture, dalla contraffazione all'abusivismo edilizio, dall'agropirateria al saccheggio del patrimonio boschivo, dalle truffe ai danni dell'Unione europea fino al traffico di rifiuti tossici;

una delle regioni con il più alto numero di reati riguardanti il settore agricolo, nel 2011, è stata la Campania, con 2.011 episodi criminosi, particolarmente concentrati nella "terra dei fuochi". La zona compresa tra Caserta e Napoli, una delle più importanti dal punto di vista agroalimentare, "fa gola" alle associazioni criminali, che arrivano a controllare distribuzione e trasporto dei prodotti e, attraverso estorsioni e intimidazioni, impongono la vendita di determinate marche e di determinati prodotti agli esercizi commerciali;

le frodi a tavola hanno fatto registrare un incremento record, pari al 170 per cento, di cibi e bevande sequestrate perché adulterate o contraffatte, sulla base dell'attività svolta dai carabinieri dei Nas, nel periodo compreso tra il 2007 e il 2013;

nei primi 9 mesi del 2013 sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 335,5 milioni di euro, soprattutto con riferimento a prodotti base dell'alimentazione. A preoccupare, secondo quanto riporta la Coldiretti, è il fatto che, su 28.528 controlli, in ben 9.877 casi (in altre parole in quasi un caso su 3) sono state individuate non conformità. L'attività dei carabinieri dei Nas, nello stesso periodo, ha portato all'arresto di ben 24 persone mentre 1.389 sono state segnalate all'autorità giudiziaria e 8.300 a quella amministrativa;

nel 2013, quasi un italiano su 5 è stato vittima di frodi alimentari; a quanto risulta dalle indagini statistiche effettuate sull'argomento, ben il 34 per cento dei cittadini, al momento di fare la spesa, sarebbe più preoccupato rispetto al passato;

a causa della crisi, è inoltre aumentata l'esposizione all'acquisto di cibi fasulli o avariati, dal momento che gli italiani hanno tagliato la spesa alimentare e preferito il cibo "low cost", l'unico settore, secondo l'Istat, a registrare un aumento delle vendite rispetto ai tradizionali negozi e a iper e supermercati;

le mafie hanno messo in atto una vera e propria strategia di accaparramento delle campagne, come si evince dal fatto che quasi un immobile su 4 confiscato alla criminalità organizzata è un terreno agricolo: più precisamente, su 12.181 beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, oltre il 23 per cento (2.919) è rappresentato da terreni agricoli;

nel 2° rapporto sui crimini agroalimentari si evidenzia anche "l'evoluzione dall'Italian Sounding all'Italian Laundering", ossia il passaggio dalla commercializzazione di prodotti non italiani con l'utilizzo di nomi e simboli che richiamano il nostro Paese, all'acquisizione di marchi legati alla storia e cultura del nostro territorio, attraverso i quali si commercializzano produzioni dall'origine incerta e spesso pericolosa;

tale fenomeno danneggia il made in Italy, mette a rischio la salute dei consumatori e rende incerto il futuro degli agricoltori italiani, la cui quota di reddito negli ultimi 10 anni, per ogni 100 euro prodotto dalla filiera, è scesa da 7,6 a 1,5 euro. I prezzi dei prodotti dell'ortofrutta, invece, si moltiplicano, in alcuni casi anche fino al 300 per cento sulla lunga filiera, proprio a causa dell'intervento delle mafie;

considerato che:

in Europa, il nostro Paese ha la necessità di mettere in campo ogni possibile azione al fine di tutelare la qualità dei prodotti italiani, in primo luogo favorendo l'attuazione da parte dei singoli Stati membri dell'articolo 26 del regolamento (UE) 25 ottobre 2011, n. 1169, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori ed assicurando ai singoli Stati la possibilità di integrare la disciplina comunitaria con provvedimenti nazionali di maggior tutela;

sembra altresì necessario, a livello di Unione europea, assicurare un maggiore coordinamento degli organi preposti al controllo ed alla repressione delle violazioni nel settore agroalimentare, estendere il campo di applicazione del sistema di allarme rapido previsto dal regolamento (CE) n. 178/2002, sin dalla fase di controllo e per tutte le violazioni del settore agroalimentare, comprese quelle relative all'etichettatura ed alla pubblicità degli alimenti, rivedere le disposizioni comunitarie sull'origine doganale per i prodotti agroalimentari, riconoscere la possibilità di adottare marchi, anche regionali, che evidenzino un legame del prodotto con il territorio di provenienza. È sufficiente, a questo riguardo, far riferimento ai dati raccolti da Coldiretti circa la produzione di falsi formaggi italiani. Ad esempio, solo negli Stati Uniti sono stati prodotti, nel 2013, oltre 200 miliardi di chilogrammi di tali formaggi, dal valore di 5 miliardi di euro, che rappresentano oltre l'80 per cento delle vendite in quel Paese: ciò significa che, in 8 casi su 10, i consumatori statunitensi hanno acquistato prodotti italiani contraffatti;

considerato inoltre che ancora oggi, a 3 anni dall'entrata in vigore della legge n. 4 del 2011 sull'etichettatura dei prodotti alimentari, non ne sono stati ancora emanati i decreti attuativi. Scopo della legge era proprio quello di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, così come quello di prevenire e reprimere possibili frodi alimentari. All'articolo 4, comma 1, infatti, si prevede l'obbligo di riportare nell'etichettatura dei prodotti "l'indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformità alla normativa dell'Unione europea, dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale". E il comma 10 dispone una sanzione amministrative pecuniaria, da 1.600 fino a 9.500 euro, per chi "pone in vendita o mette altrimenti in commercio prodotti alimentari non etichettati" in conformità alle nuove indicazioni,

impegna il Governo:

1) ad adottare tempestivamente ogni più efficace azione di contrasto dell'attività delle agromafie;

2) ad intraprendere ogni azione di competenza al fine di dare in concessione i terreni agricoli confiscati alla criminalità organizzata a giovani che non hanno compiuto i 40 anni di età, aventi la qualifica di coltivatore diretto o di imprenditore agricolo professionale, o anche a società la cui maggioranza delle quote o del capitale sociale sia detenuto da giovani in possesso delle qualifiche di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale, secondo le modalità e le misure di prevenzione previste dal codice delle leggi antimafia, decreto legislativo n. 159 del 2011;

3) ad assumere tutte le opportune iniziative di prevenzione e contrasto contro l'utilizzo indebito di marchi italiani o evocativi di prodotti italiani e, in particolare, adottare e promuovere in Italia e all'estero un marchio identificativo della produzione italiana;

4) ad adottare nei tempi più brevi i decreti attuativi della legge n. 4 del 2011 sull'etichettatura dei prodotti;

5) a sollecitare, in Europa, tutte le azioni tese a garantire la tutela della qualità dei prodotti agricoli ed agroalimentari italiani, favorendo anche le opportune modifiche normative, in particolare per stabilire misure più efficaci per fornire adeguata informazione sugli alimenti ai consumatori, per assicurare un maggiore coordinamento degli organi preposti al controllo ed alla repressione delle violazioni nel settore agroalimentare, per estendere il campo di applicazione del sistema di allarme rapido previsto dal regolamento (CE) n. 178/2002, sin dalla fase di controllo e per tutte le violazioni del settore agroalimentare, comprese quelle relative all'etichettatura ed alla pubblicità degli alimenti, per rivedere le disposizioni comunitarie sull'origine doganale per i prodotti agroalimentari ed infine riconoscere la possibilità di adottare marchi, anche regionali, che evidenzino un legame del prodotto con il territorio di provenienza.