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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00858


Atto n. 3-00858 (con carattere d'urgenza)

Pubblicato il 1 aprile 2014, nella seduta n. 220

PUPPATO , LO GIUDICE , D'ADDA , LIUZZI , MASTRANGELI , PEZZOPANE , SCALIA , MATTESINI , IDEM , TOCCI , RICCHIUTI , ALBANO , MINEO , PUGLISI - Ai Ministri degli affari esteri e dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

secondo quanto consta agli interroganti, nel mese di aprile 2014, in applicazione dell'articolo 2, commi 1,2,5, del decreto-legge 8 luglio 2012, n. 95, recante "Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario", convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, il Ministro degli affari esteri dovrebbe apporre la propria firma al decreto interministeriale avente ad oggetto la soppressione degli istituti italiani di cultura all'estero di Lussemburgo e Salonicco e, contestualmente, delle sezioni distaccate di Wolfsburg, Francoforte sul Meno, Vancouver, Ankara, Grenoble e Innsbruck e inviarlo alla firma del Ministro dell'economia e delle finanze;

il 18 marzo 2014 è stata depositata in Senato una mozione (1-00234), con la quale si impegna il Governo a sospendere la soppressione degli istituti italiani di cultura all'estero. Tale mozione è ultima di una lunga serie di interventi di indirizzo politico presentati in Parlamento al fine di arrestare lo smantellamento della rete diplomatica italiana; a seguito di tali interventi parlamentari, sono stati cancellati dalla lista degli enti da sopprimere gli istituti di cultura di Lione e Stoccarda;

negli ultimi 10 anni si sono tenuti concorsi molto selettivi per assumere ruoli di addetto o direttore presso tali istituti, limitando il ricorso a nomine politiche, responsabili dell'incremento di spesa improduttiva;

considerato inoltre che:

gli istituti italiani di cultura (IIC) rappresentano un capitolo ridotto di spesa per la diplomazia italiana, presentando spesso bilanci in attivo, come il caso dell'Istituto di Salonicco che, a fronte di 10.000 euro di dotazione ministeriale, grazie alla disponibilità di un immobile demaniale, ne guadagna circa 150.000 tramite l'insegnamento della lingua italiana;

diverse istituzioni estere sono intervenute per fermare la chiusura dei medesimi istituti; tra questi il comune di Lione, il Ministero degli esteri lussemburghese, diverse istituzioni turche e, non ultimo, il comune di Wolfsburg che, con una lettera del 17 gennaio 2014 del direttore della divisione cultura dottor Andreas Meyer, si impegna ad aumentare i fondi per l'istituto a carico del Comune oltre agli attuali 75.600 euro, coprendo così l'intero costo dell'ente. Tale impegno è stato ribadito da una risoluzione del consiglio comunale, nella quale si chiede al Ministero degli affari esteri italiano di garantire la prosecuzione del lavoro dell'istituto, da decenni considerato parte integrante del panorama culturale di Wolfsburg e della Bassa Sassonia, considerato che nella sola città risiedono 8.000 connazionali molto inseriti nella comunità locale. Al contempo nella città di Ankara, i proprietari dell'immobile, concesso in locazione alla sede distaccata di Istanbul, hanno espresso la loro disponibilità ad una riduzione del canone di locazione al fine di garantire la permanenza dell'istituto;

secondo la tabella 5 della relazione tecnica al decreto interministeriale in attuazione dell'articolo 2 del decreto-legge n. 95 la stima totale dei risparmi dovuti alla soppressione degli IIC è di 697.446,68 euro, ma tale cifra sembra sovrastimata, considerato soprattutto che include 170.000 euro di risparmio dovuti alla chiusura delle sezioni di Grenoble e Innsbruck, le quali non sono più operanti da 3 anni, e che conteggia 2 funzionari per sezione, mentre in molti IIC, tra cui Lussemburgo, Ankara e Salonicco, da anni lavora un solo funzionario;

una stima più realistica dunque è ampiamente al di sotto dei 500.000 euro di risparmi, cifra che, ad ogni modo, non considera le entrate, spesso molto alte, che si hanno attraverso i corsi di lingua e le altre manifestazioni, nonché i contributi dati da enti stranieri per gli IIC, il risparmio sembra dunque essere irrisorio se paragonato alla perdita netta per il sistema diplomatico italiano;

secondo i dati CGIL un risparmio uguale si potrebbe ottenere semplicemente sostituendo 10 direttori nominati "per chiara fama" con personale di ruolo (almeno 400.000 euro) e sopprimendo l'istituto degli "esperti culturali" di nomina politica che accumulano stipendi o indennità fino a 10.000 euro mensili. Va rilevato che queste figure sono state nominate via via dai Ministri succedutisi nel tempo, spesso con procedure poco trasparenti, che sembrano corrispondere più alla logica del favore clientelistico che a necessità del sistema italiano culturale all'estero;

non si comprende il senso di alcune chiusure, visto che in alcuni casi, come Salonicco e Wolfsburg, le medesime comporterebbero una perdita economica per l'Italia, mentre in altri, come Ankara e Lussemburgo, i risparmi risulterebbero irrisori, tanto più a fronte della perdita di lustro internazionale che ne deriverebbe;

il ricorso a tagli indiscriminati, rischia di compromettere l'immagine dell'Italia all'estero, riducendo la spesa produttiva del Paese anziché colpire gli sprechi;

in tutte le aree colpite dai tagli sono in atto petizioni ed altre iniziative per garantire il prosieguo del lavoro degli istituti, che nel tempo si sono ritagliati uno spazio prezioso nelle diverse città in cui sono presenti,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo in merito a quanto esposto e se vi sia stata un'approfondita analisi qualitativa nonché quantitativa dei capitoli di spesa da sopprimere e se si siano considerati gli effettivi bilanci degli istituti italiani di cultura all'estero, prima di procedere alla definizione di tali soppressioni;

se non ritengano di dover rispondere con la massima urgenza ai numerosi atti di indirizzo e di sindacato ispettivo, presentati sul tema in entrambi i rami del Parlamento, al fine di consentire un pieno coinvolgimento del Parlamento nella definizione dei tagli da eseguire.