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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00850


Atto n. 3-00850

Pubblicato il 1 aprile 2014, nella seduta n. 219
Trasformato

STEFANO - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

l'articolo 2, comma 240, della legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria per il 2010) afferma che: "Le risorse assegnate per interventi di risanamento ambientale con delibera del CIPE del 6 novembre 2009, pari a 1.000 milioni di euro, a valere sulle disponibilità del Fondo infrastrutture e del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, di cui all'articolo 18, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni, sono destinate ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico individuate dalla direzione generale competente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti le autorità di bacino di cui all'articolo 63 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, nonché all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, e il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri. Le risorse di cui al presente comma possono essere utilizzate anche tramite accordo di programma sottoscritto dalla regione interessata e dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che definisce, altresì, la quota di cofinanziamento regionale a valere sull'assegnazione di risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, che ciascun programma attuativo regionale destina a interventi di risanamento ambientale";

il miliardo di euro stanziato attivava una corrispondente cifra di cofinanziamento regionale;

è incontrovertibile che il territorio italiano dal punto di vista del dissesto idrogeologico è a livelli allarmanti e preoccupanti, basti guardare alla vulnerabilità del territorio che si manifesta, ciclicamente, al ripetersi di eventi climatici avversi, anche di media intensità. Si pensi, che dal 2002 a oggi si sono registrate circa 2.000 alluvioni, che hanno causato la perdita di 293 vite umane e danni per miliardi di euro;

il 68,9 per cento dei comuni italiani è a forte rischio idrogeologico, 6 milioni di cittadini vivono in are del Paese considerate molto rischiose e 22 milioni di cittadini in aree mediamente rischiose;

sono 6251 le scuole e 547 gli ospedali che sorgono su terreni non sicuri;

ogni giorno in Italia vengono edificati 668 ettari di terra, un'area equivalente a 96 campi di calcio. Nel corso di 10 anni l'edilizia ha consumato 244.000 ettari di terreno, il più delle volte sottratti all'agricoltura che è il vero presidio del territorio, dei beni pubblici ambientali e paesaggistici;

il piano contro il dissesto idrogeologico del 2010 prospettava 1.365 azioni per una spesa di 4,1 miliardi di euro; nel 2011 si è saliti a 2.519 azioni per 5,7 miliardi di euro, nel 2012 a 2.949 per 6,8 miliardi di euro, nel 2013 a 3342 per 7,4 miliardi di euro e l'aggiornamento al corrente anno porta la cifra di 3383 interventi per un valore di quasi 8 miliardi di euro;

dal recente rapporto dell'Associazione nazionale consorzi di bonifica si evince che dal 2002 al 2012 sono stati stanziati 2,98 miliardi di euro a seguito delle dichiarazioni dello stato di calamità;

nel rapporto si stigmatizza che dei 2 miliardi di euro previsti dal piano contro il dissesto idrogeologico del 2010, riconfermati negli anni seguenti al fine di rispondere a tale problematica, si è speso appena il 4 per cento che è l'equivalente dei compensi e dei costi delle gestioni commissariali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano conoscenza di quanto sopra;

quali azioni urgenti e concrete, per quanto di rispettiva competenza, intendano adottare al fine di contrastare il dissesto idrogeologico dell'Italia;

a quanto ammonti, ad oggi, la dotazione del piano contro il dissesto idrogeologico del 2010;

se non intendano adottare un piano nazionale strutturale contro il dissesto, che tenga conto delle peculiarità dei territori maggiormente vulnerabili, attuando politiche del territorio immediate di messa in sicurezza delle aree;

se non intendano attivarsi per monitorare le aree agricole, di proprietà dello Stato, che risultino essere dismesse, abbandonate, o comunque non più utilizzate per finalità produttive da riconvertire all'agricoltura sostenibile, prevedendo un apposito programma nazionale, che prediliga l'affidamento e/o l'affitto delle stesse aree ai giovani agricoltori e organizzazioni di gruppi che operano nel campo dell'agricoltura sociale.