ePub

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00240


Atto n. 1-00240

Pubblicato il 26 marzo 2014, nella seduta n. 217

DE CRISTOFARO , DE PETRIS , BAROZZINO , CERVELLINI , PETRAGLIA , STEFANO , URAS , DE PIN , ORELLANA , BIGNAMI , MASTRANGELI , MUSSINI

Il Senato,

premesso che:

vaste aree della Campania, ed in particolare i territori a nord di Napoli e a sud di Caserta, hanno subito negli ultimi 30 anni un'autentica, impietosa devastazione, soprattutto per il sistematico smaltimento illegale di rifiuti tossici provenienti dalle industrie del Nord e dal tessuto dell'economia illegale locale;

ciò è stato ampiamente provato da numerose indagini svolte da medici e giornalisti nel corso degli ultimi anni;

l'area a nord di Napoli e l'area meridionale della provincia casertana hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di salute pubblica a causa delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali nella gestione dei rifiuti, facilitato da un cartello composto da pezzi della politica, dell'imprenditoria e del malaffare diffuso;

solo poche settimane fa sono stati eseguiti 17 arresti per presunti reati avvenuti nell'ambito della costruzione e della gestione della discarica di Chiaiano, a Napoli;

tra i personaggi coinvolti vi sono titolari dell'impresa coinvolta, componenti della commissione che si era occupata del collaudo, professionisti ed imprenditori;

i reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia sono particolarmente gravi: tra gli altri associazione a delinquere di stampo mafioso, attività di gestione di rifiuti non organizzate, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale, con l'aggravante di aver agevolato la fazione Zagaria del clan dei Casalesi;

è ancora vivo il ricordo del 5 maggio 2011, quando un'area di oltre 800 metri quadrati fu sottoposta a sequestro dai NOE dei Carabinieri per infiltrazione dei clan Mallardo e Zagaria;

l'area fu dissequestrata solo nel dicembre del 2012;

nel 2008 le cave nella selva di Chiaiano erano state individuate come sede di discarica, con l'invio dell'esercito a presidiarle;

con tale evento si diede inizio all'esproprio, di fatto, della la selva di Chiaiano, che rappresenta per la città metropolitana un polmone verde e che avrebbe tutte le potenzialità per diventare punto nodale per il rilancio ambientale ed agricolo del territorio, nell'ambito di un progetto di riqualificazione che dia nuova dignità e salubrità all'intero territorio, a partire dal parco metropolitano delle colline dei Camaldoli ed all'area nord di Napoli, sino all'area giuglianese;

in questi anni la discarica di Chiaiano è stata oggetto di continue denunce ed esposti, da parte di comitati, singoli cittadini ed esperti, come il geologo professor Ortolani, rispetto all'improvvida scelta della costruzione di tale discarica;

la discarica e la relativa vicenda sono state continuamente messe in risalto ed in discussione grazie alle pregevoli iniziative di comitati ambientalisti, consiglieri comunali ed esponenti politici del territorio;

Berlusconi e Bertolaso hanno per anni descritto la discarica di Chiaiano come una bomboniera, ma la storia recente ha dimostrato che non si raccontava la realtà;

in questi anni si è assistito alla continua e costante criminalizzazione di ogni forma di dissenso, avvenuta attraverso atti e procedimenti restrittivi nei confronti di chi è stato in prima linea nelle lotte sociali per la difesa del proprio territorio;

la cittadinanza attiva, composta anche da famiglie intere, persone anziane e bambini, è stata sistematicamente etichettata come violenta e criminale, se si pensa ai circa 50 provvedimenti che hanno colpito attivisti e cittadini, quando invece è evidente che protagonista di quelle lotte è sempre stata la nonviolenza e la volontà di far valere un diritto negato;

il vulnus rappresentato dalla discarica è ancora irrisolto, poiché nonostante siano passati più di 2 anni non è stata ancora avviata la procedura di tombatura, il cui progetto, specie alla luce dei nuovi risvolti giudiziari, dev'essere necessariamente rimesso in discussione. Sembra essere ancora viva l'idea di infliggere un nuovo colpo ad un'intera comunità, già profondamente colpita sinora;

si fa sempre più concreta la volontà del commissario straordinario per le discariche della Campania, il prefetto Raffaele Ruberto, di procedere all'applicazione del piano di costruzione di nuove discariche nella provincia di Napoli;

nella cava Zara a Chiaiano sarebbe stata individuata, secondo le stime fatte dai tecnici della Regione Campania, disponibilità per ospitare circa 797.000 tonnellate di frazione umida tritovagliata stabilizzata per un periodo di 5 anni;

si creerebbe così una nuova discarica, che in pratica sarebbe più grande di quella di cava del Poligono chiusa nel 2011 grazie alle proteste dei comitati e che arrivò a contenere 590.000 tonnellate di rifiuti ma era stata progettata per ospitarne 700.000 tonnellate;

si tratta di un progetto da 11 milioni di euro con capitolati di spesa già individuati da parte del settore ambiente della Regione, che di fatto sta fungendo da supporto tecnico al lavoro del commissario straordinario Ruberto;

nel progetto si parla di "Ricomposizione ambientale della cava dismessa in località Chiaiano nel Comune di Napoli con il conferimento di biostabilizzato", ovvero quello che viene descritto come "compost fuori specifica", codice CER 19.05.03;

in buona sostanza si tratta di rifiuti tritovagliati fino ad essere ridotti a pezzettini di poche decine di millimetri e lasciati essiccare;

sarebbero quelli che tutti i giorni escono dagli impianti STIR di Giugliano, Tufino e Caivano, che attualmente vengono inviati nel nord dell'Europa da Sap Na e Comune di Napoli e che ora la Regione vorrebbe sversare in una nuova discarica a Chiaiano;

nella premessa del progetto appare evidente che ad esserne ispiratore sia stato l'ex responsabile tecnico della Sap Na, azienda municipalizzata di proprietà della Provincia di Napoli che gestisce gli impianti STIR e le discariche del territorio, l'ingegnere Giovanni Perillo, attualmente agli arresti domiciliari per la vicenda della stessa discarica;

per i magistrati, Perillo non avrebbe svolto i controlli dovuti nei confronti di alcune ditte che gestivano la discarica, la Ibi e la Edilcar, che sarebbero ritenute legate al clan dei Casalesi;

lo stesso Perillo, da direttore della Sap Na, presentò al predecessore di Ruberto, il prefetto varesino Annunziato Vardè, andato in pensione nel 2012, un piano per la realizzazione di discariche a Napoli (Chiaiano), Marano, Quarto e Palma Campania per ospitare i residui degli STIR, ma quel piano fu fermato dall'opposizione del Comune di Napoli e da una lunga pausa di riflessione della Giunta Caldoro;

oggi il prefetto Ruberto riprende dal piano Perillo-Vardè l'idea di una nuova discarica a Chiaiano;

il piano del prefetto Ruberto prevede anche la realizzazione di un nuovo impianto nel martoriato Comune di Giugliano, già interessato da innumerevoli discariche pericolose che costituiscono l'"area vasta", una zona di quasi 2.000 ettari per la quale esiste un commissario straordinario per la bonifica;

anziché bonificare per avviare la riqualificazione dei territori campani a partire dal parco metropolitano delle colline di Napoli, si insiste per proporre ad un'area popolata da decine di migliaia di persone una risposta fatta solo di discariche ed inceneritori;

la volontà del commissario straordinario alle discariche Ruberto di aprire una nuova discarica è in perfetta continuità non solo con la proposta dell'ex commissario Vardè, ma anche con gli accordi di programma siglati da Luigi Cesaro attraverso il decreto-legge del Governo Berlusconi n. 196 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 1 del 2011;

infatti tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 il Governo Berlusconi aveva varato tale nuova normativa, con cui sono state stabilite nuove deroghe per poter affrontare la fase successiva alla chiusura delle discariche;

con questa normativa era stata inserita una nuova deroga che prevedeva che i rifiuti aventi codice CER 19.05.03 potessero, previa autorizzazione regionale, essere impiegati quale materiale di ricomposizione ambientale per la copertura e risagomatura di cave abbandonate e dismesse, di discariche chiuse ed esaurite, ovvero quale materiale di copertura giornaliera per gli impianti di discarica in esercizio;

tale deroga consente l'utilizzazione del compost fuori specifica come materiale idoneo alla ricomposizione geologica delle cave di tutta la regione;

la frazione umida in uscita dagli STIR rappresenta, infatti, un grosso problema per la gestione del ciclo, in quanto non destinata all'incenerimento e, dunque, conferibile solamente in discarica;

con tale deroga legislativa si consente di utilizzare tale tipologia di rifiuto per la risagomatura delle cave, ossia come se non fosse un rifiuto;

attraverso una declassificazione legislativa si consente di fare, solo per la Campania, ciò che in tutta Italia non è consentito, ossia utilizzare rifiuti come materiale idoneo alla ricomposizione di cave dimesse e/o abbandonate;

la Convenzione di Aarhus dichiara indispensabile il coinvolgimento e la sensibilizzazione attraverso l'educazione ambientale per assicurare a tutte le generazioni presenti e future il diritto a vivere in un ambiente pulito e salubre;

la suddetta Convenzione, sancita da 39 Paesi e dall'Unione europea in Danimarca il 25 giugno 1998, stabilisce che il cittadino ha diritto di essere informato, ha diritto a partecipare, ha diritto ad essere coinvolto e consultato nelle scelte ambientali che lo riguardano, mentre invece ancora una volta sembra che le decisioni vengano calate dall'alto;

la manifestazione che il 16 novembre 2013 ha attraversato le strade della città di Napoli ha rappresentato la richiesta forte della cittadinanza attiva della Campania di riappropriazione del proprio destino e di riattivazione di procedure decisionali democratiche e dal basso;

è evidente come, invece, la logica della costruzione di nuovi impianti di discariche e di incenerimento dei rifiuti come unica soluzione al dramma campano non tenga in alcuna considerazione i modelli di gestione tendenti verso i "rifiuti zero";

i continui ritardi e le omissioni nell'implementazione dell'impiantistica a supporto della raccolta differenziata, a cominciare dagli impianti di compostaggio, delineano chiaramente l'intento da parte anche della Regione Campania di perseguire una politica di inceneritori e discariche, ormai evidentemente fallimentare e che trova l'opposizione anche di parte della stessa maggioranza;

anche in questo caso la Giunta Caldoro punta all'obiettivo della gestione privata esautorando le comunità locali;

un recentissimo reportage pubblicato da un sito di informazione indipendente ha mostrato la drammatica situazione del parco delle colline metropolitane di Napoli, che si estende nel quartiere di Chiaiano ed ospita 26 cave, tutte di proprietà privata tranne una comunale;

una di queste cave è letteralmente scomparsa, poiché riempita in tutta la sua profondità da materiali di cui non si conosce l'origine, probabilmente rifiuti sversati lì nel corso degli anni;

entrando nelle cave e nelle grotte della selva di Chiaiano è possibile scorgere ad occhio nudo ogni tipo di rifiuto, e c'è da interrogarsi su che cosa potrebbe nascondere il sottosuolo di quest'area e su quali materiali potrebbero giacere sotto le cave scomparse tra i rifiuti;

nel 2008 era stato presentato un progetto per fare delle cave di tufo di Chiaiano un grande distretto eco-energetico della periferia nord di Napoli e renderle così volano economico e di riscatto per un hinterland dove il disagio sociale ed occupazionale è forte, ma il progetto è rimasto su carta, nonostante i 7 milioni e mezzo di euro di investimento finanziati dalla Regione Campania e l'elaborazione di un piano urbanistico attuativo per la salvaguardia e valorizzazione della selva;

intanto nelle cave di Chiaiano si scaricano ancora amianto e pneumatici senza alcun controllo, vi è forte preoccupazione per la falda acquifera ed il quartiere intero è tra quelli con la più alta mortalità per tumore della città;

per questi motivi sono già state presentate negli scorsi mesi interrogazioni al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sia alla Camera dei deputati che al Senato, per chiedere di accelerare iter e percorsi di intervento al fine di provvedere in tempi estremamente rapidi alle bonifiche di Chiaiano, di controllare che il processo di bonifica del territorio non diventi un nuovo core business della criminalità organizzata e di reinvestire i capitali sequestrati alla camorra nelle stesse bonifiche ambientali, usandoli cioè per risanare quei luoghi contaminati dagli stessi clan, recuperando fondi e, contestualmente, dando un segnale concreto sul concetto secondo cui "chi inquina paga";

è stato anche chiesto all'assessore competente del Comune di Napoli per chiedere l'immediata tombatura della discarica di Chiaiano;

le vecchie "ricette" hanno miseramente fallito portando alla morte i nostri territori arricchendo le tasche della criminalità organizzata;

bisognerebbe sostenere politiche differenti, alternative a discariche ed inceneritori, che tutelino la salute pubblica e che sviluppino una diversa idea di territorio;

fondamentale sarebbe ricostruire l'intera filiera, così che ci siano anche ricadute occupazionali sui territori,

impegna il Governo:

1) a prendere in considerazione politiche che superino la formula "discariche ed inceneritori" e si dirigano in una direzione più attenta alla salute pubblica e capace di sviluppare una diversa idea di territorio;

2) ad immaginare la ricostruzione dell'intera filiera, in modo da comporre le basi perché vi siano anche ricadute occupazionali sui diversi territori;

3) ad interrompere immediatamente qualsiasi tavolo che discuta di apertura di nuovi invasi nell'area a nord di Napoli;

4) a porre le basi per una riorganizzazione dell'antimafia sociale, con la presenza di esponenti della cittadinanza attiva nei progetti di bonifica e riqualificazione dei luoghi.