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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00233


Atto n. 1-00233

Pubblicato il 13 marzo 2014, nella seduta n. 208

FERRARA Elena , MANCONI , FALANGA , DE PIN , AMATI , CONTE , DE CRISTOFARO , DI BIAGIO , FASANO , FATTORINI , GOTOR , LO GIUDICE , PADUA , PALERMO , ROMANO , SERRA , SIMEONI , VALENTINI , ALBANO , BERTUZZI , CARDINALI , CIRINNA' , COLLINA , CUCCA , DE MONTE , FAVERO , FILIPPIN , FUCKSIA , GAMBARO , GHEDINI Rita , GINETTI , GUERRA , IDEM , MALAN , MANASSERO , MANGILI , MARTINI , MATTESINI , MATURANI , MOLINARI , MONTEVECCHI , MORONESE , ORRU' , PAGLINI , PETRAGLIA , PEZZOPANE , PUGLISI , RICCHIUTI , RUSSO , SANTANGELO , ZANONI

Il Senato,

premesso che:

il termine cyber-bullismo" è un neologismo che sta ad indicare il fenomeno di aggressione da parte di un soggetto (cyber-bullo) che, in rete e prevalentemente mediante i social network, colpisce la vittima tramite la diffusione di materiale denigratorio (testi, foto e immagini) o la creazione di gruppi "contro";

il fenomeno è legato all'utilizzo sempre più diffuso dei new media tra i ragazzi e i preadolescenti. La rete rappresenta infatti, in molti casi, un luogo fuori dal controllo degli adulti e, purtroppo, anche dei ragazzi medesimi; i ragazzi attuano vere e proprie azioni violente, denigratorie e discriminatorie nei confronti di coetanei percepiti "diversi" per aspetto fisico, abbigliamento, per orientamento sessuale, classe sociale o perché stranieri;

il fenomeno è noto da tempo nella sua gravità, tanto che la Commissione europea ha istituito un tavolo apposito per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi media tra i più giovani, anche ai sensi della decisione n. 1351/2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, relativa ad un "programma pluriennale per la protezione dei bambini che usano Internet e altre tecnologie di comunicazione", nonché un "safer internet day" per una rete più sicura;

considerato che:

dalla ricerca demoscopica "I ragazzi e il cyber bullismo", realizzata da Ipsos per "Save the children" all'inizio del 2013, è emerso che i due terzi dei minori italiani riconoscono nel cyber-bullismo la principale minaccia che aleggia su di loro e che, proprio per la natura del mezzo usato, non ha confini di tempo e spazio: dai banchi di scuola alla propria camera, al campo di calcio, di giorno come di notte. Per tanti di loro, il cyber-bullismo arriva a compromettere il rendimento scolastico (38 per cento, che sale al 43 per cento nel Nord-est), riduce il desiderio di frequentazione sociale (65 per cento, con picchi del 70 per cento nelle ragazzine tra i 12 e i 14 anni) e può comportare una serie di conseguenze psicologiche compresa la depressione (57 per cento, percentuale che sale al 63 per cento nelle ragazze tra i 15 e i 17 anni, mentre si abbassa al 51 nel Nord-est). Per il 72 per cento dei ragazzi intervistati (percentuale che sale all'85 per cento per i maschi tra i 12 e i 14 anni e al 77 per cento nel Sud e nelle isole) rappresenta la maggior minaccia del nostro tempo. E' percepito come pericolo più grave rispetto al problema della tossicodipendenza (55 per cento), della molestia da parte di un adulto (44) o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile (24 per cento);

dalla recentissima indagine svolta nell'ambito dei progetti "Nausicaa" e "Open Eyes: safernet use" (a cura degli osservatori di Milano e Caserta istituiti nell'ambito del piano nazionale "Più scuola meno mafia" della Direzione per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca), per il 21,5 per cento dei ragazzi i social network sono uno strumento per fare nuove conoscenze, ma anche l'occasione in cui si manifestano i rischi maggiori della navigazione in rete;

i dati, assai preoccupanti, confermano le tendenze evidenziate da ben noti e recenti fatti di cronaca: ben il 12,5 per cento del campione riconosce di avere utilizzato i social network per diffondere messaggi offensivi o minacciosi nei confronti di coetanei; il 13,6 per cento dei ragazzi e l'8,1 per cento delle ragazze dichiara di avere "umiliato" altre persone con la diffusione di materiali offensivi e insinuazioni diffamatorie;

ancor più preoccupanti sono i dati relativi al fenomeno subìto o di cui i ragazzi sono testimoni: il 10 per cento degli studenti interpellati dichiara di essere stato vittima di diffusione di informazioni e immagini personali senza il proprio consenso; il 12 per cento dei maschi e il 16 per cento delle femmine dichiara di essere stato vittima di insulti, aggressioni verbali e minacce; il 12 per cento riferisce che altri hanno inviato messaggi e immagini a proprio nome; il 31,4 per cento degli intervistati è stato testimone o è a conoscenza di altre persone partecipanti a gruppi on line a sfondo razzista o omofobo; il 30 per cento è a conoscenza o è stato testimone diretto della diffusione di messaggi di minaccia da parte di altri ragazzi;

considerato altresì che:

la cronaca più recente testimonia di ricorrenti fatti tragici che hanno visto il coinvolgimento di giovani adolescenti, confermando purtroppo quanto emerso nelle indagini svolte;

la tipologia delle vittime mette in evidenza quanto i criteri di scelta si riferiscano in molti casi ad una presunta "diversità". Giocano un ruolo non secondario fattori come l'aspetto estetico, la timidezza, il supposto orientamento sessuale, l'essere straniero, l'abbigliamento non convenzionale, la bellezza femminile che "spicca" nel gruppo e persino la disabilità;

diverse possono essere le modalità per mezzo delle quali vengono messi in atto i comportamenti aggressivi: si rubano e-mail, profili, o messaggi privati per poi renderli pubblici, si inviano sms/mms/e-mail aggressivi e minacciosi, vengono appositamente creati gruppi "contro" su un social network per prendere di mira qualcuno, o ancora vengono diffuse foto e immagini denigratorie o intime senza il consenso della vittima, o notizie false sul soggetto da colpire. Anche nel caso del cyber-bullismo, inoltre, può essere messa in atto la dinamica del "branco", per cui un individuo comincia la persecuzione, sulla quale altri convergono con i loro contributi, convinti peraltro di mantenere l'anonimato attraverso l'uso di nickname;

in molti di questi casi, si tratta di reati anche molto gravi: non esistendo un reato specifico di cyber-bullismo, gli atti criminali vengono assimilati alle fattispecie della diffamazione e molestia, dello stalking, del furto di identità digitale; tuttavia, spesso nei ragazzi manca completamente la consapevolezza della gravità degli atti compiuti, anche in virtù della facilità di accesso e di utilizzo della rete e della condizione di anonimato, che dà altresì l'illusione della non perseguibilità; una gravità particolare date le sue conseguenze può avere la diffusione in rete di immagini relative alla sfera intima, in tempo reale, senza la percezione dei rischi e dei pericoli legati al fenomeno della pedopornografia on line;

i problemi legati all'uso di internet per gli atti di bullismo sono aggravati dalla difficoltà di eliminare immagini, commenti e contributi dalle rete. La Polizia postale e le società che gestiscono i maggiori social network dispongono di una serie di strumenti tecnici per contrastare il fenomeno, ma la velocità innovativa dei new media crea notevoli difficoltà nell'azione di controllo;

le maggiori criticità in materia di tutela dei dati personali e di contrasto all'uso criminogeno della rete si riscontrano proprio quando si tratta di bambini e ragazzi. A questo riguardo, in occasione della giornata "Safer Internet 2010" è stato siglato un accordo a livello europeo con le maggiori società di gestione dei social network per migliorare la sicurezza dei minorenni che utilizzano la rete e far fronte comune contro i rischi potenziali a cui sono esposti i più giovani, come l'adescamento da parte di adulti, il "bullismo" on line e la divulgazione di informazioni personali. Un'autoregolamentazione che a tutt'oggi, purtroppo, non risulta facilmente monitorabile;

valutato che:

per quanto riguarda i minori, è fondamentale che le famiglie siano informate ed attente a ciò che avviene sul web e che riguarda i ragazzi. Fondamentale è che la vittima di violenza e la sua famiglia trovino il coraggio di opporsi e denunciare, ma anche e soprattutto che possano rivolgersi ad interlocutori attenti e preparati, che sappiano cogliere ed indicare tempestivamente eventuali segnali di malessere nei giovani, per attuare opportune strategie d'intervento;

l'urgenza dell'azione di prevenzione e controllo è assoluta, proprio in considerazione della gravità delle conseguenze che possono derivare da episodi di bullismo "virtuali", più dolorosi di quelli reali perché l'offesa e la denigrazione hanno, per chi li subisce, un'amplificazione immediata, e che non si cancella nel tempo. La solitudine accompagna frequentemente il percorso doloroso della vittima, che tende a rifiutarsi di continuare la vita sociale, che difficilmente si confida e cade in uno stato di prostrazione psicologica che può condurre a decisioni di assoluta gravità, come il suicidio. Da qui l'esigenza di coinvolgere le famiglie e la scuola;

la scuola ha un ruolo strategico per dare risposte adeguate al problema del cyber-bullismo e di qualsiasi forma di sopraffazione perpetrata in rete. Lo Stato e il Ministero dell'istruzione, in particolare, hanno il compito essenziale di supportare ogni iniziativa che possa fornire agli operatori scolastici e ai docenti tutti gli strumenti di tipo psicologico, giuridico e sociale per prevenire, ridurre e contrastare le nuove forme di prevaricazione e violenza giovanile e sviluppare e validare metodologie che fungano da supporto ai giovani nella valutazione dei rischi della navigazione in rete. Prioritaria è dunque la promozione di una didattica strategica che diventi, al contempo, occasione per conoscere i rischi della rete e per prevenire condotte reiterate di bullismo cibernetico;

gli interventi sono innanzitutto legati a un uso positivo della rete, strumento importante nella crescita dei più giovani, da utilizzare al meglio, attraverso un corretto utilizzo e una maggiore consapevolezza degli strumenti di tutela; è altresì essenziale intervenire sulla sfera emotivo-relazionale dei bambini e dei ragazzi, rafforzando le capacità di risposta rispetto alle minacce della rete;

spetta alla scuola, oltre che alla famiglia, fornire loro le competenze necessarie per una fruizione più consapevole della rete, anche attraverso la creazione di linee guida e di buone pratiche. In questo senso, gli insegnanti sono "le sentinelle", in grado di cogliere il disagio delle vittime e le situazioni in cui sono coinvolte, e rappresentano un punto di riferimento indispensabile cui rivolgersi per chiedere aiuto;

a fronte del riconosciuto allarme sociale intorno al fenomeno del cyber-bullismo, il Governo ha accolto in sede di conversione del decreto "L'istruzione riparte" (decreto-legge n. 104 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 128 del 2013) un ordine del giorno proposto da componenti della Commissione straordinaria Diritti Umani del Senato che impegnava a prevedere azioni di formazione del personale della scuola secondaria, allo scopo di fornire informazione e tutela degli alunni da possibili criticità derivanti dall'utilizzo della rete e dei social network. Le indagini e le esperienze educative condotte in questi anni in Italia e in Europa raccontano dell'esistenza di un estremo bisogno di informazione, e offrono un ricco panorama di modelli di intervento (per esempio attività di peer education);

considerato infine che:

ad oggi, sono state inaugurate alcune buone iniziative di contrasto al bullismo già attive in varie aree territoriali, come gli osservatori regionali istituiti dal Ministero dell'istruzione, in ottemperanza alla direttiva ministeriale n. 16/2007, che però sono oggi scarsamente finanziati;

altre iniziative riguardano invece la sicurezza in rete, mirate a bambini e ragazzi: il progetto "Generazioni connesse" coordinato dal Ministero con Save the Children, Polizia postale e delle comunicazioni, Garante dell'infanzia e dell'adolescenza, Telefono azzurro, cooperativa Edi e Movimento difesa del cittadino, e cofinanziato dalla Commissione europea, nell'ambito del programma "Safer Internet" che interessa 200 scuole (tra primarie e secondarie di primo grado) in tutto il territorio nazionale, prevedendo attività con gli studenti, seminari interattivi con insegnanti e genitori, e coinvolgendo circa 70.000 persone tra docenti e alunni; il progetto "Tabby" (Threat assessment of bullying behavior, cioè valutazione della minaccia di cyber-bullismo nei giovani), approvato nel quadro del programma "Daphne III" nell'ambito della programmazione europea 2007-2013;

altre iniziative sono state avviate a livello nazionale, come l'attuazione di un tavolo che ha competenze sulla comunicazione presso il Ministero dell'economia. Altri Ministeri sono interessati alla tematica: dell'istruzione, dell'economia e delle finanze, dell'interno, del lavoro e delle politiche sociali, e della giustizia. È in ogni caso essenziale coordinare e mettere a sistema le iniziative istituzionali in atto;

dalle audizioni svolte in Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato con il Garante nazionale dell'infanzia e dell'adolescenza, Save the Children, la Polizia postale e il Ministero dell'istruzione, è emerso con evidenza che il fenomeno del cyber-bullismo, di assoluta rilevanza e incidenza, deve essere contrastato con un'azione coordinata in grado di coinvolgere tutti i soggetti, a cominciare dal Governo centrale;

anche sulla base della proficua esperienza svolta dal tavolo tecnico costituito presso il Ministero dello sviluppo economico nella XVII Legislatura, si ritiene urgente l'avvio di un piano d'azione interministeriale che coinvolga le istituzioni, le associazioni e organizzazioni di carattere nazionale e internazionale che si stanno confrontando con il problema, nonché i principali operatori del web;

i crescenti episodi di cyber-bullismo su scala nazionale e il conseguente grave allarme sociale rende quanto più necessario ed urgente un intervento su più fronti, in grado di affrontare le problematiche estremamente complesse che ne sono alla base nonché quelle che ne derivano; una strategia di azione integrata a contrasto del cyber-bullismo dovrebbe essere tesa a: 1) prevenire il fenomeno con un'adeguata educazione e sensibilizzazione (dei minori soprattutto, ma più in generale della cittadinanza) e con la formazione specifica degli operatori (dai docenti allo stesso personale della Polizia postale); 2) promuovere l'adozione di tecnologie "child-friendly", capaci cioè di prevenire il fenomeno, già in virtù della stessa configurazione dei dispositivi e dei sistemi di comunicazione, attraverso il conferimento di un marchio di qualità ai fornitori di servizi di comunicazione e ai produttori che aderiscono ad azioni specificatamente individuate; 3) favorire l'"educazione digitale" di bambini e ragazzi, attraverso uno specifico percorso didattico finalizzato a responsabilizzare gli stessi minori e a promuoverne la consapevolezza in ordine ai rischi, oltre alle opportunità, correlati all'uso della rete; 4) introdurre, nell'ottica della prevenzione, sistemi per rendere consapevole il minore del disvalore e del carattere lesivo dei gesti di cyber-bullismo, attraverso forme di "ammonimento" ovvero un avvertimento verbale che eviti al minore un processo penale, come già ipotizzato per i casi di stalking; 5) accertare e reprimere gli illeciti commessi, in particolare incentivando e sostenendo l'attività della Polizia postale, specificamente orientata al contrasto delle violazioni di legge commesse in rete e impegnata nelle attività di formazione sui territori; 6) proteggere le vittime, istituendo procedure ed istituti nuovi e specifici per elevare il livello di tutela dei bambini e dei ragazzi vittime di questa forma di violenza. In tal senso, in particolare, sarebbe bene istituire una specifica procedura accelerata, dinanzi al Garante per la protezione dei dati personali, che consente ai genitori di un minore vittima di un atto di cyber-bullismo, che pur non integri gli estremi di uno specifico reato, di ottenere una tutela rafforzata e celere da parte dell'Autorità, attraverso l'adozione di provvedimenti inibitori e prescrittivi che garantiscano la dignità del minore rispetto a qualsiasi forma di violazione della sua persona commessa in rete,

impegna il Governo:

1) a prevedere l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyber-bullismo al fine di predisporre un progetto di azione coordinata per il contrasto e la prevenzione, in grado di coinvolgere tutti i soggetti e le diverse aree in cui vanno realizzati gli interventi, e formato da rappresentanti dei Ministeri dell'istruzione, dell'interno, del lavoro e della giustizia, nonché del Garante per l'infanzia e l'adolescenza, e delle organizzazioni non governative già coinvolte nel programma nazionale del Safer Internet center;

2) a garantire il miglior coordinamento tra l'azione delle istituzioni italiane, a qualunque livello, e i piani d'azione europei, favorendo altresì lo scambio e la diffusione delle migliori prassi dei Paesi membri dell'Unione europea per il contrasto del fenomeno, anche ai sensi della decisione n. 1351/2008/CE;

3) ad assumere con estrema urgenza ogni iniziativa tesa alla realizzazione di un programma volto alla prevenzione e al contrasto del cyber-bullismo in ambito scolastico, che preveda:

a) l'istituzione di corsi di formazione del personale scolastico per l'acquisizione di idonee competenze teoriche e pratiche, al fine di realizzare azioni di prevenzione e di sostegno ai minori vittime del cyber-bullismo e di mediazione rispetto ai soggetti responsabili di comportamenti aggressivi;

b) il coinvolgimento nei percorsi di formazione anche delle consulte degli studenti, le associazioni del terzo settore, i centri di aggregazione giovanile, le associazioni culturali, i gruppi sportivi, le associazioni dei genitori, eccetera, al fine di favorire la comprensione delle caratteristiche formali e di contenuto dei media e delle nuove tecnologie e a incrementare le abilità per un utilizzo critico dei diversi strumenti di comunicazione;

4) a prevedere che l'educazione all'uso consapevole della rete assuma carattere di continuità curricolare tra i diversi ordini di scuola, e in modo particolare tra la secondaria di primo grado e la secondaria di secondo grado, anche con la previsione di un docente referente per ogni autonomia scolastica;

5) a stanziare adeguate risorse per il finanziamento di progetti di particolare interesse elaborati da reti di scuole in collaborazione con la rete dei servizi territoriali, nonché la sottoscrizione di protocolli d'intesa con forze dell'ordine, associazioni, enti e istituzioni che a livello nazionale e/o territoriale si occupano di educazione alla legalità per favorire nei ragazzi comportamenti di salvaguardia e di contrasto, agevolando e valorizzando il coinvolgimento di soggetti privati nelle attività di formazione e sensibilizzazione;

6) a favorire l'adozione di codici di autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del cyber-bullismo sulla base di quello proposto l'8 gennaio 2014 dal tavolo già istituito presso il Ministero dello sviluppo economico e sottoposto a consultazione pubblica, garantendo altresì al Parlamento adeguata informazione in merito al monitoraggio effettuato;

7) a procedere all'istituzione di un marchio di qualità da riconoscere ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica o comunque ai produttori di dispositivi elettronici che garantiscano l'adeguato contrasto ai fenomeni di cyber-bullismo nonché la maggior diffusione e pubblicità dell'informazione in merito al fenomeno;

8) a procedere alla realizzazione di adeguate campagne informative e di sensibilizzazione, rivolte ai cittadini, al fine di prevenire il fenomeno;

9) a garantire idonee risorse a favore dell'operatività della Polizia postale, così come previste dall'articolo 12 della legge 18 marzo 2008, n. 48;

10) a prevedere, attraverso le necessarie modifiche di carattere normativo, lo sveltimento delle procedure che permettono ai genitori di minori vittime di atti di cyber-bullismo l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet, anche attraverso richiesta, mediante segnalazione o reclamo, al Garante per la protezione dei dati personali al fine di provvedere in tempi rapidi;

11) a prevedere altresì le necessarie modifiche normative al fine di permettere l'applicazione, fino a quando non sia stata proposta querela o non sia stata presentata denuncia per reati commessi, mediante la rete internet, da minorenni di età superiore di 14 anni nei confronti di altro minorenne, della procedura di ammonimento di cui all'articolo 8 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, e successive modifiche.